Editoriale Pascarella: La quotazione di Saudi Aramco sarà una buona opportunità per il petrolio

Saudi Aramco

La più grande compagnia petrolifera e di gas al mondo sta per diventare pubblica. L’IPO* tanto attesa, anche a causa degli innumerevoli ritardi, di Saudi Aramco sta finalmente arrivando. Ieri i funzionari hanno detto che l’IPO andrà avanti. Il prospetto è stato rilasciato alla fine di questa settimana e la società sarà listata a dicembre.

*Un’offerta pubblica iniziale o IPO (dall’inglese initial public offering) è un’offerta al pubblico dei titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato.

Chi è Saudi Aramco?

Saudi Aramco è la compagnia nazionale saudita di idrocarburi (il nome deriva dalla contrazione di Arabian American Oil Company). Con una produzione di più di 10 milioni di barili al giorno, Saudi Aramco è la più grande compagnia petrolifera al mondo e il più importante finanziatore del governo saudita, essendo posseduta al 100% da quest’ultimo. La sua capitalizzazione si avvicina a due volte quella di Apple o 10 volte quella di McDonald. Il gigante dei giganti.

Chi mi segue da tempo o a letto il mio libro, Battere il Benchmark, saprà cosa penso delle IPO, sono un indicatore del sentiment di mercato e bisognerebbe stargli alla larga fino a quando non si hanno in mano maggiori informazioni. Alcuni di voi potrebbero anche pensare che ne sia ossessionato. Ma la mia logica si basa su dati storici oggettivi.

Se un’azienda insolitamente grande vuole entrare sul mercato e il mercato è disposto ad accoglierlo a braccia aperte, beh, significa tante cose, ma nella maggior parte dei casi, non sono buoni motivi. Ad esempio, quando il più grande trader di materie prime del mondo, Glencore, è riuscito a diventare pubblico nel 2011, ha significato qualcosa di importante e l’entusiasmo per le materie prime, ma ha anche dato il via alla crisi di un intero settore nel 2015.

Faccio un passo indietro.

A creare panico non fu la situazione di Glencore, il cui fallimento da solo avrebbe avuto conseguenze severe per l’economia mondiale. Glencore è l’unico gigante del genere ad essersi quotato, e da quel momento aveva obblighi di trasparenza. Trafigura, Vitol e molte altre hanno seguito Glencore nella strategia di mettere le mani sulla produzione del trading di materie prime, ma lo fecero usando una leva finanziaria eccessiva, che all’epoca (2014) in tempi di vacche magre rischiò di trasformarsi in una lama nel cuore nel settore e di produrre effetti a catena difficili da immaginare anche a causa dell’opacità dei reali volumi d’affari. Fu Glencore la causa del crollo del petrolio nel 2014? Bah, non lo sapremo mai, ma fa riflettere la tempistica.

Il punto è che puoi ottenere una grande IPO o un grosso affare quando il mercato è abbastanza equilibrato da pagarla o sostenerla. Aramco è il più grande e redditizio produttore di petrolio al mondo. Pompa uno su otto dei barili di petrolio a livello globale. Se fossimo nel mezzo di una bolla petrolifera, la domanda sarebbe alle stelle.

Il fatto è che non lo siamo. Questa IPO è insolita. Non è guidata da un clamore proveniente dai mercati per investire in compagnie petrolifere e del gas. Oggi non c’è una bolla del petrolio, anzi, c’è quasi il contrario. Le aziende negoziano le risorse al livello più basso degli ultimi decenni.

Invece, questa IPO è guidata dai sauditi desiderosi di scaricare ciò che considerano una risorsa deprezzante, per raccogliere fondi per il loro fondo sovrano da investire altrove. In effetti, l’Arabia Saudita vuole staccarsi dalla dipendenza dal petrolio gettandosi nel futuro dell’high-tech.

Ciò è forse meglio esemplificato dal forte sostegno dell’Arabia Saudita al Vision Fund* del gruppo giapponese SoftBank. Circa la metà dei $ 97 miliardi investiti nel Vision Fund proveniva dal fondo sovrano saudita.

*Il Vision Fund è il fondo di investimento tecnologico di SoftBank Group. Con 97 miliardi di dollari, è il più grande fondo di venture capital aziendale nella storia. Il suo lancio è avvenuto un mese dopo l’acquisizione della società di alta tecnologia britannica Arm Holdings da parte di SoftBank, conclusa nei giorni della Brexit, a giugno 2016.

In altre parole, potresti sostenere che i sauditi stanno frustando Aramco per investire in WeWork (società tecnologica americana che sta per essere quotata grazie a SoftBank). Stanno scambiando “valore” con “crescita”. Riesci a vedere quello che vedo io? Vedi come unendo i tasselli tutto è più chiaro?
L’Italia quota ENI per raccogliere fondi per investire in Apple? Ma quanto sarebbe saggio tutto questo? Moltissimo.

Vale la pena sottolineare altro però: Aramco spera in una valutazione di ben $ 2 trilioni. Sembra enorme, tuttavia c’è una logica in questa valutazione. Sembra che solo il 3% dell’azienda sarà venduta. Sarà quotata sul Tadawul, la borsa nazionale in Arabia Saudita. La speranza quindi è di raccogliere $ 60 miliardi, il che fornirebbe la valutazione desiderata per gli investimenti sopra citati.

Nel frattempo, nonostante lo scetticismo degli investitori stranieri, tutti sono in fila per comprare azioni di Saudi Aramco. Il più grande produttore di petrolio al mondo è così desideroso di scaricare la sua capacità di produzione di petrolio, che ora è disposto ad accettare una IPO ampiamente declassata in cambio di iniziare il processo di liberarsi di un bene che non durerà per sempre e che, ora, può dargli la possibilità di utilizzarla per investire in altro.

Ti dico la mia, questo suona come un segnale che il sentiment verso il futuro a lungo termine per il settore petrolifero sta entrando in cattive acque.

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