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2 titoli economici con dividendi e rendimenti elevati

Questi titoli hanno rendimenti elevati, bassi rapporti P/E e aumentano costantemente i loro dividendi ogni anno.

La ricerca si basa su azioni che pagano dividendi in costante aumento con rendimenti elevati.

Questo vuol dire rendimenti superiori alla media dello S&P 500, pari all’1,8%. Anche le azioni però devono essere economiche. Nella ricerca è stato inserito un rapporto prezzo/utili di 11 volte o meno.

Questo è decisamente inferiore rispetto alla maggior parte dei titoli scambiati oggi. Ad esempio, la media P/E dello S&P 500 è 23,8 volte gli utili. In avanti, è leggermente inferiore a 20x.

Infine, la società deve essere in grado di permettersi i dividendi. L’utile per azione deve essere superiore al dividendo per azione.

Nonostante questi criteri che possono sembrare rigidi, ho comunque individuato tre titoli.

Azioni di dividendo da acquistare:

AbbVie (ABBV)

AbbVie è un’azienda produttrice di farmaci con un valore di mercato pari a $ 128 miliardi. Negli ultimi cinque anni ha costantemente aumentato il dividendo.

AbbVie - grafico - mostra che negli ultimi cinque anni ha costantemente aumentato il dividendo

 

Puoi vederlo nel grafico qui di fianco. In media i dividendi sono aumentati del 21% all’anno.

Inoltre, le azioni ABBV sono molto economiche. Nel 2020, gli utili previsti di $ 9,91 per azione hanno portato il titolo ABBV ad un P/E di 8,75 volte.

Abbie ha fatto un’offerta in contanti e azioni per Allergan (AGN) alla fine di giugno. Allergan è una società farmaceutica anglo-americana con una capitalizzazione di mercato di $ 61 miliardi.

L’accordo dovrebbe concludersi all’inizio del 2020. AbbVie afferma che l’accordo aumenterà significativamente il valore per gli azionisti.

La società ha previsto $ 2 miliardi di sinergie più un debito a buon mercato che alimenta la fusione, fornendo un immediato impulso del 10% all’EPS con un eventuale aumento del 20%.

Allo stato attuale, il dividendo per le azioni ABBV è ben coperto dai suoi utili. Il dividendo annuale di $ 4,72 per azione e rappresenta solo il 53% degli utili per azione previsti di $ 8,93. Nel terzo trimestre i ricavi di AbbVie sono stati pari a $8,479 miliardi con un aumento del 3%.

AbbVie - grafico - Allo stato attuale, il dividendo per le azioni ABBV è ben coperto dai suoi utili

I ricavi di Humira sono aumentati del 9,6%. Il suo portafoglio di farmaci oncologici ed ematologici ha avuto un aumento del 38,5%.

La società ha ottenuto l’approvazione per il farmaco contro l’artrite reumatica, RINVOQ, e ha fatto richiesta per l’approvazione per un altro farmaco per uso femminile.

Inoltre continua a lavorare per ottenere le approvazioni normative per l’offerta di acquisizione di allergan.

L’azienda ha annunciato un aumento del dividendo 2020 del 10,3%, a partire dal dividendo pagabile a febbraio 2020.

AbbVie vanta una valutazione molto ragionevole nonostante il recente rialzo delle sue azioni inoltre le stime degli analisti sono state battute negli ultimi tre trimestri.

Le entrate dovrebbero aumentare del 12,8% l’anno prossimo e il flusso di cassa si è spostato in modo positivo.

Come se non bastasse si è riusciti a far chiarezza sul fatto che AbbVie possa navigare con una certa serenità verso la scadenza dei brevetti.

AbbVie - grafico -L'azienda ha annunciato un aumento del dividendo 2020 del 10,3%, a partire dal dividendo pagabile a febbraio 2020

AT&T (T)

AT&T, società di telecomunicazioni con una capitalizzazione di mercato pari a $ 281 miliardi ha costantemente aumentato i suoi dividendi agli azionisti ogni anno.

AT&T - grafico - I dividendi per azione crescono costantemente del 2% o più ogni anno negli ultimi tre o cinque anni.

Puoi vederlo nel grafico di fianco. I dividendi per azione crescono costantemente del 2% o più ogni anno negli ultimi tre o cinque anni.

Inoltre, AT&T è molto economico rispetto ai suoi utili per azione. Il rapporto P/E è inferiore a 11x.

AT&T ha acquistato la Time Warner poco più di un anno fa ed è ancora in fase di integrazione dell’azienda.

Pensiamo che gli utili possano crescere del 2,2% nel 2020, e ipotizziamo che i dividendi possano crescere dello stesso tasso il prossimo anno.

AT&T - grafico - Pensiamo che gli utili possano crescere del 2,2% nel 2020

Pensiamo inoltre che le azioni T possano essere oggetto di buy back su scala più ampia. Inoltre, gli utili coprono molto bene il dividendo azionario.

Il dividendo di $ 2,05 rappresenta solo il 57% degli utili per azione attesi di $ 3,55.

Quest’anno AT&T ha piacevolmente sorpreso i suoi investitori grazie all’andamento del prezzo delle azioni. La società ha persino sovraperformato l’S&P 500.

Dopo che quest’anno l’azienda ha guadagnato più del 30% di valore (esclusi i dividendi), si pone naturalmente la questione se siano disponibili catalizzatori per ulteriori aumenti di prezzo.

Da un lato, gli investitori sottolineano l’indebitamento record dopo la fusione della Warner da 85 miliardi di dollari. Dall’altro, molti investitori criticano le elevate perdite degli abbonati.

Lo scorso trimestre, la società ha registrato una perdita netta di 1.163.000 clienti nella categoria TV premium.

Quando si tratta di ulteriori catalizzatori della crescita, la prima cosa da menzionare è la fusione con Time Warner.

Quindi, con questa acquisizione, AT&T è entrata nel mercato dello streaming e, in effetti, questo mercato è altamente competitivo.

Entro il prossimo anno avremo un mercato altamente frammentato con alcuni giocatori davvero grandi come Disney (DIS), Apple (AAPL) e ovviamente Netflix (NFLX).

Tuttavia, e qui è il fattore decisivo, tutto ciò non riflette la straordinaria posizione che AT&T ha. Il management di AT&T sta trasformando la società in un gigante le cui attività di telecomunicazione e pubblicità generano sinergie senza precedenti.

È un dato di fatto che i consumatori trascorrono più tempo sui mezzi pubblicitari e che il tempo complessivo dei media stia aumentando.

Inoltre, la spesa pubblicitaria continuerà a crescere in tutto il mondo, con il digitale che guida gran parte di questa crescita.

La posizione di AT&T è eccellente perché offre un collegamento tra consumatori e imprese. Quindi, in sostanza, il motivo principale della fusione non è mai stato quello di guadagnare commissioni per gli abbonati (che è ovviamente un buon effetto collaterale).

L’acquisizione di Warner ha permesso ad AT&T di crescere verticalmente e di aumentare il numero di utenti e di dati. Questo da ad AT&T una posizione unica.

Per capirlo, devi sapere che uno scambio efficace tra aziende e consumatori richiede la partecipazione di molti servizi.

Per raggiungere i consumatori, un’azienda pubblicitaria deve accedere agli spazi pubblicitari. Più spazi pubblicitari ha un’azienda, più è probabile che il suo messaggio arrivi al consumatore.

Quindi, in un primo momento, gli operatori e le società pubblicitarie devono incontrarsi.

A tal fine, le piattaforme automatizzate vengono utilizzate dal lato cosiddetto delle vendite.

A sua volta gli inserzionisti sono alla ricerca di modi per raggiungere il pubblico nel modo più efficace e utilizzano le cosiddette piattaforme dal lato della domanda.

AT&T offre servizi per entrambi i lati.

Detto questo, penso che le prospettive fondamentali dell’azienda siano abbastanza buone e quindi abbastanza promettenti per gli azionisti.

AT&T - grafico - Pensiamo che le prospettive fondamentali dell'azienda siano buone

 

 

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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DISCLAIMER:

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Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Starbucks (SBUX)

Starbucks (SBUX) logo

Starbucks (SBUX) mercato NYSE ISIN:US8552441094

 

Starbux(SBUX) è attualmente all’interno della watchlist

starbucks - grafico - da finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Starbucks Corporation è una multinazionale americana con sede legale a Seattle (Washington), attiva nella gestione della famosa catena di caffetterie e nella torrefazione di caffè. Attraverso più di 31mila store fisici (se consideriamo anche quelli in franchising), la società vende caffè, tè, bevande, alimentari e accessori.

Il fatturato può essere suddiviso per segmenti di business, nel seguente modo:

• l’80% del fatturato deriva dalle vendite delle caffetterie di proprietà del gruppo facendo leva su brand importanti come Starbucks, il principale, ma anche Teavana, Best Coffee ed Evolution Fresh
• il 10% deriva dagli store in franchising
• il 10% dalla vendita di caffè, bevande e alimentari per aziende, hotel, ospedali e compagnia aeree clienti

Starbucks è attualmente già la principale catena di caffetterie più importante negli Stati Uniti, ma riteniamo che esistano ancora grandi margini di miglioramento sia sul mercato domestico americano sia sui mercati internazionali.

Di seguito mostriamo la ripartizione del fatturato per area geografica dell’anno fiscale 2018 e 2019, con le rispettive variazioni:

Starbucks (SBUX) - grafico - la ripartizione del fatturato per area geografica dell’anno fiscale 2018 e 2019

Ultime trimestrali – Ottobre 2019:

Starbucks Corporation (NASDAQ: SBUX) il 30 ottobre ha pubblicato i risultati relativi al quarto trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $0.70, in linea rispetto al consensus degli analisti, e ha rilasciato un EPS GAAP pari a $0.67, anch’esso in linea con le previsioni.

Inoltre, i ricavi del trimestre sono stati pari a $6.75B (+7.1% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $70M. Per quanto riguarda le guidance, il management di Starbucks prevede una crescita dei ricavi comparabili per l’anno in corso nell’intervallo tra il +6.8% e il 7% rispetto all’anno scorso e un EPS tra i $3.00 e i $3.05, rispetto al consensus pari a $3.07.

Nell’immagine sottostante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre:

Starbucks (SBUX) - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica una situazione di crescita con incrementi previsionali nel range tra l’8-9% annuo per i prossimi 5 anni, in leggero declino rispetto alla media degli ultimi tre anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 9.2% annua. Nell’immagine seguente è mostrata la tendenza previsionale del fatturato secondo gli analisti, estremamente positiva:

Starbucks (SBUX) - grafico -mostrata la tendenza previsionale del fatturato secondo gli analisti, estremamente positiva

Inoltre, secondo le previsioni, la dinamica di lungo termine in termini di EPS è prevista in crescita nel range tra il 10-11% annuo composto per i prossimi anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita inferiori rispetto al recente passato (SBUX ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 16.60% annuo negli ultimi 5 anni), ma in linea con le medie degli ultimi tre anni. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica previsionale dell’utile per azione:

Starbucks (SBUX) - grafico - mostrata la dinamica previsionale dell’utile per azione

L’azienda è caratterizzata da un importante trend di crescita del dividendo a remunerazione degli azionisti. Starbucks paga dividendi solamente dal 2010 e li ha mediamente incrementati del 23.57% annuo, stimando la crescita con una regressione sulla serie storica sugli ultimi 9 anni. Il payout ratio attuale è pari al 49%, dato migliore del livello mediano del settore che si trova attualmente intorno al 45%. L’attuale dividend yield è pari ad un 1.68%, risultato migliore del 53% delle aziende del settore di riferimento.

Starbucks è caratterizzata da fondamentali molto positivi che la classificano come azienda di alto livello qualitativo. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità intrinseca o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

starbucks - grafico - mostrata la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 17.72% (trailing), risultato positivo e in miglioramento rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Il net margin, invece, è stato pari al 13.56% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi. Quest’ultimo dato è in linea rispetto alle medie storiche, ed è sicuramente un risultato molto positivo considerando che rappresenta una marginalità netta superiore al 91.10% delle aziende del settore.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

starbucks - grafico - vediamo il ROIC

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 30.60%, in aumento rispetto alle medie degli ultimi anni e ampiamente superiore del costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica rappresenta un segnale estremamente positivo per gli azionisti, poiché, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento superiori al costo del capitale permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale rimanga stabile a questi valori.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari al 14.63%, un risultato sicuramente eccezionale.

Starbucks (SBUX) - grafico -è mostrata la dinamica dell’utile netto

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità estremamente positive, con un rendimento sul capitale sensibilmente superiore al costo medio del capitale e con importanti driver di crescita.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di Starbucks. Riteniamo che l’azienda goda di vantaggi competitivi che la rendono qualitativamente interessante, soprattutto in una fase avanzata di ciclo economico come quella attuale. Il cosiddetto “fossato economico” aziendale verte sulla qualità degli asset intangibili e sulla struttura dei costi operativi efficiente, derivante da economie di scala sia nella produzione sia nella distribuzione. Nonostante la forte pressione concorrenziale, il basso livello delle barriere all’entrata e i minimi switching costi per i clienti, Starbucks è riuscita ad ottenere risultati eccezionali sfruttando e sviluppando i vantaggi competitivi che lei stessa ha costituito. Riteniamo che l’azienda, sebbene sia già la leader nel suo mercato di riferimento statunitense, abbia ancora grandi potenzialità di crescita derivanti dall’ampliamento del menù offerto, da miglioramenti dell’esperienza in-store, da innovazioni riguardanti il canale distributivo (partnership importanti con Amazon, Kroger, Whole Foods, Trader Joe’s, Uber Eats, Ele.me e Global Coffee Alliance), meccanismi di miglioramento nei pagamenti e fedeltà, ma anche dall’espansione sui mercati internazionali.

Con oltre 31mila store fisici, un brand riconosciuto ed esistenza di economie di scala, riteniamo che l’azienda benefici di importanti vantaggi sui principali competitors che permettono un ottimo livello di pricing power. Inoltre, è positiva la strategia di diversificazione di prodotto al cliente ma anche diversificazione dei format degli store, tra cui Starbucks Reserve, volto alla distribuzione di prodotti di fascia alta a marginalità superiori. Crediamo che il successo di Starbucks possa essere facilmente replicato anche sui mercato internazionali, in cui attualmente è meno presente rispetto a quello americano. L’azienda presto avrà più store sui mercati internazionali ex-USA rispetto a quelli sul mercato domestico e, secondo noi, è bene che il focus di analisi debba concentrarsi sui mercati emergenti, Cina e India in primis, che potrebbero fungere da volano per i risultati dei prossimi decenni.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

starbucks - tabella - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 5/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 9/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Starbucks è da monitorare, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un current ratio pari a 0.92 e un quick ratio superiore al 0.67, segnali non pienamente positivi riguardo alla capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 3.89 (un risultato > 3 indica una situazione di salute finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 34% (risultato maggiore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), il quale rappresenta un risultato negativo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari a 11.83 estremamente positivo e superiore rispetto ai nostri standard di stock screening.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Starbucks presenta un “Profitability Rank” pari a 9/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, SBUX è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 30.60%, mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 4.29/10.
Come è possibile notare dalla tabella, gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori alle medie del settore: segnale positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.
L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è negativa, entrambe le stime sono state riviste al ribasso nel corso dell’anno.

starbucks - grafico - le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

starbucks - grafico - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione superiore alle medie macro-settoriali ma basata su di una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria di rischiosità media. Il PEG ratio adjusted, ossia il ratio costruito dividendo il P/E per il tasso di crescita stimato in termini di eps, ha un valore pari a 2.06: valore in linea con le medie settoriali di riferimento e migliore rispetto al 57% dei competitors.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 85.97 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 (P/E medio storico del mercato USA) l’EPS in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato al di sopra della Peter Lynch Earnings Line e al livello della linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (situazione di sopravvalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing in linea rispetto alle medie storiche.

starbucks - grafico - vediamo il Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Starbucks riguarda la competitività settoriale dell’attuale contesto economico. SBUX deve affrontare la pressione concorrenziale di player importanti come McDonald’s, che opera con il marchio McCafe, Dunkin Brands, la marea di piccole caffetterie indipendenti, ma anche le catene di ristorazione attive anche nel settore della caffetteria.

Il secondo fattore di rischio è legata alla ciclicità. Ciclicità in senso ampio: delle materie prime in primis, ma anche della dinamica del ciclo economico in generale. La volatilità del prezzo del caffè e del latte, infatti, incidono direttamente sui risultati dell’azienda. Altri fattori importanti riguardano la ciclicità della spesa discrezionale dei consumatori, dell’inflazione e dell’occupazione.
Altri fattori di incertezza sono legati al rischio di saturazione del brand sul mercato americano, la dinamica del traffico retail americano, lo sviluppo di prodotti sostitutivi, la concorrenza in Cina e il rischio di esecuzione dei piani strategici dell’azienda, come ad esempio lo sviluppo di brand secondari, come Teavana, Princi ed Evolution Fresh, espansione delle nuove piattaforme K-Cup e Nespresso, ma anche l’integrazione digitale e tecnologica.

Le mie conclusioni

Starbucks è stata inserita in watchlist dopo un primo screening volto alla ricerca di aziende di alta qualità. L’azienda soddisfa i nostri requisiti di redditività, crescita e valutazioni. Come era facilmente preventivabile, un investimento nel capitale azionario di SBUX non garantisce margini di sicurezza, ossia una differenza positiva tra il valore intrinseco aziendale e il valore corrente di mercato. Riteniamo che Starbucks abbia le caratteristiche per poter essere una società vincente nel lungo termine, prendendo in considerazione anche i rischi e le incertezze. La società non è attualmente nei nostri portafogli azionari, ma verranno fatte ulteriori analisi di tipo qualitativo e quantitativo.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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Editoriale Pascarella: Il 2020 potrebbe essere buono come il 2019, America, Cina ed Europa permettendo

Di Caprio in the wolf of wall street

Il clamoroso risultato elettorale della Gran Bretagna, a favore dell’eliminazione dell’incertezza sulla Brexit e dell’evitare un riallineamento socialista dell’economia, ha fatto impennare i mercati del Regno Unito.

Ma le belle notizie non arrivano solo dalla Gran Bretagna.

Anche gli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record alla fine della scorsa settimana, mentre la zona euro sta spingendo i macro verso l’alto così come i suoi mercati.

Sicuramente il fatto che una delle piazze d’affari più grande del mondo, Londra, sia tornata in gara, è un elemento positivo e trainante per i mercati in generale.

Ma il fattore decisamente più “ingombrante” è sicuramente un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, il fatto che i due paesi sembrano aver raggiunto una sorta di accordo commerciale, definito Fase uno, ha portato una ventata di sollievo nei cuori degli investitori per il prossimo Natale.

Quindi quale potrebbe essere la più grande minaccia a lungo termine per l’attuale mercato rialzista? E se alla fine non ci fosse alcuna minaccia e tutto andasse per il verso giusto?

Gli Stati Uniti e la Cina hanno ora un accordo commerciale provvisorio. Ha le sue lacune, alcuni scrivono enormi, altri risolvibili, io sono dell’idea che Trump ormai sia come il tempo, inutile prevederlo, quando ti svegli, guarda fuori dalla finestra e vestiti di conseguenza.

I mercati sono vagamente preoccupati per lo stato delle relazioni tra Stati Uniti e Cina ormai da diversi anni. E’ un fattore che crea solo confusione, in tutta onestà, gli investitori, quelli seri come noi, si aspettano ben altro prima di aver paura dei mercati.

Allo stesso modo, nel Regno Unito, le persone sono andate avanti con le loro vite poiché l’incertezza sulla Brexit ha eroso la loro psiche per anni, alla fine hanno detto “basta”, avranno ragione o torto? Chi lo sa, il tempo potrà dircelo, io so solo che montagne di multinazionali se ne sono andate e non so se torneranno e l’ultima volta che sono stato a Londra, in primavera, non ho visto la stessa Londra di qualche anno fa. Parecchi edifici vuoti, gran cartelli vendesi e locali semivuoti. Ma forse Johnson ha ragione, dategli del tempo e l’Inghilterra diventerà la prima superpotenza mondiale, parole sue.

Torniamo a Trump e Xi. Hanno un accordo di “fase uno”.

Le nuove tariffe, che avrebbero dovuto iniziare il 15 Dicembre, vengono rinviate indefinitamente. Le tariffe imposte alla Cina dagli Stati Uniti all’inizio di settembre saranno dimezzate, al 7,5%. Le tariffe precedenti rimangono tutte in vigore.

La Cina afferma che entro il 2021 supererà il doppio delle importazioni dagli Stati Uniti. Le importazioni cinesi dagli Stati Uniti hanno toccato i 130 miliardi nel 2017. L’idea che sarà in grado di incrementare di 200 miliardi entro il 2021 sembra utopica, dato che negli ultimi due anni sono salite appena di 40 miliardi. Ma ormai si sa, a forza di sparare tanti numeri, prima i poi qualcuno ci prende.

Il fattore per me più importante è sicuramente la legge sui diritti di proprietà intellettuale e la Cina, anche se a piccoli passi, sembra proprio indirizzata a risolvere il problema. Forse.

In conclusione

Come suggerisce l’elenco di fattori sopra citati, piaccia o no, la Cina e gli Stati Uniti sono fermamente in competizione e questo continuerà. La guerra tecnologica, in particolare, si rivelerà un punto critico a lungo termine.

Tuttavia, le due parti si sono avvicinate e per ora, qualsiasi accordo è meglio di nessun accordo. Come sottolinea John Authers su Bloomberg, il dollaro americano si è indebolito e lo yuan cinese, dopo l’accordo, si è rafforzato. Queste mosse puntano a mercati che incoraggiano la risoluzione.

Tutto sembra volgere al meglio, i nodi più importanti segnalati a inizio anno si stanno risolvendo, questo ci fa ben sperare per un 2020 positivo, volatile, ma positivo. Siamo posizionati in un mondo in cui i tassi di interesse non aumentano, questo sta diventando la “nuova normalità”. Forse siamo di fronte ad una “stagnazione secolare”, ma poco importa, fino a quando l’inflazione rimane stabile, i tassi bassi e gli utili salgono, perché farsene un problema.

Il fatto è: cosa succederebbe se il ciclo manifatturiero salisse e la Cina ricominciasse a tirare più forte? Se le aziende del Regno Unito e dell’UE uscissero dalla crisi in tempi brevi rendendo il percorso della Brexit più chiaro e senza problemi? E se gli Stati Uniti e la Cina decidessero di trovare un super accordo facendo contenti tutti?

Nessuno di questi fattori è deflazionistico o recessivo o addirittura stagnante. Se la domanda globale è maggiore del previsto, ciò indica innanzitutto un aumento dei prezzi del petrolio, dell’inflazione, dei tassi di interesse e via dicendo….

Non sto dicendo che siamo virati verso un boom economico. Ma le probabilità che ciò accada sono molto più elevate rispetto agli attuali macro dei mercati di tutto il mondo.

Quindi cosa succede se tutto va bene? Significherà grandi cambiamenti per i mercati, questo è certo. Coloro che scommettono che l’inflazione è morta, o pensano che la situazione rimarrà tale per anni, beh, la storia economico ci insegna che più di tanto questo equilibrio non può durare, quindi godiamoci questo momento di espansione moderata finchè possiamo, poi ci penseremo.

Buon Natale a tutti.

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Investire guardando all’indietro

guidare in una strada innevata e guardare in uno specchietto un paesaggio verde

Molto spesso gli investitori per determinare se un investimento sia più o meno attrattivo, seguono il grafico passato. Se questo, si presenta inclinato verso l’alto, automaticamente diventa un titolo attraente. Un buon manager viene solitamente giudicato per le prestazioni più recenti.

Tuttavia, investire guardando all’indietro, come se stessimo guardando attraverso uno specchietto retrovisore, ha avuto effetti decisamente dannosi sulla performance degli investimenti. Migliori però rispetto a coloro che hanno deciso di non investire per paura.

Gli investitori sembrano seguire costantemente una strategia di investimento poco saggia, acquistare sui massimi e vendere ai minimi e la loro performance negli ultimi 10/20 anni ne quindi sofferto.

I fondamentali futuri e non le performance passate, hanno maggiori probabilità di guidare i rendimenti futuri.

Un recente studio per il 2018, che stima le performance degli investitori, calcolate utilizzando la variazione delle attività di un fondo comune di investimento dopo aver escluso vendite, rimborsi e scambi, ha analizzato i risultati per vedere come si sarebbe comportato “l’investitore medio” negli ultimi 10 e 20 anni. E sono stati messi a confronto i rendimenti del fondo con quelli di 43 diverse asset class e sottoclassi per un periodo di 20 anni fino al 2018.

Programmare i propri investimenti e poi acquistare ai massimi e vendere ai minimi ha di fatto rovinato la performance.

Nel grafico sottostante possiamo notare come gli investitori abbiano sottoperformato rispetto a quasi tutte le categorie. Solo i servizi di telecomunicazione e le materie prime hanno ottenuto risultati peggiori.

Nel grafico possiamo notare come gli investitori abbiano sottoperformato rispetto a quasi tutte le categorie

Soprattutto però, i singoli investitori non sono riusciti a sovraperformare l’inflazione, perdendo quindi potere di acquisto sui loro risparmi.

Nel secondo grafico possiamo notare invece come i rendimenti sono andati meglio, ma comunque con risultati ancora scadenti.

Nel grafico possiamo notare come i rendimenti sono andati meglio, ma comunque con risultati ancora scadenti.

In questo caso gli investitori hanno sovraperformato la liquidità e l’inflazione negli ultimi 10 anni, ma hanno comunque sottoperformato la maggior parte delle asset class e delle sottoclassi, acquistando sempre ai massimi e vendendo ai minimi.

Il grafico 2 dovrebbe dare un po di respiro agli investitori. Dopo tutto, considerate quali sono gli investimenti più “caldi” di oggi: Tecnologici e Vendita al dettaglio.

Potremmo ragionevolmente sostenere che la semplice ragione per cui c’è così tanto interesse in questi investimenti è che sono tra i migliori in termini di performance negli ultimi 10 anni.

La conclusione rimane la stessa indipendentemente dal fatto che si utilizzino 10 o 20 anni: i tentativi degli investitori di cronometrare gli investimenti hanno gravemente danneggiato i rendimenti e la ricchezza nel lungo termine.

La ricerca sugli investimenti generalmente incoraggia i singoli investitori a guardare indietro piuttosto che in avanti, e l’utilizzo di queste ricerche può contribuire alla scarsa performance che abbiamo mostrato in precedenza.

Il Wall Street Journal ha pubblicato nel 2017 un articolo intitolato “The Morningstar Mirage” in cui hanno esaminato la performance dei fondi comuni di investimento che incorporano i rating “a stelle” di Morningstar.

Secondo l’articolo 250.000 consulenti finanziari utilizzano questi rating e i loro dati accompagnatori. Ne viene fuori che “L’analisi e i rating di Morningstar influenzano le decisioni sugli investimenti”.

Il sistema a stelle si basa in gran parte sui ritorni storici e sulla volatilità e non comprende informazioni su potenziali strategie che potrebbero sovraperformare in futuro.

La valutazione a stelle varia da 1 a 5, in cui 5 sono i fondi con le migliori prestazioni. Molti investitori limitano le ricerche ai fondi con 4 e 5 stelle proprio perché in precedenza sono stati quelli con le migliori performance.

Sempre nell’articolo, il Wall Street Journal ha evidenziato nel sistema a stelle di Morningstar diversi punti speculari con l’approccio del “sistema dello specchietto retrovisore”, per prevedere le prestazioni future.

Ecco i principali:

– La valutazione media dei fondi a cinque stelle, nei successivi 3 anni era diventata di 3 stelle.
– La metà dei fondi che ha ricevuto una quinta stella è riuscita a mantenerla solo per 3 mesi prima che la performance iniziasse a calare.
– Per tutti i periodi di tempo presi in considerazione (ovvero 3, 5 e 10 anni), un fondo azionario statunitense a cinque stelle aveva più probabilità di diventare un Fondo a 1 stella rispetto a quello di mantenere il suo rating a 5 stelle.
– Tra i fondi obbligazionari, solo il 16% dei fondi a 5 stelle ha mantenuto il proprio rating nei successivi cinque anni.
– Il Wall Street Journal ha scoperto che il denaro confluiva nei fondi 5 stelle nel 69% dei mesi in cui detenevano i rating, mentre solo il 29% per fondi a 1 stella.

I punti di questo articolo del Wall Street Journal, sembrano rafforzare fortemente la tesi secondo cui gli investitori si concentrano nel guardare lo specchietto retrovisore quando scelgono gli investimenti e che queste strategie che guardano al passato possono causare una sottoperformance significativa e persistente.

Qualsiasi rapporto ha solitamente una nota chiamata disclaimer che dice: “I risultati ottenuti in passato non sono una garanzia di risultati futuri”. Questa nota standard mette in guardia sul fatto che estrapolare la tendenza potrebbe portare a notevoli differenze tra rendimenti attesi e quelli realizzati. Tuttavia, nonostante tutti sappiano la verità incorporata in quella nota, gli investitori guardano abitualmente all’indietro quando scelgono azioni, obbligazioni, gestori, asset class, ecc.

La performance storica degli investitori sembra dimostrare che gli avvertimenti della nota dovrebbero essere presi molto più sul serio. L’inseguimento delle performance passate e il conseguente risultato acquista ai massimi e vendi ai minimi, danneggiano significativamente le prestazioni nel tempo. Gli investitori si sono effettivamente resi più poveri negli ultimi 20 anni guardando indietro.

Alla Pascaprofit, le nostre analisi in genere ci portano a muoverci decisamente fuori dal coro. Mentre la maggior parte degli investitori insegue i vincitori di ieri, noi cerchiamo i vincitori di domani.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Alibaba (BABA)

Alibaba (BABA) mercato NYSE ISIN:US01609W1027

 

Alibaba (BABA) è attualmente all’interno della watchlist

Alibaba - grafico da finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Alibaba Group Holding è una multinazionale con sede a Hangzhou ed è il principale marketplace online cinese. La società è stata fondata nel 1999 da Jack Ma con il nome Alibaba.com, con l’obiettivo di creare una piattaforma in grado di mettere in contatto i produttori cinesi con acquirenti e distributori stranieri. Attualmente la società fornisce un’ampia gamma di servizi di e-commerce, pagamenti elettronici, cloud computing e altri servizi. Possiamo organizzare le attività di Alibaba in tre segmenti:

Piattaforme di e-commerce: tra le piattaforme della società troviamo Alibaba.com, Taobao.com, Tmall.com, Juhuasuan.com, Aliexpress.com, 1688.com, etc.)

Servizi di pagamenti elettronici tramite Alipay.com

Altre attività: cloud computing, altre piattaforme web

A livello geografico Alibaba opera principalmente in Cina e ha una valutazione vicina ai $520 miliardi.
Vediamo, leggermente più nel dettaglio, le piattaforme che caratterizzano l’impero Alibaba:

Alibaba.com: è la piattaforma e-commerce tra aziende più grande del mondo, in grado di mettere in contatto i produttori con acquirenti e distributori sui mercati internazionali. La stessa Alibaba.com può essere divisa in tre segmenti diversi:

www.alibaba.com che è esposto sui mercati internazionali e gestisce transazioni tra importatori ed esportatori in tutto il mondo.

www.1688.com è esposto sul mercato domestico cinese

www.aliexpress.com che rappresenta una piattaforma e-commerce specifica per piccole imprese cinesi che vogliono aprirsi sul mercato internazionale

Taobao.com: è un sito web di e-commerce cinese fondato nel 2003 attiva principalmente nel canale C2C. Taobao rappresenta una piattaforma per piccole imprese e imprenditori che possono aprire un negozio online e vendere ai consumatori attivi sulla piattaforma.

Tmall.com: è un sito web cinese attivo nel canale B2C. Sostanzialmente si tratta di una piattaforma per mettere in contatto aziende cinesi e internazionali con consumatori appartenenti principalmente alle seguenti aree geografiche: Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao. Attualmente è il terzo sito Web più visitato al mondo.

Ant Financial (Alipay): è una piattaforma di pagamento elettronico. Alipay fornisce un servizio di acconto di garanzia, grazie al quale il consumatore può verificare la qualità dei beni acquistati prima di proseguire con la transazione.

Alibaba Cloud (Aliyun): è una società di cloud computing che fa parte del gruppo Alibaba. Alibaba Cloud offre servizi di cloud computing alle aziende clienti e alle piattaforme del gruppo stesso.

Questo è il segmento con più potenziale di crescita e di profittabilità, a detta della stesso management di BABA, il quale si aspetta marginalità future vicine a quelle di Amazon Web Services.

Riteniamo che sia necessario non farsi prendere dall’entusiasmo e dall’ottimismo di promesse di crescita ad alti ritmi, soprattutto in questa fase del ciclo economico. All’interno delle nostre stime abbiamo, infatti, utilizzato criteri prudenziali derivanti da ingenti investimenti a supporto del segmento che devono ancora essere realizzati e a causa della competizione sia internazionale (molto intensa) ma anche locale (con Tencent come competitor primario).

Negli ultimi anni, Alibaba si è evoluta e sta cambiando il suo modello di business, passando dal tradizionale modello di piattaforma e-commerce, ad una più sofisticata forma di conglomerata basata su dati. I dati, infatti, vengono raccolti dalle transazioni sulle piattaforme della società e utilizzati per lo sviluppo aziendale in nuovi servizi come il cloud computing, per esempio, basati su margini superiori e sostenuti da driver di crescita interessanti.

Alibaba - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre in CNY

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre in CNY. La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica un incremento annuale del 30% all’anno, in diminuzione rispetto alla media degli ultimi sette anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 47% all’anno. Inoltre, secondo le previsioni, la crescita in termini di EPS è prevista intorno al 27% annua composta per i prossimi anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita leggermente inferiori rispetto al recente passato (BABA ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 30% annuo negli ultimi 5 anni).

Alibaba è caratterizzata da fondamentali positivi. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

Alibaba - grafico - la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 26.18%, risultato molto positivo ma in calo rispetto alla media degli ultimi 10 e 5 anni. Il net margin, invece, è stato pari al 21.45% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi: ottimo risultato, superiore con ampio margine ai valori soglia utilizzati dai nostri modelli di screening.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

Alibaba - grafico - ROIC

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 9.40%, in diminuzione rispetto alle medie degli ultimi anni e sostanzialmente vicino al costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica può rappresentare un segnale di allarme, poiché, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento vicini al costo del capitale non permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale migliori in futuro e torni, almeno, ai livelli medi degli ultimi anni.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari al 43.92%. Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità eccezionali, con un rendimento sul capitale vicino al costo medio del capitale e capace di generare una crescita di risultati strepitosa lungo l’ultimo ciclo economico ma anche quelli precedenti.

Alibaba - grafico - mostrata la dinamica dell’utile netto

Ultime trimestrali – 1 novembre 2019:

Alibaba (NYSE: BABA) il 1 novembre ha pubblicato i risultati relativi al secondo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $1.83, dato superiore di $0.32 rispetto al consensus, e un EPS GAAP pari a $3.85.

I ricavi del trimestre sono stati pari a $16.65B (+40% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $180M. Da notare la poderosa crescita del segmento di Cloud Computing che ha totalizzato una crescita anno su anno del +64%.

Nel secondo trimestre gli utenti medi attivi mensilmente su device mobile sono stati pari a 785 milioni, battendo le stime che prevedevano un dato pari a 752.4M e che rappresenta un aumento di 30 milioni rispetto allo scorso trimestre.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di Alibaba. Riteniamo che l’azienda goda di importanti vantaggi competitivi che la rendono qualitativamente molto interessante. Il primo fattore che determina il cosiddetto “fossato economico” attorno all’azienda è rappresentato dall’effetto network delle sue piattaforme. L’effetto network permette di avere correlazione positiva tra utenti attivi e valore della piattaforma: all’aumentare degli utenti che utilizzano i marketplace, sia lato-compratori che lato-venditori, aumenta anche il valore in aggregato della piattaforma. Tutto questo sistema è basato dal circolo virtuoso che permette di attirare nuovi venditori sulla piattaforme all’aumentare dei consumatori e viceversa. In più, è da tenere a mente l’interconnessione tra le varie piattaforme di Alibaba: non solo ogni piattaforma beneficia dell’individuale effetto network, ma l’interno sistema targato BABA beneficia dal collegamento tra ogni piattaforma creano maggiori vantaggi competitivi aggregati, maggiore capacità di crescita e riduzione dei rischi idiosincratici. Questo è un vantaggio competitivo impressionante.

Tutto il sistema, inoltre, è sostanzialmente esposto verso l’area geografica cinese e Sudest Asiatico. Questo mercato beneficia e continuerà a beneficiare di un importante trend in crescita dei salari, della digitalizzazione e della quota di spesa destinata al consumo.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

Alibaba - tabella - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 7/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 9/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Alibaba è positiva, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un current ratio pari a 1.38 e un quick ratio superiore al 1.34, segnali positivi che indicano la capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine anche se essi presentano una dinamica declinante negli ultimi anni. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, poiché prendono in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 5.47 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 1,96% (risultato minore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), la quale rappresenta un risultato positivo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari 21.12 (molto positivo), mentre il livello di prevedibilità del business ha un rank pari a 93/100. La prevedibilità combinata con un ottimo ICR e i risultati degli algoritmi rendono positivo il nostro giudizio finale sulla salute finanziaria della società.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, BABA presenta un “Profitability Rank” pari a 9/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, Alibaba è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 9.40%, ROE trailing = 15.82% mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 8.46/10, risultato molto positivo simboleggia il miglioramento dei risultati e della qualità aziendale. Come è possibile notare dalla tabella gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori rispetto alle medie settoriali: segnale molto positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.

L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è positiva, ci si aspetta un incremento dei risultati bottom-line anno su anno e vi è stata una continua revisione al rialzo delle stime negli ultimi mesi.

Alibaba - grafico - le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

Alibaba - grafico - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione superiore rispetto alle medie macro-settoriali ma basata su di una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria positiva.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 217 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’eps in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato nello stretto intervallo tra la Peter Lynch Earnings Line e la linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (leggera sottovalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing inferiore rispetto alle medie storiche ma superiore rispetto alle medie del mercato americano.

Alibaba - grafico - Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Alibaba riguarda l’incertezza sulla crescita economica cinese (vedi “Trade War”), soprattutto sul trend dei consumi, ma anche riguardo la regolamentazione del settore. Inoltre, la pressione concorrenziale si sta intensificando. A riguardo, riteniamo che difficilmente potranno svilupparsi competitors di dimensioni equiparabili a quelle di Alibaba; questi competitor, infatti, si focalizzeranno su nicchie specializzate del mercato senza aver l’obiettivo di dominare il commercio digitale nel suo aggregato, allocando risorse per migliorare i servizi in termini di qualità e di efficienza in uno specifico sottoinsieme di mercato. Una delle caratteristiche che, come investitori, più apprezziamo è la focalizzazione del proprio business. Alibaba, come la stessa Amazon, sta entrando in più aree di business de-focalizzando l’azienda, facendo leva sulla capacità di innovazione e di gestione di dati in grado di cambiare i paradigmi di tanti settori tradizionali; solitamente la diversificazione de-focalizzante è una strategia che non crea valore per gli azionisti nel lungo termine.

Le valutazioni di BABA non sembrano eccessive ed è possibile inquadrare l’azienda come GARP, ossia “growth at a reasonable price”. Aziende come Alibaba difficilmente possono essere acquistate a prezzi di sconto rispetto al valore intrinseco, ma questo naturalmente non significa che non si possano fare acquisti profittevoli sotto logica “value”. Quello che intendiamo è che l’investitore può ottenere ottimi rendimenti anche acquistando a prezzi di mercato vicini al valore intrinseco, a patto che il valore intrinseco aziendale cresca nel tempo. Riteniamo che la crescita possa continuare per Alibaba, ma la situazione presenti diverse incertezze legate al potenziale di questa crescita, soprattutto sul versante internazionale in cui i vantaggi competitivi non sono intensi come sui suoi mercati core.

Le mie conclusioni

Alibaba è un’azienda di qualità altissima: ad una sana situazione finanziaria, è associata una buona profittabilità sostenibile nel tempo e un potenziale di crescita impressionante, grazie a vantaggi competitivi importanti. La società appare ben posizionata per trarre vantaggi dai maggiori trend legati all’economia cinese e all’economia del Sudest Asiatico. Nonostante la mancanza di margine di sicurezza riteniamo che la società possa generare ottimi rendimenti per gli azionisti, ma prima di procedere ad un eventuale acquisto è necessario effettuare approfondimenti qualitativi e quantitativi più specifici. Il titolo rimarrà in watchlist per ulteriori analisi.

 

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Kellogg (K)

KELLOGG'S

Kellogg (K) mercato NYSE ISIN:US4878361082

 

Kellogg (K) è attualmente all’interno della watchlist

Kellogg Company - GRAFICO da finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Kellogg Company è una multinazionale americana con sede legale a Battle Creek (Michigan), attiva nella produzione di alimentari per la prima colazione (cereali, in primis), snack e surgelati con un portafoglio diversificato di brand importanti. Tra i brand posseduti dall’azienda troviamo, ad esempio, marchi conosciuti come Corn Flakes, Frosted Flakes e Pringles commercializzati in oltre 180 paesi nel mondo.

KELLOGG'S aziende

Di seguito mostriamo la ripartizione del fatturato per segmenti di business e per area geografica dell’anno 2017 e 2018, con le rispettive variazioni:

KELLOGG'S - grafico - ripartizione del fatturato per segmenti di business e per area geografica dell’anno 2017 e 2018, con le rispettive variazioni

Nell’immagine sottostante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre.

KELLOGG'S - grafico - sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica una situazione di stallo con crescita reale pari a zero in un orizzonte temporale di 5 anni, in miglioramento rispetto alla media degli ultimi sette anni in cui la crescita annua si è attestata a quota -0.69% all’anno. Inoltre, secondo le previsioni, la dinamica di lungo termine in termini di EPS è prevista in crescita nel range tra il 2-3% annuo composto per i prossimi anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita leggermente inferiori rispetto al recente passato (Kellogg ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 4.11% annuo negli ultimi 5 anni).

L’azienda è caratterizzata da un importante trend di crescita del dividendo a remunerazione degli azionisti. Kellogg non taglia il dividendo, infatti, dal 1959 e lo ha mediamente incrementato del 4.47% annuo, se stimiamo la crescita con una regressione sulla serie storica sugli ultimi 25 anni. Il payout ratio stimato per il prossimo anno è intorno al 71%, molto più alto del livello mediano del settore che si trova attualmente intorno al 38%. L’attuale dividend yield è pari ad un 3.47%, dato migliore del 75% delle aziende che pagano dividendi e, nell’immagine seguente, ne mostriamo la dinamica negli ultimi 10 anni confrontandola con quella del prezzo del titolo:

KELLOGG'S - grafico -payout ratio

Kellogg è caratterizzata da fondamentali positivi. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

KELLOGG'S - grafico -la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 9.06% (trailing), risultato positivo ma in calo rispetto alla media degli ultimi 10 e 5 anni. Il net margin, invece, è stato pari al 5.43% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi. Quest’ultimo dato è in fase di declino rispetto alle medie storiche, ed è sicuramente un aspetto da tenere monitorato.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

KELLOGG'S - grafico -ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 7.99%, in diminuzione rispetto alle medie degli ultimi anni e sostanzialmente vicino al costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica può rappresentare un segnale di allarme, poichè, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento vicini al costo del capitale non permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale migliori in futuro e ritorni ai livelli medi degli ultimi anni.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari al 6.39%.

KELLOGG'S - grafico -mostrata la dinamica dell’utile netto

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità positiva ma in declino, con un rendimento sul capitale vicino al costo medio del capitale e con dubbi riguardo alla crescita dei risultati.

Ultime trimestrali – Ottobre 2019:

Kellogg (NYSE: K) il 29 ottobre ha pubblicato i risultati relativi al terzo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $1.03, dato superiore di $0.12 rispetto al consensus, e un EPS GAAP pari a $0.72, inferiore alle stime di un delta negativo pari a $0.10

Inoltre, i ricavi del trimestre sono stati pari a $3.37B (-2.9% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $24M. I risultati sono stati positivi soprattutto grazie alla tendenza positiva delle vendite generate da alcuni tra i principali brand della società: Pringles, Cheez-It, Rice Krispies Treats e Pop-Tarts. Il management ha attuato investimenti e strategie volte al rimodernamento del portafoglio di brand e miglioramento dei processi produttivi con il fine di incrementare la profittabilità aziendale.

Per quanto riguarda le guidance, il management di Kellogg prevede una crescita dei ricavi per l’anno in corso nell’intervallo tra il +1% e il 2% rispetto all’anno scorso.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di Kellogg. Riteniamo che l’azienda goda di vantaggi competitivi che la rendono qualitativamente interessante, soprattutto in una fase avanzata di ciclo economico come quella attuale. Il cosiddetto “fossato economico” dell’azienda, verte sulla qualità degli asset intangibili e dalla struttura dei costi operativi efficiente, derivante dalle economie di scala sia nella produzione sia nella distribuzione. L’azienda è attualmente leader indiscussa nel mercato statunitense dei cereali, con una quota di mercato superiore al 30% e sta attualmente destinando gli investimenti nel segmento di business degli snack, contraddistinti da un trend di maggiore crescita rispetto al business dei cereali. I vantaggi competitivi aziendali devono trovare riscontro, però, nella capacità di generare rendimenti superiori al costo del capitale. La media del rendimento sul capitale adjusted, negli ultimi dieci anni, è stata pari a 11.88% contro un costo del capitale medio ponderato intorno al 7%. Questa capacità è collegata alla creazione di valore per gli azionisti, ma come abbiamo notato in precedenza, il rendimento sul capitale è in calo rispetto alle medie degli anni precedenti e vi è incertezza sul fatto che questo trend possa invertire in modo deciso.

Riteniamo che il management abbia intrapreso la strada giusta trasformando il modello di business, lato distribuzione, dalla distribuzione diretta ai i clienti retail verso un modello warehouse. Questo passaggio ha alleggerito la complessità aziendale e ha liberato risorse da investire in innovazioni di prodotti e marketing. Il rafforzamento del brand è indispensabile per poter pensare di creare valore a lungo termine per gli azionisti, soprattutto in un settore altamente competitivo come questo.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

KELLOGG'S - tabella sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 4/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 8/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Kellogg è da monitorare, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un current ratio pari a 0.80 e un quick ratio superiore al 0.52, segnali non positivi riguardo alla capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 2.53 (un risultato < 3 indica una situazione di allarme finanziario), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 20.90% (risultato leggermente maggiore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), il quale rappresenta un risultato negativo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari a 4.63 e un Net Debt/Equity pari al 281%, contro una media del settore intorno al 30-35%: dato sicuramente negativo, nonostante la società abbia dimostrato di saper gestire molto bene il livello di indebitamento nel tempo.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Kellogg presenta un “Profitability Rank” pari a 8/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, K è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 7.99%, ROE trailing = 23.04% mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 6.41/10, risultato positivo simboleggia il miglioramento dei risultati e della qualità aziendale.

Come è possibile notare dalla tabella, gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori alle medie del settore: segnale positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.

L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è negativa, entrambe le stime sono state riviste al ribasso nel corso dell’anno.

KELLOGG'S - grafico -revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

KELLOGG'S - tabella - rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione in linea alle medie macro-settoriali ma basata su di una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria da monitorare. Il PEG ratio adjusted, ossia il ratio costruito dividendo il P/E per il tasso di crescita stimato in termini di eps, ha un valore pari a 6.5: valore alto assoluto ma in linea con le medie settoriali dei food producers e packaged foods.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 67.48 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’EPS in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato al di sopra della Peter Lynch Earnings Line e al di sopra della linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (situazione di sopravvalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate, le valutazioni infatti sono in linea se si effettuano rettifiche all’utile netto. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing in linea rispetto alle medie storiche.

 

KELLOGG'S - grafico -il Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Kellogg riguarda le possibili variazioni nei costi degli input e l’incertezza legata ad un possibile trasferimento dei costi sui prezzi alla clientela, data la presenza di competitor low-cost.
Altro fattore riguarda la situazione finanziaria. Come detto, l’azienda ha dimostrato ottime capacità nella gestione del debito, ma non possiamo nascondere che alcuni indicatori sono allarmanti: nel complessivo l’azienda non supera pienamente i nostri criteri di salute finanziaria.

Inoltre, con poco più di un terzo delle vendite generate al di fuori degli Stati Uniti, Kellogg è soggetta alle fluttuazioni dei cambi valutari, che possono influire sui risultati aziendali.
Ultimo, ma sicuramente non meno importante, è la situazione della crescita top-line. L’attività internazionale di Kellogg è concentrata in mercati maturi e a crescita lenta come gli Stati Uniti e l’Europa occidentale, dove il trend dei consumi dei prodotti Kellogg’s non presenta caratteristiche di solidità.

Le mie conclusioni

Kellogg è un’azienda di qualità e riteniamo che sia proprio la qualità la caratteristica più importante da ricercare in questa fase di ciclo economico. Purtroppo per noi investitori, durante le fasi avanzate del ciclo è sempre difficile trovare aziende di qualità a valutazioni adeguate. Riteniamo che l’azienda non presenti una sottovalutazione importante rispetto al valore intrinseco stimato e crediamo che essa sia in una situazione delicata per quanto riguarda l’indebitamento e l’incertezza nella crescita di lungo termine. Verranno effettuate, naturalmente, ulteriori analisi di tipo qualitativo e quantitativo con il fine di approfondire lo studio dell’azienda.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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DISCLAIMER:

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Le opinioni e le informazioni contenute nel presente documento sono state sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell’arte delle conoscenze e delle tecnologie ed ottenute o derivanti da fonti ritenute attendibili, ma la loro accuratezza e la loro affidabilità’ non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte di Scripta Finance né’ di alcuno. I dati sono forniti da Compustat Xpressfeed, Standard & Poors, Finviz e una divisione di The McGraw-Hill Companies così come altri fornitori di dati di terze parti nonché dai Sec filling aziendali.
Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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Editoriale Pascarella: Gli importanti fattori che potrebbero accadere nel 2020

2020 tech

Ormai ci siamo, tutti partono con le previsioni per il 2020 e io non potevo mancare. Non è una sfida, non metterei mai in gioco i vostri investimenti, sono analisi che è necessario fare, per cercare di capire, non prevedere, dove muoversi nel caso di un fattore che possa spostare il sottile equilibrio tra economia reale e il mercato.

Come al solito, le analisi che leggerai sono fatte in tutte le forme, chi è apocalittico, chi ottimista, chi non si scompone e chi come me analizza settore per settore, paese per paese e dato per dato, guardando al passato e proiettandosi nel futuro. Oltre alle cose che potrebbero accadere, ho pensato che sarebbe altrettanto interessante elencare le cose che credo non possano accadere.

Se alcune di queste opinioni sembrano semplicemente inquadrare negativamente le previsioni che hai già ascoltato, abbi pazienza. Ci sono già così tante previsioni che è più facile immaginare cosa porterà il futuro capendo cosa probabilmente non accadrà l’anno prossimo.

1. Non avremo una recessione nel 2020.

Dato lo slancio dell’economia globale e il sostegno politico da parte di ogni grande banca centrale del mondo, una recessione, a mio avviso, è assai improbabile, una correzione forse, ma un calo del 50% come lo ipotizzano con bolle a destra e sinistra, mi sembra illogico.

Attenzione però, l’economia globale non crescerà, rimarrà nel suo limbo tra rallentamento e qualche indicazione di ripresa. A mio avviso, la riaccelerazione dell’economia globale che si sta già svolgendo finirà per essere modesta nella migliore delle ipotesi. Mentre è molto probabile che la crescita nei mercati sviluppati si avvicinerà al suo potenziale e la crescita dei mercati emergenti rimarrà probabilmente al di sotto del potenziale.

Con la crescita in Cina e India in rallentamento e nessuna significativa mossa fiscale pianificata, i contributi alla crescita di altri paesi emergenti non sono sufficienti per consentire all’economia globale di raggiungere il suo pieno potenziale. Inoltre, mentre la crescita lenta dei paesi occidentali potrebbe essere migliore rispetto alla potenziale crescita economica, entro la metà dell’anno, la crescita dei mercati emergenti potrebbe iniziare ad appiattirsi. Dal mio punto di vista, l’unico paese con abbastanza spazio fiscale che ha abbastanza potere per stimolare la crescita globale con vari stimoli è la Cina, ma conoscendoli, non lo faranno.

2. I tassi globali non aumenteranno molto.

Data questa modesta prospettiva di riaccelerazione, non vedo come i tassi di interesse reali o le aspettative di inflazione possano aumentare in modo significativo. Inoltre, praticamente tutte le banche centrali sono entrate nella modalità di allentamento e/o espansione del bilancio. Ciò significa che il front-end della curva dei rendimenti nei mercati sviluppati probabilmente rimarrà ancorato dove si trova adesso, ma nei mercati emergenti il ​​front-end potrebbe spostarsi verso il basso.

Se questi scenari si esauriscono, la volatilità dei tassi non aumenterà molto. E mentre le curve dei rendimenti in queste regioni possono mantenere una propensione al ribasso, potrebbero non essere sufficientemente ripide da giustificare una scommessa al ritorno al negativo

3. Non avremo una risoluzione completa alle questioni commerciali.

I problemi commerciali sono troppo complessi e troppo strategici per essere risolti in un lasso di tempo breve, questo l’ho trattato più di una volta. Inoltre, il cosiddetto accordo di fase 1 sarà probabilmente un evento unico con una soluzione rapida che, a mio avviso, equivale ad andare in guerra con arco e frecce. Detto questo, sono fermamente convinto che non abbiamo bisogno che le questioni commerciali siano completamente risolte. Invece, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che non si esasperino ulteriormente. Se le tensioni commerciali non aumentano, i mercati probabilmente faranno bene di conseguenza, ma solo modestamente. Il conflitto commerciale è stato un consolidamento fiscale gestibile da un punto di vista economico, ma un disastro totale dal punto di vista del mercato e del sentiment economico.

4. Il value tornerà a ruggire.

Come ho accennato in un mio editoriale del 19 Novembre, Il value investing è morto, lunga vita al value investing, alla fine, la crescita del valore sottostante pagherà. Alla fine, i value colpiranno, per questo continuo a perseguire le mie regole, perché hanno senso. Devi trovare il coraggio di cambiare la tua strategia se non sta dando risultati, il coraggio di chiudere anche in negativo e puntare su società che hanno un valore maggiore di quanto stiano mostrando. Io sto di guardia, appena vedo un una società Value che sta per tornare alla ribalta, mi butto. Accadrà, come sempre, quando non lo so, ma accadrà e io sarò li.

5. Il dollaro USA non si indebolirà in modo significativo.

Dato che le banche centrali non hanno nuove politiche sui tassi, la crescita globale dovrebbe rimbalzare modestamente e le differenze di crescita tra gli Stati Uniti e le altre economie, a mio avviso, favoriscono economie internazionali. E’ difficile sostenere la debolezza significativa del dollaro, un dollaro debole richiederebbe una crescita dei mercati emergenti significativamente migliore e una risoluzione più importante delle questioni commerciali – entrambi improbabili, a mio avviso. Pertanto, le risorse internazionali potrebbero fare meglio nel 2020, ma dobbiamo domare le nostre aspettative.

6. Il 2020 non sarà un anno ad alta volatilità.

Date le mie aspettative per un modesto rialzo della crescita, una continuazione dell’attuale politica dei tassi di interesse, un’espansione del bilancio della banca centrale e un possibile accordo commerciale, credo che il 2020, almeno nel primo semestre, non sarà un anno altamente volatile per i mercati. Detto questo, gli investitori continueranno a preoccuparsi degli stessi problemi che hanno visto durante l’intero 2019: la mancanza di crescita e la dipendenza dell’economia dal supporto politico. Tale preoccupazione, tuttavia, è probabilmente anche positiva perché potrebbe tenere sotto controllo i rialzi dei mercati. Piaccia o no, abbiamo bisogno di guadagni modesti molto più di prestazioni spettacolari dai mercati per tenere a bada i falchi politici.

Le mie opinioni espresse sono aggiornate al 26 novembre 2019, si basano sulle attuali condizioni di mercato e sono soggette a modifiche senza preavviso. Queste opinioni possono differire da quelle di altri professionisti degli investimenti.

 

 

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LVMH conquista il mondo Tiffany

Tiffany and Co

Il gruppo del lusso LVMH acquista il marchio Tiffany & Co per 16,2 miliardi di dollari, dopo una prima offerta di 14,5 miliardi che era stata respinta perché ritenuta troppo bassa.

LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE (LVMH) e Tiffany & Co. hanno annunciato che le società hanno concluso un accordo con il quale LVMH acquisirà Tiffany per 135 dollari per azione in contanti, per un valore totale di circa 14,7 miliardi di euro o 16,2 miliardi di dollari.

L’acquisizione di Tiffany, rafforzerà la posizione di LVMH nel settore gioielleria e aumenterà ulteriormente la sua presenza negli Stati Uniti.

La transazione dovrebbe concludersi verso la metà del 2020 ed è soggetta alle consuete condizioni di chiusura, tra cui l’approvazione degli azionisti di Tiffany e la ricezione delle approvazioni normative.

Bernard Arnault, presidente e Ad di LVMH, ha commentato: “Siamo lieti di avere l’opportunità di dare il benvenuto a Tiffany, un’azienda con un patrimonio senza pari e una posizione unica nel mondo della gioielleria globale, nella famiglia LVMH”.

Alessandro Bogliolo, Ad di Tiffany, ha dichiarato: “Questa transazione, che si verifica in un momento di trasformazione interna per il nostro marchio, fornirà ulteriore supporto, risorse e slancio per quelle priorità. Come parte del gruppo LVMH, Tiffany raggiungerà nuovi traguardi”.

Tiffany & Co è stata fondata nel 1837 a New York da Charles Lewis Tiffany e John B. Young.

Inizialmente, però, rivendeva una grande varietà di articoli, in particolare di cancelleria, si trasformò in un brand di gioielleria nel 1848.

Tra i suoi design celebri annovera Louis Comfort Tiffany, figlio del fondatore, Jean Schlumberger, le cui creazioni furono indossate da Jaqueline Kennedy, Diana Vreeland ed Elizabeth Taylor.

Una lunga storia fatta di impegno e coerenza che ha portato alla ribalta la famosa scatolina azzurra.

Dopo le vendite modeste dei primi anni, il primo passo verso il successo è datato 1845, quando Tiffany pubblicò il primo catalogo di vendita per corrispondenza degli Stati Uniti, portando così i beni di lusso nella casa degli americani.

Destinato a diventare il famoso Blue book, l’opuscolo viene ancora pubblicato annualmente e presenta i gioielli più rari del mondo.

Blue book Tiffany

Nel 1848, il fondatore Charles Lewis Tiffany mise un altro punto fermo per il lancio del brand e iniziò ad acquistare le gemme preziose di aristocratici europei.

Portandole in patria, consentì all’élite americana di comprare gioielli importanti, facendo così di Tiffany un punto di riferimento soprattutto per i diamanti.

Il successo fu grande, ma non paragonabile a quello provocato, nel 1961, dall’uscita di Colazione da Tiffany, il film cult diretto da Blake Edwards e tratto dall’omonimo romanzo del 1958 di Truman Capote.

Un’immagine di pura estasi e contemplazione dei preziosi resa memorabile da Holly, la protagonista interpretata da una giovanissima Audrey Hepburn

Un’immagine di pura estasi e contemplazione dei preziosi resa memorabile da Holly, la protagonista interpretata da una giovanissima Audrey Hepburn.

LVMH, abbreviazione di LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE, è una multinazionale e conglomerata francese presieduta da Bernard Arnault, già proprietaria di oltre 70 marchi tra cui Christian Dior, Bulgari, Givenchy e Louis Vuitton, di orologi come TAG Heuer, di vini e liquori come Moët & Chandon, Veuve Clicquot, di editoria come Les Échos e Le Parisien, di distribuzione come Sephora e Le Bon Marché, di alberghi di lusso.

Da un punto di vista strategico questa acquisizione ha molto senso, in quanto aggiunge a Lvmh un marchio forte nel segmento orologi e gioielli, raddoppiando le dimensioni in questo settore da 4,6 miliardi di dollari previsti nel 2019 a 9,5 miliardi di dollari oltre ad essere anche fra i più promettenti dell’intera industria del lusso.

Questa operazione aumenterà al 26% le vendite del gruppo francese negli Usa.

L’acquisizione farebbe anche salire leggermente i margini del gruppo, visto che la divisione orologi e gioielli di Lvmh ha un margine ebit al 16,5%-17% contro il 17,7% di Tiffany.

Il prezzo finale corrisponde a un multiplo di Tiffany di 26 volte il rapporto prezzo/utile del 2020, rispetto alle 24 volte di Lvmh e implica un cash-out di circa 15 miliardi di euro.

tiffany- tabella -indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita di Tiffany

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita di Tiffany. Possiamo notare i punteggi sintetici: 6/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 8/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

A queste valutazioni, calcoliamo un aumento sugli utili 2020 del 5% circa e un impatto marginalmente diluitivo in termini di creazione di valore più che accettabile a nostro avviso, considerata l’opportunità strategica del deal e il potenziale di ulteriore accelerazione del business che Lvmh potrebbe dare a Tiffany.

Tiffany - grafico - dati economici annuali

Infatti Tiffany aumenta l’esposizione di Lvmh sul mercato Usa e soprattutto nel segmento orologi e gioielli con un fatturato atteso per il 2019 di 4,4 miliardi per Lvmh e di 4 miliardi per Tiffany, con particolare attenzione alla gioielleria che viene stimata circa 2,5 miliardi per Lvmh, e che presenta migliori prospettive di crescita, margini più interessanti e minore volatilità rispetto agli orologi.

Tiffany inoltre si rivolge molto al retail, con oltre 320 punti vendita, questo assicura un migliore controllo del marchio e delle vendite.

Pensiamo che Lvmh possa rilanciare ulteriormente il posizionamento del brand avviato dall’attuale management di Tiffany, come con Bulgari che dall’acquisizione nel 2011 ha quasi raddoppiato il fatturato e quasi quadruplicato l’utile operativo.

Tiffany è stata fondata cinquant’anni prima di Bulgari nel 1837, ma a differenza del collega romano ha già un’impostazione lifestyle che la rende più versatile e per questo complementare con gli altri marchi della stessa divisione.

Inoltre poche settimane fa ha lanciato la sua prima linea per uomo, altro business in pieno sviluppo nell’industria, composta dai classici fermacravatte ma anche dai cosiddetti “toys” (come le racchette da ping pong), passione soprattutto dei nuovi ricchi del pianeta, residenti soprattutto in Asia.

Questa operazione, inoltre, è vincente anche dal punto di vista dei consumatori più maturi, che vedono il lusso anche come esperienza. LVMH lo ha già testato, proprio con Bulgari, sviluppando gli Hotel.

Tiffany - Blue Box café al quarto piano dello storico flagship sulla Fifth Avenue

Tiffany nel 2017 ha aperto il suo Blue Box café al quarto piano dello storico flagship sulla Fifth Avenue, dove si mangia e si beve in piatti e bicchieri Tiffany.

La stessa arte viene estesa ai vasi e alle cornici, business marginali per LVHM, ma che potrebbero diventare un nuovo tesoro da scoprire.

Tiffany è considerato uno dei marchi di gioielli più iconici e come tale questa acquisizione deve essere vista positivamente, riteniamo però che potrebbero esserci delle iniziali difficoltà per fare emergere tutto il potenziale. A questi prezzi LVHM (MC.PA) ci risulta sopravvalutata almeno del 30% circa. Preferibile quindi aspettare un ritracciamento, prima di pensare ad un eventuale ingresso, questo ci permetterebbe di effettuare un acquisto con un margine di sicurezza.

tiffany - grafico LVHM (MC.PA)

 

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Editoriale Pascarella: Attenzione all’inflazione, sta lentamente salendo, dobbiamo essere vigili

Investire è una questione di analisi, ma non sottovaluto la probabilità. Le mie analisi sono legate anche a fattori esogeni, sapere tutto di Coca Cola (KO) dal punto di vista fondamentale/tecnico è importante, ma se esce una notizia che il presidente si licenzierà tra due mesi per fare spazio ad uno meno competente, beh direi che è importante saperlo. Se la probabilità che percepisco di un determinato evento è positiva, allora il titolo sarà valutato, viceversa il titolo non verrà nemmeno preso in considerazione.

Ancora maggiore è la mia attenzione agli eventi quando parlo di economia in generale. Mi piace passare il tempo a meditare su quali potenziali eventi il ​​mercato ignori completamente. Di tutti i potenziali risultati economici, quello che è meno atteso è un aumento dell’inflazione.

Si dice che i generali combattono sempre l’ultima guerra. Beh, quando peso all’inflazione subito mi viene in mente l’esperienza del Giappone con la deflazione, il decennio perduto. Mi sembra strano perché abbiamo oltre due millenni di storia che mostra che l’inflazione e le svalutazioni valutarie sono costanti, poi studio l’anomalia in Giappone. La domanda è se il Giappone è la nuova normalità o un valore anomalo?

Gli accademici hanno studiato le cause e gli effetti dell’inflazione sin da quando imperatori e re si sono fissati per fermarne gli effetti. Nonostante un vasto corpus di lavoro, gli esperti concordano poco sulle cause dell’inflazione. Vorrei iniziare dandoti la definizione di inflazione:

“L’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie.”

inflazione americana paragonata a quella giapponese degli ultimi 25 anni

Inflazione americana paragonata a quella giapponese degli ultimi 25 anni

Se ci pensiamo bene, abbiamo effettivamente avuto un’inflazione piuttosto drammatica nell’ultimo decennio: non è ancora apparso nei beni di consumo di base, di cui le banche centrali sono spesso preoccupate.

Quando un paese stampa denaro, nessuno sa dove fluirà all’interno dell’ecosistema economico. Se una risorsa è scarsa, tende a subire l’inflazione: quando è artificialmente scarsa, ha un’inflazione ancora più estrema. Basti pensare a dove è finito il denaro in questo ultimo ciclo economico; obbligazioni (le banche centrali hanno limitato l’offerta acquistandole), azioni (P/E e riacquisti hanno un’offerta limitata), abitazioni residenziali (le municipalità locali hanno un’offerta limitata), spese mediche (la disfunzione sistematica ha un’offerta limitata), vini d’annata (non sono prodotti più), istruzione universitaria (offerta limitata). Posso andare avanti all’infinito, ma direi che hai capito. Ma cosa significa questo? La maggior parte del denaro stampato è andato a finire nelle aziende tech, le aziende tech non vengono calcolate per fare la media dell’inflazione, quindi il dato dell’inflazione è “manipolato”.

Nel frattempo, i tradizionali prodotti che vengono utilizzati per fare una media dell’inflazione come cibo ed energia sono rimasti soppressi a causa dei progressi tecnologici, della riduzione dei costi logistici e dell’eccesso di liquidità, ciò ha portato ad una deflazione dei prezzi. Dire che non abbiamo avuto un aumento dell’inflazione nell’ultimo decennio è sbagliato, non abbiamo avuto un aumento dell’inflazione nei componenti chiave del paniere.

Quindi cosa accadrà?

Tuttavia, ciò potrebbe cambiare. Credo che il numero di settori rimasti indietro stia iniziando ad espandersi. Diamo un’occhiata al lavoro, che storicamente è stata una fonte primaria di inflazione. Non è un segreto che la disoccupazione negli Stati Uniti sia ai minimi storici, i lavoratori ora hanno potere di contrattazione e i salari sono in rapido aumento, con aumenti resi più estremi dalle leggi sui salari minimi, dall’inflazione sanitaria e da nuovi mandati in vari stati. Il costo del lavoro è destinato a crescere, in particolare in un’economia di servizi ad alta intensità lavorativa. I politici di entrambe le parti sembrano disposti ad approvare leggi che danno al lavoro una fetta maggiore della torta: come impatterà questo sull’inflazione?

Penso ai beni di consumo, gli ultimi decenni hanno riguardato una maggiore globalizzazione in cui la produzione è migrata verso economie sempre più accomodanti. Le guerre commerciali hanno confermato questa tendenza. Le interruzioni della catena di approvvigionamento aumentano ulteriormente i costi portando ad un aumento dell’inflazione, ma com’è possibile in una economia globale deflazionistica?

Migliaia di aziende stanno perdendo centinaia di miliardi all’anno per guadagnare quote di mercato in settori piuttosto scadenti. Pensa a ciò che Uber ha fatto sui costi di trasporto o Chewy ha fatto per i costi del cibo per cani. Questi sono tutti sovvenzionati da venture capitalist per scaricare IPO su ignari investitori. Dato che queste aziende sono costrette ad aumentare i prezzi per diventare sostenibili, che cosa faranno all’inflazione? E’ lo schema Ponzi più grande della storia.

Posso andare avanti all’infinito. Tutte le tendenze deflazionistiche stanno lentamente andando al contrario. Non abbiamo ancora visto gli effetti di questo risultato sui macro, soprattutto perché l’economia globale si sta rapidamente deteriorando, il che sta mettendo un freno sulla domanda. Tuttavia, anche col rallentamento dell’economia globale, l’inflazione sta iniziando a salire negli Stati Uniti. Quanto il resto del mondo resterà indietro?

Naturalmente, la politica guida tutto questo. Penso che sia ovvio che abbiamo finalmente raggiunto i limiti della politica monetaria. La BCE abbassando di 10 punti base non ha fatto altro che accelerare il fallimento del sistema bancario dell’Eurozona? Aumenta i consumi o le spese in conto capitale? Ovviamente no. Chi investe quando i rendimenti attesi sono negativi?

Tassi di interesse EuroZona

Tassi di interesse EuroZona

Ciò di cui il mondo ha bisogno è un riassetto di tutto il sistema, in cui le società solventi possano ottenere rendimenti migliori grazie alla loro sobrietà fiscale passata. Dato che viviamo in una democrazia, ciò non accadrà, invece avremo uno stimolo fiscale estremo per mandare avanti la baracca il più possibile.

Se pensi che la deflazione sia un fatto della vita, chiaramente non hai prestato attenzione alla storia. I governi di tutto il mondo hanno vissuto decenni in cui hanno subito deficit e stampato denaro senza “inflazione negativa”. Pensando che questa fosse la nuova normalità senza conseguenze. Nel futuro i politici entreranno in ridicola modalità di stimolo fiscale.

Che cosa farà lo stimolo fiscale sul mercato azionario? Mi vengono in mente gli anni 70, l’inflazione non è amica della maggior parte delle azioni. Cosa succede ai miliardi di miliardi di obbligazioni a lungo termine con rendimento negativo se l’inflazione aumenta? Cosa succede alle obbligazionari o agli indici azionari globali? Scendono.

Nessuno è pronto per l’inflazione, ma credo che stia arrivando. Forse non oggi o la prossima settimana, ma c’è una montagna di offerta monetaria che aspetta solo di essere scatenata dai governi che pensano che l’inflazione non potrà mai più verificarsi. All’inizio i mercati se ne rallegreranno salendo, poi si faranno prendere dal panico.

Quindi siamo sempre alle solite, godiamoci il mercato finché sale, il mondo economico non crolla in un giorno, manda un sacco di segnali prima di scendere. Continuiamo a monitorare la situazione, continua a leggere i miei editoriali e seguire i miei alert e i pesi dei miei asset. Come sempre, io devo pensare un passo avanti. Sto facendo un elenco di settori che beneficiano di questo cambiamento nella politica del governo. Voglio essere pronto ad acquistare non appena i paesi si libereranno degli stimoli.

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La discesa in campo di Bloomberg, centrista democratico

Michael Rubens Bloomberg

Michael Rubens Bloomberg è nato a Boston, il 14 febbraio 1942 da una famiglia di immigrati ebrei di nazionalità russa. Laureato nel 1964 in Ingegneria elettronica, ha poi conseguito un Master in Business Administration alla Harvard University.

Per 12 anni è stato il sindaco di New York dal 2001 al 2013: eletto con il partito Repubblicano, che ha abbandonato rimanendo indipendente fino al 2018 ed infine è ritornato nel partito Democratico.

Sostenitore del “The Giving Pledge”, una campagna per incoraggiare le persone estremamente ricche a contribuire con la maggior parte delle loro ricchezze a cause filantropiche.

Nel 1973 Bloomberg è diventato socio di Salomon Brothers, una banca d’investimento, dove ha diretto il trading azionario e, successivamente, lo sviluppo di sistemi. Nel 1981 Salomon Brothers è stata acquistata da Phibro Corporation e Bloomberg viene licenziato.

Con i 10 milioni avuti come partner della banca ceduta, Bloomberg ha fondato una società chiamata Innovative Market Systems.

Il suo piano aziendale si basava sulla consapevolezza che Wall Street e il mondo della finanza in genere fossero disposti a pagare per informazioni commerciali di alta qualità, ad esempio con grafici di tendenze specifiche.

La Merrill Lynch diventa il suo primo cliente, investendo 30 milioni di dollari. La Bloomberg LP negli anni ’90 aveva già installato 8 mila terminali e contava su migliaia di abbonati in tutto il mondo.

Bloomberg ha lasciato la posizione di CEO quando si è candidato a sindaco di New York. Al suo posto è subentrato Lex Fenwick e in seguito Daniel L. Doctoroff.

Nel 2001 è stato eletto sindaco di New York, come successore di Rudolph Giuliani, anche grazie ad una imponente campagna elettorale.

Per tutta la durata dei suoi mandati, Bloomberg ha risieduto nel suo appartamento nell’Upper East Side e raggiungeva quotidianamente il Municipio in metropolitana.

Da molti viene considerato un repubblicano atipico per le sue idee favorevoli all’aborto e alla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, molto più vicine agli ideali democratici.

Dopo avere annunciato nell’ottobre 2018 di essersi iscritto al Partito Democratico, il 5 marzo 2019 Bloomberg rinuncia a candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020 dichiarando: “Penso che avrei battuto Donald Trump, è una minaccia per il Paese”.

Il 24 novembre 2019, invece, ci ripensa e ritorna sui suoi passi, annunciando la sua candidatura alle primarie democratiche unendosi al pool di candidati per l’elezione alla presidenza degli Stati Uniti.

Dato per scontato che i repubblicani del Senato non approveranno l’impeachment di Trump, non importa quanto ben motivato, l’unica domanda che ci si pone ora è quale candidato potrà battere il Presidente nel 2020.

I candidati democratici stanno avendo alcuni problemi. Mentre due dei leader hanno offerto soluzioni ai problemi sanitari americani che sono realistici e probabilmente manterrebbero lo slancio che ha permesso la clamorosa vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato del 2018, gli altri due leader si sono un po incartati sulla questione, trasformando un punto di forza in una grave responsabilità nel 2020.

Il sindaco Pete Buttigieg e l’ex vicepresidente Joe Biden stanno offrendo il “Medicare per tutti coloro che vogliono”, una versione della “opzione pubblica”, che doveva essere inclusa una decina di anni fa nel Affordable Care Act. Fornirebbe una concorrenza essenziale ai piani di assicurazione sanitaria privata per tenere sotto controllo i premi ed è politicamente popolare.

Al contrario, i senatori Bernie Sanders ed Elizabeth Warren hanno proposto quello che potrebbe essere chiamato “Medicare, prendere o lasciare”, che è impopolare, irrealistico e non riuscirà mai a superare il Congresso.

Allo stesso tempo, i democratici potrebbero concentrarsi su un valore fondamentale per distinguersi da Trump, cioè l’espansione della libertà per tutti gli americani, indipendentemente dal loro colore, genere o orientamento sessuale.

Trump sopravviverà fino a novembre 2020. La domanda ora è se i democratici schiereranno un candidato abbastanza forte da disarcionarlo prima del 2024.

Se mettiamo a confronto, il candidato Bloomberg con il Presidente Trump, notiamo che sono diversi l’uno dall’altro.

Bloomberg, è un uomo d’affari e filantropo di successo, che ha costruito la sua fortuna da zero.

Trump la sua fortuna l’ha ereditata e come imprenditore, gli affari non sempre gli sono andati bene.

Bloomberg è un professionista con una mano ferma, che governa anche mentre gestisce i suoi affari.

E’ chiaramente un centrista in un’era di populismo, in cui l’americano medio vive con insicurezza mentre i pochi vivono con immensa ricchezza e potere.

Nessuno mette in dubbio le posizioni progressiste sulla violenza armata, i cambiamenti climatici.

Ci sono però una serie di preoccupazioni su alcune delle politiche istituite a New York,
come ad esempio lo “Stop and Frisk”, pratica del Dipartimento di Polizia di New York di detenzione temporanea, interrogatori, e a volte di ricerca di civili per strada in cerca di armi e altro. Questa pratica è nota in altri luoghi negli Stati Uniti con il nome di “Terry Stop”.

Nei più recenti sondaggi di YouGov, di poco precedenti alla discesa in campo di Bloomberg, il 78% degli elettori democratici si dice soddisfatto dei propri candidati, mentre solo il 22% vorrebbe più scelte.

Inoltre nei primi sondaggi che hanno incluso anche il suo nome, Bloomberg non raggiunge neppure il 4% che serve per qualificarsi al dibattito dei candidati Dem in programma a dicembre.

La scelta di Bloomberg è maturata per dare una sterzata ai Democratici verso il centro, visto che il candidato più “istituzionale”, Joe Biden, appare in netta difficoltà.

Una strategia che lo colloca al centro dell’area dei lealisti e dell’establishment del partito, messo però alle corde dai candidati più radicali, Bernie Sanders e Elizabeth Warren.

Anche nel caso di una complicatissima rimonta nelle primarie, Bloomberg dovrebbe affrontare altri due ostacoli in caso di competizione diretta con Trump.

Uno è il timore legato a un suo possibile conflitto di interesse, considerando che dirige un impero editoriale composto da quasi tremila giornalisti e quasi ventimila dipendenti sparsi in giro per il globo in 69 paesi.

Un altro problema è la Cina. In passato il New York Times aveva anche raccontato della cancellazione di un’inchiesta sulle ricchezze di alti funzionari cinesi da parte dell’agenzia.

E negli scorsi giorni, a ridosso dell’annuncio della candidatura, Bloomberg ha cancellato la sua partecipazione al New Economy Forum di Pechino. Visto il clima e la strategia anti cinese dei Repubblicani, Trump non esiterà a usare anche questo tema per battere il possibile rivale.

Immaginare il percorso di Bloomberg per vincere la nomination diventa realmente, molto difficile. I soldi a disposizione forse aggiungono un pò di intrigo, ma a meno che non abbia un messaggio davvero convincente e dinamico, difficilmente potrà muovere l’ago della bilancia.