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I nuovi dazi saranno la benzina sul fuoco della prossima recessione americana?

Trump e Xi - Nuovi dazi Usa-Cina

Fino ad oggi, nella lotta dei dazi Usa-Cina, il commercio al dettaglio è stato un protagonista marginale.

Tuttavia con l’introduzione dell’annunciato nuovo dazio del 15% a partire dalla mezzanotte di domenica scorsa le famiglie statunitensi potrebbero ritrovarsi, nell’arco di poche settimane, con il conto delle spesa più salato.

Vediamo perché.

Il buon Trump ha deciso che il primo settembre entra in vigore una tassa del 15%, su parte dei 550 miliardi di dollari di importazioni cinesi che la Casa Bianca non aveva ancora colpito.

Stiamo parlando di circa 300 miliardi di dollari. Una parte verrà tassata a partire dal 1 settembre e il resto dal 15 dicembre… in concomitanza con lo shopping natalizio.

La preoccupazione che serpeggia sui mercati finanziari è dovuta al fatto che il 60% dei $ 300 miliardi interessati ai nuovi dazi è costituito da prodotti di consumo.

I dazi precedenti imposti in questa guerra commerciale si limitavano al 30% del totale.

Nel mirino questa volta ci sono circa 3.800 articoli di largo consumo che vanno dall’abbigliamento – abiti, giacche, pantaloni, pantaloncini, camicie – alle TV, pannolini, caffè, whisky, carne, formaggi e libri di testo.

Avrai già capito la pericolosità di questa situazione ma te la riassumo in modo semplice.

L’economia americana si sostiene con i consumi interni. Gli americani sono un popolo di consumatori affamato di shopping.

Se l’americano medio riduce i consumi e smette di comprare, l’economia rallenta e, nella peggiore delle ipotesi, entra in recessione.

La cura per scongiurare questo pericolo di solito è un mix di incentivi di politica monetaria – taglio dei tassi, quantitative easing eccetera – e di politica economica come ad esempio l’aumento della spesa pubblica o una riduzione delle tasse.

Nulla di male è sempre stato così. Il mondo si divide tra chi produce e chi consuma.

E se chi consuma non lo fa più, anche chi produce non sa più a chi vendere.

Ma torniamo a noi.

Il problema è che siamo già entrati in una fase di rallentamento del ciclo economico.

La Germania ha già dato segni di frenata con il pil del secondo trimestre negativo.

La Fed ha già messo mano ad un taglio dei tassi seppur minimo ma che certifica le preoccupazioni di governi e banche centrali.

Ora, se l’economia a stelle e strisce si basa sui consumi interni e questi già stanno rallentando, cosa accadrà se i dazi verranno scaricati sui prezzi al consumo provocandone un aumento?

E soprattutto, è questo ciò che avverrà realmente?

Analizziamo un attimo la situazione.

Un aumento dei dazi non comporta immediatamente, dal giorno dopo, un aumento dei prezzi.

Il televisore che venerdì scorso costava 1000 dollari da Walmart, lunedì non è aumentato a 1150 a causa del nuovo dazio del 15%.

C’è poi un altro fattore che devi tenere in considerazione.

Innanzitutto, la maggior parte dei prodotti importati negli Usa non proviene dalla Cina.

La Cina fornisce circa il 26% delle merci di Walmart e il 34% di Target – le due più grandi catene americane – secondo UBS.

Inoltre, rivenditori, produttori e distributori generalmente hanno a disposizione scorte di articoli per alcune settimane acquistate a prezzi privi di dazi.

Anzi, essendo a conoscenza dell’entrata in vigore dei dazi, probabilmente hanno incrementato le loro scorte nelle settimane precedenti.

La National Retail Federation sostiene addirittura che, in alcuni casi, i produttori mantengono i prezzi stabili ma vendono prodotti in confezioni più piccole o realizzandoli con materiali di qualità inferiore.

Aggiungi il fatto che le grandi catene sono meglio attrezzate per assorbire i nuovi dazi accettando margini di profitto più ristretti oppure – grazie al loro enorme potere contrattuale – possono facilmente convincere i loro fornitori a ridurre i costi o, come ulteriore opzione, cercare fornitori alternativi in altri paesi.

Vista così, la situazione, non sembra per nulla preoccupante.

Tuttavia, mentre queste strategie possono attenuare l’impatto di un dazio del 15%, diverse grandi catene commerciali hanno già affermato che almeno una parte di un futuro dazio del 25% verrebbe probabilmente scaricato sui prezzi.

E Trump ha già minacciato che i dazi sono destinati ad aumentare dal prossimo anno proprio fino al 25%.

Ma Trump è uomo dalle mille risorse e potrebbe riservarci nuove sorprese.

Tuttavia saranno i piccoli rivenditori a pagare per primi il conto.

Molti piccoli negozi, già sotto pressione per la concorrenza di Amazon e del commercio online, probabilmente entro poche settimane aumenteranno i prezzi.

Alcuni lo hanno già fatto.

A Rehoboth Beach, nel Delaware, ad esempio, circa l’80% degli articoli di abbigliamento maschile e femminile di Carlton proviene dalla Cina, afferma il proprietario del negozio Trey Kraus.

In previsione di un dazio del 25%, i produttori che riforniscono il negozio con 59 anni di storia, già l’inverno scorso avevano iniziato ad alzare i loro prezzi al dettaglio per l’abbigliamento primaverile.

In questo modo eviteranno un brusco aumento se e quando i dazi saliranno al 25%.

Ma c’è un ulteriore problema.

Il resto di quei 300 miliardi di dollari di beni di cui ti parlavo all’inizio – tra cui telefoni cellulari, laptop, console per videogiochi e giocattoli – sarà colpito con il dazio del 15% a metà dicembre proprio all’inizio dello shopping natalizio.

E’ anche vero che le minacce di Trump e i suoi repentini dietro front non sono più una sorpresa.

Ma la situazione va monitorata attentamente.

Come ti dicevo il pericolo è un aumento dei prezzi al consumo in una fase di rallentamento del ciclo economico che potrebbe disincentivare i consumi che sostengono l’economia americana e quindi accendere la miccia della prossima recessione.

I nuovi dazi vengono effettivamente imposti quando la crescita globale, gli utili e i cicli dei tassi di interesse puntano nuovamente verso il basso ed hanno bisogno di incentivi per riprendersi.

E come ben sai un dazio è l’esatto contrario di un incentivo.

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A presto

 


 

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