Anche CocaCola sospende la pubblicità su Facebook… e adesso?

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La settimana scorsa Facebook ha perso quasi il 10%.

 

Certo, anche l’S&P 500 non ha festeggiato, con l’ETF Spy che ha perso oltre il 3%, tuttavia vedere Facebook che fa così tanto peggio del mercato era un fatto al quale non eravamo più abituati.

 

Ma cosa è successo?

 

E’ presto detto: alcuni degli inserzionisti più importanti del colosso guidato da Mark Zuckerberg hanno deciso di sospendere temporaneamente le loro inserzioni, accusandolo di veicolare troppi messaggi carichi di odio senza tentare in alcun modo di arginarli.

 

Da martedì scorso un numero sempre crescente di aziende si sta unendo a questa campagna chiamata “Stop hate for profit” e quella che sembrava una nuvola passeggera potrebbe trasformarsi in una pericolosa tempesta per il buon Zuckerberg.

 

James Quincey, il Ceo di CocaCola, aderendo a questa campagna ha dichiarato “Non c’è spazio per il razzismo nel mondo”, e sembra che siano in molti a pensarla così visto che sono tante nell’elenco le aziende importanti che hanno aderito.

 

Infatti troviamo: Unilever, Verizon, The North Face, Honda Patagonia, Mozilla e tra gli ultimi arrivati anche StarBucks.

 

Insomma, come ho detto, la cosa rischia di scappare di mano al grande colosso dei social.

 

Le stime dicono che attualmente il danno per le casse di Facebook si aggirerebbe attorno agli 8 miliardi di dollari: non proprio bruscolini…

 

Ma, se consideriamo che nel 2019 il fatturato è stato di quasi 70 miliardi di dollari possiamo capire che il colpo, per il momento, non è da K.O.

 

Infatti per ora Facebook fa sapere che non si lascerà intimorire e che non cambierà le proprie policy sotto la spinta di pressioni economiche.

 

Tuttavia, l’amministratore delegato Mark Zuckerberg venerdì ha parlato in un livestream, annunciando che l’azienda cambierà le sue politiche proibendo i messaggi che veicolano l’odio nei suoi annunci, ma non ha fatto riferimento diretto ai boicottaggi, facendo intendere di voler dare un colpo al cerchio ed uno alla botte.

 

Se il suo intento era quello di rasserenare gli animi sembra però che l’obiettivo non sia stato raggiunto, infatti a stretto giro di Tweet il presidente di Color for Change, Rashad Robinson, ha scritto: “Se questa è la risposta che sta dando ai principali inserzionisti che hanno sospeso le inserzioni per milioni di dollari, non possiamo fidarci della sua leadership.”

Insomma, la matassa è ben lontana da essere districata ed è prevedibile che il problema si estenda a tutti gli altri social.

 

Ma quindi adesso cosa succede? Per Facebook si apre la strada di un ritracciamento di lungo periodo o sono solo scaramucce passeggere?

 

Bella domanda…

 

Sinceramente mi piacerebbe anche a me conoscere la risposta!

 

A parte gli scherzi allo stato attuale è veramente difficile dirlo.

 

Secondo Bank of America il danno al momento è limitato ma il rischio che si crei un “effetto valanga” è molto alto.

 

Più o meno dello stesso avviso gli analisti di Bernstein. In una nota hanno fatto sapere che la situazione è molto diversa rispetto alla campagna “#deletefacebook” del 2018 dopo lo scandalo di Cambridge Analytica. 

 

Ora la scelta delle aziende di aderire o meno alla campagna “Stop hate for profit” è molto più sotto ai riflettori e molti inserzionisti potrebbero boicottare Facebook non tanto per convinzione ma per il timore che non aderire possa dare riflessi negativi a livello di immagine.

 

Come vedi la cosa è seria e non va sottovalutata.

 

Tuttavia dobbiamo considerare che se è vero che Facebook ha bisogno degli inserzionisti è altrettanto vero che gli inserzionisti hanno bisogno di Facebook e sono in tanti a pensare che questi ultimi non potranno privarsi a lungo di questo fondamentale canale di comunicazione.

 

La posta in gioco è talmente alta per entrambi che tutto lascia supporre che si cercherà una mediazione per far terminare al più presto questa “battaglia”.

 

Certamente non è un periodo facile per il mondo social, non più tardi di un mese sotto la bufera c’era finita Twitter a seguito di uno scontro con niente popo di meno che il presidente Trump.

 

Bè sinceramente mi sento di ribadire ciò che dissi allora.

 

I social non sono tutti uguali e, da investitore, Facebook è uno di quelli che preferisco di più.

 

Ritengo che abbia un “fossato” sufficientemente ampio per resistere a queste turbolenze.


Non è un titolo che consiglierei di comprare in questo momento, ma se l’hai acquistato al giusto prezzo e con una visione di lungo periodo non credo che al momento ci siano problematiche tali da dover far tornare sui suoi passi chi ha deciso di puntare su questa azienda.

 

Come sempre però tutto dipende dalla composizione del portafoglio, come ripeto spesso ogni azione in portafoglio ha senso solo se messa in relazione a tutte le altre.

 

Se vuoi conoscere quali sono i criteri che uso quando compongo un portafoglio e se vuoi approfondire un concetto fondamentale come quello del “fossato economico”, allora ti consiglio di leggere il mio libro “Battere il Benchmark”.

 

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Al tuo successo.

Giuseppe Pascarella

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