Arriveranno i tassi negativi anche negli Stati Uniti?

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C’è una domanda che da qualche giorno sta circolando con insistenza a Wall Street.

La Federal Reserve porterà i tassi di interesse sotto lo zero?

Prima di iniziare lasciami fare un velocissimo ripasso sul meccanismo dei tassi di interesse.

Parlando terra terra, il tasso delle banche centrali è il tasso dal quale dipendono tutti gli altri tassi, compresi quelli che fanno le banche ai privati cittadini. Per questo motivo è anche chiamato “Tasso di Riferimento”.

In sostanza il tasso applicato dalle banche centrali determina il costo del denaro, più si alza il tasso e più prendere soldi a prestito diventa costoso e naturalmente più si abbassa e più prendere denaro dalle banche risulta conveniente.

Il tasso di riferimento rappresenta il maggior strumento a disposizione delle banche centrali per regolare l’economia.

Se l’economia rallenta, abbassando i tassi si aumentano i prestiti, si stimolano i consumi e in genere si favorisce una maggiore circolazione della liquidità.

Se invece l’economia accelera, alzando i tassi, si abbassa la circolazione della moneta e quindi si tenta di impedire l’arrivo di una eccessiva inflazione.

Come vedi è un strumento molto importante ed è per questo che il dibattito intorno alle scelte della Federal Reserve, ovvero la banca centrale statunitense, è così acceso.

Portare i tassi sotto lo zero sarebbe certamente un atto storico, infatti la Federal Reserve (Fed) non ha mai adottato una misura così drastica nemmeno durante le recessioni più dure.

Come si evince dal grafico qui sotto che mostra il valore del tasso di riferimento negli ultimi 65 anni, evidenziando in grigio i periodi di recessione.

A dire il vero, Jerome Powell, il governatore della FED, durante il suo ultimo discorso ha cercato di buttare acqua sul fuoco dicendo che i tassi negativi non sono una priorità, ma il mercato sembra non essersi convinto del tutto.

Infatti, secondo Zach Pandl, il co-capo della strategia globale di cambio di Godman Sachs, se in autunno dovesse arrivare una seconda ondata di covid-19 la misura dei tassi negativi sarebbe inevitabile, non tanto per la sua efficacia ma perchè i politici cercheranno tutte le strade per dimostrare di voler risolvere la situazione.

“Se l’economia ha un’altra grande battuta d’arresto causata da una seconda ondata di infezioni che porterebbe la ripresa davvero fuori rotta, allora penso che in questo caso si aprirebbe la possibilità di una serie di azioni aggiuntive come i tassi negativi. Tuttavia, anche in questo scenario, penso che la politica fiscale sarebbe il primo passo. Non credo che tagliare i tassi in territorio negativo sarebbe potenzialmente molto utile anche in quell’ambiente. Ma chissà, i politici vorranno provare cose nuove se l’economia andrà davvero in difficoltà per un lungo periodo di tempo. Se invece non ci sarà una seconda ondata penso che la probabilità di vedere tassi negativi sia piuttosto bassa”.

Mi trovo abbastanza in sintonia con quanto detto dal funzionario di Godman Sachs.

Ritengo che i tassi di interesse negativi siano da evitare a tutti i costi e potrebbero essere presi in considerazioni solo dopo un pesante ritorno del Corona Virus.

Ma anche in questo caso, come ha sostenuto Pandl, non vedo nei tassi negativi una grande soluzione.

Nell’immediato possono portare qualche vantaggio all’economia statunitense, infatti causerebbero una diminuzione del valore del dollaro con conseguente aumento delle esportazioni.

Di contro però i tassi negativi porterebbero molti problemi nel lungo periodo.

Infatti, come ha dimostrato la storia del Giappone ed in parte dell’area Euro, i tassi sotto lo zero non sono garanzia di aumento della circolazione del denaro.

Questo perché i tassi negativi mettono in grande difficoltà le banche che tendono perciò a contrarre l’erogazione di prestiti piuttosto che espanderla.

Tanto è vero che attualmente tale politica è adottata solo dal Giappone e dalla Svizzera.

A mio avviso entrare nella spirale dei tassi negativi è abbastanza pericoloso e soprattutto richiede molto tempo per uscirne.

Tuttavia è chiaro che le uniche armi in mano alla Banca Centrale statunitense, in caso di un ritorno del virus, saranno quelle di portare i tassi in negativo e stampare nuova denaro elettronico.

D’altronde è da diverso tempo che sostengo che il mercato ora è interamente sostenuto dall’attività di stimolo della Fed e del governo.

Come si vede molto bene da questo interessante grafico creato da Allianz Global Investor che mette in relazione le variazioni percentuali dell’indice S&P 500 con gli stimoli del Governo e della Banca Centrale.

Mai come in questo caso un’immagine vale più di mille parole.

Il mimino del mercato è coinciso che l’annuncio del Quantitative Easing illimitato.

Come sai bene, io penso che il mercato sia attualmente scollegato dal valore dell’economia e sia quindi possibile uno storno, ma questo non riguarderà tutte le azioni presenti sui listini.

Anzi sono convinto che sul mercato ci siano davvero ottime opportunità, tanto che non più tardi di tre giorni fà ho acquistato un nuovo titolo.

Questi sono i momenti migliori per aggiustare il portafoglio.

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