Posted on Lascia un commento

Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Cummins Inc. (CMI)

Pasca Profit-scritta e logo

GLI SPECIALISTI DEL MERCATO AZIONARIO AMERICANO
www.pascaprofit.com

Cummins Inc. (CMI) mercato NYSE ISIN: US2310211063

 

Cummins (CMI) è entrata nella nostra watchlist il 9 settembre 2019

Cummins è produttore leader di motori diesel per camion, autocarri e locomotive, oltre a generatori di corrente diesel. Cummins ha sede a Columbus, Indiana, dove è stata fondata nel 1919. Le entrate dell’azienda sono state storicamente legate al mercato dei camion di classe 8, dove, come leader del settore, attualmente fornisce il 38% dei motori. Cummins si trova ad dover affrontare la competizione dei suoi stessi clienti, i quali producono i propri motori. Nonostante la forte concorrenza in tutti i suoi segmenti e la sempre crescente regolamentazione del governo sulle emissioni diesel negli ultimi decenni, Cummins è stata in grado di aumentare le sue entrate fino a $ 24,29 miliardi negli ultimi dodici mesi.

Ultime trimestrali – 30 luglio 2019:
Cummins (NYSE: CMI) il 30 luglio ha pubblicato i risultati del secondo trimestre fiscale, inferiori alle stime degli analisti sia in termini di EPS che in termini di fatturato. Nello specifico, la società ha riportato un EPS pari a $4.27, dato inferiore di $0.10 rispetto al consensus; i ricavi del trimestre sono stati pari a $6.22 B (+1.5% Y/Y), inferiori di un delta pari a $140M rispetto al consensus degli analisti.

Analisi del business

Dal 1919, Cummins ha sviluppato motori diesel e attualmente ricopre una posizione di leader del settore. Il suo portafoglio prodotti comprende motori per camion, per macchine movimento terra e per locomotive, ma anche generatori a diesel.
Nell’ultimo decennio, Cummins è stata messa sotto pressione dall’aumento della concorrenza e da normative governative sempre più stringenti sulle emissioni diesel. Molti produttori di camion e autocarri hanno accelerato lo sviluppo e la commercializzazione dei propri motori diesel. Nonostante questi venti contrari, Cummins è stata in grado di produrre motori sempre più efficienti e conformi alle leggi, conquistando quote di mercato rispetto alla concorrenza. Come detto in precedenza, la quota di mercato per camion classe 8 di Cummins è aumentata dal 24% nel 2005 al 38% nel 2018.

cumminis-grafico coi dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni. Secondo il consensus degli analisti di Wall Street la crescita in termini di utile per azioni si attesta quota 2.30% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono quindi un futuro meno roseo del recente passato, stimando tasso di crescita decisamente più bassi rispetto alla media degli ultimi anni (CMI ha incrementato in media l’utile netto del 6,81% annuo negli ultimi 7 anni). Sicuramente interessante è la dinamica dei dividendi: l’attuale dividend yield è pari al 3.20% e si stima una crescita del dividendo pagato per i prossimi anni. Se sommiamo il dividend yield con il buyback ratio otteniamo il cosiddetto shareholder yield, che è pari al 6% attualmente.

VANTAGGI COMPETITIVI

Riteniamo che Cummins abbia vantaggi competitivi legati alle attività intangibles tra cui il suo brand ed assets di proprietà intellettuale. In senso pratico, la capacità di Cummins di migliorare le prestazioni e la durata dei prodotti per decenni ha fatto guadagnare all’azienda una meritata reputazione per la realizzazione di prodotti eccezionalmente affidabili. La qualità e affidabilità del prodotto ha convinto la clientela di Cummins a pagare prezzi superiori rispetto alla media, ma con la consapevolezza dei benefici in termini di risparmi in minor manutenzione e minore probabilità di guasti nei motori.
È questa esigenza di affidabilità, insieme all’efficienza dei suoi prodotti, che porta i clienti a scegliere motori Cummins. La forza del vantaggio competitivo di Cummins è dimostrata da ROIC eccezionali che hanno registrato una media del 20% negli ultimi dieci anni (ROIC degli ultimi 12 mesi si è attestato a quota 22.81%).
Cummins ha effettuato investimenti volti all’ elettrificazione e, più recentemente, nella tecnologia all’idrogeno che supporterà i veicoli alimentati a celle a combustibile. Un vantaggio fondamentale dei gruppi propulsori elettrici a batteria è la riduzione significativa dei costi di manutenzione, sia per le riparazioni del motore sia per i servizi di manutenzione ordinaria. Inoltre, regolamenti ambientali, come gli standard EPA del 2010, richiedono che i motori diesel impieghino complessi sistemi di post-trattamento. Questi sistemi possono anche richiedere costose manutenzioni che aumentano i costi rispetto alle generazioni precedenti di motori diesel. L’attuale densità di energia della batteria è ancora inadeguata per applicazioni su veicoli commerciali. Mentre i costi della batteria per kWh sono stati ridotti in modo aggressivo attraverso la produzione su larga scala, i miglioramenti della densità energetica sono progrediti a un ritmo molto più lento. Tale dinamica, se non subirà accelerazione improvvise, permette ai player tradizionali di respirare e costruire le proprie strategie.
Il segmento di business dei generatori di Cummins beneficerà del maggiore consumo globale di elettricità. La domanda di energia elettrica sia nei mercati emergenti che nei mercati sviluppati, principalmente dovuti a data center e strutture mediche, rappresenta un driver positivo per l’azienda.

cumminis-tabelle-sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. La salute finanziaria aziendale non è preoccupante nonostante alcuni indicatori, presi singolarmente, potrebbero dare segnali allarmanti. Utilizzando, ad esempio indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, che mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società prendendo in considerazione diversi ratios contemporaneamente, i segnali sono molto positivi. Attualmente l’Altman Z-Score è pari a 4.28 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria) e l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default molto bassa nel breve termine, sotto la soglia del 3%.
Gli indicatori di profittabilità aziendale sono molto positivi, superiori rispetto al costo del capitale sia in termini asset side che in termini equity side.

La valutazione

cumminis-grafico-sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sopra sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è una situazione di valutazione inferiore rispetto alle medie macro-settoriali combinati con una profittabilità maggiore e ruolo di leadership che l’azienda ha assunto nel suo mercato specifico. Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione.
Con il fine di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 192 ad azione, che rappresenta una sottovalutazione rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

I fattori di rischio legati ad un potenziale investimento nel capitale azionario di Cummins sono molteplici.
1- Competizione. I produttori di autocarri continuano a migliorare le proprie offerte di motori diesel, che fanno concorrenza ai motori Cummins.
2- Diesel v.s Benzina. Gli sforzi di efficientamento dei produttori di motori a benzina ha ridotto il divario di efficienza con quelli a diesel. Inoltre, i motori a benzina non richiedono complessi sistemi di post-trattamento dei gas di scarico.
3- Elettrificazione. Nei fattori di rischio a lungo termine vi è chiaramente la potenziale disruption derivante dal sopravvento dei motori elettrici. Questa trasformazione non avverrà nel giro di un paio di anni, ma l’azienda dovrà necessariamente investire in propulsori alternativi già nel breve termine. Secondo le nostre stime l’azienda difficilmente potrà mantenere le attuali marginalità operative e il valore del brand intatto all’interno di mercati nuovi alternativi.

Le mie conclusioni

Cummins è entrata nella nostra watchlist il 9 settembre 2019 come potenziale opportunità di investimento. Riteniamo che le valutazioni attuali dell’azienda sottostimino il reale valore di CMI generando un buon “margine di sicurezza”. La pressione sui prezzi è sicuramente dovuta dai fattori di rischio e incertezza elevati legati al futuro del business principale. Il titolo rimarrà in watchlist per ulteriori analisi e approfondimenti, soprattutto di matrice qualitativa.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Scripta Finance è una società di analisi indipendente, specializzata nel mercato azionario americano che da 10 anni batte il benchmark.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.
Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.

 

DISCLAIMER:
Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.
Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.

Le opinioni e le informazioni contenute nel presente documento sono state sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell’arte delle conoscenze e delle tecnologie ed ottenute o derivanti da fonti ritenute attendibili, ma la loro accuratezza e la loro affidabilità’ non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte di Scripta Finance né’ di alcuno. I dati sono forniti da Compustat Xpressfeed, Standard & Poors, Finviz e una divisione di The McGraw-Hill Companies così come altri fornitori di dati di terze parti nonché dai Sec filling aziendali.
Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd

 

Posted on Lascia un commento

Perché Boeing sta ritardando il decollo?

boeing a terra

Il successo di un’azienda costruttrice di aeromobili passa dalla sua capacità di costruire velivoli che stanno in aria.

Mi sembra una cosa talmente ovvia che mi chiedo perché l’abbia scritta.

Tuttavia porta pazienza.

Prima di interrompere la lettura di questo articolo ti chiedo di concedermi cinque minuti della tua fiducia per dimostrarti il nesso tra questa mia assurda affermazione e la realtà.

Mi riferisco al caso del 737 Max della Boeing che, insieme ad Airbus, è leader nel mercato della costruzione di velivoli commerciali.

La crisi aziendale seguita ai due tragici incidenti del Boeing 737-Max è principalmente una crisi di fiducia nel management che, per la seconda volta come ti dimostrerò tra breve, ha cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Mi spiego.

Subito dopo il primo incidente del 29 ottobre 2018 in Indonesia dove morirono purtroppo tutte le 157 persone a bordo, gli investigatori ipotizzarono fin da subito che un difetto di progettazione nell’aeromobile aveva avuto un ruolo importante nell’incidente.

Tuttavia i vertici di Boeing cercarono fin da subito di incolpare i piloti.

 

Solo alla fine furono costretti ad ammettere il difetto di progettazione.

Purtroppo non prima che un altro aereo si schiantasse a terra lasciando sulla sua scia altri morti.

Quello che è emerso nei mesi successivi è stato che Boeing non era nuova a queste prese di posizione.

Non era la prima volta che negava inizialmente anche l’evidenza dei fatti.

Il 3 marzo 1991, un Boeing 737 della United Airlines si schiantò in avvicinamento a Colorado Springs, uccidendo tutte le 25 persone a bordo.

Dopo un’indagine di quasi due anni l’NTSB, l’ente investigativo americano, concluse che la probabile causa era il malfunzionamento di un’unità di controllo del timone, che provocava il suo spostamento nella direzione opposta a quella prevista dai piloti.

L’agenzia investigativa raccomandò alla FAA – l’Amministrazione federale americana di controllo del volo che certifica la sicurezza degli aeromobili Boeing – di imporre alle compagnie aeree l’installazione di una modifica per evitare future inversioni del timone.

Tutto questo appena Boeing l’avrebbe resa disponibile. Ma Boeing non lo fece e la FAA chiuse un occhio.

L’8 settembre 1994, un USAir 737 si schiantò in fase di avvicinamento all’aeroporto di Pittsburgh uccidendo tutte le 132 persone a bordo.

La somiglianza tra i due incidenti era così evidente che Boeing… continuò a negare l’evidenza.

 

Solo in seguito alla chiusura di ben due inchieste, i vertici confermarono che il disastro fu provocato da un malfunzionamento del timone.

Sottoposta a mille pressioni, Boeing riprogettò la parte interessata che fu modificata in tutti i 737. Da allora non si è più verificato un incidente causato da quel problema.

Purtroppo questa inquietante cultura della negazione persiste ancora oggi in Boeing.

 

La prima conseguenza è purtroppo la tragica perdita di vite umane. Una perdita irrimediabile.

Quindi non voglio confondere il lato umano con il business.

Tuttavia la riluttanza “istituzionale” dei vertici Boeing a esaminare anche potenziali difetti di progettazione nel suo prodotto, ha un forte impatto sulla fiducia degli investitori e si riflette sull’andamento del titolo in Borsa.

La testarda resistenza della Boeing ad ammettere i suoi errori – anche se quegli errori avrebbero ritardato di alcuni mesi il ritorno all’operatività degli aerei 737 Max, secondo il Wall Street Journal – si stanno trasformando in un disastro per l’azienda e per le compagnie aeree clienti.

A questo si aggiunge che Boeing ha trovato un partner disponibile nella FAA, che potrebbe aver permesso all’azienda di eludere i processi di certificazione standard in modo da poter vendere gli aeromobili più rapidamente.

A pensar male si fa peccato ma a volte ci s’azzecca” disse qualcuno: FAA è stato l’ultimo ente regolatore a ordinare la messa a terra del 737 Max.

La crisi di Boeing è quindi principalmente una crisi di fiducia.

 

La sua credibilità è stata gravemente danneggiata.

Hanno continuamente cercato di ridurre al minimo l’entità del problema.

Ed ora anche l’imparzialità della FAA che certifica i velivoli Boeing per conto di tutti gli altri regolatori nel mondo – compreso l’ENAV italiano – è stata compromessa.

Prima degli incidenti la certificazione di FAA permetteva ai velivoli di sorvolare tutti i Paesi del mondo.

Oggi non è più così e prima di autorizzare i voli dei 737 ogni ente regolatore vuole approfondire le sue indagini.

Boeing sta lavorando su due fronti:

1) la soluzione del problema al software che ha causato purtroppo 346 vittime;

2) riportare la sua reputazione ai livelli pre-737 Max.

Il primo problema, nonostante sia quello che ha causato i danni più tragici ed irreparabili, è quello di più facile soluzione.

Per rimediare al secondo ci vorrà invece molto più tempo.

Infatti solo dopo aver risolto il problema al software inizieranno i voli di prova.

A questi seguirà l’addestramento aggiuntivo dei piloti e solo successivamente i 737 Max usciranno dagli hangar dove sono stati parcheggiati.

Ma prima di volare ogni aereo riceverà un esame approfondito dal muso alla coda tanto che la società ha già annunciato che assumerà ulteriori meccanici che seguiranno questo processo.

Solo a quel punto i 737 Max potrebbero venire autorizzati al volo.

Tuttavia sarà proprio in quel momento che Boeing dovrà affrontare il problema maggiore: convincere i clienti che gli aerei sono sicuri.

 

Le compagnie aeree americane confidano nel ritorno in volo dei 737 Max entro le prossime vacanze di Natale periodo di grandi spostamenti negli States.

Staremo a vedere.

Troverai tutti gli aggiornamenti nella mia pagina facebook battere il benchmark

Se vuoi scoprire quando Boeing troverà di nuovo posto nel mio portafoglio allora parti da qui: https://pascaprofit.com/sl-portafoglio-pascarella/

A presto.

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd

 

Posted on Lascia un commento

Editoriale Pascarella: Il petrolio vola dopo l’attacco ad Aramco, ci saranno ripercussioni sulle obbligazioni?

grafico sul petrolio_oil distruptions

Il petrolio dopo l’attacco ad Aramco vola, ripercussioni sulle obbligazioni possibili.

Il prezzo del petrolio è aumentato di un quinto ad un certo punto questa mattina. Il WTI in apertura era su del 20% a oltre $ 71. Non vedi questo tipo di mosse ogni giorno. Il rialzo più alto mai registrato. Non si vedono tutti i giorni situazioni simili.

Certo che se la metà della produzione petrolifera dell’Arabia Saudita viene messa fuori in un solo giorno, la cosa preoccupa non poco. Forse non sarai informato, ma Sabato l’impianto principale di Aramco è stato attacco da droni, gli Stati Uniti accusano l’Iran, il quale smentisce seccamente.

Il petrolio deve essere trattato prima di essere pronto per l’esportazione. La struttura saudita, Abqaiq, è una parte fondamentale di questo processo, perché il suo compito è quello di eliminare le impurità. Se non viene trattato, il petrolio non può arrivare sul mercato.

Quello che è successo è che alcune strutture fondamentali per questo processo nell’impianto di Abqaiq sono stati eliminati da una serie di attacchi di droni. Questi attacchi sono stati molto precisi.

Chi l’ha fatto? L’Arabia Saudita fa guerra allo Yemen da quattro anni ormai. I ribelli Houthi rivendicano la responsabilità dell’attacco di Abqaiq, dicendo che lo hanno eseguito con uno sciame di dieci droni. E hanno usato i droni per effettuare attacchi simili nell’ultimo anno.

Ma gli Stati Uniti sono scettici al riguardo e puntano il dito contro l’Iran. A questo punto entrerebbe in gioco l’ipotesi di complotto, ma non ha senso. L’Iran non è certamente un grande fan dell’Arabia Saudita e sembra un’ipotesi plausibile, ma se lo Yemen rivendica e l’Iran si defila, bah, non saprei.

Comunque, la conseguenza dell’attacco è stato il dimezzamento della produzione di petrolio greggio del paese. Circa sei milioni di barili di petrolio al giorno, che a loro volta rappresentano il 5% della fornitura mondiale di petrolio.

Da qui il picco a due cifre del prezzo del petrolio questa mattina. Non abbiamo visto questo genere di cose dall’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990. Il che, ovviamente, presenta scomodi parallelismi su ciò che potrebbe accadere in seguito.

Ma cosa può comportare questo stop immediato alla produzione?
Ci sono due questioni principali da considerare. Innanzitutto, c’è la domanda pratica di quanto velocemente i sauditi possano far ripartire la produzione al 100%. Ciò diventerà più chiaro durante questa settimana. Nel frattempo, sia gli Stati Uniti che l’Arabia Saudita hanno riserve di petrolio che possono essere utilizzate per invertire il mercato.

Quindi il picco iniziale è una reazione di shock. L’attuale interruzione dell’approvvigionamento potrebbe essere meno estrema di quanto sembri. Tuttavia, il secondo fattore più complicato è il “premio per il rischio” che ora viene aggiunto al prezzo del petrolio.

Il problema è che questo attacco apre tutta una serie di nuove spiacevoli possibilità. Se un piccolo sciame di droni può paralizzare le strutture petrolifere chiave, allora cosa può impedire che ciò accada di nuovo? E se aumentasse? Abbiamo già gli Stati Uniti che puntano il dito contro l’Iran. Vedremo l’ennesima guerra del Golfo? Spero di no, ma chi lo sa?

Oltre il petrolio, ragioniamo più in grande, i prezzi del petrolio elevati avranno un impatto sulle aspettative dell’inflazione, lo stretto rapporto tra i prezzi del petrolio, l’oro e l’inflazione sui prezzi al consumo, è davvero sottile.

Un picco del prezzo del petrolio potrebbe essere proprio l’evento per scuotere un mercato che, fino ad ora, è stato fermo sulla minaccia di una crisi deflazionistica. Uno shock inflazionistico in un mondo posizionato verso un periodo deflazionistico causerebbe parecchie emicranie agli speculatori.

Giuseppe Pascarella

Posted on Lascia un commento

Quanto ti costa non reinvestire i dividendi?

scritta "dividendi" accanto a banconote arrotolate

L’aspetto che i piccoli risparmiatori trascurano quando investono sui mercati azionari, è quello del reinvestimento dei dividendi.

Ne parlo ampiamente nel mio libro Battere il benchmark.

Se non l’hai ancora letto puoi acquistarlo qui a una modica cifra di poco superiore a una pizza e birra.

Se invece sei tra i fortunati che hanno il mio libro sulla scrivania o addirittura hai acquistato uno dei miei portafogli, questo è il momento adatto per fare di nuovo chiarezza ed evitare di compiere un errore che vedo fare spesso dagli investitori principianti.

Si tratta come ti ho anticipato dell’importanza di reinvestire i dividendi azionari.

E’ un passaggio fondamentale soprattutto nel caso in cui il tuo portafoglio sia difensivo composto principalmente da azioni “value” e tu voglia passare dal livello “investitore principiante” a “evoluto”.

Le aziende value sono caratterizzate da una forte solidità ma che possono avere performance stellari paragonabili a quelle di un’azienda growth.

Nel libro viene descritta la differenza tra le due tipologie di azioni. Ti semplifico comunque il concetto con due esempi.

La Coca Cola è un’azienda value ovvero solida, consolidata, trasparente con uno storico di dati che ti consente di analizzare il passato e soprattutto che sforna utili costantemente ogni anno.

Tuttavia come ben sai dal titolo Coca Cola difficilmente potrai aspettarti una performance del 100% in un anno.

Tutto è possibile per carità, ma poco probabile.

In cambio però, proprio perché produce utili ogni anno, remunera i suoi azionisti con ottimi dividendi.

Contrariamente, le aziende growth non sono consolidate, sono in fase di lancio, difficilmente producono utili perché tutte le risorse vengono reinvestite in azienda per acquisire nuove quote di mercato e crescere sempre più.

Generalmente operano in settori in forte espansione come ad esempio quello tecnologico e quindi la probabilità di ottenere forti performance è nettamente maggiore rispetto alle aziende value.

Ti rimando comunque al libro per approfondire il concetto.

Torniamo a noi.

Se dalle aziende value non puoi aspettarti performance stellari, c’è comunque un modo per migliorarle nel tempo senza assumerti rischi maggiori.

Quale?

Il reinvestimento costante dei dividendi che ti vengono periodicamente liquidati.

E’ un’operazione che potrebbe consentirti di raddoppiare il tuo portafoglio rispetto al non farla.

Ti riporto un’analisi di Fidelity fatta con riferimento all’indice FTSE All-Share di Londra ma naturalmente vale su ogni mercato maturo e quindi anche su quello americano sul quale sono focalizzati i miei portafogli.

L’analisi dimostra che un risparmiatore che avesse investito 100 sterline al mese sull’intero indice e reinvestito i relativi dividendi percepiti negli ultimi 30 anni, avrebbe prodotto un portafoglio di 130.140 sterline.

Lo stesso risparmiatore si ritroverebbe un portafoglio di 66.069 sterline se non avesse reinvestito i dividendi.

Esattamente la metà.

Anche prendendo in considerazione periodi più brevi, ad esempio gli ultimi 20 anni, il mancato reinvestimento riduce drasticamente le performance.

Il reinvestimento avrebbe prodotto infatti un portafoglio di 50.630 sterline contro i 33.789 del portafoglio senza reinvestimento.

Anche in 10 anni la differenza tra i due portafogli sarebbe stata di oltre 3.000 sterline.

Molti investitori non sono consapevoli del fatto che i dividendi possono essere il principale motore delle performance di un portafoglio soprattutto se questo è difensivo (value).

Allo stesso tempo gli investitori che invece sono focalizzati su aziende growth si disinteressano dei dividendi e li considerano come la ciliegina sulla torta invece di approfittarne per incrementare ancora di più le performance del portafoglio.

Tuttavia se mi segui da un po’, hai letto il mio libro, mi segui sui social o sei tra i risparmiatori evoluti che seguono uno dei miei portafogli, questi dovrebbero essere concetti ormai acquisiti che non destano più il minimo dubbio.

Repetita iuvant dicevano i latini. Le cose ripetute aiutano e io mi adeguo e seguo il consiglio. 😉

Adottare questa tecnica non è nulla di complicato.

L’operazione di reinvestimento dei dividendi è molto semplice se acquisti dei fondi comuni.

Lo fanno in automatico e non devi fare assolutamente nulla.

Il problema è che i costi di sottoscrizione dei fondi annullano i benefici del reinvestimento.

Tuttavia anche se hai acquistato azioni direttamente sul mercato, l’operazione è molto semplice.

E’ sufficiente acquistare nuove azioni della stessa società ogni volta che questa ti paga.

Anche in questo caso alcuni broker ti consentono questa operazione automaticamente.

Tuttavia se la tua banca non fornisce questo servizio, ti assicuro che potrai risolvere tutto con un semplice clic del mouse.

Trovi tutto spiegato nel libro ed è quello che faccio costantemente con il mio Portafoglio Pascarella focalizzato sulle aziende value del mercato americano.

Se vuoi saperne di più clicca qui e segui semplicemente le mie orme.

A presto

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd

 

Posted on Lascia un commento

Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Ralph Lauren (RL)

Ralph Lauren logo

Pasca Profit-scritta e logo

GLI SPECIALISTI DEL MERCATO AZIONARIO AMERICANO
www.pascaprofit.com

Ralph Lauren (RL) mercato NYSE ISIN: US7512121010

 

Ralph Lauren (RL) è entrata nella nostra watchlist il 30 agosto 2019

Fondata nel 1967 dallo stilista Ralph Lauren, Ralph Lauren Corporation è una società statunitense quotata al NYSE attiva nella progettazione, marketing e distribuzione di capi d’abbigliamento, prodotti per la casa, accessori e profumi in Nord America, Europa e Asia. I marchi dell’azienda includono Polo Ralph Lauren, RL Collection, RL Childrenswear, Lauren Ralph Lauren, Chaps, Double RL e Club Monaco. I canali di distribuzione per Ralph Lauren includono il mercato all’ingrosso (incluse grandi catene della distribuzione e negozi specializzati), la vendita al dettaglio (compresi i negozi al dettaglio di proprietà dell’azienda e l’e-commerce) e accordi di licenza.

Ultime trimestrali – 30 luglio 2019:
Ralph Lauren il 30 luglio ha pubblicato i risultati del primo trimestre fiscale, battendo le stime degli analisti sia in termini di EPS che in termini di fatturato. La società ha riportato una crescita delle vendite comparabili del 2% durante il trimestre, guidata da un aumento del 4% in Europa e un 4.5% in Asia. Il gross margin si è attestato a quota 64.4%, sotto le stime degli analisti che si aspettavano un 64.6%

Analisi del business

Ralph Lauren ha attuato una serie di riforme a partire dal 2016 con il fine di incrementare il valore del brand, migliorare l’assortimento dei prodotti ed espandersi maggiormente sul mercato globale. Queste misure sono state adottate per contrastare una deludente gestione di magazzino degli anni precedenti e una politica di pricing sbagliata. L’azienda ha quindi chiuso più di 75 store, ridotto l’esposizione a clienti retail della grande distribuzione, migliorato le operazioni di consegna e incrementato, di conseguenza, la marginalità lorda.

La dinamica delle vendite nell’area nordamericana rimane deludente, ma ci aspettiamo una stabilizzazione accompagnata da ulteriori migliorie di margine grazie ai nuovi prodotti e grazie a maggiori risorse destinate alla pubblicità. La crescita dell’azienda sarà probabilmente trainata dai mercati internazionali (Europa e Asia), dove il marchio Ralph Lauren è visto maggiormente come brand premium rispetto al mercato americano, con conseguenti benefici in termini di pricing e marginalità.

Ralph Lauren-grafico coi dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni. Secondo il consensus degli analisti di Wall Street la crescita in termini di utile per azioni si attesterà a quota 7.35% annua composta per i prossimi cinque anni. Il miglioramento delle tendenze previsionali è dovuto principalmente alla fiducia degli analisti riposta nel raggiungimento degli obiettivi prefissati dal management.

VANTAGGI COMPETITIVI

La forza del brand Ralph Lauren rappresenta il vero e proprio “fossato” economico rispetto ai competitors dell’azienda. La società beneficia della caratteristica di essere percepita come brand di moda di fascia alta nonostante offra prodotti a tutti i livelli di prezzo (i prodotti possono avere un pricing da 30/40$ fino ad arrivare a prodotti di lusso con prezzi superiori ai $5000/6000). Nonostante questo, riteniamo che bassi prezzi per certe categorie di prodotto abbiano effetti negativi sul valore del marchio Ralph Lauren nel lungo termine e ci aspettiamo che il management opti per scelte strategiche volte alla massimizzazione di tale asset intangibile.

Una parte importante del vantaggio competitivo aziendale risiede nella migliore capacità di gestione del brand rispetto ai venditori terzi. Il fatturato derivante da vendita all’ingrosso è passato dal 46% del 2015 all’attuale 38% del fatturato totale. La crescente attività di vendita diretta al consumatore genererà benefici grazie ad un miglior controllo sul pricing e sul brand.

Dal 2016 il management societario ha limitato la distribuzione e ridotto le unità di stoccaggio per supportare il valore del marchio, provocando una diminuzione nelle vendite come conseguenza diretta. Nell’immagine seguente è mostrata la dinamica del fatturato negli ultimi otto anni:

Ralph Lauren - grafico - è mostrata la dinamica del fatturato negli ultimi otto anni

Il vantaggio competitivo posseduto dall’azienda è dimostrato dalla capacità di generare rendimenti superiori al costo del capitale. Concentriamoci sul rendimento sul capitale investito: negli ultimi dieci anni la società ha generato un ROIC medio pari al 20.73% e negli ultimi cinque anni un ROIC medio pari a 15%, a fronte di un costo del capitale medio ponderato pari a 8.5%. Questi risultati stanno a significare la capacità aziendale di impiegare le risorse investite a tassi di rendimenti superiori rispetto al costo di ottenimento del capitale.

Uno degli indicatori di fondamentale importanza nell’analisi del settore di RL è la marginalità lorda. Ralph Lauren beneficia di margini lordi superiori rispetto alla maggior parte dei competitors; attualmente il gross margin si attesta a quota 61.58%, con una media negli ultimi 10 anni pari a 58.44%. Il margine lordo superiore al 60% è basato quasi esclusivamente sul potere di pricing, non avendo vantaggi competitivi in termini di costi.

È interessante notare l’incremento di risorse destinate all’advertising ($273 milioni nel 2019) volte soprattutto ad incrementare il valore dei tre brand principali dell’azienda: Ralph Lauren, Polo Ralph Lauren e Lauren Ralph Lauren. Le spese di advertising sono pari al 4.3% del fatturato e sono in aumento di 50 milioni rispetto al 2018; l’incremento di spesa verrà destinato principalmente verso operazioni di marketing online e di restyling degli store.

Per quanto riguarda la profittabilità, Ralph Lauren sta compiendo importanti sforzi per ridurre costi a livello di fornitura, di gestione ed efficientamento nella produzione. Da notare anche la diminuzione dell’esposizione nella catena di approvvigionamento dalla Cina a causa della guerra commerciale e perseguendo il mantenimento di costi ridotti.

ralph lauren -grafici -sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. La salute finanziaria aziendale non è preoccupante nonostante alcuni indicatori che, presi singolarmente, potrebbero dare segnali allarmanti. Utilizzando, ad esempio indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, che mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società prendendo in considerazione diversi ratios contemporaneamente, i segnali sono molto positivi. Attualmente l’Altman Z-Score è pari a 3.54 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria) e l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default molto bassa nel breve termine, sotto la soglia del 5%.

Gli indicatori di profittabilità aziendale sono positivi, superiori rispetto al costo del capitale sia in termini asset side che in termini equity side.

La valutazione

ralph lauren - grafico - rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine soprastante sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è una situazione di valutazione in linea alle medie settoriali collegata ad una profittabilità attuale maggiore ed una posizione di leader che l’azienda ha assunto nel suo mercato.

Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione.

Per stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari.

A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 120 ad azione, che rappresenta una sottovalutazione rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

Se le nostre stime sono corrette l’azienda attualmente quota a prezzi di sconto rispetto al valore intrinseco, come mostrato nella sezione di valutazione. La sola analisi quantitativa può però portare a conclusioni non sempre affidabili se non supportate adeguatamente da un’approfondita analisi qualitativa. All’interno dell’analisi qualitativa è necessario prendere in considerazione i fattori di rischio e incertezza legati ad un eventuale investimento. Di seguito elenchiamo i principali fattori di rischio per RL:

Il mercato dell’abbigliamento americano è altamente competitivo, all’interno del quale anche le aziende leader arrivano a conquistare al massimo una piccola quota di mercato. L’unico vantaggio competitivo che l’azienda possiede è la forza del brand: saranno necessari continui investimenti e scelte strategiche generatrici di valore con visione a lungo termine. Una gestione sbagliata del brand potrebbe rivelarsi rovinosa per i risultati dell’azienda.

Un altro fattore negativo, sempre collegato alla forza del brand, riguarda il mantenimento nel portafoglio aziendale di alcuni brand minori, come Chaps e Club Monaco, che potrebbero inficiare la forza del brand principale nel caso in cui non vengano accompagnate da una gestione efficace.

Investimenti importanti in categorie nuove per l’azienda aumentano l’incertezza legata ai rendimenti delle risorse allocate. L’azienda si aspetta di ricavare $100 milioni in più dalle nuove categorie di prodotto. All’interno delle nostre analisi riteniamo sia necessario utilizzare stime meno aggressive rispetto a quelle dichiarate dall’azienda.

Ultimo, ma non meno importante, fattore di rischio è quello legato alla guerra commerciale tra Usa e Cina. L’azienda sta riducendo l’esposizione della catena del valore in Cina, ma servono ulteriori sforzi.

Le mie conclusioni

Ralph Lauren è una società entrata nella nostra watchlist il 30 agosto 2019 per ulteriori analisi più approfondite, soprattutto di natura qualitativa. L’azienda gode di un leggero vantaggio competitivo legato alla forza del suo brand ma l’incertezza legata al suo business è di alto livello. Apprezziamo il cambio di direzione nelle scelte manageriali, improntate sulla massimizzazione di valore aziendale nel lungo termine che stimiamo darà frutti agli investitori più pazienti e con ampi orizzonti temporali. La combinazione attuale di qualità e basse valutazioni rende interessante l’investimento nel capitale azionario della società.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Scripta Finance è una società di analisi indipendente, specializzata nel mercato azionario americano che da 10 anni batte il benchmark.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.
Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.

 

 

DISCLAIMER:

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.
Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.

Le opinioni e le informazioni contenute nel presente documento sono state sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell’arte delle conoscenze e delle tecnologie ed ottenute o derivanti da fonti ritenute attendibili, ma la loro accuratezza e la loro affidabilità’ non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte di Scripta Finance né’ di alcuno. I dati sono forniti da Compustat Xpressfeed, Standard & Poors, Finviz e una divisione di The McGraw-Hill Companies così come altri fornitori di dati di terze parti nonché dai Sec filling aziendali.

Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd

 

Posted on Lascia un commento

Lettere di Michael Burry a Bloomberg. Famoso guru di Wall Street che previde la crisi del 2008 scommettendo contro il settore immobiliare e guadagnando più di 1 miliardo di dollari

Michael Burry

Michael Burry ha raggiunto la fama e la fortuna scommettendo contro i titoli ipotecari prima della crisi del 2008, una previsione che gli fece guadagnare l’appellativo di guru della finanza. Divenne celebre anche fuori dai canali della finanza grazie al film, La grande scommessa, dove la sua parte fu interpretata da un magistrale Christian Bale.

Durante i titoli di coda del film, La grande scommessa, passò una scritta in cui segnalava che Burry investì il suo patrimonio nel settore acqua. Vien da dire che anche in quel caso, fu profetico. Dalla crisi del 2008 ad oggi, l’indice del settore acqua negli Stati Uniti è salito del 500%.

Oggi Burry vede un’altra opportunità “contrarian” emergere da quella che chiama la “bolla” negli investimenti passivi. Mentre il denaro si riversa in fondi negoziati in borsa e altri prodotti di tracking dell’indice che si inclinano verso le grandi aziende, Burry afferma che titoli azionari sottovalutati vengono indebitamente trascurati in tutto il mondo.

Nelle ultime tre settimane, la sua società di investimenti, Scion Asset Management ha rivelato importanti partecipazioni in almeno quattro società a piccola capitalizzazione negli Stati Uniti e nella Corea del Sud.

La bolla degli investimenti passivi* attraverso ETF e fondi indicizzati, nonché la tendenza a dimensioni molto grandi tra i gestori patrimoniali ha reso orfani titoli value sottovalutati a livello globale.

ha scritto Burry in una email a Bloomberg, la cui società con sede a Cupertino, in California, gestisce circa $ 343 milioni.

*Differenza tra fondi passivi e fondi attivi.
Un fondo passivo replica un indice sottostante, come DAX, FTSEMIB o S&P500. Non cerca di battere il mercato. Cerca solo di duplicarlo.
Un fondo attivo, d’altra parte, impiega un team di manager, per cercare di battere il mercato. L’obiettivo è ottenere un rendimento maggiore rispetto alla media del mercato.

I gestori di fondi attivi hanno sanguinato negli ultimi anni quando gli investitori si sono ribellati a commissioni elevate e rendimenti deludenti – una tendenza che ha spinto Moody’s Investors Service a prevedere che i fondi indicizzati supereranno la gestione attiva negli Stati Uniti entro il 2021. Il passaggio ha coinciso con un allungamento pluriennale di sottoperformance per titoli value soprattutto small cap.

C’è tutta questa opportunità, ma così pochi manager attivi cercano di trarne vantaggio, investire a lungo in situazioni sottovalutate e trascurate sembra scadente, ma è una grande opportunità.

ha aggiunto Burry.

Mentre Burry è meglio conosciuto per le sue scommesse ribassiste, ha sottolineato che la sua passione è “investire a lungo in situazioni sottovalutate e trascurate”. Ha aggiunto che si sta spostando sul mercato value.
Questo mese Burry ha presentato una petizione a GameStop Corp., un rivenditore di videogiochi, e Tailored Brands Inc., un rivenditore di abbigliamento maschile, per riacquistare azioni. Le azioni dei marchi su misura sono aumentate del 7,6% e GameStop del 4,9%. Scion Capital ha inoltre recentemente aumentato le sue posizioni in due società sudcoreane di piccole dimensioni – Ezwelfare Co. e Autech Corp. – e ha rivelato la sua intenzione di impegnarsi con la direzione di Autech, un’azienda di trasporti e un produttore di ambulanze, di voler raggiungere il 10% di partecipazione.

Burry ha anche affermato di “osservare” gli sviluppi del gruppo CJ, un conglomerato sudcoreano, senza fornire ulteriori dettagli nella sua e-mail a Bloomberg.

La Corea ha così tanto potenziale. Tuttavia, le azioni coreane sono quasi sempre a buon mercato e la colpa è dei team di gestione perché non trattano gli azionisti allo stesso modo come i proprietari.

ha aggiunto Burry, citando le capacità tecnologiche del paese e i livelli di istruzione elevati.

Le azioni coreane sono scambiate al di sotto del valore contabile, meno della metà del livello globale.
Mentre gli attivisti tra cui Paul Singer di Elliott Management hanno recentemente spinto le società sudcoreane ad aumentare i rendimenti degli azionisti, il mercato è ancora scambiato con una delle valutazioni più depresse al mondo. L’indice di riferimento Kospi è sceso di circa il 5% quest’anno, rispetto a un aumento del 18% dello S&P500.

Ho visto gli errori che gli americani commettono nel corso degli anni, specialmente in Asia, quando si approcciano ai proprietari di aziende. Il mio primo istinto è un consiglio amichevole. Occasionalmente può evolversi in una situazione più ostile, ma non è quello che voglio. Voglio soprattutto una conversazione produttiva.

Ha concluso Burry.

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd

 

Posted on Lascia un commento

Editoriale Pascarella: Le azioni sono sopravvalutate ma possono crescere ancora

editoriale pascarella

Le azioni large cap sono decisamente sopravvalutate. Ma quante volte ci siamo trovati di fronte ad una sopravvalutazione e abbiamo chiuso per poi vedere il titolo stesso crescere ancora e ancora? Troppe volte, ma allora dire che le azioni sono sopravvalutate, non è sopravvalutato?

I prezzi sono insolitamente alti, ma rispetto agli utili, ai fondamentali e al prodotto interno lordo, credo non siamo ancora sui massimi.Quindi io continuo ad acquistare. Molti pensano che vada in controtendenza, che tutti gli analisti del mondo sono contrari ad acquistare in questo  periodo, ormai siamo sulla soglia di una recessione, quindi è meglio stare fermi. Però le loro società di investimento, comprano.

I tassi di interesse negativi stanno diventando la norma, ormai non fanno più paura, questo perché l’esperimento finanziario più bizzarro del mondo, tassi di interesse negativi, continuerà e forse torneremo anche indietro, con un nuovo QE. La Banca centrale europea addebita attualmente alle banche il -0,4% sui loro depositi. La Banca nazionale svizzera anche peggio, -0,75%.

UBS sta introducendo un tasso negativo su grandi depositi e probabilmente i competitor faranno lo stesso. I rendimenti dei titoli di stato tedeschi sono negativi da anni. Il rendimento decennale nel Regno Unito è ora inferiore allo 0,5% per la prima volta in assoluto. I rendimenti decennali statunitensi non sono negativi, ma sono ai minimi storici.

La maggior parte degli analisti prevede un allentamento monetario negli Stati Uniti e in Europa a settembre, ma perché Io non mi lascio più distrarre dall’isteria politica che circonda il globo, i tweet di Trump, le uscite di Johnson, l’Italia che cambia maglia e Bolsonaro che inquina il pianeta. Sembra un dramma di Hollywood a cui non presto più attenzione, i mercati salgono, scendono, se ne stanno in laterale ma fanno sempre nuovi massimi e sono stanchi di questi siparietti. Quello che conta sono gli utili.

Dicono che siamo in rallentamento, verissimo, gli utili non mentono, il rallentamento globale esiste, ma è differente da una crisi, a quella dobbiamo ancora arrivare. Uno dei fattori scatenanti potrebbe essere la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina (ha quasi prendendo le sembianze di una guerra fredda). Una serie di “reshoring” – ritorno alla produzione negli Stati Uniti – e altre attività potrebbero essere potenzialmente buone a lungo termine per gli Stati Uniti. Il periodo di transizione però potrebbe non esserlo.

Ho sempre sostenuto che i dazi doganali fossero un danno per l’economia in generale, ma marginale come fattore scatenante di una recessione. Ora però sono cambiate le carte in tavola, la guerra si inasprisce e pare debba durare più a lungo di quando pensassi. Dico di fare attenzione.

Ma questi sono eventi politici, i tassi di interesse negativi sono un qualcosa di diverso.

La carta moneta esiste da circa 1.000 anni. Nessuno, per quanto ne so, ha mai offerto tassi di interesse negativi su di essa prima. In teoria, questo la rende la prima cosa a cui gli investitori dovrebbero pensare. In pratica, rende anche impossibile avere alcun senso di certezza sul da farsi. Paradossalmente guadagneremmo di più tenendo la liquidità sotto il materasso, perché significherebbe non perderli. Oppure potremmo acquistare azioni, ed è quello che stanno facendo i grandi investitori, comprano azioni sul lungo termine, non li mettono in cassaforte.

Le banche centrali potrebbero pensare, come suggerito questa settimana da Jay Powell della Federal Reserve, ad espandere il “kit di strumenti”. In un mondo sovraccarico di debito e invecchiamento della popolazione, ciò significa che i rendimenti continueranno a scendere e i prezzi delle obbligazioni aumenteranno, almeno fino a quando l’inflazione non sarà finalmente libera dalla pressione.

Quindi le azioni sono l’unica classe di attività che offre un reddito affidabile e spesso in aumento, forse rimangono la migliore classe di attività. Potrebbe esserci un valore reale in giro se si ignorano le healthcare statunitensi, colpite dalla guerra al medicare e la forte sopravvalutazione di molte società tecnologiche.

Una delle poche certezze è sicuramente il non poter prevedere cosa accadrà l’anno prossimo, chiunque pensi davvero di poterlo fare, in questa fase a rendimento negativo, rischia di rimanere deluso.

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd

 

Posted on Lascia un commento

I nuovi dazi saranno la benzina sul fuoco della prossima recessione americana?

Trump e Xi - Nuovi dazi Usa-Cina

Fino ad oggi, nella lotta dei dazi Usa-Cina, il commercio al dettaglio è stato un protagonista marginale.

Tuttavia con l’introduzione dell’annunciato nuovo dazio del 15% a partire dalla mezzanotte di domenica scorsa le famiglie statunitensi potrebbero ritrovarsi, nell’arco di poche settimane, con il conto delle spesa più salato.

Vediamo perché.

Il buon Trump ha deciso che il primo settembre entra in vigore una tassa del 15%, su parte dei 550 miliardi di dollari di importazioni cinesi che la Casa Bianca non aveva ancora colpito.

Stiamo parlando di circa 300 miliardi di dollari. Una parte verrà tassata a partire dal 1 settembre e il resto dal 15 dicembre… in concomitanza con lo shopping natalizio.

La preoccupazione che serpeggia sui mercati finanziari è dovuta al fatto che il 60% dei $ 300 miliardi interessati ai nuovi dazi è costituito da prodotti di consumo.

I dazi precedenti imposti in questa guerra commerciale si limitavano al 30% del totale.

Nel mirino questa volta ci sono circa 3.800 articoli di largo consumo che vanno dall’abbigliamento – abiti, giacche, pantaloni, pantaloncini, camicie – alle TV, pannolini, caffè, whisky, carne, formaggi e libri di testo.

Avrai già capito la pericolosità di questa situazione ma te la riassumo in modo semplice.

L’economia americana si sostiene con i consumi interni. Gli americani sono un popolo di consumatori affamato di shopping.

Se l’americano medio riduce i consumi e smette di comprare, l’economia rallenta e, nella peggiore delle ipotesi, entra in recessione.

La cura per scongiurare questo pericolo di solito è un mix di incentivi di politica monetaria – taglio dei tassi, quantitative easing eccetera – e di politica economica come ad esempio l’aumento della spesa pubblica o una riduzione delle tasse.

Nulla di male è sempre stato così. Il mondo si divide tra chi produce e chi consuma.

E se chi consuma non lo fa più, anche chi produce non sa più a chi vendere.

Ma torniamo a noi.

Il problema è che siamo già entrati in una fase di rallentamento del ciclo economico.

La Germania ha già dato segni di frenata con il pil del secondo trimestre negativo.

La Fed ha già messo mano ad un taglio dei tassi seppur minimo ma che certifica le preoccupazioni di governi e banche centrali.

Ora, se l’economia a stelle e strisce si basa sui consumi interni e questi già stanno rallentando, cosa accadrà se i dazi verranno scaricati sui prezzi al consumo provocandone un aumento?

E soprattutto, è questo ciò che avverrà realmente?

Analizziamo un attimo la situazione.

Un aumento dei dazi non comporta immediatamente, dal giorno dopo, un aumento dei prezzi.

Il televisore che venerdì scorso costava 1000 dollari da Walmart, lunedì non è aumentato a 1150 a causa del nuovo dazio del 15%.

C’è poi un altro fattore che devi tenere in considerazione.

Innanzitutto, la maggior parte dei prodotti importati negli Usa non proviene dalla Cina.

La Cina fornisce circa il 26% delle merci di Walmart e il 34% di Target – le due più grandi catene americane – secondo UBS.

Inoltre, rivenditori, produttori e distributori generalmente hanno a disposizione scorte di articoli per alcune settimane acquistate a prezzi privi di dazi.

Anzi, essendo a conoscenza dell’entrata in vigore dei dazi, probabilmente hanno incrementato le loro scorte nelle settimane precedenti.

La National Retail Federation sostiene addirittura che, in alcuni casi, i produttori mantengono i prezzi stabili ma vendono prodotti in confezioni più piccole o realizzandoli con materiali di qualità inferiore.

Aggiungi il fatto che le grandi catene sono meglio attrezzate per assorbire i nuovi dazi accettando margini di profitto più ristretti oppure – grazie al loro enorme potere contrattuale – possono facilmente convincere i loro fornitori a ridurre i costi o, come ulteriore opzione, cercare fornitori alternativi in altri paesi.

Vista così, la situazione, non sembra per nulla preoccupante.

Tuttavia, mentre queste strategie possono attenuare l’impatto di un dazio del 15%, diverse grandi catene commerciali hanno già affermato che almeno una parte di un futuro dazio del 25% verrebbe probabilmente scaricato sui prezzi.

E Trump ha già minacciato che i dazi sono destinati ad aumentare dal prossimo anno proprio fino al 25%.

Ma Trump è uomo dalle mille risorse e potrebbe riservarci nuove sorprese.

Tuttavia saranno i piccoli rivenditori a pagare per primi il conto.

Molti piccoli negozi, già sotto pressione per la concorrenza di Amazon e del commercio online, probabilmente entro poche settimane aumenteranno i prezzi.

Alcuni lo hanno già fatto.

A Rehoboth Beach, nel Delaware, ad esempio, circa l’80% degli articoli di abbigliamento maschile e femminile di Carlton proviene dalla Cina, afferma il proprietario del negozio Trey Kraus.

In previsione di un dazio del 25%, i produttori che riforniscono il negozio con 59 anni di storia, già l’inverno scorso avevano iniziato ad alzare i loro prezzi al dettaglio per l’abbigliamento primaverile.

In questo modo eviteranno un brusco aumento se e quando i dazi saliranno al 25%.

Ma c’è un ulteriore problema.

Il resto di quei 300 miliardi di dollari di beni di cui ti parlavo all’inizio – tra cui telefoni cellulari, laptop, console per videogiochi e giocattoli – sarà colpito con il dazio del 15% a metà dicembre proprio all’inizio dello shopping natalizio.

E’ anche vero che le minacce di Trump e i suoi repentini dietro front non sono più una sorpresa.

Ma la situazione va monitorata attentamente.

Come ti dicevo il pericolo è un aumento dei prezzi al consumo in una fase di rallentamento del ciclo economico che potrebbe disincentivare i consumi che sostengono l’economia americana e quindi accendere la miccia della prossima recessione.

I nuovi dazi vengono effettivamente imposti quando la crescita globale, gli utili e i cicli dei tassi di interesse puntano nuovamente verso il basso ed hanno bisogno di incentivi per riprendersi.

E come ben sai un dazio è l’esatto contrario di un incentivo.

Quindi per monitorare la situazione ed essere aggiornato sulla guerra commerciale Usa-Cina degna della miglior serie Tv di Netflix, non devi far altro che seguirmi nel mio gruppo facebook battere il benchmark dove troverai tutte le novità.

Se invece vuoi scoprire quali sono i titoli del mio portafoglio che meglio cavalcheranno questo contesto ed approfittarne anche tu, parti da qui: https://pascaprofit.com/sl-pasca-premium/

A presto

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd

 

Posted on Lascia un commento

Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Cognizant Technology Solutions (CTSH)

cognizant scritta blu

Pasca Profit-scritta e logo

GLI SPECIALISTI DEL MERCATO AZIONARIO AMERICANO
www.pascaprofit.com

Cognizant Technology Solutions (CTSH) mercato NASD ISIN: US1924461023

 

Cognizant Technology (CTSH) è entrata nella nostra watchlist il 13 agosto 2019.

Cognizant è una società leader fornitrice di servizi IT volti alla digitalizzazione dei modelli di business dei clienti. I servizi offerti dall’azienda includono soluzioni digitali, consulenza, sviluppo di applicazioni, integrazioni di sistemi, test e manutenzione di applicazioni, servizi infrastrutturali e servizi di processi aziendali.

Ultime trimestrali – 31 luglio 2019:

Cognizant Technology il 31 luglio 2019 ha pubblicato i risultati del secondo trimestre 2019. L’azienda ha riportato nel trimestre un utile per azione Non-GAAP pari a $0.94, superando le stime di $0.02; l’utile per azione GAAP invece è stato pari a $0.90, in linea con le aspettative.
I ricavi generati sono stati pari a $4.14B, superando le stime di $10M. Tale dato rappresenta un incremento anno su anno pari al +3.5%.
Cognizant stima di generare per l’intero anno un fatturato nell’intervallo $16.55-16.8 miliardi, a fronte della media delle stime degli analisti che si attestano a $16.7 miliardi. La crescita top-line (di ricavi) è stimata attorno al 3.9-4.9% anno su anno in ipotesi di tassi di cambio costanti.
L’azienda, inoltre, ha alzato le guidance per quanto riguarda l’utile per l’anno in corso in un range di $3.92-3.98 ad azione rispetto alle precedenti stime pari a $3.87-3.95, contro il consensus pari a $3.89.

Analisi del business

Cognizant fornisce servizi IT a grandi aziende, per la precisione 48 aziende della Fortune 100 sono clienti di Cognizant. Attualmente la società ha 282.000 dipendenti, di cui 195.000 in India. L’azienda attualmente genera il 76% dei ricavi dal Nord America, il 18% dall’Europa e la parte residuale dal resto del mondo. Per quanto riguarda la clientela, invece, il 35% del fatturato deriva da clienti attivi nel settore finanziario, il 29% deriva da player nel settore dell’health care, il 14% da aziende attive nel settore Media & Tecnologia.

Cognizant ha assunto un ruolo di primo piano nei servizi dell’Information Technology grazie a tassi di crescita superlativi nel corso degli anni. Come prevedibile, i tassi di crescita hanno iniziato già da alcuni anni a rallentare rispetto ai dati storici e secondo le nostre stime dovrebbero normalizzarsi nel prossimo futuro. La crescita in termini top-line degli ultimi tre anni è stata pari a al 6.86% annuo, mentre in termini di utile netto è stata pari al 10.14% annuo. Chiaramente, la diminuzione dei tassi di crescita è una caratteristica negativa che impatta sul valore intrinseco aziendale, ma che rappresenta una situazione assolutamente naturale se vista in ottica di ciclo di vita aziendale.

Sebbene prevediamo una fase di normalizzazione dei risultati, ci aspettiamo che l’azienda possa crescere in maniera superiore rispetto al settore dei servizi IT, per il quale ci si aspetta un tasso di crescita intorno al 5% per i prossimi 10 anni. Gli investimenti continui ad alto potenziale, il raggiungimento di nuove aree geografiche, l’internazionalizzazione, le nuove tecnologie, ma soprattutto la fidelizzazione con la clientela saranno i driver di crescita di lungo termine.

cognizant grafico con le principali voci di conto economico degli ultimi tre anni a consuntivo e il consensus degli analisti per i prossimi tre anni

Nella tabella sopra sono mostrate le principali voci di conto economico degli ultimi tre anni a consuntivo e il consensus degli analisti per i prossimi tre anni. Attualmente le stime degli analisti prevedono un tasso di crescita di circa il 6.5% annuo per i prossimi cinque anni. Il PEG, ricavato dal rapporto tra il multiplo price to earnings e il tasso di crescita, risulta pari a 2.70, risultato negativo che indica un sovrapprezzo della crescita di breve termine.

VANTAGGI COMPETITIVI

Cognizant gode di vantaggi competitivi basati sulla focalizzazione a lungo termine e sulla dedizione rivolta ai bisogni della clientela. L’impegno nell’instaurazione di rapporti duraturi ha costruito un “fossato economico” in termini di alti costi di conversione per gli attuali clienti. Non è un caso che Cognizant abbia un tasso di fidelizzazione del 90%, molto superiore rispetto ai competitors. La società può mantenere questo fossato tramite il continuo sviluppo di soluzioni innovative e il rafforzamento di politiche volte alla fidelizzazione della clientela.

Ulteriori vantaggi competitivi possono essere ottenuti nel miglioramento delle prestazioni, nell’affidabilità dei servizi, nel consolidamento reputazionale e, chiaramente, nel pricing del servizio.

cognizant-grafico- principali ratios suddivisi in due sezioni, quella finanziaria e quella relativa alla profittabilità e alla crescita

Nell’immagine soprastante sono presentati i principali ratios suddivisi in due sezioni: quella finanziaria e quella relativa alla profittabilità e alla crescita. La situazione finanziaria è ottima, con bassi livelli di indebitamento e alto livello di assets liquidi a bilancio; gli algoritmi Altman Z-Score e Ohlson O-Score sono estremamente positivi, indicando una bassissima probabilità di default nel breve termine.

In termini di redditività la situazione è positiva rispetto alle medie settoriali, anche se rispetto ai dati storici vi è un trend negativo. Il basso livello di intensità del capitale ha permesso all’azienda di generare rendimenti sul capitale investito superiori al 20%, come media degli ultimi 5 anni.

La valutazione

cognizant grafico-rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sopra sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli altri ratios visti in precedenza, è una situazione di valutazione attraente ma che, allo stesso tempo, è caratterizzata da indicatori di profittabilità e di salute finanziaria molto positivi.

Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione. Per stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 72,21 ad azione, che rappresenta una sottovalutazione rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

Abbiamo diverse fonti di rischio legate ad un eventuale investimento nel capitale azionario:

– La principale fonte di rischio per Cognizant Technology Solutions è rappresentata dalla competizione all’interno del mercato di riferimento. Tra i competitor citiamo Accenture, DXC Technology, Atos, Capgemini, Wipro, Infosys ma anche IBM, Deloitte e EPAM, senza considerare i più piccoli fornitori locali. L’azienda dovrà continuare a “scavare il suo fossato economico” investendo in innovazione e affidabilità per i suoi servizi.

– Circa il 76% dei ricavi deriva dal Nord America; questa caratteristica geografica rappresenta una forte esposizione all’economia della regione.

– Gli utili dell’azienda sono influenzati dalla volatilità dei movimenti dei tassi di cambio della rupia indiana rispetto al dollaro USA.

– Un ulteriore fattore di rischio deriva dalla tipologia aziendale. L’azienda è caratterizzata da una dinamica crescente di risultati e un alto rendimento del capitale investito. Tali peculiarità rendono il titolo borsistico molto esposto alle aspettative di crescita.

Le mie conclusioni

Riteniamo che un investimento nel capitale azionario di Cognizant rappresenti una opportunità di investimento interessante nel settore dei servizi IT. Cognizant Technology Solutions (CTSH) rappresenta una società di alta qualità operativa nel settore dei servizi IT, capace di generare ottimi rendimenti sul capitale e di poter sfruttare i driver di lungo periodo che contraddistinguono il mercato di riferimento. Il titolo rimarrà in watchlist per ulteriori approfondimenti e analisi.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Scripta Finance è una società di analisi indipendente, specializzata nel mercato azionario americano che da 10 anni batte il benchmark.

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.
Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.

 

DISCLAIMER:
Le opinioni e le informazioni contenute nel presente documento sono state sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell’arte delle conoscenze e delle tecnologie ed ottenute o derivanti da fonti ritenute attendibili, ma la loro accuratezza e la loro affidabilità’ non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte di Scripta Finance né’ di alcuno. I dati sono forniti da Compustat Xpressfeed, Standard & Poors, Finviz e una divisione di The McGraw-Hill Companies così come altri fornitori di dati di terze parti nonché dai Sec filling aziendali.

Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd

 

Posted on Lascia un commento

In questo momento è meglio acquistare Netflix o Facebook?

Facebook (FB) e Netflix (NFLX) sono due giganti tecnologici che stanno subendo un ritiro dei compratori nel 2019. Facebook, perseguitata da preoccupazioni sulla privacy dei dati sta ritracciando, dopo il buon inizio di 2019, ai livelli dello scandalo Cambridge analitica. A Netflix è andata anche peggio, il titolo ha bruciato il guadagno di quest’anno, perdendo il favore degli investitori dopo un brusco secondo trimestre e i timori di una competizione sempre più incombente.

Entrambe le società sono state degli ottimi driver nel mercato del lungo periodo. La domanda che mi pongo è, se avessi liquidità per una sola di loro, quale comprerei? Cerchiamo di analizzare e capire meglio quale merita un posto nel portafoglio di titoli Growth (crescita).

Facebook e Netflix hanno aumentato le loro stime per il 2020, aumentando rispettivamente i probabili guadagni del 28% e 26%. Le entrate hanno inoltre accelerato per entrambe le società grazie ai guadagni su base annua che hanno registrato nel primo trimestre di quest’anno, guadagni sulla linea superiore della forchetta, raro perché in genere queste rallentano mentre le aziende intensificano la loro crescita.

La grande differenza in questo momento – ed è il motivo per cui Facebook sta battendo il mercato con il suo rendimento dal 36% ad oggi, mentre Netflix si aggrappa strenuamente ad un guadagno del 9% – è la differenza di aspettative. I timori di Facebook sono principalmente legati alla migrazione di utenti giovani verso altre piattaforme. La crescita degli utenti è cresciuta dell’8% nell’ultimo anno, raggiungendo i 2,41 miliardi di utenti attivi mensili. Netflix, d’altra parte, non ha raggiunto i ricavi e gli obiettivi degli abbonati previsti per il suo ultimo trimestre.

grafico - fb sta diventando un social per pensionati

Guardando al futuro, quello di Facebook è ancora torbido con così tante piattaforme di social media in aumento su internet. La paura però è più tangibile per Netflix, poiché sappiamo che almeno un concorrente importante sarà sul mercato entro la fine dell’anno.

Quando facciamo una valutazione dei due giganti tech, le similitudini sono parecchie, partendo dal price/earnings (rapporto prezzo/utili)*, uno dei dati fondamentali da cui parte una qualsiasi ricerca di aziende. Facebook e Netflix hanno rispettivamente un price/earnings a 7.4 e 7.7, ottimi multipli. Se andiamo più in profondità, non dovrebbe essere una sorpresa vedere Facebook aumentare il proprio giro d’affari, se lo confrontiamo con Netflix, costretta ad accelerare il suo catalogo di contenuti e l’espansione internazionale, Facebook ha già raggiunto una espansione di tutto rispetto.

* Il rapporto prezzo/utili (in inglese Price-Earnings (PE) Ratio, P = price = prezzo; E = earnings = utili) è un indicatore economico. È il rapporto fra il prezzo corrente di un’azione al momento del calcolo dell’indicatore, scelto di solito nel listino della borsa nazionale coi maggiori volumi scambiati (per l’Italia si considera Milano), e l’utile atteso per ogni azione.

Facebook sembra vincere ogni battaglia, ma teniamo presente anche la battaglia del “fossato economico”**. Quale azienda ha la piattaforma più difendibile contro l’inevitabile concorrenza? Entrambe le società sono molto ben protette. Certo, potresti conoscere molte persone che hanno abbandonato Facebook e poche che hanno deciso di non rinnovare Netflix. Ma ti assicuro che entrambi i giganti delle dot-com sono più forti di quanto pensi.

** Il fossato economico è un’idea di Graham, autore del libro The Intelligent Investor, reso celebre perché essere il testo da cui Warren Buffett prende spunto nel scegliere i suoi investimenti. Il fossato economico è un parametro che stabilisce il vantaggio competitivo di una società rispetto a tutte le altre società del proprio settore.

Dopotutto, Facebook ha 2,41 miliardi di utenti attivi mensili, oltre la metà dei 4 miliardi di persone stimati nel mondo con accesso a Internet. Questo numero di connessioni rendono difficile lasciar andare Facebook. Netflix ha il vantaggio di 151,6 milioni di utenti paganti e un tasso di disiscritti bassissimo. Ci sono molte aziende tecnologiche e dei media piene di liquidità che entrano in questa nicchia, ma qualcuno di loro può eguagliare i 18,5 miliardi di dollari di contratti con le case di produzione e agenti in streaming?

grafico - netflix supera 150 milioni di iscritti paganti al mondo

Entrambi i titoli hanno imperi difendibili ed entrambi gli investimenti dovrebbero continuare a battere il mercato negli anni a venire. Quale abbonato a Netflix, mi piacerebbe far vincere la disputa allo streaming, ma Facebook è il chiaro vincitore in questo momento. Presenta vantaggi di slancio e di valutazione e in questo momento dovrebbe essere sufficiente per avere il sopravvento per i prossimi anni.

 


 

Seguimi anche sul gruppo Facebook “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2wzzIez

Acquista il mio libro “Battere il Benchmark” ==> https://bit.ly/2WvfCgd