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Editoriale Pascarella: Gli importanti fattori che potrebbero accadere nel 2020

2020 tech

Ormai ci siamo, tutti partono con le previsioni per il 2020 e io non potevo mancare. Non è una sfida, non metterei mai in gioco i vostri investimenti, sono analisi che è necessario fare, per cercare di capire, non prevedere, dove muoversi nel caso di un fattore che possa spostare il sottile equilibrio tra economia reale e il mercato.

Come al solito, le analisi che leggerai sono fatte in tutte le forme, chi è apocalittico, chi ottimista, chi non si scompone e chi come me analizza settore per settore, paese per paese e dato per dato, guardando al passato e proiettandosi nel futuro. Oltre alle cose che potrebbero accadere, ho pensato che sarebbe altrettanto interessante elencare le cose che credo non possano accadere.

Se alcune di queste opinioni sembrano semplicemente inquadrare negativamente le previsioni che hai già ascoltato, abbi pazienza. Ci sono già così tante previsioni che è più facile immaginare cosa porterà il futuro capendo cosa probabilmente non accadrà l’anno prossimo.

1. Non avremo una recessione nel 2020.

Dato lo slancio dell’economia globale e il sostegno politico da parte di ogni grande banca centrale del mondo, una recessione, a mio avviso, è assai improbabile, una correzione forse, ma un calo del 50% come lo ipotizzano con bolle a destra e sinistra, mi sembra illogico.

Attenzione però, l’economia globale non crescerà, rimarrà nel suo limbo tra rallentamento e qualche indicazione di ripresa. A mio avviso, la riaccelerazione dell’economia globale che si sta già svolgendo finirà per essere modesta nella migliore delle ipotesi. Mentre è molto probabile che la crescita nei mercati sviluppati si avvicinerà al suo potenziale e la crescita dei mercati emergenti rimarrà probabilmente al di sotto del potenziale.

Con la crescita in Cina e India in rallentamento e nessuna significativa mossa fiscale pianificata, i contributi alla crescita di altri paesi emergenti non sono sufficienti per consentire all’economia globale di raggiungere il suo pieno potenziale. Inoltre, mentre la crescita lenta dei paesi occidentali potrebbe essere migliore rispetto alla potenziale crescita economica, entro la metà dell’anno, la crescita dei mercati emergenti potrebbe iniziare ad appiattirsi. Dal mio punto di vista, l’unico paese con abbastanza spazio fiscale che ha abbastanza potere per stimolare la crescita globale con vari stimoli è la Cina, ma conoscendoli, non lo faranno.

2. I tassi globali non aumenteranno molto.

Data questa modesta prospettiva di riaccelerazione, non vedo come i tassi di interesse reali o le aspettative di inflazione possano aumentare in modo significativo. Inoltre, praticamente tutte le banche centrali sono entrate nella modalità di allentamento e/o espansione del bilancio. Ciò significa che il front-end della curva dei rendimenti nei mercati sviluppati probabilmente rimarrà ancorato dove si trova adesso, ma nei mercati emergenti il ​​front-end potrebbe spostarsi verso il basso.

Se questi scenari si esauriscono, la volatilità dei tassi non aumenterà molto. E mentre le curve dei rendimenti in queste regioni possono mantenere una propensione al ribasso, potrebbero non essere sufficientemente ripide da giustificare una scommessa al ritorno al negativo

3. Non avremo una risoluzione completa alle questioni commerciali.

I problemi commerciali sono troppo complessi e troppo strategici per essere risolti in un lasso di tempo breve, questo l’ho trattato più di una volta. Inoltre, il cosiddetto accordo di fase 1 sarà probabilmente un evento unico con una soluzione rapida che, a mio avviso, equivale ad andare in guerra con arco e frecce. Detto questo, sono fermamente convinto che non abbiamo bisogno che le questioni commerciali siano completamente risolte. Invece, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è che non si esasperino ulteriormente. Se le tensioni commerciali non aumentano, i mercati probabilmente faranno bene di conseguenza, ma solo modestamente. Il conflitto commerciale è stato un consolidamento fiscale gestibile da un punto di vista economico, ma un disastro totale dal punto di vista del mercato e del sentiment economico.

4. Il value tornerà a ruggire.

Come ho accennato in un mio editoriale del 19 Novembre, Il value investing è morto, lunga vita al value investing, alla fine, la crescita del valore sottostante pagherà. Alla fine, i value colpiranno, per questo continuo a perseguire le mie regole, perché hanno senso. Devi trovare il coraggio di cambiare la tua strategia se non sta dando risultati, il coraggio di chiudere anche in negativo e puntare su società che hanno un valore maggiore di quanto stiano mostrando. Io sto di guardia, appena vedo un una società Value che sta per tornare alla ribalta, mi butto. Accadrà, come sempre, quando non lo so, ma accadrà e io sarò li.

5. Il dollaro USA non si indebolirà in modo significativo.

Dato che le banche centrali non hanno nuove politiche sui tassi, la crescita globale dovrebbe rimbalzare modestamente e le differenze di crescita tra gli Stati Uniti e le altre economie, a mio avviso, favoriscono economie internazionali. E’ difficile sostenere la debolezza significativa del dollaro, un dollaro debole richiederebbe una crescita dei mercati emergenti significativamente migliore e una risoluzione più importante delle questioni commerciali – entrambi improbabili, a mio avviso. Pertanto, le risorse internazionali potrebbero fare meglio nel 2020, ma dobbiamo domare le nostre aspettative.

6. Il 2020 non sarà un anno ad alta volatilità.

Date le mie aspettative per un modesto rialzo della crescita, una continuazione dell’attuale politica dei tassi di interesse, un’espansione del bilancio della banca centrale e un possibile accordo commerciale, credo che il 2020, almeno nel primo semestre, non sarà un anno altamente volatile per i mercati. Detto questo, gli investitori continueranno a preoccuparsi degli stessi problemi che hanno visto durante l’intero 2019: la mancanza di crescita e la dipendenza dell’economia dal supporto politico. Tale preoccupazione, tuttavia, è probabilmente anche positiva perché potrebbe tenere sotto controllo i rialzi dei mercati. Piaccia o no, abbiamo bisogno di guadagni modesti molto più di prestazioni spettacolari dai mercati per tenere a bada i falchi politici.

Le mie opinioni espresse sono aggiornate al 26 novembre 2019, si basano sulle attuali condizioni di mercato e sono soggette a modifiche senza preavviso. Queste opinioni possono differire da quelle di altri professionisti degli investimenti.

 

 

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L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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LVMH conquista il mondo Tiffany

Tiffany and Co

Il gruppo del lusso LVMH acquista il marchio Tiffany & Co per 16,2 miliardi di dollari, dopo una prima offerta di 14,5 miliardi che era stata respinta perché ritenuta troppo bassa.

LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE (LVMH) e Tiffany & Co. hanno annunciato che le società hanno concluso un accordo con il quale LVMH acquisirà Tiffany per 135 dollari per azione in contanti, per un valore totale di circa 14,7 miliardi di euro o 16,2 miliardi di dollari.

L’acquisizione di Tiffany, rafforzerà la posizione di LVMH nel settore gioielleria e aumenterà ulteriormente la sua presenza negli Stati Uniti.

La transazione dovrebbe concludersi verso la metà del 2020 ed è soggetta alle consuete condizioni di chiusura, tra cui l’approvazione degli azionisti di Tiffany e la ricezione delle approvazioni normative.

Bernard Arnault, presidente e Ad di LVMH, ha commentato: “Siamo lieti di avere l’opportunità di dare il benvenuto a Tiffany, un’azienda con un patrimonio senza pari e una posizione unica nel mondo della gioielleria globale, nella famiglia LVMH”.

Alessandro Bogliolo, Ad di Tiffany, ha dichiarato: “Questa transazione, che si verifica in un momento di trasformazione interna per il nostro marchio, fornirà ulteriore supporto, risorse e slancio per quelle priorità. Come parte del gruppo LVMH, Tiffany raggiungerà nuovi traguardi”.

Tiffany & Co è stata fondata nel 1837 a New York da Charles Lewis Tiffany e John B. Young.

Inizialmente, però, rivendeva una grande varietà di articoli, in particolare di cancelleria, si trasformò in un brand di gioielleria nel 1848.

Tra i suoi design celebri annovera Louis Comfort Tiffany, figlio del fondatore, Jean Schlumberger, le cui creazioni furono indossate da Jaqueline Kennedy, Diana Vreeland ed Elizabeth Taylor.

Una lunga storia fatta di impegno e coerenza che ha portato alla ribalta la famosa scatolina azzurra.

Dopo le vendite modeste dei primi anni, il primo passo verso il successo è datato 1845, quando Tiffany pubblicò il primo catalogo di vendita per corrispondenza degli Stati Uniti, portando così i beni di lusso nella casa degli americani.

Destinato a diventare il famoso Blue book, l’opuscolo viene ancora pubblicato annualmente e presenta i gioielli più rari del mondo.

Blue book Tiffany

Nel 1848, il fondatore Charles Lewis Tiffany mise un altro punto fermo per il lancio del brand e iniziò ad acquistare le gemme preziose di aristocratici europei.

Portandole in patria, consentì all’élite americana di comprare gioielli importanti, facendo così di Tiffany un punto di riferimento soprattutto per i diamanti.

Il successo fu grande, ma non paragonabile a quello provocato, nel 1961, dall’uscita di Colazione da Tiffany, il film cult diretto da Blake Edwards e tratto dall’omonimo romanzo del 1958 di Truman Capote.

Un’immagine di pura estasi e contemplazione dei preziosi resa memorabile da Holly, la protagonista interpretata da una giovanissima Audrey Hepburn

Un’immagine di pura estasi e contemplazione dei preziosi resa memorabile da Holly, la protagonista interpretata da una giovanissima Audrey Hepburn.

LVMH, abbreviazione di LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE, è una multinazionale e conglomerata francese presieduta da Bernard Arnault, già proprietaria di oltre 70 marchi tra cui Christian Dior, Bulgari, Givenchy e Louis Vuitton, di orologi come TAG Heuer, di vini e liquori come Moët & Chandon, Veuve Clicquot, di editoria come Les Échos e Le Parisien, di distribuzione come Sephora e Le Bon Marché, di alberghi di lusso.

Da un punto di vista strategico questa acquisizione ha molto senso, in quanto aggiunge a Lvmh un marchio forte nel segmento orologi e gioielli, raddoppiando le dimensioni in questo settore da 4,6 miliardi di dollari previsti nel 2019 a 9,5 miliardi di dollari oltre ad essere anche fra i più promettenti dell’intera industria del lusso.

Questa operazione aumenterà al 26% le vendite del gruppo francese negli Usa.

L’acquisizione farebbe anche salire leggermente i margini del gruppo, visto che la divisione orologi e gioielli di Lvmh ha un margine ebit al 16,5%-17% contro il 17,7% di Tiffany.

Il prezzo finale corrisponde a un multiplo di Tiffany di 26 volte il rapporto prezzo/utile del 2020, rispetto alle 24 volte di Lvmh e implica un cash-out di circa 15 miliardi di euro.

tiffany- tabella -indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita di Tiffany

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita di Tiffany. Possiamo notare i punteggi sintetici: 6/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 8/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

A queste valutazioni, calcoliamo un aumento sugli utili 2020 del 5% circa e un impatto marginalmente diluitivo in termini di creazione di valore più che accettabile a nostro avviso, considerata l’opportunità strategica del deal e il potenziale di ulteriore accelerazione del business che Lvmh potrebbe dare a Tiffany.

Tiffany - grafico - dati economici annuali

Infatti Tiffany aumenta l’esposizione di Lvmh sul mercato Usa e soprattutto nel segmento orologi e gioielli con un fatturato atteso per il 2019 di 4,4 miliardi per Lvmh e di 4 miliardi per Tiffany, con particolare attenzione alla gioielleria che viene stimata circa 2,5 miliardi per Lvmh, e che presenta migliori prospettive di crescita, margini più interessanti e minore volatilità rispetto agli orologi.

Tiffany inoltre si rivolge molto al retail, con oltre 320 punti vendita, questo assicura un migliore controllo del marchio e delle vendite.

Pensiamo che Lvmh possa rilanciare ulteriormente il posizionamento del brand avviato dall’attuale management di Tiffany, come con Bulgari che dall’acquisizione nel 2011 ha quasi raddoppiato il fatturato e quasi quadruplicato l’utile operativo.

Tiffany è stata fondata cinquant’anni prima di Bulgari nel 1837, ma a differenza del collega romano ha già un’impostazione lifestyle che la rende più versatile e per questo complementare con gli altri marchi della stessa divisione.

Inoltre poche settimane fa ha lanciato la sua prima linea per uomo, altro business in pieno sviluppo nell’industria, composta dai classici fermacravatte ma anche dai cosiddetti “toys” (come le racchette da ping pong), passione soprattutto dei nuovi ricchi del pianeta, residenti soprattutto in Asia.

Questa operazione, inoltre, è vincente anche dal punto di vista dei consumatori più maturi, che vedono il lusso anche come esperienza. LVMH lo ha già testato, proprio con Bulgari, sviluppando gli Hotel.

Tiffany - Blue Box café al quarto piano dello storico flagship sulla Fifth Avenue

Tiffany nel 2017 ha aperto il suo Blue Box café al quarto piano dello storico flagship sulla Fifth Avenue, dove si mangia e si beve in piatti e bicchieri Tiffany.

La stessa arte viene estesa ai vasi e alle cornici, business marginali per LVHM, ma che potrebbero diventare un nuovo tesoro da scoprire.

Tiffany è considerato uno dei marchi di gioielli più iconici e come tale questa acquisizione deve essere vista positivamente, riteniamo però che potrebbero esserci delle iniziali difficoltà per fare emergere tutto il potenziale. A questi prezzi LVHM (MC.PA) ci risulta sopravvalutata almeno del 30% circa. Preferibile quindi aspettare un ritracciamento, prima di pensare ad un eventuale ingresso, questo ci permetterebbe di effettuare un acquisto con un margine di sicurezza.

tiffany - grafico LVHM (MC.PA)

 

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Editoriale Pascarella: Attenzione all’inflazione, sta lentamente salendo, dobbiamo essere vigili

Investire è una questione di analisi, ma non sottovaluto la probabilità. Le mie analisi sono legate anche a fattori esogeni, sapere tutto di Coca Cola (KO) dal punto di vista fondamentale/tecnico è importante, ma se esce una notizia che il presidente si licenzierà tra due mesi per fare spazio ad uno meno competente, beh direi che è importante saperlo. Se la probabilità che percepisco di un determinato evento è positiva, allora il titolo sarà valutato, viceversa il titolo non verrà nemmeno preso in considerazione.

Ancora maggiore è la mia attenzione agli eventi quando parlo di economia in generale. Mi piace passare il tempo a meditare su quali potenziali eventi il ​​mercato ignori completamente. Di tutti i potenziali risultati economici, quello che è meno atteso è un aumento dell’inflazione.

Si dice che i generali combattono sempre l’ultima guerra. Beh, quando peso all’inflazione subito mi viene in mente l’esperienza del Giappone con la deflazione, il decennio perduto. Mi sembra strano perché abbiamo oltre due millenni di storia che mostra che l’inflazione e le svalutazioni valutarie sono costanti, poi studio l’anomalia in Giappone. La domanda è se il Giappone è la nuova normalità o un valore anomalo?

Gli accademici hanno studiato le cause e gli effetti dell’inflazione sin da quando imperatori e re si sono fissati per fermarne gli effetti. Nonostante un vasto corpus di lavoro, gli esperti concordano poco sulle cause dell’inflazione. Vorrei iniziare dandoti la definizione di inflazione:

“L’aumento generalizzato e prolungato dei prezzi che porta alla diminuzione del potere d’acquisto della moneta e quindi del valore reale di tutte le grandezze monetarie.”

inflazione americana paragonata a quella giapponese degli ultimi 25 anni

Inflazione americana paragonata a quella giapponese degli ultimi 25 anni

Se ci pensiamo bene, abbiamo effettivamente avuto un’inflazione piuttosto drammatica nell’ultimo decennio: non è ancora apparso nei beni di consumo di base, di cui le banche centrali sono spesso preoccupate.

Quando un paese stampa denaro, nessuno sa dove fluirà all’interno dell’ecosistema economico. Se una risorsa è scarsa, tende a subire l’inflazione: quando è artificialmente scarsa, ha un’inflazione ancora più estrema. Basti pensare a dove è finito il denaro in questo ultimo ciclo economico; obbligazioni (le banche centrali hanno limitato l’offerta acquistandole), azioni (P/E e riacquisti hanno un’offerta limitata), abitazioni residenziali (le municipalità locali hanno un’offerta limitata), spese mediche (la disfunzione sistematica ha un’offerta limitata), vini d’annata (non sono prodotti più), istruzione universitaria (offerta limitata). Posso andare avanti all’infinito, ma direi che hai capito. Ma cosa significa questo? La maggior parte del denaro stampato è andato a finire nelle aziende tech, le aziende tech non vengono calcolate per fare la media dell’inflazione, quindi il dato dell’inflazione è “manipolato”.

Nel frattempo, i tradizionali prodotti che vengono utilizzati per fare una media dell’inflazione come cibo ed energia sono rimasti soppressi a causa dei progressi tecnologici, della riduzione dei costi logistici e dell’eccesso di liquidità, ciò ha portato ad una deflazione dei prezzi. Dire che non abbiamo avuto un aumento dell’inflazione nell’ultimo decennio è sbagliato, non abbiamo avuto un aumento dell’inflazione nei componenti chiave del paniere.

Quindi cosa accadrà?

Tuttavia, ciò potrebbe cambiare. Credo che il numero di settori rimasti indietro stia iniziando ad espandersi. Diamo un’occhiata al lavoro, che storicamente è stata una fonte primaria di inflazione. Non è un segreto che la disoccupazione negli Stati Uniti sia ai minimi storici, i lavoratori ora hanno potere di contrattazione e i salari sono in rapido aumento, con aumenti resi più estremi dalle leggi sui salari minimi, dall’inflazione sanitaria e da nuovi mandati in vari stati. Il costo del lavoro è destinato a crescere, in particolare in un’economia di servizi ad alta intensità lavorativa. I politici di entrambe le parti sembrano disposti ad approvare leggi che danno al lavoro una fetta maggiore della torta: come impatterà questo sull’inflazione?

Penso ai beni di consumo, gli ultimi decenni hanno riguardato una maggiore globalizzazione in cui la produzione è migrata verso economie sempre più accomodanti. Le guerre commerciali hanno confermato questa tendenza. Le interruzioni della catena di approvvigionamento aumentano ulteriormente i costi portando ad un aumento dell’inflazione, ma com’è possibile in una economia globale deflazionistica?

Migliaia di aziende stanno perdendo centinaia di miliardi all’anno per guadagnare quote di mercato in settori piuttosto scadenti. Pensa a ciò che Uber ha fatto sui costi di trasporto o Chewy ha fatto per i costi del cibo per cani. Questi sono tutti sovvenzionati da venture capitalist per scaricare IPO su ignari investitori. Dato che queste aziende sono costrette ad aumentare i prezzi per diventare sostenibili, che cosa faranno all’inflazione? E’ lo schema Ponzi più grande della storia.

Posso andare avanti all’infinito. Tutte le tendenze deflazionistiche stanno lentamente andando al contrario. Non abbiamo ancora visto gli effetti di questo risultato sui macro, soprattutto perché l’economia globale si sta rapidamente deteriorando, il che sta mettendo un freno sulla domanda. Tuttavia, anche col rallentamento dell’economia globale, l’inflazione sta iniziando a salire negli Stati Uniti. Quanto il resto del mondo resterà indietro?

Naturalmente, la politica guida tutto questo. Penso che sia ovvio che abbiamo finalmente raggiunto i limiti della politica monetaria. La BCE abbassando di 10 punti base non ha fatto altro che accelerare il fallimento del sistema bancario dell’Eurozona? Aumenta i consumi o le spese in conto capitale? Ovviamente no. Chi investe quando i rendimenti attesi sono negativi?

Tassi di interesse EuroZona

Tassi di interesse EuroZona

Ciò di cui il mondo ha bisogno è un riassetto di tutto il sistema, in cui le società solventi possano ottenere rendimenti migliori grazie alla loro sobrietà fiscale passata. Dato che viviamo in una democrazia, ciò non accadrà, invece avremo uno stimolo fiscale estremo per mandare avanti la baracca il più possibile.

Se pensi che la deflazione sia un fatto della vita, chiaramente non hai prestato attenzione alla storia. I governi di tutto il mondo hanno vissuto decenni in cui hanno subito deficit e stampato denaro senza “inflazione negativa”. Pensando che questa fosse la nuova normalità senza conseguenze. Nel futuro i politici entreranno in ridicola modalità di stimolo fiscale.

Che cosa farà lo stimolo fiscale sul mercato azionario? Mi vengono in mente gli anni 70, l’inflazione non è amica della maggior parte delle azioni. Cosa succede ai miliardi di miliardi di obbligazioni a lungo termine con rendimento negativo se l’inflazione aumenta? Cosa succede alle obbligazionari o agli indici azionari globali? Scendono.

Nessuno è pronto per l’inflazione, ma credo che stia arrivando. Forse non oggi o la prossima settimana, ma c’è una montagna di offerta monetaria che aspetta solo di essere scatenata dai governi che pensano che l’inflazione non potrà mai più verificarsi. All’inizio i mercati se ne rallegreranno salendo, poi si faranno prendere dal panico.

Quindi siamo sempre alle solite, godiamoci il mercato finché sale, il mondo economico non crolla in un giorno, manda un sacco di segnali prima di scendere. Continuiamo a monitorare la situazione, continua a leggere i miei editoriali e seguire i miei alert e i pesi dei miei asset. Come sempre, io devo pensare un passo avanti. Sto facendo un elenco di settori che beneficiano di questo cambiamento nella politica del governo. Voglio essere pronto ad acquistare non appena i paesi si libereranno degli stimoli.

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La discesa in campo di Bloomberg, centrista democratico

Michael Rubens Bloomberg

Michael Rubens Bloomberg è nato a Boston, il 14 febbraio 1942 da una famiglia di immigrati ebrei di nazionalità russa. Laureato nel 1964 in Ingegneria elettronica, ha poi conseguito un Master in Business Administration alla Harvard University.

Per 12 anni è stato il sindaco di New York dal 2001 al 2013: eletto con il partito Repubblicano, che ha abbandonato rimanendo indipendente fino al 2018 ed infine è ritornato nel partito Democratico.

Sostenitore del “The Giving Pledge”, una campagna per incoraggiare le persone estremamente ricche a contribuire con la maggior parte delle loro ricchezze a cause filantropiche.

Nel 1973 Bloomberg è diventato socio di Salomon Brothers, una banca d’investimento, dove ha diretto il trading azionario e, successivamente, lo sviluppo di sistemi. Nel 1981 Salomon Brothers è stata acquistata da Phibro Corporation e Bloomberg viene licenziato.

Con i 10 milioni avuti come partner della banca ceduta, Bloomberg ha fondato una società chiamata Innovative Market Systems.

Il suo piano aziendale si basava sulla consapevolezza che Wall Street e il mondo della finanza in genere fossero disposti a pagare per informazioni commerciali di alta qualità, ad esempio con grafici di tendenze specifiche.

La Merrill Lynch diventa il suo primo cliente, investendo 30 milioni di dollari. La Bloomberg LP negli anni ’90 aveva già installato 8 mila terminali e contava su migliaia di abbonati in tutto il mondo.

Bloomberg ha lasciato la posizione di CEO quando si è candidato a sindaco di New York. Al suo posto è subentrato Lex Fenwick e in seguito Daniel L. Doctoroff.

Nel 2001 è stato eletto sindaco di New York, come successore di Rudolph Giuliani, anche grazie ad una imponente campagna elettorale.

Per tutta la durata dei suoi mandati, Bloomberg ha risieduto nel suo appartamento nell’Upper East Side e raggiungeva quotidianamente il Municipio in metropolitana.

Da molti viene considerato un repubblicano atipico per le sue idee favorevoli all’aborto e alla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, molto più vicine agli ideali democratici.

Dopo avere annunciato nell’ottobre 2018 di essersi iscritto al Partito Democratico, il 5 marzo 2019 Bloomberg rinuncia a candidarsi alle elezioni presidenziali del 2020 dichiarando: “Penso che avrei battuto Donald Trump, è una minaccia per il Paese”.

Il 24 novembre 2019, invece, ci ripensa e ritorna sui suoi passi, annunciando la sua candidatura alle primarie democratiche unendosi al pool di candidati per l’elezione alla presidenza degli Stati Uniti.

Dato per scontato che i repubblicani del Senato non approveranno l’impeachment di Trump, non importa quanto ben motivato, l’unica domanda che ci si pone ora è quale candidato potrà battere il Presidente nel 2020.

I candidati democratici stanno avendo alcuni problemi. Mentre due dei leader hanno offerto soluzioni ai problemi sanitari americani che sono realistici e probabilmente manterrebbero lo slancio che ha permesso la clamorosa vittoria dei democratici alle elezioni di metà mandato del 2018, gli altri due leader si sono un po incartati sulla questione, trasformando un punto di forza in una grave responsabilità nel 2020.

Il sindaco Pete Buttigieg e l’ex vicepresidente Joe Biden stanno offrendo il “Medicare per tutti coloro che vogliono”, una versione della “opzione pubblica”, che doveva essere inclusa una decina di anni fa nel Affordable Care Act. Fornirebbe una concorrenza essenziale ai piani di assicurazione sanitaria privata per tenere sotto controllo i premi ed è politicamente popolare.

Al contrario, i senatori Bernie Sanders ed Elizabeth Warren hanno proposto quello che potrebbe essere chiamato “Medicare, prendere o lasciare”, che è impopolare, irrealistico e non riuscirà mai a superare il Congresso.

Allo stesso tempo, i democratici potrebbero concentrarsi su un valore fondamentale per distinguersi da Trump, cioè l’espansione della libertà per tutti gli americani, indipendentemente dal loro colore, genere o orientamento sessuale.

Trump sopravviverà fino a novembre 2020. La domanda ora è se i democratici schiereranno un candidato abbastanza forte da disarcionarlo prima del 2024.

Se mettiamo a confronto, il candidato Bloomberg con il Presidente Trump, notiamo che sono diversi l’uno dall’altro.

Bloomberg, è un uomo d’affari e filantropo di successo, che ha costruito la sua fortuna da zero.

Trump la sua fortuna l’ha ereditata e come imprenditore, gli affari non sempre gli sono andati bene.

Bloomberg è un professionista con una mano ferma, che governa anche mentre gestisce i suoi affari.

E’ chiaramente un centrista in un’era di populismo, in cui l’americano medio vive con insicurezza mentre i pochi vivono con immensa ricchezza e potere.

Nessuno mette in dubbio le posizioni progressiste sulla violenza armata, i cambiamenti climatici.

Ci sono però una serie di preoccupazioni su alcune delle politiche istituite a New York,
come ad esempio lo “Stop and Frisk”, pratica del Dipartimento di Polizia di New York di detenzione temporanea, interrogatori, e a volte di ricerca di civili per strada in cerca di armi e altro. Questa pratica è nota in altri luoghi negli Stati Uniti con il nome di “Terry Stop”.

Nei più recenti sondaggi di YouGov, di poco precedenti alla discesa in campo di Bloomberg, il 78% degli elettori democratici si dice soddisfatto dei propri candidati, mentre solo il 22% vorrebbe più scelte.

Inoltre nei primi sondaggi che hanno incluso anche il suo nome, Bloomberg non raggiunge neppure il 4% che serve per qualificarsi al dibattito dei candidati Dem in programma a dicembre.

La scelta di Bloomberg è maturata per dare una sterzata ai Democratici verso il centro, visto che il candidato più “istituzionale”, Joe Biden, appare in netta difficoltà.

Una strategia che lo colloca al centro dell’area dei lealisti e dell’establishment del partito, messo però alle corde dai candidati più radicali, Bernie Sanders e Elizabeth Warren.

Anche nel caso di una complicatissima rimonta nelle primarie, Bloomberg dovrebbe affrontare altri due ostacoli in caso di competizione diretta con Trump.

Uno è il timore legato a un suo possibile conflitto di interesse, considerando che dirige un impero editoriale composto da quasi tremila giornalisti e quasi ventimila dipendenti sparsi in giro per il globo in 69 paesi.

Un altro problema è la Cina. In passato il New York Times aveva anche raccontato della cancellazione di un’inchiesta sulle ricchezze di alti funzionari cinesi da parte dell’agenzia.

E negli scorsi giorni, a ridosso dell’annuncio della candidatura, Bloomberg ha cancellato la sua partecipazione al New Economy Forum di Pechino. Visto il clima e la strategia anti cinese dei Repubblicani, Trump non esiterà a usare anche questo tema per battere il possibile rivale.

Immaginare il percorso di Bloomberg per vincere la nomination diventa realmente, molto difficile. I soldi a disposizione forse aggiungono un pò di intrigo, ma a meno che non abbia un messaggio davvero convincente e dinamico, difficilmente potrà muovere l’ago della bilancia.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, ANSYS (ANSS)

Pasca Profit-scritta e logowww.pascaprofit.com

ANSYS (ANSS) mercato NYSE ISIN:US03662Q1058

 

ANSYS (ANSS) è attualmente all’interno della watchlist

ANSYS (ANSS) - grafico- fonte finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

ANSYS è una società specializzata in software di simulazione ingegneristica i cui clienti sono principalmente università e aziende in settori industriali tra cui, ad esempio, il settore automobilistico, aerospaziale, elettronico, bio-medicale, chimico, ma anche il settore della difesa e semiconduttori. Le vendite nette sono ripartite per segmenti di business:

– vendite di servizi (55,4%): principalmente servizi di manutenzione, formazione e consulenza
– vendita di licenze (44,6%).

Le vendite nette sono distribuite geograficamente nel seguente modo: Stati Uniti (39,1%), Germania (10,9%), Francia (5,2%), Europa / Medio Oriente / Africa (14,9%), Giappone (11,3%), Corea del Sud (5,6% ), Cina (4,5%) e altri (8,5%).

ANSYS (ANSS) - grafico- sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre. La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica un incremento annuale leggermente superiore al 10% per i prossimi anni, in aumento rispetto alla media degli ultimi sette anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 8.75% all’anno. Inoltre, secondo il consensus degli analisti di Wall Street, la crescita in termini di EPS è prevista pari a 7.10% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita leggermente inferiori rispetto al recente passato (ANSS ha incrementato in media l’eps del 13.70% annuo negli ultimi 5 anni).

Ansys è caratterizzata da fondamentali positivi. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

ANSYS (ANSS) - grafico- la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 35.46%, risultato molto positivo. Nell’immagine seguente vediamo il ROIC adjusted, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

ANSYS (ANSS) - grafico-il ROIC adjusted, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno

Il rendimento sul capitale investito si attesta ad alti livelli,in miglioramento rispetto alle medie degli ultimi anni e superiore al 10% che viene considerato un valore soglia all’interno dei nostri screening.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari all’11.59%. Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità eccezionali, con un ottimo rendimento sul capitale e capace di generare una crescita a doppia cifra lungo l’ultimo ciclo economico ma anche quelli precedenti.

ANSYS (ANSS) - grafico-è mostrata la dinamica dell’utile netto

Ultime trimestrali – 6 novembre 2019:

Ansys (NYSE: ANSS) il 6 novembre ha pubblicato i risultati relativi al terzo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $1.42, dato superiore di $0.16 rispetto al consensus, un EPS GAAP pari a $1.04 contro le stime degli analisti pari a $0.92.

I ricavi del trimestre sono stati pari a $345.5M (+8% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $11.1M.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di Ansys. Riteniamo che l’azienda goda di importanti vantaggi competitivi che la rendono qualitativamente molto interessante. Nel corso dei suoi quasi 50 anni di vita la società è riuscita ad ottenere la posizione di leader nel settore di software di simulazioni ingegneristiche, con una quota di mercato vicina al 24%. I vantaggi competitivi di cui gode la società sono basati sulla larga base clientelare fatta di ingegneri in istituzioni accademiche (circa 2400 istituzioni accademiche sparse in tutto il mondo utilizzano i software di Ansys) e dagli alti switching cost che gli utenti dovrebbero sostenere nel caso volessero cambiare software. E’ molto importante notare che la base clientelare è fortemente diversificata e non concentrata su singoli clienti o settori specifici. I software di Ansys vengono utilizzati da industrie attive in settori diversi: da aziende industriali, a produttori di semiconduttori, fino ad aziende alimentari. Questa caratteristica è molto importante perché contribuisce alla riduzione del rischio di ciclicità del mercato: in questo modo, rischi specifici di un settore non influenzano pesantemente i conti aziendali.

La competenza e il know-how aziendale di altissimo livello, la capacità di offrire ai clienti un ampio portafoglio di servizi sofisticati e complementari tra loro e ,soprattutto, gli alti costi di conversione per gli utilizzatori, permettono all’azienda di avere tassi di rinnovo degli abbonamenti ai servizi vicini al 95%; risultato eccezionale che porta ad avere anche una importante prevedibilità e ricorrenza in termini di risultati nel tempo.

Riteniamo, inoltre, che il management stia svolgendo un lavoro importanti nella costruzione di un fossato economico e nell’efficiente gestione dell’allocazione delle risorse. Citiamo, ad esempio, le operazioni di crescita esterna, come le acquisizioni di Fluent, Ansoft, Apache, Esterel, SpaceClaim, Newmerical negli ultimi anni. Queste operazioni hanno permesso alla società di incrementare la forza della sua posizione di mercato senza distruggere valore per gli azionisti.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

ANSYS (ANSS) - grafico- indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 8/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 9/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Ansys è positiva, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un current ratio pari a 2.24 e un quick ratio superiore al 2, segnali molto positivi che indicano la capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, poiché prendono in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 20.07 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 0.56% (risultato minore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), la quale rappresenta un risultato positivo ma su cui è importante ragionare sopra, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari 447.91 (molto positivo), mentre il livello di prevedibilità del business ha un rank pari a 93/100. La prevedibilità combinata con un ottimo ICR e i risultati degli algoritmi rendono positivo il nostro giudizio finale sulla salute finanziaria della società.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Ansys presenta un “Profitability Rank” pari a 9/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, ANSS è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 12.40%, ROE trailing = 16.10% mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 7/10, risultato molto buono che simboleggia il miglioramento dei risultati e della qualità aziendale. Come è possibile notare dalla tabella gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori rispetto alle medie settoriali: segnale molto positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.

L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è positiva, ci si aspetta un incremento dei risultati anno su anno e vi è stata una continua revisione al rialzo delle stime negli ultimi mesi.

ANSYS (ANSS) - grafico- le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione -EPS- per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

ANSYS (ANSS) - grafico-sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione superiore rispetto alle medie macro-settoriali ma sotto le fondamenta di una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria superlativa.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 212 ad azione, che rappresenta una valutazione inferiore rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’eps in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato nello stretto intervallo tra la Peter Lynch Earnings Line e la linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (leggera sottovalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate.
L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing superiore rispetto alle medie storiche.

ANSYS (ANSS) - grafico-Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Ansys è legato alle valutazioni alte a cui quota attualmente l’azienda. Le alte valutazioni rispecchiano la eccellente qualità aziendale in termini di risultati ma soprattutto in termini di vantaggi competitivi sostenibili nel tempo. In qualità di investitori orientati al valore, siamo ben consapevoli di quanto le valutazioni elevate possano pesare sui rendimenti degli investitori e riteniamo che quasi la totalità delle caratteristiche positive sia già inglobata nei prezzi azionari.
Per quanto riguarda il business aziendale, riteniamo che un rischio per Ansys possa derivare dall’eventuale entrata nel settore di aziende di dimensioni importanti, ingolosite dai margini alti e dal trend in crescita di questa nicchia di mercato. Per ridurre questo tipo di rischio il management deve continuare ad investire sia tramite operazioni di crescita interna sia esterna con il fine di ampliare il fossato economico aziendale.

Le mie conclusioni

Ansys è un’azienda dai fondamentali ottimi: infatti, presenta una eccellente salute finanziaria e una buona capacità di crescita e di profittabilità sostenibile nel tempo, beneficiando di importanti vantaggi competitivi. La società appare ben posizionata per trarre vantaggi dai maggiori trend di innovazione del futuro: simulazioni, Big Data, Cloud Computing, robotica, IoT e Cybersecurity, solo per citare alcuni esempi. L’azienda rimarrà in watchlist per ulteriori analisi sia di tipo qualitativo che di tipo quantitativo, ma riteniamo che le valutazioni siano eccessive ai prezzi attuali.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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DISCLAIMER:

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Le opinioni e le informazioni contenute nel presente documento sono state sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell’arte delle conoscenze e delle tecnologie ed ottenute o derivanti da fonti ritenute attendibili, ma la loro accuratezza e la loro affidabilità’ non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte di Scripta Finance né’ di alcuno. I dati sono forniti da Compustat Xpressfeed, Standard & Poors, Finviz e una divisione di The McGraw-Hill Companies così come altri fornitori di dati di terze parti nonché dai Sec filling aziendali.
Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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3 Azioni Biotech su cui puntare

biotech

Sergey Young è un milionario russo che è stato per anni al servizio di Roman Abramovich, uno degli uomini più ricchi del pianeta.

È salito alla ribalta delle cronache perché ha da poco istituito il Longevity Vison Fund, un fondo da 100 milioni di dollari che finanzia la ricerca sui trattamenti anti-età.

Non stiamo parlando della cremina antirughe ma della ricerca per prolungare la durata della nostra vita oltre limiti oggi difficilmente raggiungibili.

“Oggi nessuno sa come vivere oltre i 122 anni” afferma lo stesso Young. “La persona più vecchia del pianeta è stata una nonnina francese morta a 122 anni proprio a quell’età. Ma il record verrà presto battuto”.

Se ci pensi, settanta o ottanta anni fa l’aspettativa di vita era di 43 anni. Ora negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Europa è di 75-80 anni. Praticamente raddoppiata.

Per perseguire questo obiettivo, il fondo di Young ha già investito decine di milioni di dollari in aziende del settore biotecnologico.

Aziende impegnate nella diagnosi precoce del cancro e nell’intelligenza artificiale per lo sviluppo di nuovi farmaci

Tuttavia il termine “biotecnologie” molto spesso spaventa gli investitori. Ritengono che sia un settore complesso ed incomprensibile.

E questo è sufficiente per tenerli lontano da un mercato con forti potenzialità di crescita.

In realtà ho scoperto che anche io sono un biotecnologo.

Lo sono anche mia moglie, i miei genitori e i miei nonni. E probabilmente lo sei anche tu.

Non c’è settore più semplice e comprensibile di quello biotecnologico. Non mi riferisco naturalmente all’aspetto tecnico.

Mi sono stupito quando ho scoperto che le biotecnologie sono nate con la civiltà umana.

Pensa ad esempio a quando l’uomo ha imparato a lievitare la farina per produrre il pane o a fermentare il latte per produrre burro e formaggio.

In tutti questi casi ha utilizzato microrganismi, come i lieviti ad esempio, per ottenere prodotti utili all’alimentazione.

Ha usato le biotecnologie.

È una disciplina antica che ha consentito all’uomo, già migliaia di anni fa, di produrre birra, vino, pane e trasformare il latte in yogurt e formaggio.

Poi Pasteur nel 1861 – con le sue scoperte sui principi della vaccinazione – ha dato il via agli studi di tecnologie per la produzione di micro organismi responsabili delle trasformazioni.

Le biotecnologie risalgono quindi alla notte dei tempi.

Tuttavia è solo negli ultimi anni che stanno vivendo la loro “età dell’oro” con applicazioni nei campi dell’ingegneria genetica e del DNA.

Non si tratta quindi di un nuovo mercato ma di un settore in forte espansione e – come tutti i settori in espansione – nasconde dentro di sé il potenziale per forti sviluppi nei prossimi anni.

E tu, da bravo investitore attento alle opportunità, non puoi escluderlo dalle tue scelte di investimento.

Tuttavia le aziende con il prefisso “biotech” oggi spuntano come funghi. Così come prima della bolla tecnologica del Nasdaq nei primi anni 2000, spuntavano come funghi aziende con suffissi “net” “com” “tech” e chi più ne ha più ne metta.

Sappiamo bene come sia andata a finire.

Le aziende biotecnologiche hanno, nei loro bilanci, grosse esposizioni nell’ambito della ricerca.

È quindi importante scegliere aziende che hanno già prodotti sul mercato e i cui profitti sono superiori rispetto alla spesa per la ricerca.

In questo report troverai le 3 aziende che, al momento, stanno emergendo dal sistema di selezione del mio protocollo.

Vediamole.

AbbVie Inc (ABBV)

AbbVie è una compagnia farmaceutica con una forte esposizione nei campi dell’immunologia e dell’oncologia.

Il principale farmaco dell’azienda, Humira, rappresenta oltre la metà dei profitti attuali dell’azienda e con l’approvazione del farmaco anche per i trattamenti nell’artrite reumatoide, nella psoriasi e nella malattia di Crohn, Humira detiene una vasta gamma di indicazioni che rafforzano, per ora, la sua posizione.

Tuttavia anche se la pressione dei concorrenti porterà probabilmente a un rallentamento delle vendite nei prossimi anni, gli sforzi interni di ricerca e sviluppo, e l’acquisizione annunciata di Allergan dovrebbe aiutare a diversificare la società dalla dipendenza da Humira.

Rischi e incertezze

Come per tutte le aziende farmaceutiche, anche AbbVie affronta il rischio della riduzione dei prezzi dei farmaci.

Inoltre, come abbiamo visto, l’elevata concentrazione di vendite di Humira da parte di AbbVie rende l’azienda significativamente esposta a qualsiasi nuova minaccia competitiva allo stesso farmaco.

Dati sui dividendi

AbbVie Inc - grafico

Regeneron Pharmaceuticals Inc (REGN)

Regeneron Pharmaceuticals sviluppa e commercializza prodotti che combattono le malattie degli occhi, le malattie cardiovascolari, il cancro e l’infiammazione.
La società ha sei prodotti commercializzati.

Di questi, Eylea, approvato per la degenerazione maculare legata all’età umida e altre malattie degli occhi porta all’azienda un fatturato di 6 miliardi di dollari all’anno.

Altri farmaci importanti sono in fase di lancio e altri di approvazione.

Rischi e incertezze

Ed è proprio la strada per l’approvazione dei farmaci piena di ostacoli normativi può essere uno dei maggiori rischi per l’azienda.

Inoltre man mano che i nuovi farmaci prodotti dall’azienda arrivano sul mercato, si scontreranno con altri prodotti già testati e i medici sono spesso lenti a lasciare il certo per l’incerto affidandosi a nuove terapie.

L’azienda non fornisce dividendi.

Regeneron Pharmaceuticals Inc (REGN) - grafico

Biogen Inc (BIIB)

Biogen e Idec si sono fuse nel 2003, unendo le forze per commercializzare il farmaco per la sclerosi multipla di Biogen Avonex e il farmaco per il cancro di Idec Rituxan.

Ha inoltre diversi farmaci in sperimentazione avanzata in neurologia e malattie neurodegenerative e ha lanciato Spinraza per il trattamento della atrofia muscolare spinale.

Ed è proprio la sempre maggior focalizzazione nella neurologia, uno dei maggiori punti di forza dell’azienda.

Rischi e incertezze

Anche in questo caso, la scadenza dei brevetti dei farmaci Avonex e Rituxan e l’incertezza sull’approvazione e l’impatto dei nuovi farmaci in sperimentazione, rappresentano i maggiori rischi di mercato per l’azienda.

Questo rischio e rafforzato dalla sempre maggior focalizzazione in ambito neurologico, un settore particolarmente difficile.

Lo dimostrano le difficoltà che sta affrontando l’azienda nella sperimentazione per la terapia dell’Alzheimer.

L’azienda non fornisce dividendi.

Biogen Inc (BIIB) - grafico

Alcune aziende del settore sono già state inserite nei miei portafogli.

Altre, come quelle che ti ho presentato, sono sotto i riflettori e presto ne entreranno a far parte.

Per saperne di più e seguire gli aggiornamenti del mio team di analisti parti da qui

A presto.

 

 

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Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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Editoriale Pascarella: L’oro si appresta a scendere a Dicembre per salire nel 2020

lingotti oro

Poche volte mi è capitato di scrivere sull’oro. Chi mi segue da tempo sa che non offro mai nessuna raccomandazione su una eventuale esposizione sull’oro o sull’argento. Personalmente ho una parte del mio portafoglio investito in un ETC di oro fisico, il GLD. L’oro è sempre stato considerato un bene di rifugio, durante i vent’anni dal 1980 al 2000, riportò un ribasso importante. Ciò fu dovuto alla tendenza disinflazionistica di quel periodo e al fatto che l’oro in genere non va bene durante i mercati rialzisti azionari. Poiché viene acquistato principalmente durante i periodi di crisi, non è necessario durante un mercato toro azionario.

Storia recente

Visto da una prospettiva rialzista, il sell-off di agosto è stato un movimento più fisiologico che economico. Siamo comunque in un momento di mercato rialzista, con lo S&P500 che continua a registrare nuovi massimi. Detto questo, condivido l’opinione di alcuni analisti che vedono un calo ancora più accentuato in dicembre prima di una forte ripresa nel 2020. Sulla base della mia analisi personale e del monitoraggio dei prezzi dell’oro/argento nel corso dei decenni, il momento migliore in assoluto per possedere oro e argento stagionalmente va da metà dicembre a fine febbraio.

Durante gli ultimi 5 anni, l’oro e in particolare l’argento hanno avuto delle ottime performance in questo arco di 10-12 settimane. Il guadagno “medio” dell’oro valutato in dollari USA è stato del +6,5% in 3 mesi a partire da dicembre. Inoltre, l’oro ha effettivamente “sovraperformato” lo S&P500 di circa il +6% nello stesso periodo.

grafico- Durante gli ultimi 5 anni, l'oro e in particolare l'argento hanno avuto delle ottime performance in questo arco di 10-12 settimane

L’argento ha ottenuto prestazioni ancora migliori misurate da dicembre a fine febbraio. Guadagni più vicini al +10% sono stati la norma negli ultimi 20 anni. In effetti, se tu avessi posseduto argento solo in questo arco di 3 mesi, ogni anno negli ultimi due decenni, avresti ottenuto circa lo stesso rendimento che detenere argento per l’intero anno, tutti i 20 anni!

Ritengo che ci stiamo preparando ad un momento fantastico per seguire più da vicino i mercati dell’oro e dell’argento, proprio in preparazione di una flessione del prezzo nelle prossime 2-3 settimane. Gli investitori che desiderano aumentare le loro posizioni in oro / argento sia come copertura che come speculazione, avranno probabilmente una buona apertura per farlo presto.
Dovesse concretizzarsi una debolezza, come immagino, sarebbe un ottimo punto di partenza.

La Federal Reserve americana ha già abbassato i tassi di interesse ufficiali tre volte nel 2019 e acquistato 286 miliardi di dollari in nuovi asset di bilancio (Quantitative Easing) quest’anno, è abbastanza notevole che le quotazioni oro/argento non siano andate più in alto. Senza dubbio, la forza dei titoli statunitensi da settembre a ottobre è direttamente attribuita all’azione di liquidità bancaria e alla relativa fiducia nei futuri livelli di stampa monetaria.

Se il mercato azionario cominciasse a diminuire, l’impeachment del presidente Trump diventasse più serio di quanto sembra e l’economia americana scivolasse in una recessione già a partire dal prossimo gennaio, l’oro e l’argento potrebbero trasformarsi nella classe di attività leader per la performance a gennaio. Ho affermato per diversi anni consecutivi, tramite i miei articoli, che l’oro sarà scambiato intorno ai $ 2000 entro il 2021. La mia previsione non è cambiata. Tutto dipenderà da come la “stampa del denaro” futura compenserà il finanziamento del debito record di zio Sam.

Il disavanzo fiscale mensile degli Stati Uniti in ottobre sembra tornato ben al di sopra delle proiezioni ancora una volta, mentre scivoliamo in un percorso di spesa del governo completamente insostenibile sotto la guida del “re del debito” Trump.

Dove è meglio investire?

Il mio piano in questo momento è di aumentare la mia esposizione su oro e argento nella seconda metà di dicembre, a seconda di come l’economia e il mercato azionario generale si muoveranno nelle prossime settimane.

Gli ETF migliori su cui investire sono i principali sul metallo monetario di SPDR Gold Shares (GLD), ProShares Ultra Gold (UGL) o l’iShares Silver Trust (SLV). Ci sarebbero anche le società minerarie ma sono decisamente più volatili e rischiose, Newmont Mining (NEM) e Barrick Gold (GOLD).

Incredibilmente però, le miniere d’oro stanno attualmente negoziando a multipli intorno a 20 volte e i rendimenti dei dividendi si avvicinano all’1,5%, avvicinandosi a letture equivalenti all’intero mercato. Storicamente, i principali minatori di oro/argento hanno scambiato dal 50% al 100% delle valutazioni rispetto la tipica attività di Wall Street.

Vorrà pur dir qualcosa.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Deckers Outdoor Corp (DECK)

Pasca Profit-scritta e logowww.pascaprofit.com

Deckers Outdoor Corp (DECK) mercato NYSE ISIN:US2435371073

 

Deckers Outdoor Corp (DECK) è attualmente all’interno della watchlist

Deckers Outdoor Corp - GRAFICO da finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Deckers Outdoor Corporation è un’azienda specializzata nella progettazione e vendita di calzature, abbigliamento e accessori con sede a Goleta, California.

La società commercializza i suoi prodotti principalmente con tre marchi: UGG, Teva e Sanuk. Gli altri marchi dell’azienda includono Hoka One One, Ahnu e Koolaburra.

Deckers distribuisce la maggior parte dei prodotti all’ingrosso ma opera anche nel canale Direct-to-Consumer (DTC), tramite il sito e-commerce e negozi retail aziendali. La Società, oltre a calzature, vende accessori e abbigliamento, attraverso rivenditori nazionali e internazionali, distributori internazionali e direttamente ai consumatori degli utenti finali sia a livello nazionale che internazionale, attraverso i suoi siti Web, call center e negozi al dettaglio. La suddivisione geografica del fatturato dell’azienda vede gli Stati Uniti come principale mercato (più del 60% dei ricavi provengono da questa area), mentre la parte residua proviene dai mercati internazionali (circa il 37%).

Guardiamo qualche dato:

Deckers Outdoor Corp - grafico -qualche dato sulla fatturazione

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre. La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica un incremento annuale tra il 5-6% per i prossimi anni, in linea rispetto alla media degli ultimi sette anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 5.71% all’anno. Inoltre, secondo il consensus degli analisti di Wall Street, la crescita in termini di EPS è prevista pari a 6.5% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro di crescita a tassi inferiori rispetto al recente passato (DECK ha incrementato in media l’eps del 11.90% annuo negli ultimi 5 anni).

Deckers Outdoor è caratterizzata da fondamentali positivi. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

Deckers Outdoor Corp - grafico -mostrata la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 16.78%, risultato molto positivo dovuto al programma di efficientamento della gestione iniziato nel 2016. Nell’immagine seguente vediamo il ROIC adjusted, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

Deckers Outdoor Corp - grafico - ROIC adjusted, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno

Il rendimento sul capitale investito rimane ad alti livelli, in netto miglioramento rispetto alle medie degli ultimi anni. Questa capacità di produrre rendimenti alti sul capitale trova spiegazione nella strategia aziendale di miglioramenti nell’efficienza operativa attuata dal 2016.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari all’11.64%.

Deckers Outdoor Corp - grafico - è mostrata la dinamica dell’utile netto

 

Ultime trimestrali – 29 agosto 2019:

Deckers Outdoor (NYSE: DECK) il 24 ottobre ha pubblicato i risultati relativi al secondo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS GAAP pari a $2.71, dato superiore di $0.38 rispetto al consensus, mentre i ricavi del trimestre sono stati pari a $542.21M (+8% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $13.1M.

Il management dell’azienda ha aggiornato le stime per i ricavi e per l’utile. Nello specifico, l’azienda si aspetta un fatturato per l’anno in corso nell’intervallo $2.115B – $2.14B (consensus: $2.14) e un EPS compreso tra i $8.90 – $9.05 (consensus: $8.80).

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi dell’azienda. Deckers Outdoor opera in un ambiente altamente competitivo che rende difficoltosa la costruzione di un fossato economico. Dal 2016 il management ha attuato con successo un piano importante di ristrutturazione aziendale negli ultimi anni con il fine di incrementare i valori dei brand, consolidare le operazioni e ottimizzare la distribuzione dei prodotti. I risultati sono stati certamente positivi, caratterizzati da un aumento dei ricavi e una diminuzione dei costi operativi. La conseguenza diretta è un miglioramento dell’EBIT margin, come visto nella sezione precedente. I benefici di questa strategia si stanno però esaurendo, a detta della stessa società, la quale ha dichiarato che i risparmi in termini di costi hanno quasi raggiunto gli obiettivi prefissati e non si prospettano miglioramenti importanti nell’immediato futuro.

Riteniamo che l’azienda sia caratterizzata da un leggero fossato economico derivante dalla forza di alcuni brand, primi su tutti UGG e TEVA. Il marchio principale è senza dubbio UGG, il cui segmento genera più di $1.6B l’anno. UGG ha ottenuto la reputazione di brand iconico per le calzature premium con fodera in lana, che continuano a dominare il mercato degli stivali invernali. Anche il brand Teva è riuscito ad ottenere una forza sui mercati globali. L’importanza del brand è fondamentale per un’azienda come Deckers, la quale sta compiendo sforzi per il miglioramento del canale retail e B2C.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

Deckers Outdoor Corp - tabella - indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 7.8/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 5/10, comunque positivo sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Deckers è positiva, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 6.91 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 1.89% (risultato minore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), che rappresenta un risultato positivo ma su cui è importante ragionare sopra, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari 76.74 (molto positivo), mentre il livello di prevedibilità del business ha un rank pari a 74/100. La prevedibilità combinata con un ottimo ICR e i risultati degli algoritmi rendono positivo il nostro giudizio finale sulla salute finanziaria della società.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Deckers presenta un “Profitability Rank” pari a 5/10, inferiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, DECK è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 10.34%, ROE trailing = 16.95%. Come è possibile notare dalla tabella gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori rispetto alle medie settoriali: segnale molto positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.

L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è positiva, ci si aspetta un incremento dei risultati anno su anno e vi è stata una continua revisione al rialzo delle stime negli ultimi mesi.

Deckers Outdoor Corp - grafici - mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione -EPS- per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato

La valutazione

Deckers Outdoor Corp - tabella - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione superiore rispetto alle medie macro-settoriali ma combinati con una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria superlativa.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 180 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’eps in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato nello stretto intervallo tra la Peter Lynch Earnings Line e la linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (leggera sottovalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate.
L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing equo rispetto alle medie.

Deckers Outdoor Corp - grafico - Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio di Deckers è legato al settore di appartenenza, caratterizzato da alta competitività e difficoltà nella costruzione di vantaggi competitivi importanti e duraturi nel tempo. Gli azionisti dell’azienda hanno beneficiato, negli ultimi tre anni, del piano di ristrutturazione ingente, ma riteniamo che i risultati siano stati raggiunti e che ulteriori miglioramenti avranno benefici incrementali minori. Una volta esaurito l’effetto della ristrutturazione, stimiamo che la competizione del settore metterà pressione sui margini operativi dell’azienda con effetto negativo sul valore intrinseco della società. Un ulteriore rischio riguarda il segmento del brand UGG, che genera la maggior parte dei ricavi e che, nel caso in cui vedesse un rallentamento della crescita, genererebbe una stagnazione dei risultati aziendali. UGG è inoltre fortemente collegato alle condizioni atmosferiche, più specificamente il clima freddo rappresenta un driver importante di crescita, mentre i costi sono direttamente correlati con i costi della materia prima, ossia la pelle di pecora.

Le mie conclusioni

Deckers Outdoor è un’azienda che ha dato molte soddisfazioni in termini di remunerazione negli ultimi anni ai suoi azionisti, grazie a strategie di efficientamento attuate dal management. Riteniamo che i vantaggi competitivi siano molto sottili e vi sia molta incertezza legata alla loro sostenibilità nel corso del tempo. L’azienda rimarrà in watchlist per ulteriori analisi sia di tipo qualitativo che di tipo quantitativo.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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Non investire per paura porta a sicuri mancati guadagni

uomo nel panico di fronte ai grafici relativi all'andamento degli investimenti

Le recessioni sono del tutto naturali, direi anzi necessarie. Molti risparmiatori e investitori sembrano soffrire di una fobia da recessioni, vedendola ovunque e in qualsiasi momento.

È dal 2008 che le previsioni di recessioni o di nuovi crolli si sprecano, per poi essere smentiti puntualmente dai numeri.

La scorsa estate addirittura, abbiamo assistito alle fibrillazioni esplose a causa del fenomeno di inversione della curva dei rendimenti Usa, che avrebbero dovuto segnalare l’arrivo di una recessione.

Ma i dati macro, le trimestrali migliori delle attese e i nuovi record di Wall Street hanno provveduto a smentire il tutto.

Negli Stati Uniti tutte le recessioni degli ultimi decenni sono state precedute proprio da un’inversione della curva.

A partire dal 2016, a curva dei rendimenti USA si è notevolmente appiattita, quando la Fed ha iniziato il suo ciclo di inasprimento monetario nel 2016 e i tassi a breve termine sono aumentati più rapidamente di quelli a lungo termine.

Questo processo si è poi invertito nelle ultime settimane quando la Fed ha nuovamente attenuato la sua politica e i tassi a lungo termine sono scesi più rapidamente di quelli a breve termine.

Quest’anno la curva dei rendimenti si è invertita, sul tratto 2 e 10 anni, il Treasury decennale è sceso di rendimento per un po’ al di sotto di quello a 2 anni, per poi risalire successivamente

Ora se ci fossimo fatti prendere dal panico e fossimo usciti dal mercato, le conseguenze sarebbero state peggiori di ciò che poi è realmente accaduto.

In quanto avremmo potuto riportare perdite uscendo dopo la caduta del mercato, ma soprattutto non avremmo usufruito del successivo rally.

Dopo il crollo del 2008 lo S&P 500 ha recuperato i suoi valori pre-crisi nel 2013, da allora non passa giorno senza che qualcuno faccia previsioni sulla prossima caduta del mercato.

Ora pensate alle conseguenze per chi avesse deciso, proprio spaventato da previsioni nefaste, di uscire dallo S&P 500 dopo il 2013, il 99% di mancato guadagno.

Chi invece avesse deciso di farlo a partire dal 2016, momento in cui si sono poi intensificati i nefasti presagi, il mancato guadagno sarebbe stato del 66%.

Se poi prendiamo in considerazione dal picco della caduta nel 2008, il mancato guadagno sarebbe stato addirittura del 560%.

S&P 500 - grafico con crolli e picchi dei valori

Una recessione, prima o poi, dovrà sicuramente arrivare, è la legge dei grandi numeri.

Secondo Morgan Stanley dal 1988 al 2015 ci sono stati ribassi del 5% in media ogni due volte all’anno e sono durati mediamente 67 giorni. Crolli di oltre il 10% sono avvenuti ogni due anni e sono durati 170 giorni in media. Crolli di oltre il 15% sono avvenuti ogni 3 anni e sono durati 255 giorni e crash di oltre il 20% sono avvenuti ogni 6 anni e sono durati mediamente 465 giorni.

La prossima recessione non dovrebbe però essere così brutta come viene dipinta nelle previsioni apocalittiche.

Questo anche in considerazione del fatto che le Banche centrali ad oggi stanno ancora intervenendo sul mercato e sono molto più preparate che in passato.

Le loro armi potrebbero sembrare un po spuntate, a causa di tassi eccessivamente bassi, per poter eseguire tagli consistenti e bilanci indebitati non ancora ripuliti.

Sicuramente però, non avrebbero problemi ad intervenire ulteriormente, qualora fosse necessario.

Come sempre però, il mercato dopo la caduta riprenderà il suo corso, quindi uno dei suggerimenti che si può fare agli investitori è quello di investire sapendo che un crollo ci sarà, senza però sapere quando questo avverrà.

Inoltre sarà importante mantenere della liquidità che permetterà poi di eseguire acquisti al termine dei crolli sfruttando al meglio l’inversione.

Se non sai quando è il momento giusto per eseguire gli acquisti, continua a seguirmi.

 

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Editoriale Pascarella: Il value investing è morto, lunga vita al value investing

value v.s growth - scontro di boxe sul ring

In settimana ho letto su un sito di finanza che il Value Investing è morto. Prima di entrare nel dettaglio dell’articolo letto, ti spiego cos’è il Value Investing, nel caso non lo sapessi. Il value investing è una tecnica d’investimento che deriva dalle idee su investimento e speculazione che Benjamin Graham e David Dodd iniziarono a insegnare alla Columbia Business School nel 1928. Esso si basa fondamentalmente sull’acquisto di titoli al di sotto del loro valore intrinseco. Lo sconto rispetto al prezzo di mercato costituisce quello che Graham chiama “margine di sicurezza”.

Nel mio libro, Battere il Benchmark, faccio una bella distinzione tra Value e Growth Investing. Il primo, come detto, si basa sull’acquisto di un titolo azionario che abbia il suo attuale valore inferiore a quello intrinseco, quindi acquistarlo ad un prezzo più basso del suo reale valore. Il secondo, cioè il Growth, punta invece su titoli che hanno di fronte una crescita basata sul suo prodotto innovativo e si punta alla sua crescita sempre maggiore nel tempo, quando smette di crescere, si vende.

All’inizio di questo mese, Cliff Asness, fondatore di AQR Capital Management, ha dichiarato che, anche se è generalmente contrario al timing di mercato, è tempo di fare scelte sulle azioni Value. Perché? Perché le azioni Value sono ora meno costose rispetto al mercato di quanto lo fossero durante la bolla tecnologica. A parte quel breve periodo alla fine degli anni 90, il Value è ad un livello alto con un margine ottimo per un acquisto.

Tuttavia, gli ultimi due anni sono stati particolari. Il Value ha continuato a soffrire, ma ultimamente si sta riprendendo. Penso che in tutti questi anni, dalla crisi 2008, dove il Value ha avuto una perdita importante, le società costose hanno più che giustificato i loro prezzi. Al contrario, gli ultimi due anni hanno visto i fondamentali delle società Value non peggiorati, ma i prezzi sono andati nella direzione sbagliata. Quando le perdite sono dovute a variazioni dei prezzi, non fondamentali, e si verificano in periodi più brevi, è allora che si creano ottime opportunità.

Per dovere di cronaca, devo sottolineare che il Value Investing ha funzionato davvero male nell’ultimo decennio. Molte persone affermano che i titoli Value di oggi sono per lo più trappole – aziende intrappolate in industrie morte o in via di estinzione. Oppure il Value è troppo “vecchia scuola” – non tiene conto del modo in cui Internet ha cambiato il mondo aziendale.

Investire in Value non può morire. Dire che l’investimento Value può morire è come dire che i principi ordinari di gestione di una buona impresa possono cambiare, ed è ridicolo.

Detto questo, il value Investing può passare periodi negativi, certo. Ciò può essere accaduto perché ci sono stati acquisti esagerati, portando a una varietà società ad alto rischio. Inoltre, altre due cose hanno rovinato il tradizionale value Investing. A) i tassi di interesse sono troppo bassi. B) alcune grandi aziende hanno trovato modi per reinvestire il flusso di cassa a tassi di rendimento superiori alla media nel lungo tempo, diventando di fatto, Growth.

L’investimento buy-and-hold è una strategia fondamentale che chiunque potrebbe facilmente perseguire e, come tale, non può morire. Stiamo vivendo il peggior periodo di sottoperformance di società value di sempre. Acquistare beni temporaneamente non favorevoli è una strategia semplice e fondamentale, ma fa paura.

Ci sono aziende forti che generano significativi rendimenti di flussi di cassa e stanno anche aumentando i loro guadagni. Molti affrontano una concorrenza limitata, quindi hanno un fossato economico fantastico, questo è quello che ho comprato e continuo a comprare, indipendentemente che il mercato sia favorevole o no.

Alla fine, la crescita del valore sottostante pagherà. Alla fine, i value colpiranno, per questo continuo a perseguire le mie regole, perché hanno senso. Devi trovare il coraggio di cambiare la tua strategia se non sta dando risultati, il coraggio di chiudere anche in negativo e puntare su società che hanno un valore maggiore di quanto stiano mostrando. Io sto di guardia, appena vedo un una società Value che sta per tornare alla ribalta, mi butto. Accadrà, come sempre, quando non lo so, ma accadrà e io sarò li. Tu?