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11 miliardi di dollari di ricavi che oggi rischiano di scavare la fossa ad Amazon per risarcimento danni

Jeff Bezos - amazon

Amazon ha ricavato ben 11 miliardi di dollari dalle vendite dei prodotti di terze parti nel primo trimestre del 2019, ovvero da quei negozianti che si affidano a questa piattaforma per vendere la propria merce.

Fino ad oggi è andata bene al signor Jeff Bezos.

Più della metà degli articoli venduti nel suo Marketplace appartiene a negozianti di terze parti e la sua idea di business si è rivelata vincente: alti guadagni a fronte di un minimo investimento.

Pochi problemi con clienti. Se un prodotto era difettoso nessuno poteva incolpare Amazon, come deciso da numerosi tribunali.

Ma da Luglio 2019 la musica è cambiata.

Il tribunale federale di Filadelfia ha sentenziato che la società di Bezos può essere ritenuta responsabile per i difetti legati anche ai prodotti venduti da terze parti.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire cosa è accaduto.

Siamo nel 2014 e una donna di Filadelfia, Heather Oberdorf, acquista sul marketplace per $18,48 dollari un guinzaglio retrattile per cani, dal venditore “Funny Gang”, volatilizzatosi poi nel nulla dal 2016 in poi.

Peccato che questo guinzaglio fosse difettoso. Nell’usarlo per portare a passeggio il suo cane in una fredda mattina del Gennaio 2015 si è spezzato e riavvolto in faccia alla donna, causandole un infortunio con la parziale perdita dell’occhio sinistro.

Naturalmente Heather ha cercato di reclamare il difetto in prima battuta al venditore, ma non riuscendo più a contattarlo, ha denunciato nel 2016 direttamente Amazon.

Altri prima di lei avevano già tentato un’impresa di questo tipo, ma fino ad oggi, le sentenze dei tribunali erano state favorevoli al noto e-commerce, scrollando la responsabilità dalle sue spalle.

Ma da Luglio 2019 si scrive una nuova pagina per la società di Bezos. Secondo quanto riportato dalla nota agenzia di stampa britannica Reuters, due giudici su tre della Pennsylvania hanno ritenuto Amazon responsabile in parte, perché il suo modello di business consente ai fornitori di terze parti di nascondersi al cliente finale.

In questo caso il negozio “Funny Gang” aveva spedito l’oggetto difettoso direttamente alla signora Oberdorf dal Nevada. In altri casi i venditori sfruttano i magazzini di Amazon, che risulta in tutti i casi solamente la vetrina che collega il venditore all’ acquirente. Nulla di più fino ad oggi.

Cosa significa questa sentenza per la società di Jeff Bezos?

Dato che i prodotti venduti nel marketplace di terze sono il 58% sul totale – dati del 2018 – pari a 160 miliardi di dollari, le probabilità di inciampare in un altro oggetto difettoso è molto alta.
E di conseguenza aumentano esponenzialmente i possibili risarcimenti.

Che sia la punta dell’iceberg che ha colpito il colosso numero uno al mondo degli e-commerce per farlo affondare?

Il fatturato dichiarato dalla nota società nel primo trimestre 2019 è di 3,56 miliardi di dollari, ma se dovesse iniziare la trafila di denunce, accuse, sentenze, cosa succederebbe agli incassi del marketplace più famoso?

Per ora, a pochi giorni dalla notizia, il titolo AMZN non ha subito minimamente alcun danno.
Anzi risultano in aumento del 1,3% nelle ultime cinque sedute le sue azioni, che hanno raggiunto quota 2012,64 dollari (+1,22 dall’ultima variazione).

Per cui se vuoi approfondire l’argomento sulle azioni Amazon, verificare quale sarà il loro andamento nei prossimi giorni o se semplicemente sei curioso di conoscere gli altri titoli che fanno parte del mio portafoglio ti consiglio di visitare il sito www.pascaprofit.com.

 


 

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La FED pronta a barricare il mercato Toro

Federal Reserve - FED

Direi che alla fine siamo tutti convinti. Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, o chiunque sia responsabile della politica presso la banca centrale americana, pur di mantenere il mercato col segno più, farà ricorso a qualunque strumento abbia in possesso, a costo di scavare una trincea attorno a Wall Street.

Il suo compito è quello di mantenere il rally del mercato azionario, e questo è esattamente quello che sta per fare. Piena occupazione, crescita solida, mercato che tocca nuovi record un giorni sì e l’altro anche.

L’indice azionario S&P500 è a un livello record dopo aver superato i 3.000, seppur per pochi minuti. Il PIL degli Stati Uniti cresce a circa il 3% circa all’anno. Gli Stati Uniti sono vicini alla piena occupazione. L’inflazione è leggermente al di sotto del 2%, ma è positiva.

Quindi qual è la prossima mossa logica per la Federal Reserve? Tagliare i tassi, ovvio. I dati sulla disoccupazione degli Stati Uniti di venerdì hanno fatto tremare le mani sul pulsante SELL per un momento. Le cifre in aumento più del previsto gettano dubbi sull’idea di un taglio dei tassi. Ecco perché i dati della Fed di mercoledì e la testimonianza di Powell al Congresso, insieme ai verbali dell’ultima riunione, sono stati così importanti.

Questa è stata l’occasione di Powell per gestire le aspettative dei mercati. Se pensava che i mercati sbagliassero a sperare in un taglio dei tassi questo mese, questa era la sua occasione per dirglielo.

Invece, ha dato loro esattamente quello che volevano. Un insieme di Minute estremamente accomodanti accompagnati da una testimonianza anch’essa accomodante al Congresso. Powell ha espresso il suo parere sui dati economici più recenti, e ha reso assolutamente ovvio che un taglio sta sicuramente arrivando.

Questa è un’ottima notizia per i portafogli degli investitori. La realtà è che non importa più di tanto cosa significa tutto questo, a noi interessa cavalcare l’onda il più possibile. Finora devo ammettere che ero in conflitto. Sapevo che Powell aveva eseguito un’inversione di marcia, ma non ero abbastanza sicuro che avesse abbracciato la filosofia “sempre più accomodante di quanto il mercato si aspetti”.

Attenzione! Questa è una buona notizia per le attività di rischio (cioè i tuoi investimenti). Finché la Fed resta davanti alla Banca centrale europea (BCE) nel gioco di “chi è la più grande colomba?” – ed è certamente più facile per la Fed farlo – allora il dollaro USA si indebolirà. E finché il dollaro USA si sta indebolendo, è difficile essere Orso.

Approfondimento: La guerra delle valute entra nel vivo, godiamoci il mercato

Ho ancora il sospetto che ad un certo punto l’inflazione decollerà, guidata da una combinazione di cattiva allocazione del capitale. Nel frattempo, come dico sempre, mantieni un po’ d’oro nel tuo portafoglio nel caso in cui qualcosa andasse storto, per il resto, godiamoci la salita.

 


 

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La grande ritirata di Deutsche Bank: il futuro sarà delle banche USA?

Bandiera Deutsche bank

Deutsche Bank ha realizzato il primo dei 18.000 tagli di posti di lavoro annunciati domenica come parte di una radicale riorganizzazione.Al personale che lavorava nelle sale trading di Londra, New York e Tokyo è stato velocemente comunicato che il loro lavoro non esisteva più.

Nel mondo anglosassone funziona proprio così: ti avvisano la sera prima che alle 11 del giorno successivo il tuo pass di entrata verrà disattivato.

Entro quell’ora devi aver liberato la tua scrivania dagli oggetti personali ed essere uscito dagli uffici con il tuo scatolone in braccio.

Arrivederci e grazie.

La strategia di Deutsche Bank per risollevare un bilancio che fa acqua da tutte le parti, è quella di ridurre le attività di investment banking e rendere la banca “più snella e forte”.

Come ben sai se mi segui da un po’ di tempo o se hai letto il mio libro, la mia specializzazione è l’analisi e il successivo acquisto o vendita di azioni di società quotate nelle Borse valori di New York (Wall Street e Nasdaq).

Quindi perché la ristrutturazione di Deutsche Bank – una banca europea – ha attirato la mia attenzione?
Tra un attimo ti spiego perché.

Ti anticipo che ridurre l’attività di investment banking ha un impatto importante nelle mie analisi sul mercato americano.

Deutsche Bank era nata come la banca che doveva sostenere le industrie tedesche nel mondo.

Poi, con l’affermarsi della globalizzazione, volle fare l’americana e lanciò la sua sfida alle grandi banche d’affari anglo-americane puntando su quei settori – dal mercato dei derivati al trading di azioni – che avevano fatto la fortuna dei giganti di Wall Street.

Inizialmente le cose sono andate particolarmente bene per DB.

Ma con la grande crisi del 2008-2010 le prime crepe sono diventate voragini.

Più volte DB ha cercato di curare le ferite con aumenti di capitale.

Tuttavia non sono bastati per fermare l’emorragia.

Ora i vertici hanno deciso di intraprendere una cura radicale e di cambiare tutto.
Si torna alle origini.

DB abbandonerà proprio i settori dei derivati e del trading per tornare ad attività più tradizionali e, soprattutto, meno pericolose per i bilanci della società: gestione del risparmio, finanziamento alle imprese, mercati valutari e consulenza.

Basta con le avventure a Wall Street, basta con la finanza creativa che ha riempito i bilanci di derivati.
Si torna a fare la banca tradizionale.

Si torna a prestare soldi a famiglie e alle imprese.

E questo comporterà una profonda e dolorosa ristrutturazione.

La motivazione a sostegno dei licenziamenti è sempre la stessa: “dolorose ma inevitabili per garantire il successo a lungo termine di Deutsche Bank”.

Nel 2022 avrà 18 mila dipendenti in meno rispetto ai 92 mila attuali, il 20% di derivati in meno, un altro anno di perdite e due anni senza dividendi.

Verrà potenziata la divisione corporate (dedicata alle imprese) per fare da tesoriera alle grandi aziende tedesche e multinazionali.

Contemporaneamente verrà rafforzata la divisione retail (dedicata alle persone).

DB sosterrà la ristrutturazione senza l’intervento dello stato o del denaro pubblico con buona pace di chi sostiene che i tedeschi risanano le loro banche con i soldi degli altri.

Ora, torniamo a noi.

Come ti dicevo la ristrutturazione avrà un impatto importante anche oltre oceano.

Vediamo perché.

Dopo che anche Société Générale, la olandese ING, la britannica HSBC avevano ridimensionato nettamente l’investment banking e licenziato migliaia di dipendenti, DB era rimasta l’unica banca europea in concorrenza con le grandi banche d’investimento americane come JP Morgan, Morgan Stanley e Goldman Sachs.

Ora, la sua ritirata, lascia campo aperto alle banche americane.

Banche americane che oggi si presentano ben più forti e aggressive dopo la cura da cavallo del 2009 e dieci anni di crescita ininterrotta di Wall Street e dell’economia statunitense.

Morgan Stanley, Goldman Sachs e JP Morgan avranno campo libero anche sul mercato europeo e potranno raccogliere un gran volume di affari e profitti.

Le banche europee dopo la crisi del 2008 hanno voluto evitare la cura da cavallo imposte invece alle banche americane ed oggi si ritrovano a rincorrere o, nella peggiore delle ipotesi, a ristrutturare.

Un’altra sfida che il Vecchio Continente ha perso nei confronti degli Stati Uniti.

L’Unione europea non ha agito in modo rapido, sistemico e radicale come hanno fatto invece gli Stati Uniti.

Banche, Istituzioni e governanti hanno cercato continuamente di gettare la polvere sotto il tappeto.

Questo modus operandi non fa altro che confermare UNO dei motivi per i quali studio ed investo – e dovresti farlo anche tu – nei mercati americani.

Una tesi che già conosci se hai letto il mio libro.

Le società americane, nei periodi di recessione, sono le più veloci nel trovare il modo di ristrutturarsi ed acquisire un vantaggio competitivo nei confronti del resto del mondo.

Negli Usa la crisi finanziaria superò il picco in pochi mesi mentre in Europa le società risentono ancora delle sue conseguenze.

Il caso Deutsche Bank lo conferma.

Ci sono voluti 10 lunghi anni prima di arrivare ad una profonda ristrutturazione della Società.

Non ne sei ancora convinto?

Guarda questo grafico:

grafico Deutsche Bank

Sono le performance dal 2010 ad oggi del titolo Deutsche Bank (azzurro), JP Morgan (rosso) e Morgan Stanley (verde).

In sintesi:

Deutsche Bank (Ger) => -77%
Jp Morgan (Usa) => +312%
Morgan Stanley (Usa) => +77%

Il mercato non mente nel lungo periodo.

Questi dati ti confermano la mia tesi.

10 anni fa Jp Morgan e Morgan Stanley erano nella stessa situazione di Deutsche Bank: piene zeppe di derivati con bilanci che facevano acqua da tutte le parti.

La differenza?

Sono state sottoposte immediatamente ad una profonda ristrutturazione. Una cura da cavallo iniettata prima che la malattia si trasformi in un’infezione incurabile.

Il confronto è impari anche con Londra che, quando Lloyds e Royal Bank of Scotland stavano colando a picco, le nazionalizzò in un batter d’occhio.

Ad esempio per nazionalizzare Deutsche Bank, la Germania dovrebbe riscrivere da capo le regole comunitarie.

Insomma la flessibilità dei paesi anglosassoni di fronte alle crisi economiche – che ciclicamente ed inevitabilmente si ripresentano – li rende, nella mia ricerca delle peite d’oro, il terreno di caccia preferito.

Il sistema che utilizzo per la selezione dei titoli tra gli oltre 6.200 dei mercati americani, tiene conto anche di questi fattori.

Negli Stati Uniti la capacità del tessuto economico e sociale di reazione e di recupero nei momenti di difficoltà e di recessione, non ha eguali nel mondo.

Questo e altri fattori che dovresti conoscere prima di effettuare qualsiasi investimento, li trovi descritti nel mio nuovo libro “Battere il Benchmark” che puoi ordinare qui.

 


 

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, IAC/InterActiveCorp (IAC)

iac logo

Pasca Profit-scritta e logo

GLI SPECIALISTI DEL MERCATO AZIONARIO AMERICANO
www.pascaprofit.com
IAC/InterActiveCorp (IAC) mercato NASD ISIN: US44919P5089

 

IAC/InterActiveCorp (IAC) è entrata nella nostra watchlist il 15 giugno 2019

 

IAC / InterActiveCorp (NASD: IAC) è una società americana attiva nel settore Internet Services. Il titolo azionario in borsa, quotato sul Nasdaq, è passato in due anni da $55.8 agli attuali 224$, generando una performance superiore al 302% per i suoi azionisti. L’azienda è riuscita a sfruttare la crescente domanda di prodotti e servizi internet sui mercati sviluppati (con una leggera esposizione verso i mercati emergenti) e riteniamo possa continuare a performare bene nei prossimi anni dal punto di vista operativo.

sector - iac

 

Ultime trimestrali – 25 Aprile 2019:

Il 8 maggio 2019 IAC/InterActiveCorp (NASDAQ:IAC) ha pubblicato i risultati del primo trimestre 2019. La società ha generato nei primi tre mesi dell’anno un Q1 GAAP EPS pari a $0.91, battendo le aspettative degli analisti di ben $0.50. Leggermente superiori alle stime anche i ricavi che si assestano a quota $1.1B (battendo le stime di $10M), in rialzo del +10.5% rispetto allo stesso periodo del prossimo anno.

Analisi del business

analisi del business - iac- loghi vari

IAC/InterActiveCorp è essenzialmente una holding che possiede diversi brand legati a servizi online. Il portafoglio di attività dell’azienda è molto vasto ma possiamo dividere le attività aziendali in quattro segmenti operativi. I segmenti di business della società comprendono Match Group (39% delle entrate totali), HomeAdvisor (16% delle entrate totali), Video (8% delle entrate totali), Applicazioni (19% delle entrate totali), Editoria (13% delle entrate totali), e altre attività minori. Match Group e HomeAdvisor insieme rappresentano oltre l’80% dell’intero margine operativo lordo dell’azienda.

Match Group (NASD: MTCH) è un provider di app di dating online con oltre 45 marchi, tra cui Tinder, Match.com, PlentyOfFish e OkCupid.

HomeAdvisor (NASD: ANGI) è una piattaforma digitale in grado di mettere in contatto i professionisti locali di lavorazioni domestiche con i proprietari di immobili che necessitano di tali servizi.

Il segmento Video di IAC continua a bruciare cassa, a causa dagli investimenti fatti soprattutto a beneficio su Vimeo, un social network basato su video in cui gli utenti non possono pubblicare contenuti prodotti da altri. Vimeo ha generato una crescita importante nel numero di iscritti, non ha ancora iniziato a monetizzare adeguatamente la sua attività che conta circa 250 milioni di utenti al mese.

Il segmento delle applicazioni e quello editoriale di IAC sono in declino e non presentano vantaggi competitivi importanti, soprattutto per la forte dipendenza da Google.

Nella tabella seguente sono indicati i dati delle voci principali di conto economico degli ultimi tre anni a consuntivo e dei prossimi tre anni secondo le stime degli analisti (Reuters).

annual income statement data iac

I ricavi generati sono sicuramente tra le voci di bilancio più importanti da monitorare per il settore in operativo, quello tecnologico, e per la fase del ciclo di vita aziendale attuale. Il trend dei ricavi è molto positivo e secondo le stime dovrebbero crescere a ritmi sostenuti anche nei prossimi anni. Molto diverso è il trend che riguarda il risultato operativo e l’utile netto. Questa diversità di tendenze è dovuta ai costi aziendali che rendono molto variabili i risultati finali e la capacità di sapere monetizzare i servizi offerti. Uno degli aspetti principali che occorre analizzare è infatti la profittabilità di alcuni segmenti operativi che, attualmente, assorbono molte risorse ma non riescono a dare risultati positivi.

VANTAGGI COMPETITIVI

IAC/Interactive ha un mix di segmenti operativi con vantaggi competitivi importanti (soprattutto in termini di “network effect”) e segmenti operativi senza vantaggi competitivi: il risultato aggregato è una parziale compensazione che riduce la forza aggregata aziendale.
I benefici di business che caratterizzano Match Group e HomeAdvisor sono controbilanciati dalla mancanza di vantaggi competitivi di altre aree, come il segmento editoriale, il segmento delle applicazioni ma anche dall’incertezza delle prospettive del segmento “video”.

Match Group è un provider di app di online, tra cui Tinder, Match.com, OkCupid, PlentyOfFish e Meetic. Complessivamente, Match Group ha più di 45 brand di siti e app di incontri online. I vantaggi competitivi di Match Group derivano dall’effetto network. Il portafoglio di app di dating dell’azienda comprende quattro delle cinque principali app di dating in Nord America, tra cui Tinder che è la numero uno al mondo per la fascia dei millenials.
Match Group è riuscita a creare un portafoglio variegato di app di dating in grado di attirare clienti di età, cultura e posizione geografica diversa grazie ad una strategia combinata di crescita sia interna (creazione interna) che esterna (via acquisizioni). La fascia più giovane della clientela utilizza app di dating su smartphone come Tinder, spesso alla ricerca di relazioni occasionali e con scarsa propensione al pagamento di cifre considerevoli per tali servizi. Gli utenti più anziani, che sono alla ricerca di una relazione seria e duratura, utilizzano Match.com sia su computer che su smartphone. Questa tipologia di utenti è disposta a pagare un prezzo alto per questo servizio, in quanto sono alla ricerca della persona giusta per una relazione a lungo termine. Le altre alternative offerte da Match Group sono OkCupid, POF, Meetic, BlackPeopleMeet e OurTime, che offrono servizi per utenti di varie tipologie e collocazioni geografiche del Nord America e dell’Europa (Meetic) e oltre i 50 anni (OurTime).

ANGI HomeAdvisor è nata quando IAC ha acquistato nel 2017 Angie’s List per $500M ed ha attuato un processo di integrazione con le attività già esistenti di HomeAdvisor.
HomeAdvisor è una piattaforma digitale di matchmaking tra i professionisti di lavorazioni domestiche e i proprietari di case per servizi tra cui riparazioni e ristrutturazioni. Secondo vari studi, il mercato dei lavori domestici negli Stati Uniti ha un valore vicino ai $ 400 miliardi, di cui oltre il 90% delle transazioni viene avviato offline. Stimiamo che HomeAdvisor raggiungerà una quota tra il 3-4% di questo mercato totale. IAC ha investito in aree all’interno di HomeAdvisor portando alla generazione di un ciclo virtuoso ad effetto network – attirando sempre più professionisti, i quali hanno contribuito a portare più clienti, che a loro volta hanno attirato più professionisti, e così via.

Il segmento video è un segmento operativo che attualmente assorbe risorse. Questo assorbimento di risorse deriva dagli investimenti in Vimeo, piattaforma online per produttori di video interamente posseduta da IAC. La crescita degli abbonati di Vimeo è stata rilevante, superiore al 10% all’anno negli ultimi due anni, ma IAC non ha ancora iniziato a monetizzare adeguatamente il suo business. Vimeo si pone come una vetrina internazionale per registi/produttori/creativi che consenta ai suoi utenti di pubblicare e condividere video anche su altre piattaforme. Al momento l’incertezza sul futuro è elevata e la valutazione di un asset come Vimeo genera stime con margini di errori elevatissimi. Vimeo rappresenta sicuramente una piattaforma in crescita ma con il problema legato alla monetizzazione e alla concorrenza agguerrita. All’interno del settore abbiamo competitors importanti come YouTube, Netflix, Amazon e Hulu. Attualmente Vimeo ha circa 1 milione di abbonati a pagamento e secondo le nostre stime le entrate per l’intero anno della piattaforma dovrebbero avvicinarsi ai $160M. Ipotizzando un multiplo di mercato per una piattaforma con tali caratteristiche di Price/Sales pari a 7, il suo valore di mercato dovrebbe aggirarsi attorno ad 1 miliardo di dollari.

I segmenti editoriali e applicazioni di IAC sono in declino per risultati conseguiti. Probabilmente questi segmenti continueranno a produrre cassa ma ciò che desta maggiori preoccupazioni è la mancanza di vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti. Il segmento editoriale è composto da siti Web di informazione come About.com, Investopedia, The Daily Beast e Dictionary.com. Il segmento delle applicazioni include varie applicazioni scaricabili principalmente come strumenti di browser. Entrambi i segmenti generano entrate dalla pubblicità online ed entrambi sono fortemente dipendenti da Google che può fare valere la sua forza contrattuale contro IAC.

grafici iac

Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. La salute finanziaria aziendale non è preoccupante nonostante alcuni indicatori, presi singolarmente, potrebbero dare segnali allarmanti. Utilizzando, ad esempio indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, che mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società prendendo in considerazione diversi ratios contemporaneamente, i segnali sono molto positivi. Attualmente l’Altman Z-Score è pari a 4.65 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria) e l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default molto bassa nel breve termine, sotto la soglia del 3%.

Gli indicatori di profittabilità aziendale sono molto positivi, superiori rispetto al costo del capitale sia in termini asset side che in termini equity side. Il trend degli indicatori di profittabilità però è altamente instabile nel tempo a causa dei costi e degli investimenti effettuati.

La valutazione

grafico valutazione iac

A fianco sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è una situazione di valutazione superiore rispetto alle medie settoriali basati su una profittabilità attuale maggiore e sul ruolo di leader che l’azienda ha assunto nel suo mercato. Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione.

Al fine di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 260,63 ad azione, che rappresenta una sottovalutazione rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

Uno dei maggiori rischi di IAC è legato alla forte dipendenza del segmento editoriale e il segmento delle applicazioni da Google, come detto in precedenza. Queste attività non godono di significativi vantaggi competitivi ma rappresentano ancora oltre il 30% delle entrate totali dell’azienda. Negli ultimi anni la società ha dimostrato di sapere gestire bene le operazioni di crescita esterna ma rimane il rischio nel sostituire gli assets meno performanti. Un ulteriore fattore di rischio riguarda il segmento video con la piattaforma Vimeo: le strategie di monetizzazione potrebbero portare alla generazione di rendimenti inferiori alle stime o comunque inferiori al costo del capitale, distruggendo valore per gli azionisti.

Le mie conclusioni

IAC/InteractiveCorp è una società holding che ha assets molto interessanti all’interno del suo portafoglio di attività. A livello aggregato ci sono alcune perplessità, ad esempio la redditività del segmento video, ma anche il futuro del segmento editoriale e quello delle applicazioni. Secondo i nostri calcoli il valore intrinseco è superiore rispetto agli attuali prezzi di mercato, ma è bene ricordare che lo sconto nelle valutazioni potrebbe non essere dovuto esclusivamente ad inefficienze del mercato ma anche dall’holding discount. L’holding discount è il sistematico sconto che hanno le holding di partecipazione rispetto al valore intrinseco delle loro partecipazioni. Il titolo rimane in attesa nella watchlist per ulteriori approfondimenti e attività di monitoring. È importante considerare che i segmenti principali, Match Group e ANGI, possono essere presi in considerazioni come investimenti indipendenti poiché entrambe sono quotate sul Nasdaq.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

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Potrebbe Trump riportare il prezzo del petrolio a 140 dollari?

Trump e bandiera americana

Una cosa è certa: con Trump non ci si annoia mai.

La sua campagna elettorale permanente prevede sempre la presenza di un nemico da sconfiggere o da ridurre a più miti consigli.

E visto che stiamo parlando di un uomo che ha conquistato la Casa Bianca contro tutti i sondaggi, probabilmente la sua strategia è, al momento, efficace.

Prima il Messico e i messicani, poi la Cina ed ora si aggiunge l’Iran.

In realtà l’Iran è sempre stato considerato dagli Usa un nemico ma con gli accordi stipulati dall’amministrazione Obama i rapporti si erano ricuciti.

Sia chiaro, Iran e Usa non giocavano a golf insieme come amici di vecchia data, ma già limitarsi a mantenere buoni rapporti era un considerato un gran successo.

Poi le tensioni sono aumentate costantemente da maggio 2018, quando Trump abbandonò improvvisamente l’accordo nucleare del 2015 tra l’Iran e le sei potenze mondiali.

Trump non ha solo abbandonato l’accordo ma ha ripristinato le sanzioni per costringere l’Iran a rinegoziarlo.

Ora le scaramucce si sono di nuovo manifestate dopo l’abbattimento del drone statunitense sullo stretto di Hormuz.

L’Iran sostiene che gli Usa hanno violato il suo spazio aereo.

Gli Stati Uniti insistono che si trattava di acque internazionali.

Tutto questo è stato preceduto da due serie di esplosioni che hanno danneggiato sei navi petroliere nella regione.

Una regione nella quale passa ogni giorno un quinto del petrolio mondiale.

Naturalmente non è mia intenzione sindacare sulle ragioni dell’uno o dell’altro.

Non sono un esperto di geo-politica e, anche se lo fossi, non è senza dubbio questo il luogo adatto per discuterne.

Ormai dovresti conoscermi.

Quello che mi interessa è l’impatto che queste tensioni possono avere sui mercati finanziari e sui miei (e tuoi) portafogli di investimento.

Non c’è dubbio che i mercati siano particolarmente sensibili a ciò che avviene in quelle regioni.

Questo perché ogni tensione si riflette sul prezzo del petrolio.

E il prezzo del petrolio influenza l’andamento della crescita economica la quale, a sua volta, si riflette nei mercati finanziari.

Ma andiamo con ordine.

Le tensioni geo-politiche nel medio oriente impattano sul prezzo del petrolio perché oltre il 70% delle riserve mondiali si trovano proprio sotto quelle terre:

grafico dei paesi con maggiori riserve di petrolio e gas

Hai presente il sobbalzo che fai quando ti infilano sottopelle un ago senza preavviso?

Ecco quella è la reazione del prezzo del petrolio ad ogni minima tensione che vede coinvolte quelle terre.

E, come ti accennavo, il prezzo del petrolio influenza non poco l’economia e, di riflesso, il mercato finanziario.

Mercato obbligazionario, azionario, delle valute si muovono repentinamente ad ogni battito d’ali di farfalla nel golfo Persico.

Tuttavia, se mi segui da un po’ e se hai letto il mio libro, la strategia che adotto e che mi consente di battere il benchmark ormai da 10 anni, è quella di un investitore di lungo periodo nel mercato azionario americano.

Quindi quello che devo analizzare è l’impatto che le quotazioni dell’oro nero hanno sui mercati d’oltreoceano.

Allora vediamo.

Il petrolio è una materia prima quotata pertanto, così come le azioni, le obbligazioni, le valute eccetera, è influenzato anche da un elemento che i mercati in genere odiano.

Sto parlando dell’incertezza.

Una minaccia, come ad esempio quella di Trump nei confronti dell’Iran, è un’incertezza.

E in un simile contesto ogni teoria ed ogni analisi può essere valida.

Alcuni analisti sostengono che la minaccia è reale altri che si tratta di una bufala.

Altri ancora non si esprimono mentre alcuni illuminati si lanciano in previsioni con gradi di certezza assoluta.

Nel frattempo i mercati non sanno come muoversi e, nel breve periodo, vanno in fibrillazione.

Tecnicamente si dice che aumenta la volatilità.

Ma a noi del breve periodo frega nulla… giusto?

Tuttavia anche lo stato d’animo dell’investitore di lungo periodo viene messo a dura prova dalle incertezze di breve periodo.

E allora vediamo un po’ come si sta evolvendo la situazione.

Uno scontro in Medio Oriente, anche se improbabile, farebbe impennare i prezzi del petrolio… questo ce lo siamo già detti.

L’aumento del prezzo dell’oro nero, se prolungato nel tempo, comporterebbe un duro colpo per il motore dell’economia americana ovvero la spesa dei consumatori.

Infatti l’aumento dei costi di produzione delle aziende (pensa ad esempio al costo dell’energia) verrebbe scaricato sui prezzi dei beni che producono e, naturalmente aumenterebbero.

E se i prezzi aumentano, a parità di salario, una famiglia deve ridurre le spese o indebitarsi per mantenere lo stesso tenore di vita.

E’ per questo che il prezzo del petrolio viene tenuto in considerazione come anticipatore di una recessione.

Alcuni esempi per comprendere meglio il concetto.

Se hai i capelli grigi e purtroppo qualche acciacco dovuto all’età, allora ricorderai come l’embargo petrolifero saudita del 1973-1974 ha contribuito a innescare un balzo dei prezzi del petrolio che ha paralizzato l’economia.

Oppure come la rivoluzione iraniana del 1979 ha portato a una recessione negli Stati Uniti.

Allo stesso modo, l’economia americana è scivolata in una recessione dopo che l’Iraq ha invaso il Kuwait nel 1990 e di nuovo dopo il rovesciamento americano del dittatore iracheno Saddam Hussein nel 2003.

E ancora.

Ricorderai come nel 2008 la grande recessione è stata causata da un’epica bolla immobiliare.

Tuttavia non ti sarà sfuggito anche il fatto che il prezzo del petrolio era alle stelle, sopra i 140 dollari al barile, nell’estate del 2008.

Significa quindi che prezzi elevati del petrolio conducono spesso ad una recessione.

Ma la domanda è: quando il prezzo del petrolio può considerarsi “elevato”?

Se elevato è 140, il suo massimo del 2008, allora in questo momento con la quotazione a 66 dollari possiamo stare tranquilli.

Se così fosse, ognuno di noi potrebbe facilmente considerarsi un analista.

Se il massimo è a 140 e ora quota 66 perché mi dovrei preoccupare?

La realtà dei fatti è ben diversa e la risposta è sempre: dipende.

Molte cose sono cambiate rispetto al passato.

Il massimo di 140 dollari a barile del 2008 fu raggiunto in un contesto diverso rispetto ad oggi.

Ad esempio, rispetto ad allora, gli USA sono molto più indipendenti dall’energia grazie all’aumento di produzione soprattutto nel Texas occidentale.

Significa che assorbono molto più facilmente eventuali shock di prezzo dell’oro nero.

Inoltre c’è un altro fattore da considerare.

I prezzi elevati del petrolio non comportano una recessione immediata dell’economia.

Come ti dicevo, lo puoi considerare come un indicatore di tensione che, se prolungato, può riflettersi sull’andamento economico globale.

Quindi torniamo a noi.

In questo momento siamo in un contesto di volatilità dovuta semplicemente a tensioni geo-politiche?

Oppure questa si aggiunge ad un prezzo già elevato che potrebbe riversarsi nel tempo sui prezzi dei beni che acquisti facendoli aumentare?

Se così fosse siamo quindi in prossimità di una recessione?

La risposta è ancora una volta: dipende.

Dipende perché le variabili da tenere in considerazione sono infinite e gli strumenti in mano alle banche centrali per controllare eventuali tendenze inflazionistiche non sono gli stessi del passato.

Tieni comunque presente che una recessione prima di esplodere viene anticipata da numerosi segnali – tra questi certamente anche il prezzo del greggio – che devi essere in grado di leggere se vuoi riposizionare il portafoglio prima di venire travolto dall’onda.

Nel mio libro ti racconto come avevo previsto la recessione del 2008 ben prima della sua esplosione nell’estate dello stesso anno.

Ti rimando al libro per saperne di più.

In “Battere il benchmark” scoprirai come il mio sistema analizza i mercati tenendo conto di tutte queste variabili.

Tuttavia le variabili hanno impatti diversi a seconda del settore che stai analizzando.

E all’interno di ogni settore le singole aziende non ne risentono tutte allo stesso modo.

Quindi ti serve un sistema per selezionare soprattutto in periodi di alta volatilità o recessione, le aziende che ne risentono meno o si difendono meglio o addirittura ne sono avvantaggiate.

Quindi occhio, perché cadere nella trappola dell’emotività di breve periodo è facilissimo se non hai una mappa che ti guida alla meta.

Continua a seguirmi sui consueti canali e ti terrò aggiornato.

 


 

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La guerra delle valute entra nel vivo, godiamoci il mercato

mani che sfogliano molte banconote

10 Luglio 2019

Il mercato azionario e obbligazionario hanno toccato nuovi massimi questa settimana. (Quando le obbligazioni raggiungono nuovi massimi, i rendimenti toccano nuovi minimi: funziona come un movimento alternato.) Questo perché i mercati stanno affrontando un esercito di banchieri centrali pro-bullish.

Sembra che la Banca centrale europea otterrà un candidato “loose money” stile Mario Draghi, Christine Lagarde, piuttosto che il temuto rigido tedesco. Negli Stati Uniti, Donald Trump chiama sempre più aggressivamente Jerome Powell per cercare di distruggere il dollaro. Nel frattempo, per non essere da meno, Mark Carney ha deciso di mettere in discussione la sterlina. E il festival della moneta è iniziato.

Per prima cosa abbiamo sentito che Christine Lagarde è altamente probabile sia il prossimo capo della Banca centrale europea (BCE). Tecnicamente, Lagarde è stata nominata per il ruolo. Deve ancora essere approvato dal Parlamento europeo. Ma questo di solito è solo una questione di tempo, devono stampare i suoi biglietti da visita.

Lagarde non ha un’esperienza bancaria centrale specifica. Ma non importa. Il compito principale del capo della BCE è trovare una politica monetaria che funzioni tra le diverse economie della zona euro. Questo, ovviamente, non è possibile.

Ecco perché l’abilità principale richiesta dal capo della BCE è politicismo e diplomazia. E presumo che le esperienze di Lagarde nella politica francese e nel Fondo monetario internazionale l’abbiano qualificata per questo.

Il problema principale è sicuramente l’aver difficoltà a trovare quel tipo di sibili acuti che Mario Draghi riuscì a ottenere – “TLTRO” (operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine) e simili. Ma ora ha fatto tutto il lavoro tecnico – l’ha lasciata con una cassetta degli attrezzi abbastanza grande da attingere al fine di allentare la politica monetaria senza dover inventare nuovi schemi, o avere combattimenti con i sostenitori del “hard euro”.

Certamente, potrebbe ancora rovinare tutto. Ma perché, è tutto costruito per il verso giusto, come un mobile Ikea, mantenere bassi tassi di interesse per far salire il mercato. Che importa se alla fine si ritrova con qualche vite in mano, di solito io le butto.

Non dimentichiamo The Donald. Ecco un tweet che il presidente ha inviato ieri pomeriggio:

“La Cina e l’Europa giocano alla manipolazione della grande valuta e pompano denaro nel loro sistema per competere con gli Stati Uniti. Dovremmo starcene seduti come maniaci a guardare educatamente mentre altri paesi continuano a giocare – come hanno fatto per molti anni!”

Trump vuole un dollaro più debole. Se non riesce a farlo tramite Jerome Powell, allora sospetto che troverà un sistema per farlo in qualche altro modo. In breve, siamo decisamente tornati in un periodo di guerra valutaria. E sembra piuttosto che il conflitto sarà molto meno civile dell’ultima volta. Il prossimo grande punto infiammabile da tenere d’occhio è alla fine del mese. Questo è il momento in cui la Federal Reserve dovrebbe tagliare i tassi di interesse.

Ho il sospetto che anche una forte proiezione economica non fermerà il taglio. La Fed dovrà solo trovare un modo per tenere nascosto, come un illusionista, l’economia reale. Con una mano abbassa i tassi, con l’altra ci sgancia un dollaro debole, e i mercati brindano. Il popolo chiede “QE” e le richieste si fanno sempre più insistenti, stanno diventando più forti in tutto il mondo. I politici sono in competizione per fare promesse di spesa sempre più grandi, o piani per cancellare i debiti. Non tutte queste politiche sono necessariamente idee sbagliate, ma la direzione del viaggio è molto chiara.

L’inflazione non è più considerata una sorta di minaccia. Ho sentito che più di una persona intelligente nella sfera degli investimenti sostanzialmente annulla l’inflazione come parametro economico. Se l’inflazione è morta e finita per sempre, allora perché non stampare un sacco di soldi?

Godiamoci la crescita che questi banchieri/politici ci stanno regalando. Più che possiamo.

Giuseppe Pascarella

 


 

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In rosso Lufthansa dopo il profit warning

Lufthansa, aereo in volo

Le azioni Deutsche Lufthansa hanno ceduto oltre il 12% alla Borsa di Francoforte dopo che l’azienda, ha emesso, in una nota diffusa, un profit warning, rivedendo al ribasso le prospettive dei risultati 2019.

Questa revisione è dovuta a causa delle crescenti pressioni derivanti da sovracapacità e dalla forte competizione da parte delle low cost in Europa, inoltre la società ha previsto un accantonamento contabile di 340 milioni di euro a causa della possibile apertura di indagini fiscali in Germania relative a eventi accaduti tra il 2001 e il 2005.

La revisione delle stime sull’esercizio in corso è spiegata dalla società con la discesa dei prezzi in Europa dovuta a un mercato con offerta eccessiva e politiche aggressive da parte dei vettori low cost che stanno impattando negativamente sui rendimenti realizzabili in particolare sul corto raggio, solo in parte bilanciato dalla solida performance del ramo viaggi a lungo raggio.

Nelle previsioni, la compagnia tedesca ha tenuto conto anche dell’aumento dei costi del carburante, che dovrebbero superare i 550 milioni di euro, nonostante il recente calo del prezzo del petrolio.

A livello di gruppo, con i ricavi ora attesi da una crescita percentuale “a una cifra bassa”, l’ebit margin rettificato, cioè il rapporto tra l’utile operativo e i ricavi rettificato per le voci straordinarie, è stimato tra il 5,5 e il 6,5% e quindi l’ebit rettificato viene indicato tra i 2 e i 2,4 miliardi a fine anno, mentre il target precedente si attestava tra in 2,4 e i 3 miliardi di euro.

In particolare la divisione “Network Airlines” (Lufthansa, Swiss Air e Austrian Airlines) dovrebbe raggiungere un margine ebit rettificato tra il 7% e il 9% (7,5%-9,5% precedente), mentre per Eurowings la stima è di -4%/-6% (in precedenza era previsto un risultato a break even).

In precedenza, segnalano alcuni analisti, questo risultato era stimato tra il 6,5% e l’8% e in termini assoluti il consensus era di 2,7 miliardi.

Gli stessi analisti segnalano con sorpresa l’inversione completa delle indicazioni arrivate dalla società sul tema dei prezzi che solo a fine aprile erano stimati in incremento nel II trimestre e aggiungono che l’abbassamento dei profitti attesi, unita alla questione fiscale, fa ritenere improbabile un free cash flow positivo nel 2019.
Per gli analisti di Ubs, l’annuncio sui conti probabilmente avrà un impatto tale da mettere quasi in secondo piano l’appuntamento atteso per il 24 giugno con il Capital Market Day di Lufthansa.

Le compagnie aeree della rete stanno contrastando la pressione sui prezzi riducendo ulteriormente i loro piani di capacità, specialmente per l’inverno 2019/2020, quando è prevista solo una crescita marginale.

Per il secondo trimestre, le compagnie aeree della rete prevedono un leggero calo delle vendite unitarie con aggiustamento di valuta.

Previsioni, queste, che offuscano i buoni risultati del gruppo registrati a maggio: nel mese chiuso da poco, il Gruppo ha trasportato 13,2 milioni di passeggeri, con un incremento del 2,8% rispetto allo stesso mese del 2018.

Le compagnie del network, invece, hanno trasportato circa 9,7 milioni di passeggeri nel mese di maggio, il 5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La notizia del profit warning di Lufthansa arriva proprio a un mese dalla scadenza per presentare l’offerta per il salvataggio di Alitalia.

Infatti venerdì scorso il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha autorizzato i commissari straordinari Alitalia a comunicare a Ferrovie dello Stato la proroga sino al prossimo 15 luglio del termine per la presentazione dell’offerta vincolante e definitiva per Alitalia.

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L’espansione economica dell’America è ora la più lunga mai registrata

08 Luglio 2019

the-longest-U.S.-expansion-in-history

 

Non penso che le espansioni semplicemente moriranno di vecchiaia”, disse una volta Janet Yellen, ex presidente della Federal Reserve, agli economisti durante una conferenza ad Atlanta. Questa teoria potrebbe presto essere messa alla prova. Ad oggi, l’espansione economica iniziata in America nel giugno 2009 è continuata, ininterrotta, per oltre 120 mesi (3.644 giorni per l’esattezza), rendendola la più lunga nella storia. Il precedente record, secondo l’Ufficio nazionale di ricerca economica (NBER), l’arbitro ufficiale delle recessioni in America, fu il boom decennale che ebbe luogo tra il 1991 e il 2001.

Il ciclo economico si sta allungando da un po’ di tempo. Tra il 1945 e il 1981, le espansioni economiche americane durarono in media tre anni e otto mesi. Da allora si sono protratte per più di otto anni. Ma poiché sono cresciute più a lungo, sono diventate anche più deboli. Durante i dieci cicli economici registrati tra il 1949 e il 2007, l’economia è cresciuta in media ad un tasso annuo del 4,3%. Dal 2009, tuttavia, la crescita ha raggiunto una media del 2,7%. Per di più, il PIL pro capite, una misura di crescita economica che elimina gli effetti di una popolazione in crescita, è cresciuto di appena l’1,5% all’anno. Nell’arco dei precedenti dieci cicli, è cresciuto in media del 3,3% all’anno.

Ci sono segnali che la festa potrebbe finire, invece io penso che potrebbe continuare. Fino a quando non abbiamo dati certi che la crescita economica è in una fase di raffreddamento, perché scommettere il contrario? Ricordo perfettamente nel 2015 il buon vecchio Soros puntare 1 miliardo di dollari contro la crescita, dopo 4 anni si sta ancora leccando le ferite e dall’ultimo rapporto SEC, i suoi ETF short sugli Stati Uniti sono stati dimezzati in portafoglio, come a voler dire, ho fatto una ca****a, ma a metà.

Gli investimenti puntano a una curva dei rendimenti inversa, come detto più volte, storicamente un precursore preciso delle recessioni. Ma la parola giusta è “puntano”, non è ancora stata generata questa curva dei rendimenti, che tra l’altro, dal momento della perforazione, passano ben 9/12 mesi prima di una discesa. Sempre storicamente parlando.

Le guerre commerciali potrebbero anche innescare una crisi. Non sei stanco di sentirlo dire? Tuttavia, i “meteorologi professionisti” intervistati dalla Federal Reserve Bank di Philadelphia ritengono che ci sia solo una possibilità su cinque che una recessione colpisca l’anno prossimo. Si aspettano ancora che l’economia americana crescerà dell’1,7% per i prossimi 12 mesi. Ma guarda un po’….

Naturalmente, le recessioni sono difficili da prevedere; questo è ciò che le rende così dirompenti. C’è ancora spazio di crescita, per ora nessun timore.


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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, LKQ Corporation (LKQ)

lkq logo

Pasca Profit-scritta e logo

GLI SPECIALISTI DEL MERCATO AZIONARIO AMERICANO
www.pascaprofit.com
LKQ Corporation (LKQ) mercato Nyse ISIN: US5018892084

 

LKQ Corporation (LKQ) è entrata nella nostra watchlist il 10 giugno 2019.

LKQ Corporation (LKQ) è un’ azienda americana, cono sede a Chicago, leader nella distribuzione di ricambi di auto e accessori automobilistici che opera sul mercato nordamericano ed europeo. Il 94.6% dei ricavi sono generati dalla vendita di ricambi nuovi e usati (ad esempio parti di telaio, paraurti, ruote), servizi di riparazione, di assistenza e di manutenzione. L’azienda offre ai suoi clienti una vasta gamma di ricambi, componenti e attrezzature per riparare e accessoriare automobili, camion e veicoli ricreazionali.

Ultime trimestrali – 25 Aprile 2019:

Il 25 aprile 2019 LKQ Corporation ha pubblicato i risultati del primo trimestre 2019. La società ha generato nei primi tre mesi dell’anno un Non-GAAP EPS pari a $0.56, in linea con le aspettative degli analisti e un GAAP EPS di $0.31. Sotto le stime i ricavi: $3.1B rispetto ai $3.14B di consensus. I ricavi sono saliti, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del 14.0%. La crescita delle vendite è molto positiva, guidata soprattutto dalle acquisizioni effettuate, mentre risulta meno incisiva la crescita organica del business.

Analisi del business

analisi business, LKQ, 2019

LKQ è un distributore di ricambi auto operante nel Nord America e in Europa. I prodotti distribuiti sono ricambi alternativi per auto (nuovi e di seconda mano), generalmente venduti a sconti fino al 50% rispetto ai ricambi OEM. LKQ può permettersi di operare a prezzi di vendita molto competitivi grazie alla sua capacità di reperire i prodotti dai produttori esteri in paesi low-cost. L’azienda ha inoltre una rete estesa di distribuzione in Nord America ed Europa per le consegne locali e le relazioni con i clienti. Questi elementi consentono a LKQ di offrire ai propri clienti un livello di soddisfazione superiore rispetto alla maggior parte dei competitors.

Grafici, analisi del business LKQ

Il mercato aggregato di riferimento per i ricambi all’ingrosso è di $ 106 miliardi in Nord America e $ 168 miliardi in Europa. Ad oggi LKQ fornisce rispettivamente il 4,3% dei ricambi aftermarket in America e il 3,1% in Europa.
A partire dal 1998, LKQ ha incrementato il suo business attraverso più di 260 acquisizioni. Solo nel 2018 la società ha acquisito 14 società, dieci delle quali europee.

LKQ è riuscita ad ottenere performance importanti colmando i bisogni della sua base clientelare. Parliamo brevemente dei clienti di LKQ: le autofficine. Le autofficine sono sottoposte a pressioni temporali causate dalla criticità del ruolo che le componenti hanno nei processi di riparazione. L’intero processo di riparazione può arrestarsi nel caso in cui venisse a mancare anche solo un singolo componente. LKQ Corporation in questi anni ha dimostrato di poter svolgere efficientemente il servizio di assistenza e distribuzione richiesto dalla clientela.

VANTAGGI COMPETITIVI

– LEADER DI COSTO. Il principale vantaggio competitivo di LKQ risiede nel suo ruolo di “leader di costo”. Citando Michael Porter “Un’impresa ha un vantaggio di costo se i suoi costi cumulati per realizzare tutte le attività generatrici di valore sono più bassi di quelli dei suoi concorrenti”. La leadership di costo di LKQ è basata sia sulle sue estese reti di distribuzione (sia in Nord America che in Europa) sia sulle capacità di approvvigionamento. In totale, LKQ gestisce oltre 1.500 sedi. I principali vantaggi del modello di business di LKQ comprendono la gamma di prodotti offerti, superiore rispetto a quella della maggior parte dei competitors, e la capacità di offrire sconti fino al 50% rispetto ai prezzi dei componenti OEM. Il vantaggio logistico di LKQ si manifesta in tempi di consegna rapidi in cui i prodotti possono essere consegnati in meno di 24 ore.

– ASSISTENZA AL CLIENTE. Seppur LKQ operi nell’e-commerce, il vero vantaggio competitivo rispetto ai competitors lo ha nell’operatività dei suoi call center. La maggior parte dei proprietari di autofficine hanno tra i 50 e i 60 anni e spesso sono impazienti, desiderosi di parlare nel più breve tempo possibile con un rappresentante anziché utilizzare una piattaforma di e-commerce. Questa caratteristica alza le barriere per competitors o potenziali tali che hanno l’obiettivo di rubare quote di questo mercato. Per le autofficine avere la possibilità di contattare un grande distributore invece di destreggiarsi tra tanti piccoli fornitori rappresenta un vantaggio importante.

– DATA ANALYSIS. LKQ ha intrapreso grandi progetti riguardanti analisi predittive e analisi su big data, sfruttando i dati derivanti dalla base clientelare e dal diffuso network dell’azienda. Il maggior volume di dati raccolti ed il miglioramento dei sistemi utilizzati aumenterà il valore delle informazioni a disposizione, consentendo a LKQ di migliorare ulteriormente i suoi vantaggi in termini di costi e margini.

– AMBIENTE. In molti casi, le strutture come i depositi auto possono essere difficili da creare negli spazi verdi a causa dei permessi governativi richiesti e dell’opposizione locale. La gestione dei materiali pericolosi, il riciclaggio dei fluidi e la pulizia delle fuoriuscite richiedono competenze e conoscenze importanti, che possono fungere da barriera all’entrata per potenziali competitors.

– RELAZIONE CON ASSICURAZIONI. LKQ ha rafforzato le sue relazioni con le assicurazioni automobilistiche in Nord America, in quanto queste entità pagano per la maggior parte delle riparazioni dovute ad incidenti. Le assicurazioni non sono clienti diretti dell’azienda ma usufruiscono di particolari servizi erogati da LKQ Corp (ad esempio la revisioni delle stime di riparazione). LKQ è diventato il più grande acquirente di veicoli “total loss” venduti da compagnie di assicurazione.

Grafici di analisi del business LKQ

La situazione generale può essere descritta dai principali ratios presentati nella figura sopra. Gli indicatori finanziari aziendali sono negativi sia rispetto ai competitors che rispetto ai dati storici dell’azienda. Il livello di indebitamento è relativamente elevato rispetto alle medie settoriali e l’Altman Z-Score è minore di 3 e si colloca nell’area “grey” a quota 2,50.

Importante notare che il ROIC (cioè il rendimento sul capitale investito) è minore rispetto al costo medio ponderato del capitale (WACC); questi dati indicano che l’azienda a livello operativo non sta creando valore alle attuali condizioni. È bene ricordare che viene creato valore per gli azionisti quando si allocano risorse a tassi di rendimento superiori rispetto al costo del capitale.

A livello di marginalità e indicatori di profittabilità diversi dal ROIC come il ROE, ROA e ROC sono migliori rispetto alle medie settoriali ma a livello assoluto non rappresentano una situazione particolarmente favorevole di profittabilità. Il margine netto (Utile Netto / Ricavi) si attesta a circa 3.5%, un dato molto basso a livello assoluto ma in linea con le medie settoriali.

La valutazione  

Grafico, valutazione, LKQ

A fianco sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinandoli con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è una situazione di valutazione relativamente maggiore rispetto alle medie settoriali basata sull’alta profittabilità operativa e sul ruolo di leader che l’azienda ha assunto nel suo mercato.

Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione.
È stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari con il fine di stimare il valore fondamentale aziendale. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco della società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business.
I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $27.23 ad azione. La leggera sottovalutazione non permette di effettuare investimenti con margine di sicurezza dato dalla differenziale tra il valore intrinseco calcolato e il prezzo di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

– Acquisizioni. Il modello di business basato su acquisizioni di LKQ è intrinsecamente rischioso. Sono già state pianificate operazioni di acquisizione per il prossimo futuro e ci aspettiamo possano continuare a ritmi sostenuti. Questo tipo di strategia può essere caratterizzata da costi e tempi molto variabili, senza dimenticare i rischi sulla struttura finanziaria e la possibilità di defocalizzazione del business.

– Consolidamento. L’incertezza maggiore del business riguarda l’attività di integrazione delle attività europee. Il segmento geografico europeo è il segmento che genera la maggior parte dei ricavi ma con EBITDA margin relativamente inferiore. Attualmente la società è la leader in Europa e, dopo aver acquisito Stahlgruber, si è imposta l’obiettivo di consolidare pesantemente le sue attività nel Vecchio Continente. Il consolidamento europeo presenta criticità maggiori rispetto ad un consolidamento americano (in primis a causa di differenze linguistiche e valutarie).

– Marginalità Operativa. La performance aziendale di LKQ deve essere analizzata anche dal punto di vista del trend dei margini. Ciò che preoccupa maggiormente gli investitori è il trend negativo di lungo termine del margine operativo. Nel caso in cui la crescita interna (contrapposta alla crescita esterna ottenuta via acquisizioni) del business dovesse rallentare potrebbero essere necessari tagli massicci nei costi aziendali.

– Ciclicità e Aspettative. Un ulteriore rischio sono le stime di crescita attese “blue sky” (eccessivamente ottimiste) e la ciclicità aziendale, anche se questi fattori sono già stati in gran parte incorporati nei prezzi. Negli ultimi mesi sono state tagliate pesantemente le stime di crescita per i prossimi anni sia dei ricavi che degli utili a causa del rallentamento economico in USA ma soprattutto in Europa. Nell’immagine sottostante è rappresentata la dinamica delle stime dei ricavi (a dx) e dell’utile per azione (a sx) da luglio 2018 ad oggi.

Grafico eps revisions LKQ
Grafico eps revisions LKQ

Le mie conclusioni

LKQ Corporation rappresenta sicuramente un’azienda interessante dal punto di vista operativo. Secondo le nostre analisi un investimento nell’azienda non garantisce un ampio margine di sicurezza alle attuali quotazioni, ma rimane all’interno della watchlist per monitorare gli sviluppi futuri. A livello tecnico il titolo è attualmente su un supporto importante a quota $25-26 ad azione a prezzi piuttosto efficienti dal punto di vista informativo. Il titolo potrà sicuramente trarre beneficio dai possibili segnali di ripresa riguardanti la crescita economica sia in Europa che in USA, ma anche dai miglioramenti nel consolidamento delle attività europee.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

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L’Antitrust americana sfida le leggi del marketing e la forza dei FAANG

antitrust americana

Dopo le prime voci di corridoio, l’indagine a carico dei FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) Netflix esclusa, è stato ufficializzata da David Cincilline Presidente della commissione della Camera in materia di Antitrust, diritto commerciale e amministrativo.

L’indagine durerà circa 18 mesi e prevederà udienze pubbliche.

Il tema in pratica è quello del presunto controllo di pochi colossi nei confronti del commercio online, dei contenuti e delle comunicazioni.

Naturalmente questo ha scatenato il panico sui mercati facendo perdere alle quattro aziende circa 130 miliardi di capitalizzazione in un solo giorno.

Non poco direi.

Ma come ben sai se mi segui da tempo, o se hai letto il mio nuovo libro, le decisioni prese sull’onda dell’emotività sono le peggiori per un investitore di lungo termine.

Perché si è scatenato il panico?

La risposta è abbastanza semplice.

La paura degli investitori è che le sanzioni eventualmente comminate dall’Antitrust, incidano pesantemente sui bilanci delle quattro aziende.

Questo fa sì che il timore sia naturalmente legittimo.

Infatti le quotazioni delle aziende si muovono in base alle aspettative future sugli utili.

Maggiori sanzioni significano minori utili futuri e quindi tutte le previsioni sulle società, valide fino ad oggi, vengono riviste.

Tuttavia prima che gli analisti abbiano il tempo di rivedere analisi e stime, il mercato reagisce “di pancia” e al grido “al lupo al lupo” si scatena il panico generale.

Non c’è bisogno di essere irruenti ogni volta che l’antitrust compie il suo lavoro.

Le società in questione sono state più volte multate anche dalla Commissione Europea.

Ti faccio alcuni esempi.

Microsoft è state per decine di volte sotto la lente dell’antitrust e nel corso degli anni ha accumulato diverse sanzioni dall’Antitrust UE per un totale di 2 miliardi di euro.

Eppure nonostante questo, il grafico del titolo sembra non essersene accorto.

 

Grafico, microsoft corporation, Stati Uniti, NASDAQ:MSFT,M

 

La commissione UE ha sanzionato Google ad agosto 2018 per 4,34 miliardi di euro per abuso di posizione dominante del sistema Android e nel 2017 per altri 2,42 miliardi per abuso di posizione dominante del comparatore Google Shopping.

Eppure….

 

grafico, Alphabet Inc Class A, Stati Uniti, NASDAQ: GOOGL,M

 

Intel, che non fa parte dei FAANG ma è pur sempre una Big Tech, nel 2009 è stata multata per 1,06 miliardi per abuso di posizione dominante nel mercato dei microprocessori. Solo nel 2017 la multa è stata annullata dalla Corte di Giustizia UE.

Ma negli otto anni, dal 2009 al 2017, Intel ha continuato a macinare performance in borsa come puoi vedere dal grafico:

 

grafico performance in borsa di intel da 2009 al 2017, Stati Uniti

 

Facebook ha già accantonato 3 miliardi di dollari in previsione di una multa che potrebbe essere di 5 miliardi in seguito allo scandalo Cambridge Analytica, la società che ha avuto accesso a circa 87 milioni di utenti facebook senza il loro consenso durante le elezioni presidenziali del 2016.

Eppure l’azione facebook sembra non averne risentito. La discesa che vedi a fine 2018 ha riguardato tutto il mercato e non la sola facebook.

 

grafico, facebook Inc, Stati Uniti, NASDAQ:FB, W

 

Come vedi la Commissione Europea è molto attiva nel comminare sanzioni ad aziende americane che operano sul suolo europeo.

Questo ci sta nel gioco delle parti.

La novità è che ora anche il governo americano con un’azione bipartisan ha messo sotto la lente i colossi FAANG (esclusa Netflix).

Il Dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission, nel caso dovessero emergere illeciti, si occuperanno di scandagliare rispettivamente Apple, Google, Facebook e Amazon.

E’ quindi evidente come ci sia anche un certo accordo fra le forze politiche.

Insomma, l’Amministrazione Trump, i Repubblicani e i Democratici sembrano essere piuttosto allineati.

D’altronde come fa notare lo stesso New York Times le regole Antitrust risalgono a un’epoca in cui non erano ancora emerse alcune distorsioni prodotte dal mercato digitale.

Quindi la situazione va monitorata perché, come avrai appreso se hai letto il mio libro, negli Stati Uniti non si scherza.

Se infrangi le regole rischi grosso.

La cosa da NON fare è comunque reagire di pancia.

Nella mia posizione di analista quello che devo fare è analizzare dati, bilanci, previsioni eccetera tenendo conto, sicuramente, anche delle possibili sanzioni.

E allora vediamo come stanno le cose.

Apple

Tim Cook ha dichiarato che l’azienda non ha il monopolio sui suoi mercati.
“La nostra quota è molto più modesta. Non abbiamo una posizione dominante in nessun mercato”, ha detto a CBS News.

I dati confermano la sua affermazione. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’iPhone aveva il 45% del mercato nel 2018, secondo eMarketer.

Quindi dove potrebbero concentrarsi le indagini dell’Antitrust?

Potrebbe farlo sulla tipica commissione di Apple del 30% per ogni app venduta sul proprio App Store.

Ma anche nel peggiore dei casi in cui l’App Store venisse regolamentato, i danni per Apple sembrano veramente limitati.

L’Apple store rappresenta infatti solo il 5% delle vendite della società.

Amazon

Amazon detiene una posizione di forza negli Stati Uniti per le vendite online ma ha ancora una piccola percentuale del mercato al dettaglio.

EMarketer stima che Amazon abbia rappresentato il 37% delle vendite dell’e-commerce negli Stati Uniti nel 2018 e il 3,5% delle vendite totali al dettaglio.

Se Amazon è un monopolio come dobbiamo definire Walmart la più grande catena al mondo nella grande distribuzione organizzata che negli Stati Uniti detiene la maggioranza del mercato?

Google

Google è leader nel mercato dei motori di ricerca web.

Ma la società sta affrontando una crescente concorrenza da parte di Facebook e Amazon nella pubblicità digitale.
Le pubblicità su Internet rimangono una minoranza del mercato generale.

Negli Stati Uniti ha generato entrate per 88 miliardi di dollari lo scorso anno, pari al 41% del mercato pubblicitario totale, mentre la pubblicità sui media tradizionali ha rappresentato 127 miliardi di dollari, secondo MoffettNathanson.

Google ha conquistato circa il 42% del mercato mondiale della pubblicità digitale lo scorso anno, mentre Facebook ha rappresentato il 20%.

Facebook

Facebook è stato criticato per non aver fatto abbastanza per combattere i contenuti dannosi e proteggere i dati privati ​​degli utenti.

La risoluzione di questi problemi non è di competenza dei regolatori antitrust e Facebook, come ti dicevo, ha accantonato 3 miliardi di dollari per coprire il costo di una multa FTC.

Tieni presente che all’Antitrust non basterà dimostrare che queste aziende hanno un potere dominante o addirittura di monopolio.

Le autorità devono dimostrare la condotta anticoncorrenziale, ovvero che le FAANG approfittano della loro posizione dominante alla scopo di ledere la libera concorrenza.

Inoltre dovranno dimostrare un danno per i consumatori, tipicamente nella forma di aumento dei prezzi e ostacolo all’innovazione.

E in questo caso la difficoltà del controllore sarà evidente visto che Google e Facebook offrono servizi gratuiti e le strategie di Amazon sono chiaramente rivolte al contenimento dei prezzi.

Tuttavia anche nell’ipotesi peggiore e molto remota che l’Antitrust sanzioni pesantemente i FAANG, credo che questi non avranno difficoltà a digerire l’amara pillola e proseguiranno nella realizzazione dei loro progetti.

Ne sono praticamente certo perché queste aziende hanno un potenziale che nessun antitrust al mondo riuscirà a limitare.

Vediamo di cosa si tratta..

L’antitrust sta cercando di sovvertire, volontariamente o meno, una legge del marketing che nessuna norma legislativa riuscirà mai a limitare.

Si tratta del concetto di posizionamento ovvero di essere il primo nella mente del cliente.

Una volta raggiunta questa posizione sarà impossibile per chiunque scalzare quella posizione.

Concetto difficile ma comprensibile con alcuni esempi.

Se ti chiedo cosa ti viene in mente quando ti nomino una bevanda gassata a chi pensi?

Coca Cola giusto? O al massimo la sua alternativa Pepsi.

Se ti chiedo un Energy Drink?
Red Bull immagino. O la sua alternativa Monster

Super-car?

Ferrari o la sua alternativa Lamborghini.

Abbigliamento sportivo?

Nike. O la sua alternativa Adidas.

Il Leader di ogni settore più la sua alternativa si suddividono statisticamente l’80% del mercato e una grossa fetta di questo 80% è a favore del Leader.

Il restante 20% viene suddiviso tra migliaia di altri brand che sgomitano per accaparrarsi una piccola fetta del mercato sfruttando la politica del prezzo più basso.

Se pensi a tutte le Cola che trovi sugli scaffali del supermercato, il concetto ti sarà subito chiaro.

Ora torniamo a noi e alle Big Tech.

Chi ti viene in mente se ti parlo di commercio online?

Amazon naturalmente. E la sua alternativa? Non esiste o meglio… non ti viene in mente.

Se ti parlo di social?

Facebook. Oppure la sua alternativa Instagram che però si rivolge ad un target più giovane.

Motori di ricerca?

Google! Alternative non ce ne sono più. Ci sta provando Bing con scarsissimi risultati.

Smartphone di fascia alta?

Iphone senza il minimo dubbio. Samsung cerca di fare la sua parte ma attira più clienti nella fascia bassa di prezzo.

Come vedi non stiamo parlando di una posizione dominante nel mercato (nonostante anche questa sia reale).

Quello di cui ti parlo è una posizione dominante ben più forte.

E’ quella nella mente del cliente.

Nessuna multa dell’antitrust riuscirà a scalzare il loro nome dalle menti dei clienti.

Se Amazon verrà sanzionata, rimarrà comunque la tua prima se non unica scelta quando acquisterai online.

Se Google verrà sanzionata, le tue ricerche online inizieranno sempre digitando la parolina magica “Google” o esclamando “Ok Google”.

E questo significa che godranno di lode, gloria e soprattutto profitti, ancora per lunghi anni.

Almeno fino a quando il loro obbiettivo sarà quello di mantenere questa posizione dominante nella mente delle persone.

Perché naturalmente non tutto è così scontato.

Un altro esempio per capirci meglio.

Ricordi la Kodak?

Era prima nella mente dei clienti quando esistevano solamente le stampe analogiche e le macchine a rullino.

Poi l’analogico è stato surclassato dal digitale e Kodak è scomparsa.

Nessuno può escludere che prima o poi questo non accada anche ad Amazon, Google, Apple o Facebook.

Tuttavia non è ora quel momento.

E’ chiaro che se una multa da un miliardo di euro viene comminata alla “Fratelli Sgombro” di Fratonno sul Mincio questa sarà costretta a chiudere.

Tuttavia concorderai con me che questo non è il caso delle nostre Big Tech.

Quello che a me importa come analista, è quanto il business di lungo periodo possa risentirne nel caso venga inflitta una sanzione… anche se si tratta di qualche miliardo di dollari.

Fino a quando la posizione dominante è nella mente dei loro clienti allora io, come analista e investitore, dormo sonni tranquilli.

E dovresti farlo anche tu soprattutto se hai letto il mio libro e mi segui sui social dove continuerò ad aggiornarti e avrai la possibilità di interagire con me.