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La distruzione del settore tecnologico ad opera della probabile candidata americana alle prossime presidenziali contro Trump, Elizabeth Warren

Trump e la Senatrice Elizabeth Warren

La Senatrice Elizabeth Warren, candidata democratica alle presidenziali del 2021, sta imponendo sempre più rumorosamente le sue idee, spaventando le big del settore tecnologico americano e non solo.
La campagna politica della giurista americana, si fonda principalmente su un rinnovato pool di tasse rivolte alla fascia alta dei cittadini in USA ed al mondo corporate. La prima fra tutte è una tassa del 2% sugli individui con più di 50 milioni di patrimonio, con un ritorno stimato su dieci anni per circa 2.75 trilioni di dollari. Essendo stata da sempre una acerrima nemica delle lobby, la leader democratica ipotizza l’imposizione di una tassa esclusivamente sviluppata per bloccare le lobby che influenzano le decisioni della spesa pubblica. Un progetto che vede come target finale l’istituzione di un fondo, con l’obiettivo di finanziare nuove politiche per la regolamentazione di questo settore.

Regolamentazioni

Ciò che più ci colpisce da vicino e che potrebbe influenzare società come Amazon, Facebook ed altre big tech, è la “Real Corporate Profits Tax”. In accordo con la regolamentazione contabile americana, le società quotate devono rispettare due metodologie. La prima fondata su regole contabili che permettono di calcolare in modo separato i profitti da riportare agli azionisti. Allo stesso tempo le società devono seguire un altro set di regole per il calcolo degli utili sui quali pagare le tasse. Il problema del metodo IRS* sta nel fatto che è affetto da svariate scappatoie, deduzioni ed esenzioni, che trasformano profitti milionari pari a zero.

*L’Internal Revenue Service (IRS) è un’agenzia governativa degli Stati Uniti responsabile della riscossione delle imposte e dell’applicazione delle leggi fiscali. Istituita nel 1862 dal presidente Abraham Lincoln, l’agenzia opera sotto l’autorità del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e il suo scopo principale include la riscossione di imposte sul reddito individuali e imposte sul lavoro. L’IRS gestisce anche le imposte sulle società, sulle donazioni, sulle accise e sulla proprietà. Le persone colloquialmente si riferiscono all’IRS come “uomo delle tasse”.

Infatti uno studio pubblicato sul Journal of Financial Economics, prova che negli ultimi 25 anni, il tax rate sulle multinazionali americane è diminuito vistosamente. Lo studio conferma che nel corso di questo spazio temporale, in media il valore è diminuito dello 0.4% annuo, che da un punto di vista reale ha portato ad una riduzione di 109 miliardi di entrate nelle casse del tesoro. La politica della Warren è indirizzata a tutte le società che riportano in bilancio più di 100 milioni in profitti, che in caso di approvazione di questo piano, pagherebbero il 7% di tassazione. La regolamentazione inoltre cambierebbe le regole per il report dei ricavi, eliminando le deduzioni ed esenzioni presenti tutt’ora.

Accanto a questo primo timore, Amazon, Facebook e Google trovano davanti a loro una vera e propria minaccia. Infatti tali aziende nel corso degli ultimi 20 anni hanno macinato share di mercato, diventando colossi assoluti. Tutto questo è stato reso possibile ad un costo, che principalmente si tramuta nella distruzione di competizione con barriere d’entrata insormontabili per le piccole imprese. La senatrice porta avanti l’idea di rinnovare il settore, non tanto per danneggiare queste società ma principalmente per ristabilire un sistema competitivo in grado di garantire lo sviluppo di nuove aziende tech. I due errori commessi dall’agenzia antitrust, secondo la Warren, sono i mancati controlli e paletti che sarebbero dovuti essere imposti sulle operazioni di fusione e sui marketplace dei principali player dell’industria.

La risoluzione di questo problema si basa sulla creazione di una Platform Utilities.
Facciamo un esempio: Amazon non vende solo prodotti online, ma anche assicurazione, servizi finanziari o streaming video come serie tv o film. La Warren, con la sua Platform Utilities in pratica guarderebbe in faccia Amazon e le direbbe, devi scegliere uno di questi servizi, non puoi farli tutti.

Una regolamentazione ideata solo per distruggere questi colossi, infatti per ricavi inferiori a 25 miliardi, le aziende possono mantenere partecipazioni nella piattaforma, evitando la separazione. Verrebbero principalmente colpite Amazon e Google.

Il secondo pilastro della campagna è la regolamentazione sulle acquisizioni e fusioni tra aziende tech. Infatti secondo la senatrice del Massachusetts, negli ultimi anni l’organo federale Antitrust non ha vigilato in modo efficiente sul mercato, favorendo le big tech nella scalata al potere.

L’establishement di questa politica porterebbe importanti cambiamenti, primo fra tutti i piccoli business entreranno in competizione con le big tech, infatti un maggior controllo sulle operazioni di acquisizione presenterebbe un’occasione importante per lo sviluppo di una gamma di prodotti più ampia, offrendo così ai consumatori un numero maggiore di scelte.

La creazione di un mercato efficiente avrà probabilmente effetti positivi su tutta l’industria tech, infatti le barriere di entrata sarebbero inferiori, favorendo la nascita di nuove idee ed aziende.

Privacy

Ovviamente un terzo effetto è la gestione e protezione dei dati personali. Secondo la Warren, in questo momento storico Amazon e Facebook posseggono un totale controllo sui dati protetti di ogni utente, il che può essere visto come una violazione del diritto alla privacy. La possibilità invece di creare delle Platform Utilities ed una regolamentazione rigida sulle acquisizioni, spingerebbe ogni società presente sul mercato a trattare in modo sensibile e protetto tutte le informazioni personali, di conseguenza da un lato ogni utente sarà maggiormente protetto e dall’altro queste società perderebbero parte del loro potere.

Come i Ricavi delle società sarebbero colpiti?

In caso di vittoria ed approvazione delle sue politiche, i ricavi sarebbero colpiti sotto diversi punti di vista.
Il primo è la riduzione del potere su larga scala di queste società, infatti negli ultimi anni sono stati macinati milioni grazie alle acquisizioni fatte, che hanno permesso ad Amazon e Facebook di ottenere molte più share di mercato e di conseguenza ricavi molto più alti.

In caso di un nuovo scenario, la profittabilità diminuirebbe e una porzione dei consumatori potrebbe potenzialmente passare nelle mani di nuove società.
La questione più controversa è la creazione delle Platform Utilities, che impatterebbe davvero negativamente sui ricavi dei grandi colossi. Infatti la separazione dei servizi e il rispettivo marketplace, cambia drasticamente i modelli di business e la profittabilità di queste società.

Allo stato attuale ogni società usa la propria piattaforma ed utilizza il flusso di dati che circolano su di essa, per influenzare le scelte dei consumatori. Infatti tramite pubblicità su questi dati, i consumatori sono spinti ad acquistare i prodotti e servizi sui marketplace di proprietà delle società, favorendo la crescita dei ricavi.

Con la vittoria della Warren, questo modello sarebbe parzialmente distrutto,la separazione dei servizi bloccherebbe di conseguenza l’uso dei dati e quindi ogni società si troverebbe ad affrontare un importante dilemma sul riposizionamento del proprio business e su come trovare altre fonti di redditività.

Conclusione

L’ascesa della leader democratica si sta materializzando sempre più, tanto che secondo i sondaggi la Warren ha superato Sanders, diventando così la principale concorrente di Biden.
Quindi i prossimi eventi sulla scena politica influenzeranno notevolmente il futuro dei colossi tech, e di conseguenza anche i profitti degli investitori.
Rimango dell’idea che una riforma integrale del sistema sia difficile da realizzare, in quanto le persone non vedono come una minaccia la presenza di queste società, ma bensì sono parte integrante delle loro vite.

 


 

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Editoriale Pascarella: I macroeconomici spingeranno la FED verso l’indecisione

statua di toro infuriato

La settimana scorsa lo S&P500, il mio indice di riferimento, mi ha spaventato. Colpa dei dati PMI* tutti negativi rispetto le stime. Non solo quello americano è sceso parecchio rispetto le attese, ma quasi tutti quelli europei hanno accentuato il periodo negativo della produzione industriale.

*Il Purchasing Managers Index (PMI) è l’Indice composito dell’attività manifatturiera di un Paese. Il PMI è un indice elaborato da Markit Group e riflette la capacità di acquisizione di beni e servizi. Tiene conto di nuovi ordini, produzione, occupazione, consegne e scorte nel settore manifatturiero.
Il suo valore è espresso in percentuale. In linea generale, un valore inferiore al 50% indica una contrazione del settore, mentre un valore superiore al 50% indica un’espansione.

Il settore dei consumi, in particolare quello americano, è ciò che conta di più per la crescita economica. Il problema è che anche il settore dei servizi sembra decisamente ribassista, settore che nei mesi precedenti è sempre stato uno dei migliori.

Purchasing Managers Index (PMI) - grafico sui consumi

Negli Stati Uniti la settimana scorsa abbiamo visto il dato del PMI servizi, una misura chiave dell’attività nel settore che ha toccato il minimo degli ultimi tre anni. Nel frattempo, le richieste settimanali di disoccupazione sono aumentate più del previsto (anche se vale la pena ricordare che proviene da una base bassa).

L’indice non manifatturiero dell’Institute for Supply Management (che è il settore dei servizi) è sceso a 52,6. Questo è al di sopra del segno chiave 50, il che significa che il settore è ancora in crescita. Ma è stato un dato peggiore di quanto gli analisti si aspettassero.

In breve, questi dati stanno creando un po’ di confusione.

Come ha reagito il mercato? È sceso del 4% in pochi giorni. Con una serie di dati così deboli, diventa molto più difficile il lavoro della Federal Reserve. I mercati sono semplicemente stati colpiti da normali vendite dopo il periodo di crescita a settembre e il dato comunque negativo. Siamo abituati a veder salire gli indici sui dati deboli, questo perché speriamo sempre che le banche centrali taglino i tassi, ma quando sono estremamente negativi, beh allora sono un segnale allarmante.

L’inutilità del rapporto sui salari non agricoli

Ci sono molti difetti nel rapporto sui salari non agricoli, e questo è ben noto. Viene revisionato regolarmente. Il margine di errore nella dimensione del campione è così grande che la cifra specifica è essenzialmente insignificante. Eppure, i mercati analizzano ogni suo punto percentuale di differenza come fosse scritto su un libro sacro.

Il dato è stato peggiore del previsto e conferma i timori che tutti abbiamo in questo periodo, il rallentamento si sta accentuando. Dopo una discesa di circa 4 punti la settimana scorsa, venerdì incredibilmente, pur con I’uscita di ulteriori dati negativi, i mercati sono rimbalzati nella speranza di un taglio dei tassi. Il punto è …. davvero la Fed taglierà i tassi? Ma perché dovrebbe farlo?

Il fatto è che gli investitori non hanno fiducia nella capacità del capo della Fed Jerome Powell o nel desiderio di agire in modo aggressivo per fermare una recessione (in altre parole, pensano che ci vorrà molto peggio per convincerlo a considerare un forte taglio dei tassi).

La cosa difficile è che i dati sui salari non agricoli spesso determinano anche il “tono” del mercato per tutto il mese. Questi dati stressano il mercato, l’abbiamo visto già altre volte negli ultimi anni, tutto poi si tranquillizza alla successiva riunione della Fed (fine di ottobre).

Come ho detto molte volte nelle mie dirette o altri editoriali, niente di tutto ciò significa che dovresti apportare grosse modifiche ai tuoi piani di investimento. Ma vale la pena essere psicologicamente preparati all’enorme volatilità che si riserverà sui mercati.

Ottobre sarà un anno pieno di importanti fattori, l’addio di Draghi, la decisione della Fed, il via ai dazi doganali, il black friday e l’impeachment di Trump.

Quindi mi raccomando, continua a seguirmi, monitorerò tutti questi fattori per migliorare il più possibile le scelte di investimento ed ottenere di più anche in periodi di stress.

 


 

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium,Urban Outfitters (URBN)

Urban Outfitters LOGO

Pasca Profit-scritta e logowww.pascaprofit.com

Urban Outfitters (URBN) mercato NASD ISIN: US9170471026


Urban Outfitters (URBN) è entrata nella nostra watchlist il 23 settembre 2019

 

Ultime trimestrali – 20 agosto 2019:

Urban Outfitters (NYSE: URBN) il 20 agosto ha pubblicato i risultati del secondo trimestre fiscale, superiori alle stime degli analisti in termini di EPS ma inferiori alle stime in termini di fatturato. Nello specifico, la società ha riportato un EPS GAAP pari a $0.61, dato superiori di $0.03 rispetto al consensus; i ricavi del trimestre sono stati pari a $962.33M (-3% Y/Y), inferiori di un delta negativo pari a $19.07M rispetto al consensus degli analisti.

Analisi del business

Urban Outfitters è una multinazionale retail nel settore “abbigliamento e accessori” con sede a Philadelphia, Pennsylvania. Urban Outfitters opera negli Stati Uniti (che genera l’87% del fatturato), Svezia, Regno Unito, Spagna, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Belgio, Canada, Italia, Paesi Bassi, Israele e Pakistan. Il marchio Urban Outfitters si rivolge al segmento target di mercato relativo ai giovani adulti offrendo un mix di abbigliamento moda per donna e uomo, calzature, prodotti di bellezza, accessori, abbigliamento, articoli per la casa. Urban Outfitters possiede diversi brand all’interno del suo portafoglio di assets, oltre al brand Urban: Anthropologie, Free People, Terrain, BHLDN e The Vetri Group. Il segmento e-commerce appare molto solido (il 40% delle vendite è generato dall’e-commerce), ma l’attività aggregata dell’azienda appare molto dipendente dal traffico all’interno degli store fisici.

urban outfitters - grafico - sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni. Secondo il consensus degli analisti di Wall Street la crescita in termini di utile per azioni si attesta a quota 8.02 % annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono quindi un futuro più roseo del recente passato, stimando tasso di crescita superiore rispetto alla media degli ultimi anni (URBN ha incrementato in media l’utile netto del 1.14% annuo negli ultimi 7 anni). Secondo le nostre analisi, le stime degli analisti appaiono ottimistiche e nei nostri calcoli quantitativi abbiamo optato per ipotesi decisamente più prudenziali.

Attualmente l’azienda non paga dividendo: il cosiddetto shareholder yield degli ultimi dodici mesi è stato pari all’8.60% grazie alle operazioni di riacquisto di azioni proprie (Buyback ratio pari a 8.60%).

VANTAGGI COMPETITIVI

Urban Outfitters non gode di vantaggi competitivi rispetto ai competitors, risulta quindi assente il cosiddetto “fossato economico” buffettiano. L’azienda attualmente non possiede intangibili capaci di creare barricate contro i competitors e la capacità di pricing power risulta quasi inesistente.

Il management ha svolto un buon lavoro nella costruzione dell’attuale portafoglio di brand. Ogni brand è caratterizzato da proprie tipicità, offrendo alla clientela un mix di prodotti di nicchia ed esperienza a differenza di tutti i suoi concorrenti. La direzione ha anche svolto un ottimo lavoro nella gestione di magazzino e del merchandising per ottenere un significativo premio sui prezzi, ma l’incertezza riguardo alla sua sostenibilità è alta.

Tuttavia, riteniamo che la società debba continuare a migliorare l’efficienza della catena di approvvigionamento e di magazzino, efficientando al contempo le spese di vendita, generali e amministrative e di marketing al fine di migliorare la redditività del capitale investito. Nell’immagine seguente è rappresentata la dinamica negativa dell’EBIT margin e questo spaventa molti investitori.

urban outfitters - rappresentata la dinamica negativa dell’EBIT margin e questo spaventa molti investitori

La società ha investito molto in nuove aperture e digitalizzazione. Gli investimenti in marketing e nuove applicazioni tecnologiche hanno alzato i costi sul fatturato, riducendo di conseguenza il margine operativo e netto. Riteniamo che questo piano di investimenti rappresenti la strategia giusta per Urban Outfitters nel lungo termine e che rinforzi il valore del marchio. Tuttavia, ora che Urban Outfitters e Anthropologie si stanno avvicinando alla maturità nel mercato statunitense, prevediamo che gli investimenti subiranno un rallentamento. Un driver di crescita è rappresentato dall’incremento delle vendite extra-UE: l’azienda sta investendo pesantemente nell’internazionalizzazione del suo business, soprattutto verso l’area europea, anche se attualmente genera solo il 10% delle entrate.

urban outfitters - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita
Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. La salute finanziaria di Urban Outfitters sembra stabile data la situazione degli indicatori principali finanziari. Utilizzando, indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, che mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società prendendo in considerazione diversi ratios contemporaneamente, i segnali sono molto positivi. Attualmente l’Altman Z-Score è pari a 3.17 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria) e l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default molto bassa nel breve termine, pari a 5.82%.

Gli indicatori di profittabilità aziendale sono molto positivi, superiori rispetto al costo del capitale sia in termini asset side che in termini equity side.

La valutazione

urban outfitters - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sopra sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è una situazione di valutazione inferiore rispetto alle medie macro-settoriali combinati con una profittabilità maggiore del settore.

Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione.

Con il fine di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 35 ad azione, che rappresenta una forte sottovalutazione rispetto ai livelli di prezzo attuali di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

L’elevata incertezza legata al business di Urban Outfitters è legata alla mancanza di vantaggi competitivi dell’azienda, a causa dell’assenza di barriere all’entrata ma anche dalle sfide legate ai consumi discrezionali dei consumatori.
Il business di URBN a livello macroeconomico è influenzato dai tassi di disoccupazione, dalla fiducia dei consumatori, dai cambiamenti nella moda e dall’andamento della crescita reale dei salari. Urban Outfitters compete in un mercato con diversi competitors tra cui Gap, J. Crew, Zara, H&M, Forever 21, American Eagle e Abercrombie & Fitch. Questo mercato non presenta grandi barriere all’ingresso perciò non è da escludere che altri player possano entrare per attaccare quote di mercato.
Urban è ben posizionato per trarre beneficio dalla crescita dell’e-commerce. Il fattore determinante per il successo è agganciare l’offerta alla domanda, sicuramente non obiettivo non facile soprattutto con continuità nel tempo. Tuttavia, riteniamo che Urban Outfitters sia in grado di superare queste sfide e possa guadagnare quote di mercato e potere di determinazione dei prezzi attraverso i suoi investimenti in marketing del marchio, miglioramento dell’esperienza per i clienti e miglioramento dell’offerta di prodotti.
Citiamo un ulteriore rischio legato all’acquisizione defocalizzante dell’azienda del gruppo di ristoranti della Vetri Family. Sebbene la ristorazione informale sia un mercato in forte crescita,riteniamo che la società acquisita non si adatti al portafoglio di assets core di Urban.

Le mie conclusioni

Urban Outfitters è entrata nella nostra watchlist il 23 settembre 2019. L’azienda ha superato i nostri test preliminari e potrebbe rappresentare un’opportunità da monitorare. Da un punto di vista puramente quantitativo l’azienda appare sottovalutata rispetto al valore intrinseco, ma occorre approfondire le analisi qualitative in termini di vantaggi competitivi e caratteristiche settoriali per migliorare le stime di lungo periodo. Le valutazioni borsistiche depresse di questo periodo si basano su previsioni pessimistiche per i prossimi anni, ma nel caso queste previsioni si rivelassero eccessivamente negative il titolo colmerà il gap con il valore intrinseco.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

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Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.
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Le opinioni e le informazioni contenute nel presente documento sono state sono state redatte con la massima perizia possibile in ragione dello stato dell’arte delle conoscenze e delle tecnologie ed ottenute o derivanti da fonti ritenute attendibili, ma la loro accuratezza e la loro affidabilità’ non sono comunque in alcun modo e forma fonte di responsabilità da parte di Scripta Finance né’ di alcuno. I dati sono forniti da Compustat Xpressfeed, Standard & Poors, Finviz e una divisione di The McGraw-Hill Companies così come altri fornitori di dati di terze parti nonché dai Sec filling aziendali.
Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

 


 

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3 titoli azionari per costruirsi un’ottima pensione

dividends

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Il dubbio se percepiremo o no in pensione ci assilla spesso. Si ha il dubbio che non avremo un adeguato assegno mensile per far fronte al nostro stile di vita. Quindi l’ideale sarebbe pianificare quel periodo della nostra vita con una buona strategia di investimento basata, non solo, su assets difensivi, ma anche su titoli azionari che presentino una crescita di utili importanti.

Gli investitori che puntano a questo tipo di strategia, spesso guardano alle azioni di dividendi per fornire una fonte di reddito costante senza dover venderle quando il mercato è in una fase di recessione.

Di seguito ti segnalo alcune società che rispecchiano i miei requisiti di ottimi titoli per la pensione, buoni fondamentali, dividendi superiori all’inflazione e una forte crescita costante nel tempo. In aggiunta presentano ottime plusvalenze, quasi sempre al di sopra degli indici.

Johnson & Johnson (JNJ)

Johnson & Johnson è una società farmaceutica multinazionale statunitense che produce farmaci, apparecchiature mediche e prodotti per la cura personale e l’automedicazione. È stata fondata nel 1886. La società comprende circa 230 filiali che operano in 57 diversi stati. I suoi prodotti sono venduti in 175 diversi paesi.

Il modello di business di Johnson & Johnson è il motivo per cui la società è un “Dividend King”. Mi piace abbastanza da includerla in questo elenco di titoli compra e mantieni per sempre. Il modello dell’azienda si rivolge ad aree che vedono una forte domanda in crescita nel tempo, indipendentemente dalle condizioni economiche. Prodotti farmaceutici, dispositivi medici e prodotti per la cura dei consumatori, rientrano tutti in questa descrizione e Johnson & Johnson ha costruito il suo portafoglio nel tempo per raggiungere questo obiettivo.

Johnson & Johnson negli ultimi 30 anni ha reso una media annuale di plusvalenza+dividendi intorno al +16%. Sta alzando la cedola dei dividendi consecutivamente da ben 56 anni. Ora paga circa un 3% all’anno.

Johnson & Johnson (JNJ) - dati sui dividendi

Lowe’s company (LOW)

Lowe’s è il secondo più grande rivenditore di articoli per la casa negli Stati Uniti dietro la rivale Home Depot (HD). La società opera dal 1946, passando da un singolo negozio di ferramenta a un gigantesco colosso di 2.000 negozi negli Stati Uniti e in Canada. Genera $ 73 miliardi di entrate annuali e ha una capitalizzazione di mercato attuale di $ 80 miliardi.

L’attuale Payout* di Lowe è poco più di un terzo degli utili, il che significa che è piuttosto basso, soprattutto considerando che la società ha aumentato il suo dividendo per oltre mezzo secolo. Con un basso rapporto di pagamento, Lowe non solo può continuare ad aumentare indebitamente il suo dividendo, ma la possibilità di un taglio è molto improbabile. Oggi c’è un enorme margine di sicurezza nel dividendo, quindi Lowe potrebbe sperimentare un calo molto più grande degli utili per azione rispetto a quanto avvenuto durante la Grande Recessione, e continuerà ad aumentare il suo dividendo. Questo tipo di sicurezza è ideale per gli investitori a lungo termine e non ho motivo di credere che non continuerà ad aumentare i suoi dividendi per molti anni a venire.

*Il Pay Out Ratio (o Dividend Pay Out Ratio) rappresenta la percentuale di utili distribuita agli azionisti sotto forma di dividendi.

Lowe negli ultimi 30 anni ha reso una media annuale di plusvalenza+dividendi intorno al +21%. Sta alzando la cedola dei dividendi consecutivamente da ben 56 anni. Ora paga circa un 2% all’anno.

Lowe’s company (LOW) - dati sui dividendi

AbbVie (ABBV)

AbbVie è una multinazionale americana nata nel 2013 dallo spin-off di Abbott Laboratories. Opera nel settore biofarmaceutico con prodotti, sia biologici sia di sintesi chimica, focalizzati su un nucleo di aree terapeutiche specifiche quali l’epatite C (HCV), la neuroscienza, l’immunologia, l’oncologia, le malattie renali e la salute della donna.

AbbVie offre un dividendo migliore dopo aver annunciato l’acquisizione di Allergan (una sua competitor) e avvicinandosi alla chiusura di un accordo molto favorevole. Entrambe le società hanno battuto le stime del secondo trimestre, mentre le azioni sono scese, con ogni probabilità, a cause delle preoccupazioni per i livelli di indebitamento netto di $ 90 miliardi. Nonostante i rischi di recessione dovuti a una curva dei rendimenti invertita e alle normative sui prezzi dei farmaci, AbbVie ha fondamentali talmente buoni che ha davanti a sé un futuro altamente redditizio e un percorso facile per il rimborso del debito.

Da quando si è quotata nel 2013, AbbVie, ha reso una media annuale di plusvalenza+dividendi intorno al +14%. Sta alzando la cedola dei dividendi consecutivamente da 6 anni. Ora paga circa un 5.69% all’anno.

AbbVie (ABBV) - dati sui dividendi

 

Giuseppe Pascarella non possiede azioni delle società analizzate in questo articolo e non sono inserite nei portafogli Pasca Premium o Portafoglio Pascarella.

 


 

Analisi a cura di Giuseppe Pascarella – +393204082091 – info@pascaprofit.com –
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Editoriale Pascarella: Non mi spaventa una correzione del mercato azionario, ma l’interruzione del credito

ragazzo che pigia un tasto del pc spaventato

Il mercato obbligazionario è iper-gonfiato, direi che su questo siamo quasi tutti d’accordo. Può far saltare tutto?

E’ un argomento di cui si parla dall’inizio dell’anno, significa che i timori di una recessione sono penetrati a fondo nelle paure collettive.

Ha senso. I titoli di giornali che alimentano la paura della recessione stanno spuntando ovunque. Non puoi sfuggire al dramma. Non si parla solo di un calo economico in America, assolutamente, qui si parla della fine del mondo economico.

Curva di rendimento invertita. Ho sentito tante di quelle volte questa frase che ormai ho la nausea. Persone a cui non importava, che non si sono mai preoccupate di questo e che non sanno di cosa si tratta, che non capiscono nemmeno veramente cos’è un rendimento obbligazionario e che non vogliono saperlo – persone perfettamente sane che hanno altre cose di cui occuparsi – improvvisamente si preoccupano della curva dei rendimenti invertita?

La curva preoccupa, quindi ci preoccupa e la preoccupazione diventa panico e allora vendiamo e i media vedono i nostri movimenti, e cosa fanno? Dato che le persone vendono vuol dire che c’è qualcosa sotto, e fanno articoli ancora più preoccupanti. Non aggiungo altro a questo infinito gioco perverso.

In un sondaggio pubblicato questa settimana dalla National Association of Realtors, il 36% degli acquirenti di case, quindi le persone che stanno attivamente cercando di acquistare una casa, ha dichiarato di aspettarsi una recessione a partire dal prossimo anno, in aumento dal 30% rispetto ad alcuni mesi fa.

Negli ultimi 50 anni, gli Stati Uniti hanno subito sette recessioni. Sono una parte essenziale del ciclo economico. Puliscono gli eccessi, si liberano delle compagnie zombi e del debito a spese degli investitori. I tribunali fallimentari sono impegnati e gli avvocati fallimentari brindano.

grafico-come si inverte la curva dei rendimenti

E dopo che tutto è stato detto e fatto, l’economia ha un nuovo inizio.

Ho studiato tutte e sette le recessioni, erano eventi del ciclo economico più o meno normali. Alcuni erano basse e poco profonde, terminate ancor prima che ti accorgessi di loro. Altre sono durate più a lungo e sono state profonde, ma alla fine i mercati hanno sempre rialzato la testa.

Ma per la maggior parte delle persone, sei di queste sette recessioni non sono state un grosso problema, a meno che tu non abbia perso il lavoro o la casa.

Ora, quando pensiamo a una recessione imminente, quella cosa pende minacciosamente sui nostri pensieri. Al giorno d’oggi abbiamo difficoltà ad immaginare ad una recessione senza pensare alla crisi finanziaria. Abbiamo sempre il timore che sarà peggiore di quella precedente.

In questo momento siamo di fronte ad una enorme bolla del mercato del credito che include obbligazioni e prestiti in tutto il mondo. I prezzi delle obbligazioni sono stati gonfiati a livelli così ridicoli che $ 17 trilioni (17 mila miliardi) di essi mostrano rendimenti negativi. L’intero concetto di rendimenti negativi è totalmente assurdo.

Quindi c’è una bolla completamente separata. Questo è composto da persone – persone che credono e che vanno in giro e vogliono far credere agli altri, che i rendimenti negativi siano una buona cosa, una sorta di manna dal cielo. Ma buono per chi? Ormai abbiamo dimostrato che i rendimenti negativi e persino i rendimenti bassi hanno rovinato l’economia reale per anni.

Per contro, il mercato azionario prevede crescita e gloria per sempre. Non c’è paura nel mercato azionario. I prezzi delle azioni continueranno a salire per sempre (sarcasmo).

Quindi, come possono questi due mercati vedere l’economia in modo così diverso? Non possono.

Quando le imprese e i consumatori iniziano a preoccuparsi di una recessione imminente, nella misura in cui prenderanno effettivamente decisioni basate sulle loro preoccupazioni, e ridurranno i loro piani di assunzione ed investimento, nonché i loro consumi, allora questa paura di una recessione imminente si trasformerà in realtà.

Ciò rende il mercato obbligazionario, e più in generale l’intero mercato del credito, molto più vulnerabile a un cambiamento. Un cambiamento di trend nel mercato del credito può diventare preoccupante, non solo per gli investitori, ma per l’economia reale.

Si potrebbe risolvere, se non fosse che le banche centrali farebbero cose folli per impedire al sistema finanziario di scendere per qualche mese e fare pulizia.

Questa sarebbe la situazione più preoccupante per me. Non una recessione “ordinaria”.

 


 

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5 ETF minerari che si distinguono per la loro forte volatilità

miniera

Non tutti gli ETF sul mining sono uguali e, nel breve termine, alcuni valgono il rischio, mentre altri non dovrebbero essere presi in considerazione.

È stato un anno misto per i fondi minerari. Gli investitori che hanno scelto gli ETF sui minatori industriali o quegli ETF che presentano un mix di metalli industriali e preziosi, hanno avuto rendimenti mediocri ed un’elevata volatilità.

Al contrario, gli ETF sull’estrazione dei metalli preziosi hanno avuto ritmi frenetici grazie alle banche centrali di tutto il mondo, che hanno ridotto i tassi di interesse per sostenere le economie in stallo.

Tassi di interesse più bassi avvantaggiano attività come l’oro e l’argento.

La rinascita dell’oro ha aumentato una serie di ETF minerari quest’anno visto che le aziende che estraggono il metallo giallo di solito sono profondamente correlate ai prezzi del lingotto.

Mentre l’oro e i relativi ETF sono saliti alle stelle quest’anno e gli analisti del mercato delle materie prime hanno costantemente aumentato le previsioni sui prezzi di lingotti. Ci sono però diversi rischi.

Tenendo conto di questi ultimi, ecco alcuni ETF sul mining, su cui prestare attenzione, nel caso li si voglia gestire nel breve termine.

ETF SPDR S&P Metals & Mining (XME)
Costo: 0,35%

Questo fondo è un ottimo esempio di ETF minerario in difficoltà e questo può essere ricondotto all’approccio diversificato del fondo, in quanto è composto da produttori industriali e metalli preziosi.

L’XME cerca di dare un’esposizione al segmento dei metalli e delle miniere dello S&P TMI, che comprende come sottosettori: alluminio, carbone e materiali di consumo, rame, metalli e miniere diversificate, oro, metalli preziosi e minerali, argento e acciaio.

Circa la metà del peso dell’Etf è assegnata ai produttori di acciaio, più del doppio del peso assegnato ai minatori di metalli preziosi.

I prezzi dell’acciaio sono volatili e vulnerabili ad un significativo ribasso quando le principali economie globali rallentano o sono vicine a recessioni.

Se ci aggiungi il fatto che è molto più volatile rispetto agli altri fondi del settore, questo ETF minerario sembra più da trade di breve termine, non un investimento long-term.

A meno che tu non possa monitorare attivamente le posizioni in XME, per il momento è sconsigliato per portafogli da lungo periodo.

grafico-VanEck Vectors Steel ETF (SLX)

VanEck Vectors Steel ETF (SLX)
Costo: 0,56%

Parlando dei prezzi dell’acciaio, l’ETF VanEck Vectors Steel è un’altra scommessa volatile nell’arena degli ETF minerari.

L’SLX è stato estremamente volatile negli ultimi tempi, cedendo il 4,52% la scorsa settimana, una scivolata che ha ridotto il guadagno del mese di settembre al 6,91%, anche se da maggio 2018 sta registrando un crollo del -32%.

Sebbene non sia nemmeno una delle prime 10 partecipazioni in SLX, US Steel (X) è stato il principale colpevole della debolezza di SLX.

La scorsa settimana, US Steel ha affermato che i suoi guadagni nel terzo trimestre sarebbero stati nettamente inferiori a quelli previsti in precedenza. Questo a causa della riduzione dei prezzi dell’acciaio e del deterioramento delle condizioni in Europa, con un calo davvero pesante delle sue azioni.

Inserire SLX nella lista degli Etf da evitare nel breve periodo, è una conseguenza abbastanza naturale visto che i prezzi dell’acciaio sono fortemente influenzati dall’attività economica in Cina ed Europa, due regioni che mostrano segni di rallentamento nelle rispettive economie.

grafico-VanEck Vectors Coal ETF (KOL)

VanEck Vectors Coal ETF (KOL)
Costo: 0,64%

L’ETF VanEck Vectors Coal è in calo del 9,6% da inizio anno ed individuare con precisione quando questo ETF si riprenderà è un’operazione rischiosa.

Le azioni del carbone sono state punite dall’aumento dell’utilizzo e dalla riduzione dei prezzi offerti dalle fonti energetiche alternative, come quella solare.

L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) prevede che la capacità di energia rinnovabile aumenterà del 12% quest’anno.

Quindi un problema per il carbone e le utilities, in particolare nei mercati sviluppati come gli Stati Uniti, dove si stanno spostando dal carbone verso energie alternative più pulite.

Il secondo fattore da considerare, correlato al summenzionato SLX, è che se la domanda di acciaio diminuisce, anche la domanda di carbone metallurgico cala, dato che questa è la varietà di carbone utilizzata per produrre l’acciaio.

Esistono altri motivi che sottolineano la debolezza dell’industria carbonifera americana. Ad esempio, l’energia eolica sta per superare per la prima volta il carbone come fonte di energia in Texas.

Inoltre, le miniere vengono chiuse in alcune regioni chiave degli Stati Uniti, il che indica che la situazione, a breve termine, per le azioni del carbone è nella migliore delle ipotesi, oscura.

grafico-ETF Global X Silver Miners (SIL)

ETF Global X Silver Miners (SIL)
Costo: 0,65%

Con un aumento del 20% quest’anno, l’ETF Global X Silver Miners è stato uno degli ETF minerari migliori del 2019. La capitalizzazione media di mercato dei partecipanti in SIL è di $ 2,44 miliardi, il che significa che questo ETF è essenzialmente una scommessa sulle piccole capitalizzazioni.

Come gli ETF sull’estrazione dell’oro, SIL reagisce all’azione dei prezzi dell’argento. Se alcune previsioni recenti e ambiziose si riveleranno accurate, sarà vantaggioso per i possessori di SIL.

In un’intervista a Kitco News, EB Tucker, direttore di Metalla Royalty & Streaming, ha dichiarato di vedere l’oro stabilizzarsi intorno ai $ 1500 e l’argento andare verso i $20, il tutto nelle prossime otto settimane.

Come molti degli altri ETF sul mining, SIL è una scommessa instabile. Ha una deviazione standard del 24,70%, quindi se i prezzi dell’argento dovessero calare, questo ETF verrà punito.

grafico-VanEck Vectors Gold Miners ETF (GDX)

VanEck Vectors Gold Miners ETF (GDX)
Costo: 0,52%

L’ETF VanEck Vectors Gold Miners è uno dei migliori ETF minerari di quest’anno con un guadagno del 36%, alimentato dall’aumento dei prezzi dell’oro.

Inoltre è uno dei più grandi, con 12 miliardi di dollari di asset allocation, il che lo rende un fattore decisivo per gli investitori che cercano un rialzo aggiuntivo quando i prezzi dei lingotti aumentano.

Sostanzialmente, il profilo rischio/rendimento di GDX è basato sui prezzi dell’oro. Ciò di cui gli investitori devono essere consapevoli però, è la tendenza dell’etf a superare i prezzi dell’oro in entrambe le direzioni e volatilità, come evidenziato dalla deviazione standard triennale di questo ETF di quasi il 24%.

Un’altra considerazione da fare su GDX e gli ETF rivali sull’estrazione dell’oro è quanto rischio le compagnie di estrazione sono disposte ad assumersi.

Nel corso degli ultimi anni, i minatori d’oro hanno ridotto i budget per le esplorazioni e le spese in conto capitale, per consolidare i loro bilanci dopo anni di spese ingenti.

Tuttavia, gli elevati prezzi in atto oggi, hanno modo di motivare i minatori ad aumentare l’attività per sfruttare i prezzi più alti.

L’aumento dei prezzi dell’oro e l’ottimismo generale in ripresa nel settore delle miniere hanno finalmente incoraggiato minatori, sviluppatori ed esploratori a versare più denaro nelle campagne di perforazione.

grafico-aumento prezzi dell'oro

Quindi per monitorare la situazione ed essere aggiornato sugli etf minerari, non devi far altro che seguirmi nel mio gruppo facebook battere il benchmark dove troverai tutte le novità.

Se invece vuoi scoprire quali sono i titoli del mio portafoglio che meglio cavalcheranno questo contesto ed approfittarne anche tu, parti da qui: https://pascaprofit.com/sl-pasca-premium/

A presto

 


 

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Electronic Arts (EA)

electronic arts logo EA

Pasca Profit-scritta e logo


www.pascaprofit.com

Electronic Arts (EA) mercato NYSE ISIN: US2855121099

 

Electronic Arts (EA) è entrata nella nostra watchlist il 18 settembre 2019.

Electronic Arts è uno dei principali sviluppatori nordamericani di videogiochi. Il gruppo sviluppa e commercializza videogiochi per console (70,6% delle vendite nette; PlayStation, Xbox, Nintendo Switch), PC (16,1%), smartphone (13%) e altro (0,3% principalmente tablet).

Ultime trimestrali FQ1 2020– 30 luglio 2019:

Electronic Arts (NYSE: EA) il 30 luglio ha pubblicato i risultati del primo trimestre fiscale 2020, superiori alle stime degli analisti in termini di EPS e di fatturato. Per quanto riguarda le guidance per l’anno in corso la società stima un ammontare di net bookings pari a $5.1B e un utile netto pari a $2.795B, di cui $1.7B da income tax benefits.

Analisi del business

Electronic Arts è una delle più importanti società di videogiochi sul panorama internazionale. All’interno del suo portafoglio di assets troviamo brand importanti come FIFA, Battlefield, Madden, Need for Speed, Mass Effect, Dragon’s Age e The Sims.

Negli ultimi anni l’industria videoludica ha subito una serie di cambiamenti: nuova generazione di console, l’esplosione dei download diretti digitali, la diffusione della modalità free to play e soprattutto l’incredibile diffusione dei giochi per dispositivi mobile. Electronic Arts è stata in grado di abbracciare questa ondata di cambiamento investendo risorse anche nel segmento PC e mobile. EA continuerà a trarre benefici dalla continua crescita del mercato videoludico legato alle console (Playstation 4, Xbox One, Nintendo Switch), a dispositivi mobile e PC. La concorrenza è rappresentata dalle altre grandi case sviluppatrici, come Activision, Take-Two, Tencent, piccole società indipendenti ma anche dalle stesse case produttrici di console.

Il segmento mobile ed il segmento free to play sono caratterizzati da intensa pressione concorrenziale. Il segmento mobile ha avuto nel corso degli ultimi anni una crescita impressionante: 10 anni fa non esisteva un vero mercato videoludico per dispositivi mobile, ad oggi il mercato vale più di $60mld ed è in forte crescita. Electronic Arts genera circa il 15% del suo fatturato da questo mercato e, secondo, le nostre stime ci sono ampi margini di crescita per questa divisione.

Per quanto riguarda, invece, il segmento free to play, ci sono segnali positivi derivanti dal successo di Apex Legends di EA, anche se Fortnite di Epic Games mantiene e manterrà in futuro, con tutta probabilità, la posizione di leader indiscusso.

Electronic Arts continuerà ad investire nell’area eSports: secondo le stime della società stessa ci saranno circa otto team nel mondo alla prima competizione di Apex Legends. Le altre competizioni di eSports stanno procedendo a ottimi ritmi, grazie al successo di Madden Championship Series e FIFA eWorld Cup.

EA - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni. Secondo il consensus degli analisti di Wall Street la crescita in termini di utile per azioni si attesta quota 6.19% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono quindi un futuro meno roseo del recente passato, stimando tasso di crescita decisamente più bassi rispetto alla media degli ultimi anni (EA ha incrementato in media l’utile netto del 19.66% annuo negli ultimi cinque anni). Sicuramente interessante è la dinamica della remunerazione sotto forma di buyback: l’attuale buy-back ratio è pari al 3%.

VANTAGGI COMPETITIVI

Electronic Arts beneficia di vantaggi competitivi legati agli intangibles aziendali in termini di brand posseduti. Il successo e la popolarità di alcuni di questi brand permettono all’azienda una grande capacità di produrre reddito anno dopo anno, attraverso nuovi sequel ed espansioni. Negli ultimi dodici mesi la società ha speso circa il 28% dei ricavi in ricerca e sviluppo con il fine di sviluppare nuovi giochi e aggiornamenti nelle diverse divisioni aziendali; questo dato è molto interessante soprattutto se confrontato con le medie di spese in ricerca e sviluppo dei competitors come Take-Two, la quale ha destinato in ricerca e sviluppo meno del 10% del fatturato. Una strategia di incessante investimento permette all’azienda di mantenere un “fossato economico” a difesa dei competitors desiderosi di attaccare quote di mercato.

L’azienda mostra impegno nello sviluppare strategia di maggior coinvolgimento degli utenti tramite sviluppo di modalità multiplayer e DLC, aumentando la possibilità di monetizzazione. L’esempio principale di questa strategia riguarda FIFA e Madden con la modalità Ultimate Team, un gioco virtuale di raccolta di “figurine”. La modalità Ultimate Team è riuscita nell’intento di creare maggiori connessioni tra utenti e aumentare i redditi tramite la possibilità di effettuare micro-transazioni.

È importante citare gli investimenti nella piattaforma online su cui vendere direttamente al cliente, bypassando i rivenditori: questo si traduce in un aumento nella capacità di generare rendimenti sul capitale e maggiori margini operativi.

Le dimensioni di EA, insieme alla qualità dei brand in suo possesso, permette all’azienda di investire risorse maggiori in nuovi progetti rispetto ai competitors di dimensioni minori.

EA - Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. La situazione finanziaria di Electronic Arts appare molto stabile data la situazione degli indicatori principali finanziari. Utilizzando, indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, che mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società prendendo in considerazione diversi ratios contemporaneamente, i segnali sono molto positivi. Attualmente l’Altman Z-Score è pari a 7.7 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria) e l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default molto bassa nel breve termine, sotto la soglia del 0.52%.

Gli indicatori di profittabilità aziendale sono molto positivi, superiori rispetto al costo del capitale sia in termini asset side che in termini equity side.

La valutazione

EA - grafic - rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sopra sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è una situazione di valutazione in linea con le medie macro-settoriali combinati con una profittabilità maggiore e presenza di vantaggi competitivi che l’azienda ha acquisito nel corso del suo operato.

Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione.

Con il fine di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 103 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

Vediamo ora i rischi legati ad un eventuale investimento in Electronic Arts.
Per prima cosa è bene tenere a mente che il valore di Electronic Arts è costruito su alcuni dei suoi principali brand e che tali brand consistono soprattutto in videogiochi a regime annuale, soprattutto i titoli sportivi (vedi FIFA e Madden). Il rilascio annuale di titoli videoludici può portare ad una riduzione di interesse della clientela nel tempo, anche se per FIFA e Madden ancora non si nota questo rallentamento. EA dovrà continuare a respingere gli attacchi della concorrenza (spesso imitatrice) investendo continuamente in nuovi titoli ed esperienze sempre migliori per i suoi clienti. I cambi di interesse e di moda dei consumatori sono fondamentali: se guardiamo da un punto di vista macro, il settore videoludico compete con le tv, le piattaforme streaming, sport televisivo e tante altre attività ricreative, per cercare di guadagnare quote di spesa discrezionale della clientela. Eventuali cambiamenti nelle preferenze dei consumatori possono impattare negativamente aziende puramente videoludiche come Electronic Arts.

Per quanto riguarda il segmento tablet e mobile è bene tenere a mente che si tratta di un ambiente con fortissima competizione e relativamente basse barriere all’entrata, nonostante il grande potenziale di crescita del segmento.

Le mie conclusioni

Electronic Arts è entrata all’interno della watchlist il 18 settembre 2019 dopo aver superato il primo test screening azionario. EA è uno dei principali player di uno dei settori con prospettive più rosee, quello videoludico. L’azienda trae beneficio da particolari vantaggi competitivi in termini di proprietà intellettuale che le permettono di proteggere le quote di mercato attualmente in suo possesso. In questo momento, però, le valutazioni non sono particolarmente accattivanti e stimiamo non ci sia un reale margine di sicurezza.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

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Argentina, ecco chi colpisce il default

Mauricio Macri

Non investo in ciò che non posso controllare”.

Questo è uno dei mantra che il mio team ripete continuamente prima di qualsiasi scelta di investimento.

Mi spiego.

Controllare non significa prevedere il futuro ma solo costruire degli scenari che abbiano una certa probabilità di avverarsi.

Ad esempio assegnare al Nasdaq una probabilità dell’80% di scendere nei prossimi 12 mesi NON significa avere la certezza che questo accadrà.

Tuttavia nei mercati americani queste previsioni sono sempre sostenute dalla possibilità di avere accesso a dati certi che ti consentono di costruire scenari attendibili.

Ad esempio i bilanci delle aziende quotate al Nyse o al Nasdaq sono certificati e i manager ci pensano non due ma tre volte prima di contraffarli pena la galera e le chiavi della cella gettate nell’oceano.

Il caso Enron insegna e viene ricordato come monito a qualunque manager passi per la testa di replicare la truffa.

Anche la verifica dell’operato governativo e delle banche centrali è sempre alla luce del sole.

Non è questo il caso dei Paesi Emergenti – che vengono definiti “emergenti” non a caso – di cui l’Argentina fa parte.

L’ennesimo default alle porte del paese sudamericano viene analizzato da Manuel, analista senior del mio team, in questa intervista ad Andrea Gennai del Sole24Ore.

Buona lettura

Articolo del sole24ore - Argentina, ecco chi colpisce il default

 


 

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Editoriale Pascarella: L’ultimo grido di battaglia di Mario Draghi

Mario Draghi

Mario Draghi, il capo della Banca centrale europea (BCE), si dimetterà a breve. Nella sua penultima apparizione prima di lasciare il posto all’ex presidente dell’FMI, Christine Lagarde, cosa ha lasciato ai posteri?

I mercati avevano sperato nei fuochi d’artificio dall’uomo che aveva “salvato la zona euro” al culmine della crisi del debito sovrano nel 2012. Così è stato? Come previsto, Draghi ha tagliato i tassi di interesse da –0,4% a –0,5%. Ha anche riavviato l’allentamento quantitativo (QE). La BCE acquisterà ogni mese € 20 miliardi di obbligazioni sovrane della zona euro, senza una data di scadenza: gli acquisti continueranno fino a quando la BCE non sarà pronta ad aumentare nuovamente i tassi di interesse, il che potrebbe richiedere del tempo.

Le reazioni della stampa e dei mercati sono state immediate. Nel Financial Times, Laurence Fletcher ha riportato “ormai accettiamo la situazione anche se la politica monetaria ha raggiunto i suoi limiti“. La sensazione che la resistenza stia crescendo verso una politica monetaria semplice, non è stata aiutata da una prima pagina del quotidiano tedesco Bild, accusando “Conte Draghila” di succhiare i risparmiatori già a secco.

Eppure Draghi potrebbe aver ottenuto più di quanto pensiamo. In primo luogo la BCE non ha semplicemente ridotto i tassi e riattivato il QE. Consentirà alle banche commerciali di depositare una parte maggiore delle loro riserve allo 0%, anziché addebitarle al -0,5%.

Perché è importante?

Ciò significa che le banche potranno prendere in prestito fondi a tassi negativi da altre banche con riserve in eccesso e quindi depositarli presso la BCE allo 0%. Ciò significa che realizzeranno un profitto privo di rischio (e questo si aggiunge allo schema TLTRO* che consente alle banche di prendere in prestito un minimo di -0,5% per prestarlo all’economia “reale”).

*Attraverso un procedimento stabilito dal Consiglio direttivo, i TLTRO prevedono un’asta mediante la quale vengono erogati prestiti quadriennali alle banche dell’Eurozona con rendimento di poco superiore a quello del tasso di riferimento – ad oggi allo 0,00% come da ultima modifica del 10 marzo 2016 – ma che può scendere anche al livello del tasso sui depositi, che in occasione della riunione BCE del 12 settembre 2019 sono stati tagliati dal -0,40% al -0,50%.

In secondo luogo con un “QE Infinity”, la BCE acquisterà più debito sovrano di quello che i governi dell’Eurozona prevedono di emettere il prossimo anno, mantenendo i tassi di interesse inchiodati. Ciò significa che tutti i paesi della zona euro saranno liberi di spendere di più senza infrangere le norme fiscali dell’Unione europea. In altre parole, Draghi ha reso il più semplice possibile per i governi dell’Eurozona passare alla politica fiscale, una linea che Lagarde sicuramente spingerà.

Non sono sicuro che metterei titoli di azioni bancarie in portafoglio, ma se Draghi ha messo una buona parola per il settore e ha dato ai governi libero controllo sulla spesa, è un altro segno che i mercati scommettono sulla deflazione in modo aggressivo e non prestano sufficiente attenzione al rischio di inflazione.
Guarda il video, cos’è l’inflazione e come incide sui nostri investimenti.

La prima tranche di prestiti TLTRO è stata lanciata a giugno 2014, con un secondo lotto successivo a marzo 2016. La terza tranche è stata lanciata a giugno di quest’anno ed è iniziata a settembre. Inizialmente il piano prevedeva che le banche avrebbero potuto stipulare un prestito di due anni, ad un tasso basato su quello medio della BCE più lo 0,1%.

Tuttavia, il tasso sui prestiti è stato abbassato questo mese a causa del peggioramento delle opinioni della BCE sulla crescita futura (giustificando così un passaggio ad una politica monetaria ancora più accomodante).

Nel frattempo, il periodo di prestito è stato allungato a tre anni, con un’opzione di rimborso a due anni. In altre parole, le banche saranno in grado di accedere ai fondi a un tasso inferiore e per un periodo di tempo più lungo rispetto a prima, il che dovrebbe aumentare la redditività di tutti i prestiti concessi dalle banche.

In effetti la mossa ha portato le banche a beneficiare di termini “considerevolmente migliori” rispetto a quanto precedentemente previsto, ora possono prendere in prestito dalla BCE a partire da -0,5%”. In altre parole, “la BCE pagherà le banche per prendere denaro“.

Naturalmente, rendere il denaro disponibile alle banche per il prestito è una questione molto diversa che offrire prestiti ad individui desiderosi di avere denaro liquido. Alcuni sostengono che i fondi economici non hanno spinto la crescita verso l’alto, hanno solo aiutato le banche a salvarsi la pelle, lasciando però l’industria nelle stesse condizioni.

La penso proprio come loro, con questa manovra si aiuta il settore finanziario, reduce da un decennio disastroso e senza via d’uscita se non con prestiti vantaggiosi. Il problema è … saranno in grado di gestire questa massa di denaro? No, non penso proprio.

Le banche sono un male necessario.

 


 

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I Reit battono le azioni USA. Cosa c’è dietro questi titoli

Reit

Se mi segui ormai da tempo e, soprattutto, se hai letto il mio libro, avrai compreso come la mia strategia di investimento si basa sull’individuazione di nicchie profittevoli in base al contesto economico che stiamo attraversando (espansione, recessione, stagnazione, eccetera).

Se questo è chiaro ancor più chiaro dovrebbe essere la definizione di nicchia.

Investo nel mercato azionario perché nel lungo periodo è quello che statisticamente ha dato i maggiori rendimenti” è riduttivo al massimo e rischia di farti incappare in qualche scivolone o, nella migliore delle ipotesi, farti perdere forti opportunità di guadagno.

Ad esempio se un tuo ipotetico investimento fosse riuscito a replicare l’indice Nasdaq, che di per sé è già una nicchia del mercato azionario, negli ultimi 10 anni, avresti ottenuto una performance del 400%.

10.000 euro si sarebbero trasformati in 50.000.

Ottimo.

Tuttavia se all’interno dello stesso Nasdaq tu avessi investito in azioni di Amazon la tua performance sarebbe schizzata al 2.020%.

Significa che 10.000 euro si sarebbero trasformati in 212.000 euro.

Questa premessa era doverosa perché nel mio libro sostengo, e confermo, che il mercato immobiliare in generale non è, in questo momento, un mercato profittevole.

Per rivedere i tassi di crescita pre 2008 – e proprio da quella bolla esplose la crisi – ci vorranno decenni.

Tuttavia all’interno del mercato immobiliare ci sono alcune nicchie che puoi prendere in considerazione quando costruisci la strategia del tuo portafoglio.

Ne parlo in questa intervista ad Andrea Gennai del Sole24ore.

Buona lettura.

articolo sole 24ore: i reit battono l azioni usa

 


 

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