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I mercati sono in burrasca, ecco la mia previsione per il futuro

La mia previsione per il futuro è molto semplice e sono certo di non sbagliarmi.


In futuro i mercati saliranno.


E saliranno anche di molto.


Il futuro però non è domani, nemmeno tra una settimana e tanto mento tra un anno.


Se vuoi sapere cosa farà la borsa in questo lasso di tempo vai da un mago.


Sappi però che sono soldi buttati, e non perchè il mago non è in grado di prevedere il futuro, ma perché per guadagnare sul mercato prevedere il futuro non è necessario.


Perché il futuro lo conosciamo già, nel futuro il mercato azionario cresce. Basta solo avere il giusto orizzonte temporale.


Ma allora è tutto così facile? Basta comprare ed aspettare e si guadagna di sicuro?


Ovviamente no. La borsa non è un parco giochi dove basta mettere il gettone ed il divertimento è assicurato.


Devi sapere dove metti i tuoi soldi.


Ma quello che devi fare è scegliere l’azienda giusta, non cercare di capire se il mercato è in un buon momento o meno.


Ora sono tutti preoccupati di capire chi sarà il prossimo Presidente degli Stati Uniti, sembra che non si possa investire finchè non si saprà con certezza chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca.


Beh, credo che il grafico che ho messo in copertina sia molto più efficace di tutte le spiegazioni che posso farti.


Rappresenta l’andamento di un ipotetico investimento nell’S&P500 di 10.000 dollari dal 1933 ad oggi.


Nelle fasce blu la presidenza era Democratica, in quelle rosse Repubblicana.


Come vedi il mercato azionario è sempre salito, indipendentemente di chi c’era alla Casa Bianca ed ora quei 10000 dollari investiti nel 1933 ora varrebbero quasi 155 milioni di dollari.


Ecco perchè non ha alcun senso aspettare ad investire perchè tra poco ci sono le elezioni Statunitensi o perché il covid ha rialzato la testa e quindi si teme un nuovo crollo dei mercati.


I mercati saliranno, ma non sappiamo quando.


Se esci dal mercato è statisticamente molto più probabile che tu ti perda la salita, piuttosto che tu riesca ad evitare la discesa.


Potrà sembrarti semplice dire queste cose ora, ma se rileggi tutti gli articoli che ho scritto durante la prima ondata di covid ti accorgerai che dicevo esattamente le stesse cose.


Chi mi ha ascoltato e non ha venduto ha risparmiato molti soldi e non smette ancora di ringraziarmi.


Il punto, come ho scritto più volte, è che il mercato fa le migliori performance proprio dopo un crollo, ma nessuno può sapere quando la discesa finirà e ripartirà la salita.


Se sei fuori quella salita te la perdi e le tue performance totali crolleranno.


Come scrisse il grande Peter Lynch nel 1997, nel periodo che va dal 1955 al 1995 sarebbe bastato stare fuori dal mercato 40 mesi su 40 anni per vedere le performance crollare dall’11,4% al 2,7% annuo.


Se continui ad entrare ed uscire puoi star certo che quei quaranta mesi che ti avrebbero fatto la performance tu li perderei.


Quando il mercato scende semmai bisogna comprare non certo vendere.


A meno chè tu non ti renda conto che l’azienda nella quale hai investito non è più in grado di produrre utili in futuro come tu ti aspettavi, ma il fatto che Apple nei prossimi 10 anni produca utili non dipende dal Coronavirus o dalle elezioni americane…


…ecco perchè non ti devi preoccupare del mercato ma solo della salute delle aziende che hai in portafoglio che, credimi, è totalmente slegata dalla volatilità del mercato, che invece è guidata in larga parte dall’emotività.


Non ho citato Apple a caso…


Voglio riportarti un breve stralcio di un articolo che ho scritto il 10 aprile di quest’anno.


Avevo appena fatto un acquisto in portafoglio e in molti mi scrivevano chiedendomi come mai, benchè durante una diretta Facebook avessi detto che mi aspettavo una discesa del mercato avevo comunque comprato.



Ok Giuseppe, ma se non mi devo preoccupare se il mercato scenderà ancora di che cosa devo tenere conto per decidere se acquistare o no


Potrà sembrarti una risposta banale, ma tu non stai comprando il mercato, stai comprando un singolo titolo, quindi è nell’analisi dell’azienda che stai mettendo in portafoglio che ti devi concentrare.


Permettimi di farti un esempio concreto così ci capiamo meglio…


Prendiamo il titolo Apple.

(….)

Alla luce di questo ti chiedo: ma secondo te Apple a causa del coronavirus ha perso la sua capacità di produrre sempre nuovi e irresistibili prodotti?

Pensi che finito il virus le persone non vorranno più tablet o smartphone?

Non pensi che tra 10 anni apple possa valere almeno 3 o 4 volte quello che vale ora considerando che 10 anni fa valeva 8 volte meno di quanto vale oggi?

E’ questo quello che conta, capire le potenzialità dell’azienda e metterle in relazione con quello che potrà accadere nel medio lungo periodo.

Quello che vorrei che ti fosse chiaro è che non ha alcun senso aspettare di acquistarla solo perchè pensi che l’indice possa ancora scendere.

Se l’indice dovesse scendere ancora secondo te quanto potrà ancora perdere Apple: un 7/ 8%?

Pensi che sia rilevante al fine di un investimento che potrebbe durare qualche anno?

Dall’altra parte se aspetti cosa rischi?

Rischi che l’occasione ti scappi via tra le mani.

L’avidità è uno dei nemici peggiori di ogni investitore.

Spesso per volere troppo si finisce per non prendere nulla.

Ne vale pena? No assolutamente no.

Non ti fare influenzare dalle previsioni di breve termine, quello che conta è puntare su aziende solide e che abbiano un grande potenziale nel futuro.

Ora sappiamo che Apple dopo il nove aprile è salita tantissimo, anche se ci tengo a precisarlo, Apple era solo un esempio, non scrissi quell’articolo per consigliarne l’acquisto.


Il punto è che, come vedi, i principi che mi hanno permesso di aiutare un sacco di gente a marzo/aprile sono ancora validi ora e saranno validi per sempre.


Io non posso sapere cosa farà il mercato tra un anno, ma posso sapere che nel lungo periodo crescerà, come ha sempre fatto e come il grafico in copertina dimostra in modo eloquente.


Il segreto è saper scegliere le aziende giuste che ti permettano di guadagnare di più quando il mercato sale e, possibilmente, perdere meno quando scende.


Se negli ultimi 10 anni sono riuscito a battere con costanza il mercato è proprio perché ho acquisito un metodo per scegliere le aziende migliori che mi consente di avere ragione 7 volte su 10.


Se vuoi conoscere le basi del mio metodo ora hai una bella occasione.


Infatti ancora per pochissimi giorni puoi avere il mio libro “Battere il Benchmark” GRATIS, devi solo pagare un piccolo contributo per le spese di spedizione.


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Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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Editoriale Pascarella: Aspettatevi che gli americani continuino a spendere nonostante la crisi

Qualche giorno fa ho fatto un video in cui spiegavo che al di là della disoccupazione, gli americani erano pieni di liquidità grazie allo stimolo di marzo e di conseguenza mi aspetto un BlackFriday e un Natale all’insegna dei consumi. 


Uno dei punti chiave della mia tesi erano i porti pieni di container. Autotrasporti, trasportatori di container, FedEx, UPS e altre compagnie di trasporto stanno sottolineando da settimane una “carenza di capacità”. Sono pieni di prodotti ma non hanno la manodopera per smistare i container.

Tutto ciò lascia perplessi dato che uno degli indicatori macroeconomici più importanti che stiamo seguendo da mesi è proprio la disoccupazione. Con 20 milioni di persone a casa non mi aspetto una calca di fronte ai cancelli dei porti per un posto di lavoro, ma quantomeno che non ci sia carenza. 


Se le persone hanno necessità di una busta paga, allora cercano un lavoro. Questo non avviene, forse per timore di essere contagiato oppure hanno ragione i Repubblicani che non vogliono rilasciare il nuovo stimolo: secondo la loro teoria, un nuovo stimolo significherebbe che le persone smetterebbero di cercar lavoro dato che il Governo mette sui loro conti quanto gli serve per vivere. 


Secondo il ministero del tesoro americano, vi è circa 1 trilione di dollari parcheggiato sui conti degli americani quindi mi aspetto che questi soldi saranno utilizzati per effettuare delle spese nonostante la crisi del lavoro. 


I porti sono stracarichi


“Le navi sono piene al 100%. I contenitori sono pieni al 100%. Non possiamo smistare alcun container. Non possiamo prendere a noleggio alcuna nave. L’intero ciclo di spedizione di container è assolutamente a pieno ritmo. Siamo esauriti. Il nostro compito ora è mantenere la rete in funzione da un punto di vista operativo. Le porte si stanno bloccando. Stiamo iniziando a vedere colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento. Questa è un’altra sfida in arrivo questo inverno.”

Queste sono le parole di Jeremy Nixon, CEO di Ocean Network Express, la quinta linea di container più grande del mondo.


Nel frattempo Cass Freight Index®, una società che si occupa di valutare i volumi dei trasporti da ben 25 anni,    ha mostrato dati mensili ed informazioni preziose sulle tendenze del trasporto merci in relazione ad altri indicatori economici, alla catena di approvvigionamento e all’economia in generale.


I dati all’interno dell’Indice includono tutte le modalità di trasporto nazionale e derivano da ~ 36 milioni di fatture e 28 miliardi di dollari di spesa elaborati dall’indice Cass ogni anno per conto della sua base di clienti composta da centinaia di grandi spedizionieri.

Queste aziende rappresentano un ampio campionario di settori, tra cui beni di consumo confezionati, alimentare, automobilistico, chimica, medicina, OEM, vendita al dettaglio e attrezzature pesanti. Il volume di trasporto annuale varia da $ 40 milioni a oltre $ 2 miliardi. La diversità dei caricatori e il volume aggregato forniscono una rappresentazione statisticamente valida dell’attività di spedizione nordamericana.

Il grafico mostra come numerosi porti statunitensi hanno registrato volumi più alti di importazioni containerizzate a settembre, tra cui il porto di Oakland (+10,6% anno su anno) e il porto di Los Angeles (+13,3% anno su anno).

Cosa dicono le società

 

Nel trasporto marittimo nazionale la paura di carenze di capacità di spedizione si è insinuata e i trasporti stanno aumentando le loro tariffe mentre gli spedizionieri, come rivenditori e produttori, sono disposti a pagare.

 

FedEx e UPS hanno riferito ad alcuni giornalisti che hanno già avvertito i loro più grandi clienti che la maggior parte della loro capacità è al limite. LaserShip e DHL eCommerce Solutions hanno dichiarato al WSJ che hanno prenotato la loro capacità per le vacanze mesi prima rispetto gli anni passati e non avrebbero più preso nuovi clienti fino al prossimo anno.

 

ShipMatrix, un fornitore di software per spedizionieri, ha dichiarato al WSJ che la carenza di capacità potrebbe raggiungere i 7 milioni di pacchi al giorno durante la stagione degli acquisti natalizi, in quanto la capacità di spedizione per il settore è pari a 79,1 milioni di pacchi al giorno durante quel periodo, e devono essere spediti 86,3 milioni di pacchi al giorno (rispetto ai 67,9 milioni dello scorso anno).

 

Il punto è….ma i consumatori acquisteranno tutto questa merce? riceveranno abbastanza stimoli governativi e denaro extra per essere in grado di acquistarla? di certo i rivenditori ci contano: Stanno cercando di fare scorte e stanno cercando di capire come evadere gli ordini e portare tutta quella merca ai consumatori.

 

Ciò avviene perché un numero enorme di persone continua a perdere il lavoro ogni settimana, anche se altri vengono riassunti mentre oltre 20 milioni di persone continuano a richiedere l’assicurazione contro la disoccupazione nell’ambito di programmi statali o federali, secondo il Dipartimento del lavoro.

 

Conclusione, stiamo vivendo tempi assurdi

 

I consumatori americani quindi sono pieni di soldi da svariati stimoli e di disoccupazione extra e con questi soldi non spesi per servizi come i viaggi e pagamenti ipotecari – quasi il 7% dei mutui sono non pagati – o per affitti dovuti ai divieti di sfratto, hanno acquistato una quantità record di beni durevoli.

 

Le vendite al dettaglio di beni online e nei negozi hanno raggiunto un nuovo massimo, con le nuove esigenze di lavorare a casa, imparare a casa, fare palestra a casa, preparare il caffè a casa….tutte le società si sono adeguate al nuovo consumismo e prosperano con utili su utili anche nell’ultima tornata trimestrale. 

 

Parte di questa spesa non è un impulso per l’economia, ma solo un passaggio dalla spesa aziendale alla spesa dei consumatori. E il valore importato delle merci è negativo per l’economia.

 

Ma questa spesa è il segno dei tempi assurdi che stiamo vivendo durante la pandemia, ci sono pressioni enormi su catene di approvvigionamento impreparate, i rivenditori sono in pieno panico per colpa delle catene di approvvigionamento esaurite e ora le aziende, ossessionate dalla carenza di forniture, dalla perdita di affari e da tempi di consegna e caos aumentati, stanno cercando di fare il pieno per una stagione di acquisti natalizi alimentata da stimoli mostruosi.

 

Esatto!! Tutto ora dipende dagli stimoli, dalle indennità di disoccupazione extra, divieti di sfratto, moratorie di preclusione, programmi che tutti incanaleranno in fondi per acquisti di beni di consumo, molti dei quali verranno importati, perchè non è solo un problema di merci in entrata, ma anche di merci in uscita.

Il futuro presidente dovrà far fronte ad un grande problema, quello di produrre un enorme disegno di legge di stimolo e mantenere attivi i divieti di sfratto, altrimenti queste aziende dovranno affrontare la realtà economica e avrà ragione Bill Ackman: l’inferno sta arrivando, altro che il Natale. 

 

 

 

Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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Un prezioso consiglio tratto dalla vita vissuta…

Caro amico investitore,


oggi voglio fare un PascaDaily un po’ diverso dal solito, infatti ti voglio riportare una riflessione, non scritta da me, ma dal mio socio Andrea.


Chi era all’evento che ho fatto a Roma l’ha conosciuto bene, in ogni caso Andrea mi segue da anni e da mio cliente è diventato mio socio.


Leggi con attenzione le sue parole perché racchiudono un insegnamento molto importante per chiunque voglia investire in modo serio.


Andrea ha già pubblicato questo post sulla mia pagina Facebook, ma ci tengo che lo leggano anche gli abbonati a questa rubrica.


Nel mese di agosto, approfittando di qualche giorno di riposo con la pausa estiva, ho deciso di iniziare un allenamento con un personal trainer.

Sono partito molto motivato e con tutti i buoni propositi per raggiungere un’ottima forma fisica nel tempo. 

Avendo fatto solo nuoto agonistico ero alla mia prima esperienza con bilancieri, manubri, panche ecc.

Ho svolto il primo mese accompagnato giorno dopo giorno dal personal trainer. Mentre, dalla prima settimana di Settembre, rientrando a Firenze, ho proseguito da solo, con tutti i suoi utili consigli.

Il primo mese di allenamento in autonomia è stato impegnativo ma bello, sono stato costante nel seguire il programma. 

Adesso però, dopo tre mesi pieni di allenamento mi sembra ora di raccogliere i frutti, perciò avendo riscontrato solo piccoli cambiamenti fisici ieri ho preso il suo contatto in rubrica e l’ho chiamato. 

Gli ho chiesto quanto tempo sarebbe stato necessario per raggiungere risultati concreti.

La risposta è stata.. sono 5 anni che mi alleno duramente tutti i giorni, seguo una dieta ferrea, sono iscritto a diversi programmi di formazione, continuando ad alzare l’asticella ogni volta. 

Terminò con… non bastano tre o 6 mesi per iniziare a vedere dei cambiamenti, è un percorso che richiede tempo, disciplina e costanza.

Molto spesso ci demoralizziamo agli inizi di un nuovo percorso perché vogliamo raccogliere i frutti sin da subito, che siano monetari, mentali, fisici o emotivi. 

Questo ci porta a perdere delle opportunità che nel tempo si possono rivelare ricche di soddisfazioni.

Puoi avere il miglior personal trainer ma sei soltanto tu a decidere se seguire o meno il percorso. 

Molto spesso, optiamo per la decisione più semplice, abbandoniamo la nave alla prima difficoltà.

Quest’anno è stato un anno particolare.

E’ cambiato il nostro modo di lavorare, di pensare, di uscire a prendere un aperitivo. 

E’ cambiato il nostro modo di vedere il mondo.

E, come in ogni grande cambiamento, anche la borsa ha avuto le sue reazioni. Portando alcuni investitori ad uscire dal mercato o a fare scelte azzardate.

C’è chi ha liquidato tutto a inizio Marzo ed ora cerca il modo di rientrare, c’è chi ha preso qualche titolo ed è scappato via al primo segno rosso, c’è chi invece ha tenuto duro sapendo che la barca è robusta e che solo il tempo, la disciplina e la costanza gli permetteranno di godere di grandi frutti.

A prescindere da quello che succede in un mese, in un anno o in due anni, sia che siano positivi o che siano negativi, l’unica cosa che conta è la disciplina e la costanza. Chi saprà aspettare sarà colui che raccoglierà i frutti maggiori, perché, in borsa, il tempo, insieme ad informazioni di primo piano, solo l’unica cosa che contano per essere profittevoli.

Noi ti diamo accesso a quelle informazioni ma soltanto tu deciderai se usarle contro di te o per te, nel secondo caso entrerai a far parte dell’olimpo degli investitori che vincono nel tempo.

Se vuoi saperne di più ti basta una richiesta di contatto al 392 5186777 per farti parlare con un collega.


Chi saprà aspettare raccoglierà i frutti maggiori!


Questa è una grande verità, non ti spaventare però… non sempre servono anni prima di vedere i propri investimenti fruttare, anzi nella maggior parte dei casi bastano pochi mesi.


Il punto però è che se vuoi ottenere un rendimento soddisfacente devi accettare un po’ di volatilità, quindi devi sapere che ci saranno momenti in cui le cose sembreranno non andare per il verso giusto… ecco il vero segreto è tener duro in quei momenti.


Non bisogna diventare esperti di economia come Mario Draghi per guadagnare sui mercati, basta seguire un metodo collaudato e non abbandonarlo al primo colpo di vento.


E’ stato proprio non mollare nei momenti difficili che mi ha consentito di ottenere negli ultimi 10 anni un rendimento medio annuo netto del 16%.


Se vuoi sapere come ho fatto puoi leggere il mio libro, ti consiglio di prenderlo perchè sono gli ultimi giorni in cui è in offerta.


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Giuseppe Pascarella

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Quanto conta il prezzo quando decidi di comprare un azione?

Mi piacerebbe molto poter dare a questa domanda una risposta secca.


Il prezzo è l’unica cosa che conta!


oppure


Il prezzo non conta niente!


Se fosse possibile dividere la finanza in modo netto, separando con una linea il bene dal male sarebbe tutto molto più facile.


Purtroppo invece c’è sempre bisogno di scendere nel dettaglio e di vedere caso per caso, infatti, come ho detto, è molto difficile dare risposte assolute.


Certo, essendo io più portato allo stile value rispetto al Growth – anche se nel mio portafoglio ho inserito anche aziende Growth – immagino che tu ti aspetti che io dia molto importanza al prezzo.


Infatti, nel sentire comune, la base del value investing è quella di comprare aziende sottovalutate, che hanno quindi un prezzo di mercato minore del valore intrinseco.


In realtà però non è proprio così.


Ne ho già parlato altre volte ma mi sembra giusto tornare su questo punto visto che è una questione molto importante.


Il prezzo conta, è ovvio, ma non è tutto.


E a dirlo non solo io, ma colui che è considerato il vero maestro del Value Investing, cioè sua maestà Warren Buffett.


 “È meglio comprare un business meraviglioso ad un prezzo equo piuttosto che un business discreto ad un prezzo meraviglioso


Quindi secondo l’Oracolo di Omaha…”la cosa principale da fare è trovare aziende meravigliose“. Una volta superato questo ostacolo, il prezzo pagato non è necessariamente così importante perché una buona azienda continuerà a creare ricchezza per i suoi azionisti anno dopo anno.


Solo che trovare aziende meravigliose non è così facile come sembra.


Certamente non basta guardare semplici parametri come prezzo/utili o il prezzo / book value” per battere il mercato e fare i soldi a palate!


D’altronde se bastasse fare due semplici divisioni per trovare le aziende migliori da acquistare, chiunque fosse in possesso di una calcolatrice diventerebbe immensamente ricco.


Ecco perchè il prezzo non è tutto.


Quando un’azienda viene scambiata a multipli (come il P/E o il P/BV) bassi c’è sempre un motivo.


Non pensare che siano tutti matti quelli che svendono le proprie azioni al di sotto del valore intrinseco e tanto meno non ti illudere che qualcuno abbia deciso di regalarti una pepita d’oro a prezzo di saldo.


Quando un titolo è scambiato a multipli bassi è perché l’azienda in quel momento ha un problema, magari si è deteriorato il modello di business, magari il management ha fatto scelte sbagliate che non hanno ancora intaccato i fondamentali ma lo faranno a breve, insomma le difficoltà possono essere tante…


Il difficile è capire se il mercato sta valutando correttamente i rischi, se li sta sopravvalutando allora si compra se invece i rischi sono sottovalutati allora bisogna starne alla larga.


Ma questo dentro al rapporto Prezzo/Utili non c’è scritto. 


Non esiste un indicatore che contenga da solo tutta la verità, ogni numero ha senso solo se inserito in una analisi generale.


Valutare un’azienda non è solo un gioco matematico, altrimenti basterebbe un pc a farlo.


Se per determinare il valore reale di un titolo mi avvalgo di un intero team di professionisti di alto livello è proprio perché i fattori da tenere in considerazione sono parecchi.


Il mercato non prezza mai il presente, bensì cerca di prevedere l’andamento futuro e la chiave del successo sta nel capire se la società riuscirà o meno a soddisfare le aspettative e/o addirittura batterle.


Il segreto è tutto qui, solo che dirlo è facile, farlo un po’ meno.


Per citare ancora Buffett: “per definizione, una grande azienda è una grande azienda che rimarrà grande per 30 anni. Se sarà una grande azienda per tre anni, non è una grande azienda”


Quindi molto più importante del prezzo è capire se l’azienda ha un vantaggio competitivo importante, o come ama dire Warren, un fossato economico tale che la protegge dalla concorrenza e le garantisce un lungo futuro di crescita.


Attenzione però! Non vorrei che arrivati a questo punto tu ti sia fatto l’idea che il prezzo non conti nulla e che basti acquistare “un’azienda meravigliosa” ed il gioco sia fatto…


Purtroppo, come ti ho detto all’inizio, nella finanza non esiste il bianco ed il nero.


Ci vuole sempre un equilibrio tra prezzo e qualità, se c’è solo uno ma manca totalmente l’altro i risultati non saranno all’altezza delle tue aspettative.


Emblematico in questo senso è il caso delle cosiddette Nifty Fifty…


Questo nome era usato tra gli anni 60 e 70 per individuare le cinquanta migliori blue-chips di Wall Street. Erano considerate aziende così solide che tutti le volevano tanto che venivano acquistate a qualsiasi prezzo, nella convinzione che sarebbero continuate a salire per sempre.


Purtroppo però chi le ha acquistate senza curarsi del prezzo ha ottenuto rendimenti veramente insoddisfacenti.


Ecco perchè non è corretto acquistare un’azienda solo perchè ha un prezzo basso ma non è nemmeno corretto acquistare un’azienda solo perchè è di qualità.


Come ti ho detto ci vuole equilibrio.


Scovare l’azienda giusta non è semplice ma nemmeno così difficile se possiedi un metodo.


Io seguo un protocollo di 5 passi, e solo se ogni condizione è soddisfatta entro in posizione, come ho spiegato approfonditamente nel mio libro “Battere il Benchmark”.


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Giuseppe Pascarella

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Come si stanno posizionando i grandi investitori prima delle elezioni USA?

In questi ultimi giorni i mercati stanno facendo un po’ i capricci, molto è dovuto al mancato accordo tra Democratici e Repubblicani sugli stimoli fiscali.


Non c’è da preoccuparsi a mio avviso, come ho spiegato nel dettaglio in questo breve video https://bit.ly/37wfdDx che trovi sulla mia pagina Facebook.


Visto che in molti mi stanno scrivendo preoccupati, invito tutti a vederlo.


Detto questo ci possiamo dedicare al tema principale di questo PascaDaily, ovvero come si stanno posizionando i grandi investitori a ridosso delle elezioni statunitensi.


A rivelarci questi movimenti è UBS, l’importante banca d’affari svizzera che ha intervistato tra il 22 settembre ed il 12 ottobre 2.852 investitori con almeno 1 milione di dollari USA di attività investite e 1.150 imprenditori con più di 1 milione di dollari USA di fatturato annuo.


In sostanza ha preso in esame un campione di circa 4.000 investitori ad alto valore su 14 mercati a livello globale.


Da questo sondaggio è emerso che ben il 72% del campione ha intenzione di rivedere il proprio portafoglio prima delle elezioni presidenziali e, cosa che io vado dicendo ormai da tempo, prenderà le proprie decisioni indipendentemente da chi vincerà la corsa alla Casa Bianca.


I settori favoriti da questa ricollocazione di portafoglio saranno quello sanitario, con ben il 66% degli intervistati che ha intenzione di investirci, e il settore legato alla comunicazione 5G, con il 62% delle preferenze.


A leggere questi numeri sembrerebbe quasi che questi 4.000 investitori ad alto valore vedano con costanza i miei video, visto che sono due settori sui quali batto da tempo.


Battute a parte, non posso certo dire di essere rimasto sorpreso da questi numeri.


Ma queste non sono le uniche informazioni che ci ha fornito questo interessante sondaggio.


Infatti che il 55% degli investitori a livello globale preferisce investire a livello globale e solo il 48% predilige il mercato statunitense.


Sta inoltre crescendo la fiducia, in particolare tra coloro che pensano di investire nel mercato a stelle e strisce. Infatti 50% è ottimista rispetto all’economia – contro il 41 del precedente trimestre – e 55% è positivo rispetto all’andamento del mercato azionario, dato in netta crescita rispetto alla percezione dello scorso trimestre che era del 44%.


Iqbal Khan, co-presidente di UBS Global Wealth Management, nel presentare il sondaggio ha chiosato dicendo: “In mezzo all’incertezza sulle elezioni americane e Covid-19, gli investitori sembrano essere più positivi nella loro regione che nel mondo in generale. Consiglio agli investitori di diversificare a livello globale nel periodo che circonda le elezioni per “evitare di cadere in preda ai pregiudizi dovute all’Home Bias”


Per chi non lo sapesse l’Home Bias è quella tendenza che porta erroneamente gli investitori a preferire le aziende della propria nazione,ovvero di casa propria.


Per noi italiani questo problema è ancora più grande visto le grosse difficoltà che sta mostrando la nostra povera piazza affari.


Infatti se è vero che investendo nel mercato americano il lungo periodo ti avrebbe premiato è altrettanto vero che nel mercato italiano questo regola non vale.


Se 10 anni fa tu avessi investito nel mercato americano ora avresti quasi triplicato il capitale, se invece avessi investito la stessa cifra nel mercato italiano ora avresti circa un terzo in meno dei soldi di quando sei partito.


Facendo un esempio concreto, se tu avessi investito 10.000 Euro ora avresti:

  • 37.251 Euro investendo a Wall Street (SPDR S&P 500 ETF)

  •   8.494 Euro investendo a Piazza Affari (ISHARES MSCI ITALY ETF)


La differenza è evidente.


Ovviamente questo è solo un esempio di scuola, infatti le cifre sono basate sulle performance degli indici, senza tener conto di una specifica composizione del portafoglio, ma è chiaro che con un risultato così deludente bisogna essere veramente bravi per riuscire a guadagnare investendo in azioni italiane.


Ma allora perchè la maggior parte degli investitori italiani si ostinano ad investire su aziende italiane, malgrado tutte le delusioni ricevute?


I motivi sono diversi, spesso è dovuto al fatto che sono le banche a spingere in questa direzione, ma c’è anche una questione di sicurezza. 


Infatti, puntare su un’azione il cui nome risulta familiare è molto più rassicurante.


Robert Cialdini, un professore universitario statunitense, nel suo ultimo interessante libro “Pre-suasione” ha riportato uno studio condotto su un campione casuale di 89 aziende quotate in borsa tra il 1990 e il 2004.


Nella fase iniziale, le aziende con nomi facili da pronunciare hanno avuto prestazioni migliori di quelle con nomi difficili.


Il mercato italiano è pieno di aziende dai nomi che ti sembrano semplici perchè già sentiti, quindi è normale che stare nel cortile di casa di Piazza Affari sia per gli investitori italiani più rassicurante.


Ma purtroppo rassicurante non vuol dire profittevole.


Le persone che fanno i soldi sono proprio quelle che sanno sconfiggere queste trappole mentali e riescono a fare ciò che la massa non è in grado di fare.


Se anche tu stai investendo nel mercato italiano credimi, prima cambi strada e prima otterrai risultati che adesso ti sembrano impossibili.


Potrei citarti tanti numeri per dimostrarti che non c’è proprio paragone tra le opportunità del mercato americano rispetto a quello italiano.


Ma te ne cito uno per tutti: la capitalizzazione di Wall street si aggira intorno a circa 21.000 miliardi di dollari (dato a marzo 2020), contro i soli 651 miliardi di Euro di piazza affari.


Va da sé che i soldi veri girino nel mercato USA.


Per dirla con le parole di Gordon Gekko, il protagonista del film culto “Wall street”:


A Wall Street il denaro non dorme mai.


Ed è vero, come ti ho detto, che le grandi occasioni sono sul mercato americano!


Inoltre, anche se può sembrarti strano, investire nel mercato americano è molto più semplice che farlo nel mercato italiano.


Le informazioni sono molto più trasparenti ed è molto difficile imbattersi in bilanci falsati, cosa che ahimè, nel nostro bel paese è tutt’altro che rara.


Insomma da qualsiasi parte la guardi non c’è veramente nessun motivo per continuare a rischiare i propri soldi nella malandata Piazza Affari senza considerare la marea di opportunità che si nasconde a Wall Street.


Come ti ho detto le occasioni nel mercato americano ci sono e ci saranno sempre, bisogna solo avere il coraggio e la capacità di saperle cogliere.


Il coraggio purtroppo io non te lo posso dare, ma la capacità di capire dove stanno le occasioni sì.


Negli ultimi 10 anni ho ottenuto un rendimento medio del 16% netto all’anno e se vuoi puoi iniziare a farlo anche tu, replicando esattamente le operazioni che faccio io.


Attenzione, non ti sto dicendo che matematicamente otterò questi risultati anche in futuro, sarei disonesto se lo facessi.


Ti sto solo dicendo che ho dimostrato con i fatti che sono in grado di battere il mercato 7 volte su 10 chiudendo più del 70% delle operazioni in guadagno.


Nessuno può sapere i rendimenti che ci saranno in futuro, ma penso di poterti dire che qualsiasi cosa succederà, se mi giudichi nell’arco di qualche anno, sarò in grado di darti risultati molto superiori alla media del mercato.


Questo è quello che è successo negli ultimi 10 anni e questo è quello che è molto probabile che accadrà in futuro.


Abbonandoti ai miei servizi potrai operare nel mercato americano in modo semplice e sicuro senza dover fare noiose analisi e senza la paura di sbagliare.

Se vuoi informazioni manda adesso un whatsapp allo 392 5186777.

Un mio collega risponderà a tutte le tue domande e ti aiuterà a capire quale dei miei portafogli è più adatto alle tue esigenze.

Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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Editoriale Pascarella: La crescita di Netflix si è fermata a causa del mercato saturo

Ieri sera dopo la chiusura del mercato, Netflix ha rilasciato gli utili del suo ultimo trimestre. Il dato che colpisce è la crescita degli utili, +22% su base annua, un dato straordinario se pensiamo al momento in cui stiamo vivendo, purtroppo gli analisti sono stati più ottimisti sul numero di abbonati che il gigante dello streaming avrebbe dovuto aggiungere nell’ultimo trimestre, infatti il consenso era di 2.5 milioni di abbonati mentre Netflix ne ha aggiunti 2.2 milioni portando il totale a 195 milioni. 

 

Per certi versi numeri eccellenti, ma purtroppo non bastano se pensiamo che Netflix ha una necessità impellente di aggiungere sempre nuovi contenuti alla sua piattaforma e di conseguenza avere sempre maggiore liquidità. Ho additato spesso questa società col nomignolo di “Burn Cash Machine”, una macchina mangia liquidità. Questo perché ogni centesimo che entra nelle casse l’azienda lo utilizza per creare contenuti e sebbene i suoi serial siano ormai di fama mondiale, a livello di lungometraggi fa ancora fatica. 

 

Se non avete ancora in mano il libro di Reed  Hastings (co-fondatore di Netflix) “L’unica regola è che non ci sono regole”, vi invito ad acquistarlo e leggerlo perchè spiega come la società sia davvero gestita in modo democratico ma allo stesso tempo per mantenere i suoi migliori dipendenti in azienda alza l’asticella degli stipendi ogni anno, questo impatta notevolmente sulle casse aziendali, infatti basterebbe una sola stagione di contenuti non buona per rischiare un calo sugli utili non indifferenti. 

 

Un altro punto importante è il breakeven sul prezzo, io personalmente sono abbonato al servizio pieno, 15.99€ al mese mentre negli Stati Uniti si arriva anche a 23$. Netflix ha sempre sottolineato come i 25$ siano un prezzo limite, oltre al quale, non solo il numero dei nuovi abbonati calerebbe, creando seri problemi di abbandono. 

 

Il mercato è saturo o solo competitivo? 

 

La domanda che dobbiamo porci in questo momento è se i numeri di Netflix rispecchiano un mercato saturo di società che propongono servizi streaming, Disney, Apple, Amazon e Comcast oppure c’è ancora spazio di crescita anche se il livello di competizione si è elevato molto. 

 

La capacità del gigante dello streaming di raccogliere abbonati durante la prima metà dell’anno contrassegnò Netflix come una delle società che hanno beneficiato della pandemia. I consumatori si sono mossi per acquistare abbonamenti quando il Covid-19 si diffuse inizialmente, dopo l’annuncio di un lockdown generale che ha portato milioni di persone a trascorrere più tempo a casa.

La sospensione dei campionati sportivi professionistici, la cancellazione di eventi come concerti e la chiusura dei cinema all’inizio di quest’anno hanno ridotto la concorrenza.

 

Devo sottolineare che i dirigenti della società avevano precedentemente avvertito come la crescita sia stata accelerata durante la pandemia e che si sarebbero aspettati una riduzione degli abbonamenti durante la seconda metà del 2020. Nel frattempo, gli sport sono ripresi, più persone hanno viaggiato e i cinema hanno riaperto.

 

La crescente concorrenza di altre società di media che hanno anche avviato lo streaming di programmi televisivi, film e altri contenuti hanno fatto il resto. Ci sono società come Disney che la scorsa settimana hanno persino annunciato una ristrutturazione aziendale che punterà a centralizzare sempre di più i contenuti streaming abbandonando il merchandising.

WarnerMedia è nel bel mezzo di una ristrutturazione simile concentrandosi sulla nuova piattaforma di streaming HBO Max e NBC Universal di Comcast Corp. riallineando le sue operazioni di intrattenimento per dare priorità al suo nuovo servizio di streaming Peacock.

 

Tra queste non dimentichiamoci Apple TV+ che ha presentato da poco le novità da vedere a novembre 2020 tra film, serie TV e originals. Il servizio di streaming, arrivato in Italia da meno di un anno, si sta impegnando mese per mese ad allargare la sua offerta e il suo catalogo, puntando praticamente solo sui contenuti originali (o quasi).

Il futuro dello streaming è ancora roseo?

 

Il mercato globale dello streaming video ha rappresentato 26,27 miliardi di dollari nel 2015 e si prevede raggiungerà gli 83,41 miliardi di dollari entro il 2022, crescendo ad un tasso medio annuo del +17,9% tra il 2020 e il 2022. L’aumento dell’adozione della tecnologia da parte dei privati grazie ai progressi tecnologici nello streaming sta favorendo la crescita del mercato.

La semplicità implicata nell’integrazione delle soluzioni mobile negli attuali sistemi di streaming video ha portato a una vasta crescita del mercato dello streaming video. Tuttavia non va sottovalutato l’enorme costo a cui le società andranno incontro, questo sarà un grande ostacolo per molti fornitori.

 

Il Nord America sarà un mercato significativo grazie all’ampio utilizzo di servizi da parte degli utenti mobile. Negli Stati Uniti Netflix è in testa con oltre il 50% degli abbonamenti, seguito da Amazon Prime Video e Hulu. L’Asia Pacifico sta assistendo ad una crescita più rapida rispetto a qualsiasi altra regione con Australia e Singapore che contribuiscono in modo determinante.

 

Nonostante i cambiamenti significativi nelle abitudini di visione dei video delle persone negli ultimi anni, il panorama delle piattaforme televisive sembra aver raggiunto però un punto di equilibrio. E’ assai difficile che l’utente medio mantenga più sottoscrizioni contemporaneamente, più probabile un periodo di test su varie piattaforme per poi scegliere quella che più si adatta alle esigenze della famiglia. 

 

La possibilità di chiudere gli abbonamenti in tempo zero e la mancanza di offerte durante l’anno rendono sempre più difficile la multivisione. Questo panorama è simile a quelle della telefonia, dove le società a suon di spot si spartiscono un numero finito di utenti.

La forza sta nei mercati “vergini”. Quelli per esempio dove internet è in fase di crescita o il prodotto dell’occidente è ancora attrattivo, per tutti gli altri non c’è più nulla da fare, la guerra è già in corso. 

 

Conclusione

 

Netflix è una società ben gestita con una comunicazione molto forte nei confronti dei suoi azionisti. I tassi di crescita di Netflix sono ormai all’apice. Quando l’economia inizierà ad aprirsi ancora una volta, la crescita degli abbonati di Netflix inizierà a rallentare.

 

La concorrenza si sta intensificando quindi non importa quanto positivamente Netflix rappresenti il suo potenziale futuro come piattaforma di intrattenimento, i fatti semplicemente non supportano più la sua crescita passata.

 

Per ora gli investitori sono ancora disposti a pagare multipli superiori a 50 per un’azienda che prevede tassi di crescita dal 20% al 22% con margini operativi insignificanti. A conti fatti mi è difficile trovare una ragione abbastanza convincente per essere positivo nei confronti di un acquisto sul titolo.

 

La maggior parte delle persone che mi conoscono e che mi seguono da anni sottolineeranno la mia eccessiva passione per la cautela, talmente eccessiva che mi ha tenuto lontano dall’ascesa fulminea di Netflix. Certo, questo è vero. La mia metodologia è rivolta verso aziende che abbiano numeri più solidi non solo nella crescita ma anche nella gestione dei debiti e della liquidità. 

 

Netflix stima una crescita tra il 20/22% nei prossimi 2 anni sui ricavi ma continua a bruciare cassa (anche se sta migliorando). Non è il tipo di società che amo tenere in portafoglio, al di là della crescita mi spaventa la sua continua mancanza di liquidità.

Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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Ecco come si comporta l’S&P500 nelle due settimane prima delle elezioni

Uno dei più grandi errori che possa fare un investitore è lasciare che degli eventi transitori influiscano sulle proprie decisioni.

 

Ecco perché preoccuparsi troppo delle elezioni non è una scelta saggia.

 

Quando si investe lo sguardo deve essere volto al lungo periodo e vari studi hanno dimostrato che l’incidenza sul mercato data da un Repubblicano piuttosto che da un Democratico non è così forte come possa sembrare.

 

Anzi, benché la maggior parte degli investitori pensino che la borsa preferisce un Repubblicano,andando a spulciare i dati, si scopre che i mercati sono cresciuti di più sotto la presidenza di un democratico. Anche se questo, a dire il vero, per la maggior parte dei casi è avvenuto per ragioni contingenti, che nulla avevano a che fare con l’orientamento politico dell’inquilino della Casa Bianca.

 

Tuttavia, so bene che ci sono degli eventi che più di altri preoccupano gli investitori ed uno di questi è certamente le elezioni americane, quindi voglio tranquillizzarti.

 

Come ti ho detto la cosa migliore da fare sarebbe non pensarci, perchè nel lungo periodo l’incidenza di queste elezioni non sarà alta, ma penso che possa farti piacere sapere che di norma nei 15 giorni precedenti alle elezioni il mercato sale.

 

Secondo uno studio fatto dal Wall Street Journal (WSJ), partendo dal 1928,  nei 100 giorni precedenti alle elezioni il mercato ha l’80% di probabilità di salire, contro il 60% di un qualsiasi altro periodo.

 

E questa attitudine al rialzo si mantiene anche negli ultimi 15 giorni.

 

Infatti l’aumento medio nelle due settimane prima del voto è dell’1,8% contro lo 0,3% della media degli altri periodi.

 

Insomma sono numeri che non possono essere solo frutto del caso, per quanto è bene ricordare che dal 1928 al 2016 ci sono state solo 23 elezioni, e sono un po’ poche per costruirci sopra una teoria statistica.

 

Tuttavia i numeri rimangono comunque interessanti proprio perché le differenze sono abbastanza nette, come puoi vedere tu stesso da questo grafico, che non ha bisogno di molte presentazioni.

Ma il Wall Street Journal si è spinto ancor più nel profondo per sezionare i dati storici ed ha rilevato che i 15 giorni precedenti alle elezioni durante una presidenza Repubblicana, esattamente come ora, sono stati ancora migliori di quelli con presidenza Democratica.

 

Infatti se alla Casa Bianca c’era un Repubblicano nelle due settimane precedenti il mercato è salito del 3,3%, se invece a guidare il governo c’era un Democratico solo del 1,1%.

 

Insomma anche questo dovrebbe tranquillizzare maggiormente che si aspetta un mercato turbolento da qui alle elezioni, che saranno appunto tra 15 giorni.

 

Ora immagino che sarai curioso di sapere come mai a ridosso delle elezioni la borsa ottenga performance storicamente positive…

 

Beh mi dispiace deluderti, ma lo stesso WSJ ha dichiarato che le ragioni sono per lo più misteriose.

 

L’unica timida ipotesi che si può fare, sempre secondo il giornale, è che siccome il mercato odia l’incertezza, l’avvicinarsi delle elezioni dia qualche indizio agli elettori su chi vincerà, tranquillizzandoli.

 

La tesi mi sembra debole, basta ricordare cosa è successo 4 anni fa… tutti erano certi di una vittoria della Clinton ma poi sappiamo bene com’è andata.

 

A mio avviso queste statistiche sono certo interessanti, ma alla fine poi lasciano il tempo che trovano.

Ogni elezione è stata influenzata da un contesto diverso: Guerre, depressioni, recessioni fino ad arrivare ad una pandemia come quest’anno.

 

Quindi generalizzare non mi sembra una buona idea.

 

Mi auguro che tu prenda le tue decisioni di investimento seguendo una strategia un po’ più solida che guardare semplicemente a cosa è successo nel passato.

 

Una delle poche certezze che ci sono nei mercati azionari è che gli andamenti passati non sono indicativi per gli andamenti futuri.

 

Sono altri i fattori da guardare quando si decide di investire sul mercato come ho spiegato nel mio libro Battere il Benchmark.

 

Se vuoi capire meglio la strategia che uso per investire, quello è certamente il miglior punto di partenza.

 

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Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

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E’ rischioso investire in azioni?

Il mondo è fatto di luoghi comuni, questo lo sappiamo bene.

 

Ed è quindi normale che anche nel mondo della finanza ce ne siano parecchi…

 

Uno di questi è certamente che investire in azioni è molto rischioso.

 

Ma è vero?

 

Beh, la domanda è molto interessante, ma prima di rispondere è importante capire bene cosa si intende per rischio.

 

Infatti, come ha ricordato il mio ottimo analista Nicola, durante l’evento di Roma, in ambito accademico il rischio è associato al concetto di volatilità.

 

Per dirla molto terra terra, Nicola mi perdonerà, più uno strumento finanziario va su e giù (quindi ha movimenti marcati sia verso il basso che verso l’alto), più questo strumento è volatile e di conseguenza rischioso.

 

Quindi siccome le azioni sono per loro natura molto volatili, vengono considerate rischiose.

 

Ma siamo sicuri che volatilità e rischio siano la stessa cosa?

 

E soprattutto siamo sicuri che la volatilità sia una cosa negativa?

 

Infatti senza volatilità non ci sarebbero nemmeno i rendimenti, quindi le azioni sono sì le più volatili, ma anche, per distacco, le più redditizie.

 

Ma torniamo al concetto di rischio…

 

Supponiamo di comprare un titolo azionario a 100 dollari con l’idea di tenerlo 5 anni. 

 

Dopo un anno questo titolo va a 250, poi dopo 3 anni precipita a 50 e infine al termine dei 5 anni risale a 200.

 

Il titolo ci ha fatto registrare un bel utile, ma si è rivelato molto volatile. 

 

Però la domanda che devo farmi è: questa volatilità mi ha fatto perdere qualcosa?

 

Ovviamente no, se io tengo fede al mio proposito di far durare l’investimento 5 anni.

 

Quindi a mio avviso sarebbe più corretto definire il rischio come la probabilità che ho di perdere soldi.

 

La volatilità in se non mi fa perdere soldi, quello che mi fa perdere soldi è se alla fine del periodo di durata del mio investimento il titolo si trova ad un prezzo inferiore rispetto a quando l’ho acquistato.

 

Quindi se io paragono la rischiosità tra azioni e obbligazioni quello che devo fare è verificare il rischio di perdita massima che ho dopo un anno, dopo due anni, dopo cinque anni e così via…

 

In questo modo mi rendo conto, in base all’orizzonte temporale, qual è lo strumento con il quale rischio di perdere più soldi.

 

Fare questo calcolo non è semplice, ma per fortuna c’ha pensato per noi Jeremy Siegel, un celebre professore universitario presso la Wharton School University of Pennsylvania.

 

E, sorpresa sorpresa, lo stesso Siegel ha dimostrato che, per quanto possa apparire strano, nel lungo periodo l’investimento più sicuro, dal punto di vista della conservazione del potere d’acquisto, sono state le azioni e non le obbligazioni.

 

Il grafico qui sotto chiarisce in modo inequivocabile il senso delle sue parole.

 

 

Come vedi, l’immagine mostra il comportamento di tre asset class, evidenziando il guadagno massimo (barra superiore) e la perdita massima (barra inferiore) che ogni strumento può dare in base all’orizzonte temporale.

 

In sostanza Siegel ha messo a confronto le azioni (Stoks) con le obbligazioni a medio/lungo termine (Bonds) e le obbligazioni a breve termine (T-Bills).

 

Il risultato è evidente, nel brevissimo periodo le azioni sono certamente più rischiose delle obbligazioni, ma già dopo 5 anni il rischio è pressoché uguale, con la differenza che le azioni offrono un potenziale di rendimento molto maggiore.

 

Se poi arriviamo a 10 anni le azioni diventano meno rischiose e più redditizie rendendo il confronto con le obbligazioni quasi imbarazzante per queste ultime.

 

Ma il top lo si raggiunge con un orizzonte temporale superiore ai 20 anni, dove storicamente le azioni si sono rivelate a rischio zero.

 

Infatti investendo nel lungo periodo sul mercato azionari è praticamente impossibile perdere soldi.

 

Questo studio è veramente eccezionale perché ribalta una radicata convinzione comune, ovvero quella che le azioni sono più rischiose delle obbligazioni.

 

Questa credenza è vera solo nel brevissimo termine, poi diventa totalmente falsa e le azioni diventano meno rischiose delle obbligazioni.

 

Certo, è il caso di ricordare che quello che è successo nel passato non è detto che si riproponga anche nel futuro e che il discorso che abbiamo fatto vale se uno ha un portafoglio diversificato, perché sulla singola azione è possibile perdere anche nel lungo periodo.

 

Però non c’è dubbio che la credenza secondo cui le azioni siano più rischiose delle obbligazioni sia da rivedere.

 

Del resto io sono anni che vado dicendo che l’importante è avere un orizzonte di lungo periodo, poi non c’è nulla di migliore che il mercato azionario ed in particolare il mercato azionario americano.

 

E’ per questo ho scritto un libro proprio per spiegare qual è il modo migliore per sfruttare al massimo tutte le potenzialità che questo enorme mercato offre.

 

Il libro si chiama “Battere il Benchmark – La prima Bibbia sugli investimenti nel mercato americano”.


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Giuseppe Pascarella

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Ecco 3 aziende che possono crescere sia con Trump che con Biden

Ormai l’Election Day si avvicina e tutti gli analisti cercano di indovinare chi sarà il presidente eletto per capire quali aziende potranno trarre vantaggio dal prossimo inquilino della Casa Bianca.


A ben vedere però ci sono settori che verranno favoriti sia dall’elezione di Biden che da quella di Trump.


Infatti, studiando a fondo i programmi sia dei Democratici che dei Repubblicani mi sono reso conto che ci sono aziende che potranno trarre vantaggio indipendentemente da chi verrà eletto perchè entrambi i candidati credono in quei settori.


Oggi, esattamente come ho fatto ieri nella mia diretta facebook, se te la sei persa puoi vederla qui https://bit.ly/3nYqcLG – ci concentreremo su tre aziende.


La prima è la Northrop Grumman Corporation (NOC Nyse) che è una società conglomerata statunitense nel campo aerospaziale.


In parole povere producono armi di difesa a livello spaziale e beneficiano di parte del budget federale della difesa che attualmente è di 700 miliardi di dollari.


Questo budget ogni 5 o 7 anni viene rivisto o al rialzo o al ribasso e Trump lo ha già rivisto al rialzo portandolo dai 500 ai 700 miliardi attuali. La prossima revisione ci sarà nel 2023.


E’ risaputo che Trump tenga molto al settore della difesa in quanto teme che la Cina possa mettere in discussione l’egemonia militare che gli Stati Uniti stanno esercitando sul mondo da parecchi anni.


Ovviamente questo budget non è tutto a disposizione di Northrop ma viene diviso tra le varie società che si occupano di difesa, le quali cercano, attraverso delle gare di appalto, di portarsi a casa la parte più grossa possibile di questo budget.


Tuttavia Northrop è una delle società più solide e quindi è prevedibile che saprà trarre vantaggio da possibili aumenti di budget sulla difesa che probabilmente sia Trump sia Biden metteranno in atto.


A dire il vero, se analizziamo il bilancio di Northrop possiamo vedere che il livello di indebitamento è molto alto ma secondo i parametri di questo settore in realtà anche il debito è perfettamente sostenibile. In questa sede non mi dilungo oltre su questo aspetto ma durante la diretta ho dedicato molto tempo per spiegare perché il debito rimane sostenibile.


In ogni caso l’azienda ha già dichiarato che non taglierà il dividendo, forte di 4 contratti decennali per un valore di 70 miliardi e la possibilità nel 2023 di vincere un bando per un importante bombardiere nucleare.


Ecco perchè Northrop Grumman Corporation è certamente un titolo da tenere d’occhio.


La seconda società che ti segnalo è invece nel settore delle infrastrutture.


Mi riferisco a United Rentals (URI, Nyse), società leader nel mondo nel noleggio di attrezzature da lavoro nel settore industriale. Ha circa 19.000 dipendenti, lavora in 49 stati statunitensi oltre al canada e ad alcuni paesi europei.


Certamente la chiusura di molti cantieri durante il periodo di Lockdown inciderà sul fatturato ma io sono convinto che molto presto ritornerà ai livelli pre-Covid.


La società è molto solida e potrà certamente trarre vantaggio dagli ulteriori investimenti che entrambi i candidati alla presidenza hanno detto di voler fare già nei primi 100 giorni della nuova legislatura.


Sul piatto dovrebbero esserci la cifra monstre di 500 miliardi di dollari che sia Biden che Trump hanno promesso di stanziare per potenziare le deboli infrastrutture americane.


Quindi non v’è dubbio che il settore delle infrastrutture sarà sotto i riflettori e, come detto, United Rentals potrà essere tra i maggiori beneficiari di questa marea di soldi che si sta per abbattere su questo comparto.


Infine voglio segnalarti American Tower Corporation (AMT Nyse) che è una società americana di investimento immobiliare, proprietaria e gestore di infrastrutture di comunicazione wireless e broadcast in diversi paesi in tutto il mondo con sede a Boston, nel Massachusetts.


Sostanzialmente è un Reit e con l’avvento del 5g potrà trarre enormi vantaggi.


Infatti American Tower, detto in parole molto semplici, affitta le torri che trasmettono la banda 4g e 5g.


Certamente entrambi i candidati presidenti spingeranno per intensificare queste infrastrutture e se contiamo che i contratti su queste torri sono almeno decennali possiamo ben capire che American Tower si trovi in una situazione di assoluto vantaggio.


Al termine di questa tripletta di titoli interessanti non posso fare a meno di ricordarti che non ti sto assolutamente consigliando di acquistarle. 


Io stesso non ho ancora acquistato nessuna di queste tre società, ma te le ho segnalate perchè viste le condizioni che ti ho spiegato, possono diventare decisamente interessanti.


Poi per poterle acquistare devi capire come si sposano con il tuo portafoglio e con la tua strategia.


Come ti ho sempre detto la strategia è fondamentale.


Se vuoi capire meglio la strategia che uso io per comporre i miei portafogli puoi leggere il mio libro Battere il Benchmark.


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Giuseppe Pascarella

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Crolla il rendimento dei Titoli di Stato, mai così basso negli ultimi 700 anni!

Incredibilmente, secondo una ricerca di Deutsche Bank, era dai tempi del regno di Napoli nel 1300 che non si vedevano interessi così bassi su di un titolo di Stato.


Da cittadini la cosa non può che farci piacere ma da investitori molto meno.


Infatti dobbiamo abbandonare per sempre – o almeno per molto tempo – l’idea di avere un interesse senza rischio.


Questo per due motivi, primo perchè al giorno d’oggi un Titolo di Stato, almenochè non sia quello di paesi molto forti come ad esempio la Germania, è tutt’altro che privo di rischio.


E soprattutto perchè, quand’anche il rischio fosse molto basso o addirittura assente è il rendimento a mancare totalmente.


Ma vediamo di scendere un po’ più sul concreto.


Partiamo dal grafico proposto dalla già citata ricerca della banca tedesca.

Come vedi negli ultimi 700 anni non c’è mai stato un momento dove i titoli di stato a 10 anni hanno reso così poco, ovvero circa lo 0.7%

 

All’atto pratico vuol dire che se presti 10.000 euro allo stato (cioè se compri un BTP a 10 anni) lo stato dopo 10 anni ti restituisce appena 10.070 euro.

 

Il tuo guadagno sarà di 70 euro in 10 anni!

 

Ne vale la pena? Ovviamente no!

 

Beh potrà sembrarti incredibile ma ancora molti risparmiatori hanno inculcata l’idea che i BOT e i BTP ovvero i vecchi cari titoli di Stato siano ancora l’investimento migliore.

 

Lo posso capire, per intere generazioni è stato come un riflesso automatico, quando si avevano dei risparmi da parte si acquistavano dei Titoli di Stato, ma ora il mondo è cambiato e bisogna adattarsi in fretta.

 

Tra l’altro non è solo un problema di interessi, come ti ho detto c’è anche un problema di sicurezza.

 

Infatti il debito Italiano è altissimo, circa 2.370 miliardi di euro, ed è la prima volta nella storia che abbiamo un debito che cresce e gli interessi che calano.

 

Infatti più il debito di uno Stato è alto e più il rischio che questo Stato non riesca a ripagare i debiti è maggiore, quindi i risparmiatori per prestare soldi ad un soggetto rischioso dovrebbero chiedere un interesse più alto. 

 

In termine tecnico si chiama premio al rischio, ovvero più rischio e più voglio guadagnare altrimenti il gioco non vale la candela.

 

Beh ora il mondo si è rovesciato.

 

E ce lo dimostra ancora una volta questa bella ricerca di Deutsche Bank. Nel grafico sotto vedi gli interessi a 10 anni in relazione al debito pubblico.

 

Storicamente ogni volta che gli interessi si abbassavano era perché anche il debito si abbassava. Per la prima volta nella storia gli interessi continuano a calare ma il debito continuano a crescere.

E sarebbe ancor peggio se invece di parlare di BTP a 10 anni prendessimo in considerazione scadenze più brevi, come quelle a 3 anni.


Lì addirittura gli interessi sono negativi, vuol dire cioè che dopo tre anni lo stato ti restituisce meno soldi di quello che gli hai prestato.


Da questo ne deduciamo chiaramente che oggi più che mai il rischio maggiore che si può correre è quello di non assumersi dei rischi.


Se vogliamo stare sulle obbligazioni statali abbiamo la certezza di perdere denaro quindi al giorno d’oggi non è più possibile non dedicare parte dei propri investimenti al mercato azionario.


Comprare azioni, finchè i tassi di interesse saranno così bassi, è l’unico modo per garantirsi un rendimento che ci copra dall’inflazione.


Non ci sono altre strade.


In realtà volendo puoi comprare anche delle materie prime come oro o petrolio, ma è molto più complicato che comprare azioni.


Ecco perchè spendo così tante energie per far capire alle persone che il mercato azionario non è così difficile e rischioso come tutti pensano, ma che allo stesso tempo non è possibile affrontarlo senza avere un minimo di preparazione.


L’importante è scegliere il mercato giusto ed il mercato americano è sicuramente migliore e più sicuro di quello italiano.


Io lo seguo da una vita e posso dirti che mi ha dato soddisfazioni enormi.


Se vuoi conoscere meglio la mia storia e quale strategie uso allora la cosa migliore è leggere il mio libro: “Battere il Benchmark – la prima Bibbia sugli investimenti nel mercato americano –


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Giuseppe Pascarella

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