Editoriale Pascarella: Quali settori rischiano con una vittoria di Trump?


Verso la fine di Agosto scrissi un editoriale su Biden, Quali settori rischiano con una vittoria di Biden?


Dopo il primo dibattito in tv tra Biden e Trump, il peggiore mai visto, si evince che Trump potrebbe ancora avere delle carte da giocare e che non sia così scontato una vittoria del DEM Biden alle prossime elezioni del 3 Novembre anche se i sondaggi continuano a favorire il democratico di 6 punti. 


Non è facile trovare settori negativi nel programma di Trump, non perchè sono un Pro-Trump, assolutamente, ma perchè leggendo il suo programma elettorale sembra che voglia fare del bene a tutti. Non è un programma ma un elenco di buone intenzioni:


Creare 10 milioni di posti di lavoro.

Sviluppare un vaccino entro il 2020. 

Tornare alla normalità nel 2021 dal punto di vista economico e sociale. 

Nuovo taglio delle tasse. 

Crediti d’imposta per le aziende che riportano lavoro dalla Cina.

Nessun contratto federale per le aziende che esternalizzano in Cina.

Tagliare i prezzi dei farmaci da prescrizione.

Premi dell’assicurazione sanitaria più bassi.

Assumere più agenti di polizia.

Costruire il più grande sistema infrastrutturale del mondo.

Fermare le guerre infinite e portare a casa le nostre truppe.

Mantenere ed espandere la forza militare senza rivali dell’America.


Questi sono solo alcuni punti del suo programma di rielezione, i più importanti a mio modo di vedere. Di certo possiamo trovare alcuni settori che potrebbero penare se alcuni di questi punti passassero come legge al congresso, ma la maggior parte trarrebbe grande vantaggio a scapito di un innalzamento del debito già alle strette. 


La guerra infinita con la Cina. 


Ray Dalio nel capitolo 7 di “The Changing World Order” ha trattato la guerra tra Cina e Stati Uniti e credo che questo sia il punto focale di tutta la campagna di Trump. 


Potete leggere il capitolo 7 a questo indirizzo: https://www.principles.com/the-changing-world-order/#chapter7


Dalio scrive:

Entrambe le parti possono scegliere se avranno una relazione cooperativa-competitiva vantaggiosa per tutti o una relazione reciprocamente minacciosa, sebbene siano necessarie entrambe per concordare il tipo di relazione che avranno. Quando due entità in competizione hanno poteri comparabili che includono il potere di distruggere l’altra, i rischi di una guerra militare sono alti a meno che entrambe le parti non abbiano una fiducia estremamente alta che non saranno danneggiate o annientate in modo inaccettabile dall’altra.


Secondo Dalio ci sono vari tipi di guerre che i due paesi possono affrontare: tecnologico, geopolitico, capitale, culturale o militare. 


In ogni caso questo scontro, se non si troverà un accordo, porterà solo sconforto sui mercati e alcuni settori saranno più colpiti di altri. Una vittoria di Trump significherebbe un’escalation delle tensioni con la Cina, quindi è molto probabile che le ADR cinesi (società con sede in Cina ma quotate a Wall Street) subirebbero un contraccolpo. 


Anche le materie prime potrebbero scendere mentre la Cina rifiuta l’acquisto di prodotti agricoli americani. Gli agricoltori statunitensi potrebbero non essere in grado di dar via le loro scorte e dovranno trovarsi nuovi mercati a cui vendere i loro prodotti, come produttori di proteine del pianeta, un mercato ancora molto piccolo rispetto al colosso cinese.


Gli altri settori


La candidatura del presidente Trump è stata ampiamente vista come favorevole dalle imprese, grazie al taglio ulteriore delle tasse e a una spinta per la deregolamentazione mentre Biden chiederebbe di aumentare le aliquote dell’imposta sulle società e il salario minimo, il che potrebbe esercitare pressioni sui margini di profitto, soprattutto per le imprese che non sono in grado di spostare la loro sede fiscale in Irlanda, in Olanda o nelle Cayman.


Trump è un vento contrario per le multinazionali che traggono maggior profitto dalla Cina e dall’offshoring e un vento favorevole per i produttori di piccole e medie dimensioni che fanno parte dell’indice Russell 2000. Finanziari, industriali, petrolio e gas hanno tutti sovraperformato l’indice S&P500 dopo la vittoria di Trump nel novembre 2016 mentre i settori difensivi sono rimasti indietro rispetto al rally del mercato trumpiano avvenuto negli ultimi mesi del 2016. 


Gli investitori nel settore energetico percepirebbero sollievo sapendo di essere al sicuro da normative più severe e – forse, da una tassa sulla benzina più alta, quelli però che hanno sede in America, i giganti che esportano all’estero continuerebbero a subire una domanda bassa da paesi come India e Cina. 


Probabilmente non non ci saranno risvolti positivi a meno che la Cina non venga messa in ginocchio e Washington e Pechino non si siedano e trovino un accordo commerciale di fase due. Per ora sembra improbabile, quindi per ora una vittoria di Trump rimane come una cattiva notizia per i titoli cinesi e quelli che hanno rapporti commerciali con il paese del dragone.


Settore farmaceutico


Una cosa accomuna i due candidati: la lotta ai prezzi dei farmaci. Tutto il settore Healthcare e Assicurativo sarebbe preso di mira dato che Trump in agenda ha come secondo punto, dopo la Cina, una battaglia contro l’aumento dei prezzi dei farmaci e quello delle assicurazioni abolendo l’Obamacare, cosa che non gli è riuscita nel primo mandato. 


L’estrema fiducia che Trump ripone nelle aziende che stanno studiando un vaccino contro il Covid potrebbe portare ad una speculazione ribassista nel momento in cui queste promesse non dovessero concretizzarsi. Non è ipotizzabile ottenere un vaccino entro il 2020 e soprattutto la sua commercializzazione sarebbe improponibile su base nazionale.

Settore Difesa


Sebbene Trump abbia confermato una spesa di 700 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni nel settore difesa, preannuncia tagli alle basi più obsolete e un ritorno con congedo ad un’alta percentuale di soldati in questo momento all’estero in guerre ritenute “infinite”. 


Quindi tutte quelle società che hanno contratti già pronti non solo con l’America ma anche con paesi esteri non dovrebbero avere grossi problemi. Quelle che invece hanno contratti aperti solo con gli Stati Uniti dovrebbero aprirsi a nuovi mercati. Non sarà facile, in un momento in cui a Est la Cina fa da padrona e con l’Europa non c’è un bel feeling a causa della sempre più pressante richiesta di Trump di pagare una tassa più alta per far parte della Nato. 


I maggiori perdenti


I maggiori perdenti di una presidenza Trump potrebbero essere le aziende che fanno affidamento sul commercio globale – spedizionieri, fornitori industriali e ferrovie e le aziende che fanno affidamento su importazioni a basso costo. Rivenditori come Walmart e Best Buy potrebbero vedere i margini ridotti se Trump inizia una guerra commerciale che aumenta i prezzi dei beni di fabbricazione straniera.


Altri perdenti potrebbero essere i fornitori di alloggi e i money transfer, entrambi in risposta alla posizione di Trump sull’immigrazione. Se Trump manterrà la sua promessa di rallentare l’immigrazione e deportare gli immigrati privi di documenti, deprimerebbe la domanda di alloggi e danneggerebbe i costruttori di case. Un minor numero di immigrati negli Stati Uniti sopprimerebbe la necessità di inviare denaro a casa, un potenziale colpo alle azioni che si occupano di trasferimento di denaro come Western Union e Moneygram International.


Conclusione

In generale le azioni dell’S&P500 tendono a registrare buone performance nell’anno delle presidenziali e le azioni non tendono a cambiare rotta il giorno dopo le elezioni.

Le banche sono costantemente sovraperformanti negli anni delle elezioni presidenziali, mentre i tecnologici tendono a rimanere indietro. Ma alcune società tecnologiche, in particolare quelle con elevati livelli di liquidità  detenuti all’estero, potrebbero invertire la tendenza con una vittoria di Trump, perché potrebbe significare un’opportunità di rimpatriare denaro contante a un’aliquota fiscale inferiore.


Se Trump dovesse prevalere a novembre, i mercati potrebbero reagire in modo piuttosto positivo, dato che una vittoria di Biden sembra molto probabile; gli investitori potrebbero avere difficoltà a valutare però l’impatto di Trump sulla politica commerciale e il suo approccio sulla politica estera, calcolando che sarebbe nel suo secondo mandato e molti dei punti che non ha potuto perseguire nel primo, perché era importante la rielezione, potrebbero essere messi in primo piano.

Al tuo successo!

Giuseppe Pascarella

Firma
Giuseppe Pascarella
Giuseppe Pascarella@giuseppepascarellaofficial
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- Esperto di mercato azionario USA
- Fondatore di PascaProfit.com
- Autore di "Battere il Benchmark"

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