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Starbucks e l’intelligenza artificiale delle sue macchine da caffè, binomio vincente

In questi giorni sono stato a Firenze per lavoro, ho incontrato alcuni miei colleghi, tra loro c’era Enrico, un patito del mio Portafoglio Pascarella. Mi chiedeva se il prossimo titolo che inserirò nel portafoglio sarà Starbucks. All’inizio non capivo come fosse arrivato a Starbucks, così mi sono chiesto se valesse la pena dare un’occhiata all’azienda, non si sa mai.

Il gigante del caffè Starbucks ha avuto alcuni anni tranquilli di recente, ma è tornata a crescere nell’estate del 2018. Negli ultimi 18 mesi, il titolo ha guadagnato un +78% dal periodo di lateralità durato quasi tre anni, tra cui una salita del 45% nelle ultime 52 settimane.

La società riporterà i risultati il prossimo 28 gennaio, dati molto interessanti in quanto rientrano le vendite delle festività natalizie. La società sta investendo in nuove tecnologie per migliorare la sua efficienza operativa nel lungo periodo. Se hai letto il mio libro, Battere il Benchmark, saprai che sono un grande amante del settore tecnologico, allora sono andato a spulciare quali fossero queste innovazioni che sta per mettere in atto l’azienda.

Verranno migliorate le macchine per il caffè in molti shop

La macchina Mastrena (prodotta dalla ditta specializzata, Thermoplan) ad alte prestazioni non è esattamente nuova per Starbucks. La caffettiera altamente automatizzata, può macinare i chicchi, preparare tre espressi e preparare il macchiato contemporaneamente, è stata introdotta nel 2008 ed è ora un’attrezzatura standard per i negozi Starbucks di proprietà dell’azienda negli Stati Uniti.

L’azienda sta ancora implementando le macchine Mastrena nelle sue sedi internazionali e non tutti i negozi in franchising sono stati aggiornati. Starbucks intende completare tali aggiornamenti entro la fine del 2020.

Starbucks locale

È un grosso problema, la Mastrena può fare molto di più di quanto fanno le attuali macchine in uso. La capacità di produrre caffè espresso più velocemente del 50%, riducendo quindi il tempo che i clienti attendono il drink. Le macchine sono inoltre dotate di sensori Internet of Things (IoT) integrati, collegati al centro di supporto di Starbucks.

“Siamo in grado di vedere ogni caffè espresso che viene preparato in ogni nostro shop nel mondo. Se esiste una macchina che necessita di messa a punto o manutenzione, ci consente di migliorare la qualità dei caffè che stiamo eseguendo.
Ha dichiarato il CEO Kevin Johnson nella call del quarto trimestre 2019.

Intelligenza artificiale

I sensori IoT si collegano a un sistema di intelligenza artificiale (AI) che Starbucks ha soprannominato Deep Brew che riceve dati in tempo reale da tutti i negozi Starbucks dotati di Mastrena, Deep Brew analizza le informazioni da diverse angolazioni. Il sistema invia quindi raccomandazioni su tutto, dagli ordini di inventario ai piani pubblicitari locali alle raccomandazioni personalizzate sulle bevande e agli avvisi di manutenzione delle attrezzature.
Deep Brew è un fattore chiave di differenziazione per il futuro e mentre continuiamo la nostra ricerca per costruire capacità di intelligenza artificiale di livello mondiale per supportare meglio i partner, con Deep Brew e la nostra analisi predittiva, saremo in grado di determinare se la macchina necessita di manutenzione preventiva prima che si rompa, e ciò semplifica le cose per i nostri partner.
Ha continuato Johnson

Quindi un negozio con Mastrena ha anche accesso alle funzionalità Deep Brew che non sono disponibili tutti gli shop ancora serviti con macchine da caffè vecchie. Mastrena e Deep Brew insieme dovrebbero aumentare l’efficienza di ogni shop in una miriade di piccoli modi, aggiungendo miglioramenti significativi nel tempo.

Questa non è una strategia a breve termine, ma un modo proattivo per guidare un business più forte e più sostenibile a lungo termine. Aspettatevi di saperne di più sulle installazioni di Mastrena e Deep Brew nel rapporto del primo trimestre, soprattutto per quanto riguarda l’espansione internazionale.

Starbucks e la penetrazione in Cina

A tal proposito, Starbucks ha aperto oltre 600 sedi in Cina lo scorso anno e la rete di negozi in quel paese ora conta oltre 4.000 bar. La strada per portare clienti cinesi negli shop sembra passare attraverso i loro dispositivi mobili e Starbucks sta esplorando strategie digitali per espandere la propria attività nel paese il più rapidamente possibile.

Mentre espandiamo la nostra presenza nello shop, abbiamo anche investito in formati di vendita innovativi, incluso il nostro negozio Starbucks Now a Pechino, aperto a luglio, un’esperienza di vendita al dettaglio unica che integra perfettamente i punti di contatto fisici e digitali per migliorare il mobile-order-and-pay e Starbucks offre un’esperienza unica al cliente. Di recente abbiamo celebrato l’anniversario di un anno della nostra partnership digitale in Cina con Alibaba e sono lieto di condividere che abbiamo superato il nostro obiettivo di espandere Starbucks in 100 città entro la fine dell’anno fiscale.
Ha dichiarato il CEO Johnson

Gli ordini mobile hanno rappresentato il 10% nel secondo mercato più grande del mondo e in più rapida crescita nel quarto trimestre. Ciò include un contributo del 3% dal sistema di ordini e pagamenti mobile introdotto in Cina solo nel trimestre precedente.

Starbucks è sui massimi, è cresciuta tantissimo nell’ultimo anno ma questo non deve spaventare, ha ancora tanto margine di crescita. Sicuramente non potrà mantenere un EPS sul 15% annuale ancora per molti anni, ad un certo punto dovrà rallentare, ma anche in questo caso avrà sempre una crescita stimata intorno al 10% per i prossimi 5 anni. Inoltre la cosa che più mi colpisce è il suo ROI (Return on Investment), in pratica ogni volta che apre un nuovo shop, quello in media ha un ritorno il primo anno in media del 77%.

In conclusione, per rispondere ad Enrico, non vedo perché Starbucks non potrebbe essere la prossima perla del Portafoglio Pascarella.

 

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Warren Buffett vuole entrare in Boeing, ecco perché se ne parla tanto

boeing

Nell’ultimo anno si è sentito parlare molto di Boeing, non bene direi. Per chi avesse vissuto in una caverna gli ultimi 12 mesi faccio una panoramica veloce. Due aerei, modelli 737 MAX prodotti da Boeing, sono precipitati causando la morte di 346 persone. La colpa è stata attribuita ad un software difettoso, immediatamente quasi tutti i 737 MAX del mondo sono stati messi a terra con divieto di volare fino a quando l’ente aeronautico americano non darà il nulla osta.

Come se non bastasse, in questi giorni circolano notizie che riportano i messaggi scambiati tra i dipendenti di Boeing che criticano apertamente il modello 737 MAX.

Ultima ma non per importanza, ci sono rumors da ormai un paio di settimane che indicano Warren Buffett pronto a fare un’offerta importante per entrare in Boeing acquistando una grossa fetta di azioni sul mercato.

Lo scorso martedì mattina, le azioni Boeing sono aumentate fino al 2,8% grazie a questi rumors, è facile accostare Buffett a Boeing, anzi è facile accostare Buffett a qualsiasi azienda americana in questo periodo, questo grazie alla sua enorme liquidità, circa 128 miliardi, la più alta mai registrata dalla Berkshire Hathaway.

Buffett è stato contattato da diverse testate giornalistiche e televisioni, alla domanda se fosse interessato a Boeing, ha risposto con un secco “no comment”. Allora perché Wall Street è convinta che un’offerta sia pronta sul tavolo? Cerchiamo di capire quali potrebbero essere i motivi.

A Warren Buffett piace comprare dopo che una società, con un ampio fossato, subisce gravi perdite dopo uno scandalo che ritiene superabile. L’esempio più famoso è quando ha iniziato a comprare American Express subito dopo che la società di carte di credito è stata coinvolta nello “scandal oil”.
Cos’è lo scandal oil

Buffett acquista sempre società di cui capisce e conosce il management. Nel 2016 ci fu la prima mossa, Berkshire acquistò Precision Castparts per $ 32,3 miliardi. Precision è un fornitore di Boeing, Airbus e di altri produttori e fornitori di aeromobili. Berkshire detiene inoltre quote importanti in Delta Airlines, Southwest Airlines, United Airlines e American Airlines Group.

Al momento dell’acquisizione di Precision, Buffett era disposto a pagare 17,5 volte l’utile previsto per 12 mesi. Con le attuali stime dell’EPS per Boeing, viene scambiato a circa 16 volte gli utili. Direi che il prezzo non sarebbe un problema, rientrerebbe nei suoi parametri di scelta, anche se, conoscendo i suoi movimenti, preferirebbe un prezzo ancora più basso.

Buffett alla fine del 2019 è stato accostato molto a Tiffany, acquisita da Louis Vuitton per 16.2 miliardi, ma alla fine ha preferito evitare, anche perchè tutte le volte che è entrato in società del settore “vendite al dettaglio” ha commesso un errore, il settore è estremamente insidioso. Ci sono pochissime possibilità che entri di nuovo in una società simile date le sue esperienze storiche. Pochi successi e parecchi insuccessi.

Nella lettere agli azionisti del 2019, Buffett ha detto:
Negli anni a venire, speriamo di trasferire gran parte della nostra liquidità in eccesso in attività che Berkshire deterrà permanentemente. Le prospettive immediate per ciò, tuttavia, non sono buone: i prezzi sono alle stelle per le aziende che possiedono prospettive decenti a lungo termine.

Non sono del tutto sicuro, ma da quello che Buffett ha detto a Becky Quick, alla fine di marzo 2019, sono dell’idea che Buffett non crede che il problema 737 rappresenti un problema strutturale, c’è un problema certo e non da poco, ma la società lo sta risolvendo, il valore dell’azienda rimane immutato e il suo futuro non è incerto.

Spesso ha anche difeso l’industria ritenendola molto sicura, avendo Berkshire una delle più grandi assicurazione in America, Geico, sottolinea come le tariffe sono scese nel tempo solo perché il settore è.

Il consiglio di amministrazione della Boeing ha cambiato il CEO Muilenburg a dicembre scorso, questo per me è un fattore più negativo che positivo. Muilenburg, un ingegnere, ha trascorso tutta la sua carriera in Boeing, ma è stato ampiamente criticato per una risposta vacillante e difensiva agli incidenti, che hanno ucciso 346 persone. Il consiglio ha indicato di essere consapevole della necessità di migliorare la comunicazione, anche con l’autorità federale dell’aviazione, il suo regolatore nazionale.

Boeing ha le dimensioni giuste per il Berkshire, ha un valore aziendale di circa $ 201 miliardi. Berkshire ha una riserva di denaro che probabilmente supera i 130 miliardi di dollari. L’acquisizione del 10% di Boeing sarebbe ampiamente alla portata di BRK. L’acquisto intero della società richiederebbe probabilmente almeno $ 240 miliardi, ritengo sia improbabile, Berkshire non farebbe mai un passo simile, non sono sicuro che Buffett sarebbe all’altezza.

Conclusione

Ho la sensazione che Buffett non sia così interessato a una società che ha appena abbandonato il suo CEO e deve ancora affrontare un’enorme pressione finanziaria e politica connessa agli incidenti e alla conseguente messa a terra a lungo termine dei suoi 737 Max. Probabilmente non lo sapremo con certezza fino a metà maggio, quando Berkshire presenterà la sua divulgazione alla SEC del suo portafoglio aggiornato.

Alla fine credo che i rumors rimarranno tali.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Sally Beauty (SBH)

Sally Beauty(SBH) logo e scritta

Sally Beauty (SBH) mercato NYSE ISIN:US79546E1047

 

Sally Beauty (SBH) è attualmente all’interno della watchlist

 

Sally Beauty(SBH) - grafico - finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Sally Beauty Holdings Inc è un rivenditore retail di prodotti di bellezza con sede negli Stati Uniti. La società vende principalmente prodotti per la cura dei capelli, unghie, pelle e cosmetici sia per clientela professionale che per clientela retail. Sally Beauty opera geograficamente negli Stati Uniti, a Porto Rico, nel Regno Unito, in Belgio, Canada, Cile, Colombia, Messico, Perù, Francia, Irlanda, Spagna, Germania e Paesi Bassi.

La società opera attraverso due segmenti di business: Sally Beauty Supply e Beauty Systems Group. Circa il 60% dei ricavi sono generati dal segmento SBS, mentre la divisione BSG genera circa il 40%. I prodotti per la cura dei capelli rappresentano la componente principale del portafoglio prodotti: essi generano più del 50% del fatturato della divisione SBS e più del 70% del fatturato della divisione BSG.

Di seguito mostriamo la suddivisione per area di business nell’anno 2018 e 2019, con relativa variazione annuale.

Sally Beauty(SBH) - grafico - la suddivisione per area di business nell’anno 2018 e 2019, con relativa variazione annuale

Di seguito mostriamo la suddivisione per area geografica nell’anno 2018 e 2019, con relativa variazione annuale.

Sally Beauty(SBH) - grafico - la suddivisione per area geografica nell’anno 2018 e 2019, con relativa variazione annuale

Approfondiamo ora le due aree di business di Sally Beauty:

Sally Beauty: Sally Beauty è il più grande distributore e rivenditore al mondo di prodotti di bellezza professionali, con oltre 3.700 negozi in 12 paesi. I negozi al dettaglio della divisione vendono fino a 8000 prodotti per la cura dei capelli, viso, unghie, nonché attrezzature a clientela sia professionale che retail. Tra i marchi posseduti da SBH troviamo Ion, Generic Value Products, Beyond the Zone, Sil Elements, Wella, Clairol, OPI, Conair e Hot Shot Tools. Attualmente questa divisione genera il 59.2% del fatturato.

Beauty Systems Group: Beauty Systems Group (BSG) è un network di negozi fisici e agenti di vendita impegnati nella vendita esclusivamente di prodotti professionali per clientela professionale. Gli store della divisione, contraddistinti dai brand CosmoProf e Armstrong McCall, in aggiunta agli agenti di vendita esterni, vendono fino a 10.500 prodotti con marchi come Paul Mitchell, Wella, Matrix, Schwarzkopf, Kenra, Goldwell, Joico e Chi.

Ultime trimestrali – Novembre 2019:

Sally Beauty (NYSE: SBH) il 7 novembre ha pubblicato i risultati relativi al quarto trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $0.58, dato superiore al consensus degli analisti di un delta pari a $0.05, e un EPS GAAP pari a $0.58, migliore di $0.06 ad azione rispetto alle aspettative.

Inoltre, i ricavi del trimestre sono stati pari a $965.94M (+0.0% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $10.88M. Le comparable sales sono aumentate del 1.1% nel corso del trimestre, rispetto alle aspettative degli analisti che si attestavano a quota +0.5%. L’azienda ha operato con marginalità leggermente superiori rispetto a ciò che si aspettava Wall Street: il gross margin è stato pari a 49.7%, in linea con il consensus degli analisti, mentre l’operating margin è stato pari a 11.9% rispetto a 11.6% dello stesso periodo dell’anno scorso.

Nell’immagine sottostante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre:

Sally Beauty(SBH) - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica una situazione di crescita con incrementi previsionali nel range tra 0.70-1.10% annuo per i prossimi 5 anni, in linea rispetto alla media degli ultimi cinque anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 0.65% annua, ma in miglioramento rispetto alla media degli ultimi tre anni in cui si è avuto una decrescita pari a -0.65% annuale. Nell’immagine seguente è mostrata la tendenza previsionale del fatturato secondo gli analisti, estremamente positiva:

Sally Beauty(SBH) - grafico - mostrata la tendenza previsionale del fatturato secondo gli analisti, estremamente positiva

Inoltre, secondo le previsioni, la dinamica di lungo termine in termini di EPS è prevista in crescita nel range tra il 3.70% annuo composto per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita inferiori rispetto al recente passato (SBH ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 8.20% annuo negli ultimi 5 anni). Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica previsionale dell’utile per azione:

Sally Beauty(SBH) - grafico - la dinamica previsionale dell’utile per azione

Sally Beauty è caratterizzata da fondamentali positivi. Possiamo studiare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità intrinseca o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

Sally Beauty(SBH) - grafico - mostriamo la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 11.83% (superiore rispetto all’86.10% dei competitors), risultato positivo ma minore rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Il net margin, invece, è pari al 7.01% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi. Quest’ultimo dato è superiore rispetto alle medie storiche, ed è sicuramente un risultato positivo considerando che rappresenta una marginalità netta superiore al 81.84% delle aziende del settore.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

Sally Beauty(SBH) - grafico - il ROIC

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 18.98%, in aumento rispetto alle medie degli ultimi anni e ampiamente superiore del costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica rappresenta un segnale estremamente positivo per gli azionisti, poichè, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento superiori al costo del capitale permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale rimanga stabile a questi valori.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari al 2.21%, una crescita solo leggermente superiore all’inflazione.

Sally Beauty(SBH) - grafico -mostrata la dinamica dell’utile netto

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità positive, con un rendimento sul capitale sensibilmente superiore al costo medio del capitale e con una crescita reale piatta dei risultati operativi.

 

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di SBH. Sally Beauty è azienda leader per quanto riguarda prodotti per la cura dei capelli ma, nonostante la sua posizione di mercato, negli ultimi anni sono sorti segnali allarmanti per quanto riguarda la crescita e la profittabilità aziendale. Basti pensare alla crescita media annua del fatturato negli ultimi sette anni, pari all’1.37%, contro una media di crescita superiore al 6% fino a pochi anni fa. La concorrenza è la principale causa di questo rallentamento.

Il management dell’azienda si è impegnato in un’operazione cosiddetta di “turnaround”, ossia un piano di risanamento, dopo le recenti difficoltà. Questo piano prevede strategie volte al miglioramento dei punti di forza nella cura dei capelli, la creazione di una piattaforma digitale, miglioramento della supply chain, marketing e programmi loyalty, miglioramento dell’esperienza in-store e creazioni di nuovi brand per le nuove generazioni. Sarà importante monitorare i risultati di queste operazioni, ma già negli ultimi mesi si sono visti miglioramenti positivi. Nell’immagine seguente è mostrato il miglioramento dell’ operating margin, suddiviso per area di business:

Sally Beauty(SBH) - grafico - mostrato il miglioramento dell’ operating margin, suddiviso per area di business

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 4/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 9/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

Sally Beauty(SBH) - grafico - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

La situazione finanziaria di Sally Beauty è da monitorare, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un positivo current ratio pari a 2.55 e un quick ratio di 0.46, dato negativo riguardante la scarsa capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine se si sottrae il magazzino dagli asset correnti. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 3.56 (un risultato > 3 indica una situazione di salute finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 36.26% (risultato maggiore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), il quale rappresenta un risultato negativo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari a 4.76 inferiore rispetto ai nostri standard di stock screening.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Sally Beauty presenta un “Profitability Rank” pari a 9/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, SBH è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 17.87%, mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 7.44/10.

Come è possibile notare dalla tabella, gli indicatori di marginalità, redditività e crescita passata sono superiori alle medie del settore: segnale positivo per un investitore orientato al valore.

La valutazione

Sally Beauty(SBH) - grafico - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione inferiore rispetto alle medie macro-settoriali ma con profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria da monitorare. Il PEG ratio adjusted, ossia il ratio costruito dividendo il P/E per il tasso di crescita stimato in termini di eps, ha un valore pari a 1.35: valore inferiore con le medie settoriali di riferimento e migliore rispetto al 61.93% dei competitors.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 24 ad azione, che rappresenta una valutazione superiore rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 (P/E medio storico del mercato USA) l’EPS in ciascun periodo (linea verde – Peter Lynch Earnings Line) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato al di sotto della Peter Lynch Earnings Line e al di sotto del livello della linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (situazione di sopravvalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing di sottovalutazione rispetto alle medie storiche, situazione molto positiva.

Sally Beauty(SBH) - grafico -mostrato il Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Sally Beauty riguarda il livello di indebitamento. Attualmente lo stock di debito è pari a $1.52B, un livello comunque sostenibile ma che segnala pericolosità finanziaria, soprattutto se confrontato con la capitalizzazione di mercato pari a $2B.
Secondo fattore di rischio e incertezza è legato alla concorrenza settoriale e soprattutto dalla minaccia, in tale senso, di Amazon.com(NASDAQ:AMZN). Il gigante dell’e-commerce ha infatti aggiunto una sezione dedicata a prodotti per professionisti dei saloni di bellezza, parrucchieri ed estetisti. Il futuro di Sally Beauty sarà collegato alla possibilità di convivenza con questo tipo di concorrenza agguerrita. Come sopravvivere? Offrendo ai clienti prodotti a prezzi convenienti, sfruttando il know-how acquisito, stringendo alleanze con i produttori per offerte di prodotti esclusivi e migliorando il servizio alla clientela. I margini di guadagno dell’azienda saranno sotto pressione, ma con le strategie adeguate i risultati potranno essere meno negativi rispetto alle aspettative che nutre il mercato in questo momento.

Le mie conclusioni

Sally Beauty è stata inserita in watchlist dopo un primo screening volto alla ricerca di aziende sottovalutate. L’azienda soddisfa i nostri requisiti di redditività e valutazioni. Riteniamo che Sally Beauty abbia le caratteristiche per poter essere una società vincente nel medio termine, sfruttando l’eccessivo pessimismo che nutre il mercato. La società non è attualmente nei nostri portafogli azionari, ma verranno fatte ulteriori analisi di tipo qualitativo e quantitativo.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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Editoriale Pascarella: L’Europa non è preparata per uno shock economico

bandiera americana e italiana fuse

Quando si parla di shock economico, torna alla mente il 2008, uno dei periodi più bui che i mercati abbiamo visto in decine di anni. Nessuno è mai pronto a situazioni simili. Dobbiamo fare una premessa, dobbiamo distinguere tra economia reale, quella che fa abbassare il valore della nostra casa, che ci fa perdere il lavoro o clienti, che rende il nostro mondo più piccolo economicamente, e l’economia dei mercati. Sono collegati, è vero, ma il fatto che gli indici di mercato scendano del 30% non significa necessariamente che qualcosa stia cambiando nella nostra vita di tutti i giorni.

Quando scrivo che l’Europa non è preparata, intendo istituzionalmente. I governi, le banche, soprattutto quella centrale, non sono preparati nel caso di uno shock. Una possibile crisi economica globale legata all’Iran mostrerebbe tutti i limiti dei funzionari dell’UE. L’unione monetaria rimane incompleta, i governi della zona euro sono divisi, in un momento in cui un cambio di guardia presso la Banca centrale europea lascia i mercati incerti sulla futura politica monetaria.

Un grave shock economico è tutt’altro che certo. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran potrebbero non portare a un vero conflitto e il petrolio non giocherebbe nell’economia globale lo stesso ruolo che ha avuto nel 1979, quando la rivoluzione iraniana ha scatenato una grave crisi globale. Ma gli squilibri integrati nel sistema finanziario globale, tra cui una massiccia leva finanziaria aziendale, i mercati azionari a livelli record e le accresciute incertezze, creerebbero l’effetto “battito d’ali di farfalla” nel sistema economico europeo.

I governi europei non sono riusciti a fornire all’unione monetaria gli strumenti per affrontare rapidamente uno shock grave. L’eurozona non è grado di soccorrere rapidamente un paese che dovesse trovarsi in una grave crisi a causa di uno shock esterno. Non sarebbero in grado all’unanimità di fornire aiuto finanziario ad un membro della zona euro tramite il fondo di salvataggio . Perderebbero di nuovo tempo prezioso litigando e discutendo sui modi migliori per affrontare la crisi.

Quel che è peggio è che l’Europa sta ancora affrontando venti contrari, come una possibile Brexit o minacce tariffarie statunitensi alla sua industria automobilistica. Le crescenti tensioni nella regione del Golfo non farebbero altro che aggravare una situazione economica già difficile.

Quella che all’Europa manca, ormai si dice da tanti anni, è un piano fiscale unitario in grado di accelerare e migliorare le decisioni nel caso in cui, fattori esterni importanti, come una guerra, si abbattessero sull’economia del vecchio continente. L’Europa è ancora divisa tra i paesi che privilegiano la condivisione del rischio a coloro che insistono per primi sulle strategie nazionali di riduzione del rischio, come la riduzione dei deficit fiscali.

In caso di shock, è probabile che i governi dell’UE trovino difficile concordare un’azione rapida. È probabile che ripetano uno dei loro principali errori del passato: evitare e ritardare la loro risposta, con la conseguenza di rendere la crisi ancora più costosa.

La transizione sulla poltrona della banca centrale non è certo di aiuto, una crisi legata all’Iran che si aggiunge alle molte incertezze che incombono sull’economia complicherebbe il compito della BCE proprio mentre sta attraversando i cambiamenti chiave della leadership. La nuova presidentessa Christine Lagarde, un avvocato, è subentrata a novembre. E due nuovi membri del comitato esecutivo composto da 6 membri, l’economista tedesco Isabel Schnabel e il banchiere centrale italiano Fabio Panetta, si sono uniti all’inizio dell’anno.

Finora ha prevalso la continuità e la BCE è sulla buona strada per perseguire le politiche allentate del predecessore di Lagarde, Mario Draghi, compresi i tassi di interesse negativi. Ciò potrebbe cambiare se i prezzi del petrolio aumentassero l’inflazione nominale, il che potrebbe giustificare tassi di interesse più elevati. D’altra parte, la BCE potrebbe affrontare un dilemma, se le crescenti minacce globali spingessero l’economia in una grave recessione, questo giustificherebbe il mantenimento di tassi bassi.

Dato che i mercati stanno ancora cercando di decifrare ciò che la nuova squadra rappresenterà, nel frattempo hanno ricevuto un bel benvenuto e buon anno da parte di Trump.

So che tutti aspettate cosa penso io. Penso che la guerra probabilmente non si farà, l’Europa spingerà con tutte le sue forze verso una soluzione diplomatica.

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2 titoli economici con dividendi e rendimenti elevati

Questi titoli hanno rendimenti elevati, bassi rapporti P/E e aumentano costantemente i loro dividendi ogni anno.

La ricerca si basa su azioni che pagano dividendi in costante aumento con rendimenti elevati.

Questo vuol dire rendimenti superiori alla media dello S&P 500, pari all’1,8%. Anche le azioni però devono essere economiche. Nella ricerca è stato inserito un rapporto prezzo/utili di 11 volte o meno.

Questo è decisamente inferiore rispetto alla maggior parte dei titoli scambiati oggi. Ad esempio, la media P/E dello S&P 500 è 23,8 volte gli utili. In avanti, è leggermente inferiore a 20x.

Infine, la società deve essere in grado di permettersi i dividendi. L’utile per azione deve essere superiore al dividendo per azione.

Nonostante questi criteri che possono sembrare rigidi, ho comunque individuato tre titoli.

Azioni di dividendo da acquistare:

AbbVie (ABBV)

AbbVie è un’azienda produttrice di farmaci con un valore di mercato pari a $ 128 miliardi. Negli ultimi cinque anni ha costantemente aumentato il dividendo.

AbbVie - grafico - mostra che negli ultimi cinque anni ha costantemente aumentato il dividendo

 

Puoi vederlo nel grafico qui di fianco. In media i dividendi sono aumentati del 21% all’anno.

Inoltre, le azioni ABBV sono molto economiche. Nel 2020, gli utili previsti di $ 9,91 per azione hanno portato il titolo ABBV ad un P/E di 8,75 volte.

Abbie ha fatto un’offerta in contanti e azioni per Allergan (AGN) alla fine di giugno. Allergan è una società farmaceutica anglo-americana con una capitalizzazione di mercato di $ 61 miliardi.

L’accordo dovrebbe concludersi all’inizio del 2020. AbbVie afferma che l’accordo aumenterà significativamente il valore per gli azionisti.

La società ha previsto $ 2 miliardi di sinergie più un debito a buon mercato che alimenta la fusione, fornendo un immediato impulso del 10% all’EPS con un eventuale aumento del 20%.

Allo stato attuale, il dividendo per le azioni ABBV è ben coperto dai suoi utili. Il dividendo annuale di $ 4,72 per azione e rappresenta solo il 53% degli utili per azione previsti di $ 8,93. Nel terzo trimestre i ricavi di AbbVie sono stati pari a $8,479 miliardi con un aumento del 3%.

AbbVie - grafico - Allo stato attuale, il dividendo per le azioni ABBV è ben coperto dai suoi utili

I ricavi di Humira sono aumentati del 9,6%. Il suo portafoglio di farmaci oncologici ed ematologici ha avuto un aumento del 38,5%.

La società ha ottenuto l’approvazione per il farmaco contro l’artrite reumatica, RINVOQ, e ha fatto richiesta per l’approvazione per un altro farmaco per uso femminile.

Inoltre continua a lavorare per ottenere le approvazioni normative per l’offerta di acquisizione di allergan.

L’azienda ha annunciato un aumento del dividendo 2020 del 10,3%, a partire dal dividendo pagabile a febbraio 2020.

AbbVie vanta una valutazione molto ragionevole nonostante il recente rialzo delle sue azioni inoltre le stime degli analisti sono state battute negli ultimi tre trimestri.

Le entrate dovrebbero aumentare del 12,8% l’anno prossimo e il flusso di cassa si è spostato in modo positivo.

Come se non bastasse si è riusciti a far chiarezza sul fatto che AbbVie possa navigare con una certa serenità verso la scadenza dei brevetti.

AbbVie - grafico -L'azienda ha annunciato un aumento del dividendo 2020 del 10,3%, a partire dal dividendo pagabile a febbraio 2020

AT&T (T)

AT&T, società di telecomunicazioni con una capitalizzazione di mercato pari a $ 281 miliardi ha costantemente aumentato i suoi dividendi agli azionisti ogni anno.

AT&T - grafico - I dividendi per azione crescono costantemente del 2% o più ogni anno negli ultimi tre o cinque anni.

Puoi vederlo nel grafico di fianco. I dividendi per azione crescono costantemente del 2% o più ogni anno negli ultimi tre o cinque anni.

Inoltre, AT&T è molto economico rispetto ai suoi utili per azione. Il rapporto P/E è inferiore a 11x.

AT&T ha acquistato la Time Warner poco più di un anno fa ed è ancora in fase di integrazione dell’azienda.

Pensiamo che gli utili possano crescere del 2,2% nel 2020, e ipotizziamo che i dividendi possano crescere dello stesso tasso il prossimo anno.

AT&T - grafico - Pensiamo che gli utili possano crescere del 2,2% nel 2020

Pensiamo inoltre che le azioni T possano essere oggetto di buy back su scala più ampia. Inoltre, gli utili coprono molto bene il dividendo azionario.

Il dividendo di $ 2,05 rappresenta solo il 57% degli utili per azione attesi di $ 3,55.

Quest’anno AT&T ha piacevolmente sorpreso i suoi investitori grazie all’andamento del prezzo delle azioni. La società ha persino sovraperformato l’S&P 500.

Dopo che quest’anno l’azienda ha guadagnato più del 30% di valore (esclusi i dividendi), si pone naturalmente la questione se siano disponibili catalizzatori per ulteriori aumenti di prezzo.

Da un lato, gli investitori sottolineano l’indebitamento record dopo la fusione della Warner da 85 miliardi di dollari. Dall’altro, molti investitori criticano le elevate perdite degli abbonati.

Lo scorso trimestre, la società ha registrato una perdita netta di 1.163.000 clienti nella categoria TV premium.

Quando si tratta di ulteriori catalizzatori della crescita, la prima cosa da menzionare è la fusione con Time Warner.

Quindi, con questa acquisizione, AT&T è entrata nel mercato dello streaming e, in effetti, questo mercato è altamente competitivo.

Entro il prossimo anno avremo un mercato altamente frammentato con alcuni giocatori davvero grandi come Disney (DIS), Apple (AAPL) e ovviamente Netflix (NFLX).

Tuttavia, e qui è il fattore decisivo, tutto ciò non riflette la straordinaria posizione che AT&T ha. Il management di AT&T sta trasformando la società in un gigante le cui attività di telecomunicazione e pubblicità generano sinergie senza precedenti.

È un dato di fatto che i consumatori trascorrono più tempo sui mezzi pubblicitari e che il tempo complessivo dei media stia aumentando.

Inoltre, la spesa pubblicitaria continuerà a crescere in tutto il mondo, con il digitale che guida gran parte di questa crescita.

La posizione di AT&T è eccellente perché offre un collegamento tra consumatori e imprese. Quindi, in sostanza, il motivo principale della fusione non è mai stato quello di guadagnare commissioni per gli abbonati (che è ovviamente un buon effetto collaterale).

L’acquisizione di Warner ha permesso ad AT&T di crescere verticalmente e di aumentare il numero di utenti e di dati. Questo da ad AT&T una posizione unica.

Per capirlo, devi sapere che uno scambio efficace tra aziende e consumatori richiede la partecipazione di molti servizi.

Per raggiungere i consumatori, un’azienda pubblicitaria deve accedere agli spazi pubblicitari. Più spazi pubblicitari ha un’azienda, più è probabile che il suo messaggio arrivi al consumatore.

Quindi, in un primo momento, gli operatori e le società pubblicitarie devono incontrarsi.

A tal fine, le piattaforme automatizzate vengono utilizzate dal lato cosiddetto delle vendite.

A sua volta gli inserzionisti sono alla ricerca di modi per raggiungere il pubblico nel modo più efficace e utilizzano le cosiddette piattaforme dal lato della domanda.

AT&T offre servizi per entrambi i lati.

Detto questo, penso che le prospettive fondamentali dell’azienda siano abbastanza buone e quindi abbastanza promettenti per gli azionisti.

AT&T - grafico - Pensiamo che le prospettive fondamentali dell'azienda siano buone

 

 

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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DISCLAIMER:

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Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Starbucks (SBUX)

Starbucks (SBUX) logo

Starbucks (SBUX) mercato NYSE ISIN:US8552441094

 

Starbux(SBUX) è attualmente all’interno della watchlist

starbucks - grafico - da finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Starbucks Corporation è una multinazionale americana con sede legale a Seattle (Washington), attiva nella gestione della famosa catena di caffetterie e nella torrefazione di caffè. Attraverso più di 31mila store fisici (se consideriamo anche quelli in franchising), la società vende caffè, tè, bevande, alimentari e accessori.

Il fatturato può essere suddiviso per segmenti di business, nel seguente modo:

• l’80% del fatturato deriva dalle vendite delle caffetterie di proprietà del gruppo facendo leva su brand importanti come Starbucks, il principale, ma anche Teavana, Best Coffee ed Evolution Fresh
• il 10% deriva dagli store in franchising
• il 10% dalla vendita di caffè, bevande e alimentari per aziende, hotel, ospedali e compagnia aeree clienti

Starbucks è attualmente già la principale catena di caffetterie più importante negli Stati Uniti, ma riteniamo che esistano ancora grandi margini di miglioramento sia sul mercato domestico americano sia sui mercati internazionali.

Di seguito mostriamo la ripartizione del fatturato per area geografica dell’anno fiscale 2018 e 2019, con le rispettive variazioni:

Starbucks (SBUX) - grafico - la ripartizione del fatturato per area geografica dell’anno fiscale 2018 e 2019

Ultime trimestrali – Ottobre 2019:

Starbucks Corporation (NASDAQ: SBUX) il 30 ottobre ha pubblicato i risultati relativi al quarto trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $0.70, in linea rispetto al consensus degli analisti, e ha rilasciato un EPS GAAP pari a $0.67, anch’esso in linea con le previsioni.

Inoltre, i ricavi del trimestre sono stati pari a $6.75B (+7.1% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $70M. Per quanto riguarda le guidance, il management di Starbucks prevede una crescita dei ricavi comparabili per l’anno in corso nell’intervallo tra il +6.8% e il 7% rispetto all’anno scorso e un EPS tra i $3.00 e i $3.05, rispetto al consensus pari a $3.07.

Nell’immagine sottostante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre:

Starbucks (SBUX) - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica una situazione di crescita con incrementi previsionali nel range tra l’8-9% annuo per i prossimi 5 anni, in leggero declino rispetto alla media degli ultimi tre anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 9.2% annua. Nell’immagine seguente è mostrata la tendenza previsionale del fatturato secondo gli analisti, estremamente positiva:

Starbucks (SBUX) - grafico -mostrata la tendenza previsionale del fatturato secondo gli analisti, estremamente positiva

Inoltre, secondo le previsioni, la dinamica di lungo termine in termini di EPS è prevista in crescita nel range tra il 10-11% annuo composto per i prossimi anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita inferiori rispetto al recente passato (SBUX ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 16.60% annuo negli ultimi 5 anni), ma in linea con le medie degli ultimi tre anni. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica previsionale dell’utile per azione:

Starbucks (SBUX) - grafico - mostrata la dinamica previsionale dell’utile per azione

L’azienda è caratterizzata da un importante trend di crescita del dividendo a remunerazione degli azionisti. Starbucks paga dividendi solamente dal 2010 e li ha mediamente incrementati del 23.57% annuo, stimando la crescita con una regressione sulla serie storica sugli ultimi 9 anni. Il payout ratio attuale è pari al 49%, dato migliore del livello mediano del settore che si trova attualmente intorno al 45%. L’attuale dividend yield è pari ad un 1.68%, risultato migliore del 53% delle aziende del settore di riferimento.

Starbucks è caratterizzata da fondamentali molto positivi che la classificano come azienda di alto livello qualitativo. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità intrinseca o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

starbucks - grafico - mostrata la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 17.72% (trailing), risultato positivo e in miglioramento rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Il net margin, invece, è stato pari al 13.56% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi. Quest’ultimo dato è in linea rispetto alle medie storiche, ed è sicuramente un risultato molto positivo considerando che rappresenta una marginalità netta superiore al 91.10% delle aziende del settore.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

starbucks - grafico - vediamo il ROIC

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 30.60%, in aumento rispetto alle medie degli ultimi anni e ampiamente superiore del costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica rappresenta un segnale estremamente positivo per gli azionisti, poiché, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento superiori al costo del capitale permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale rimanga stabile a questi valori.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari al 14.63%, un risultato sicuramente eccezionale.

Starbucks (SBUX) - grafico -è mostrata la dinamica dell’utile netto

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità estremamente positive, con un rendimento sul capitale sensibilmente superiore al costo medio del capitale e con importanti driver di crescita.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di Starbucks. Riteniamo che l’azienda goda di vantaggi competitivi che la rendono qualitativamente interessante, soprattutto in una fase avanzata di ciclo economico come quella attuale. Il cosiddetto “fossato economico” aziendale verte sulla qualità degli asset intangibili e sulla struttura dei costi operativi efficiente, derivante da economie di scala sia nella produzione sia nella distribuzione. Nonostante la forte pressione concorrenziale, il basso livello delle barriere all’entrata e i minimi switching costi per i clienti, Starbucks è riuscita ad ottenere risultati eccezionali sfruttando e sviluppando i vantaggi competitivi che lei stessa ha costituito. Riteniamo che l’azienda, sebbene sia già la leader nel suo mercato di riferimento statunitense, abbia ancora grandi potenzialità di crescita derivanti dall’ampliamento del menù offerto, da miglioramenti dell’esperienza in-store, da innovazioni riguardanti il canale distributivo (partnership importanti con Amazon, Kroger, Whole Foods, Trader Joe’s, Uber Eats, Ele.me e Global Coffee Alliance), meccanismi di miglioramento nei pagamenti e fedeltà, ma anche dall’espansione sui mercati internazionali.

Con oltre 31mila store fisici, un brand riconosciuto ed esistenza di economie di scala, riteniamo che l’azienda benefici di importanti vantaggi sui principali competitors che permettono un ottimo livello di pricing power. Inoltre, è positiva la strategia di diversificazione di prodotto al cliente ma anche diversificazione dei format degli store, tra cui Starbucks Reserve, volto alla distribuzione di prodotti di fascia alta a marginalità superiori. Crediamo che il successo di Starbucks possa essere facilmente replicato anche sui mercato internazionali, in cui attualmente è meno presente rispetto a quello americano. L’azienda presto avrà più store sui mercati internazionali ex-USA rispetto a quelli sul mercato domestico e, secondo noi, è bene che il focus di analisi debba concentrarsi sui mercati emergenti, Cina e India in primis, che potrebbero fungere da volano per i risultati dei prossimi decenni.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

starbucks - tabella - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 5/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 9/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Starbucks è da monitorare, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un current ratio pari a 0.92 e un quick ratio superiore al 0.67, segnali non pienamente positivi riguardo alla capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 3.89 (un risultato > 3 indica una situazione di salute finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 34% (risultato maggiore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), il quale rappresenta un risultato negativo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari a 11.83 estremamente positivo e superiore rispetto ai nostri standard di stock screening.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Starbucks presenta un “Profitability Rank” pari a 9/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, SBUX è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 30.60%, mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 4.29/10.
Come è possibile notare dalla tabella, gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori alle medie del settore: segnale positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.
L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è negativa, entrambe le stime sono state riviste al ribasso nel corso dell’anno.

starbucks - grafico - le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

starbucks - grafico - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione superiore alle medie macro-settoriali ma basata su di una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria di rischiosità media. Il PEG ratio adjusted, ossia il ratio costruito dividendo il P/E per il tasso di crescita stimato in termini di eps, ha un valore pari a 2.06: valore in linea con le medie settoriali di riferimento e migliore rispetto al 57% dei competitors.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 85.97 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 (P/E medio storico del mercato USA) l’EPS in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato al di sopra della Peter Lynch Earnings Line e al livello della linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (situazione di sopravvalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing in linea rispetto alle medie storiche.

starbucks - grafico - vediamo il Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Starbucks riguarda la competitività settoriale dell’attuale contesto economico. SBUX deve affrontare la pressione concorrenziale di player importanti come McDonald’s, che opera con il marchio McCafe, Dunkin Brands, la marea di piccole caffetterie indipendenti, ma anche le catene di ristorazione attive anche nel settore della caffetteria.

Il secondo fattore di rischio è legata alla ciclicità. Ciclicità in senso ampio: delle materie prime in primis, ma anche della dinamica del ciclo economico in generale. La volatilità del prezzo del caffè e del latte, infatti, incidono direttamente sui risultati dell’azienda. Altri fattori importanti riguardano la ciclicità della spesa discrezionale dei consumatori, dell’inflazione e dell’occupazione.
Altri fattori di incertezza sono legati al rischio di saturazione del brand sul mercato americano, la dinamica del traffico retail americano, lo sviluppo di prodotti sostitutivi, la concorrenza in Cina e il rischio di esecuzione dei piani strategici dell’azienda, come ad esempio lo sviluppo di brand secondari, come Teavana, Princi ed Evolution Fresh, espansione delle nuove piattaforme K-Cup e Nespresso, ma anche l’integrazione digitale e tecnologica.

Le mie conclusioni

Starbucks è stata inserita in watchlist dopo un primo screening volto alla ricerca di aziende di alta qualità. L’azienda soddisfa i nostri requisiti di redditività, crescita e valutazioni. Come era facilmente preventivabile, un investimento nel capitale azionario di SBUX non garantisce margini di sicurezza, ossia una differenza positiva tra il valore intrinseco aziendale e il valore corrente di mercato. Riteniamo che Starbucks abbia le caratteristiche per poter essere una società vincente nel lungo termine, prendendo in considerazione anche i rischi e le incertezze. La società non è attualmente nei nostri portafogli azionari, ma verranno fatte ulteriori analisi di tipo qualitativo e quantitativo.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.

 

 

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Editoriale Pascarella: Il 2020 potrebbe essere buono come il 2019, America, Cina ed Europa permettendo

Di Caprio in the wolf of wall street

Il clamoroso risultato elettorale della Gran Bretagna, a favore dell’eliminazione dell’incertezza sulla Brexit e dell’evitare un riallineamento socialista dell’economia, ha fatto impennare i mercati del Regno Unito.

Ma le belle notizie non arrivano solo dalla Gran Bretagna.

Anche gli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record alla fine della scorsa settimana, mentre la zona euro sta spingendo i macro verso l’alto così come i suoi mercati.

Sicuramente il fatto che una delle piazze d’affari più grande del mondo, Londra, sia tornata in gara, è un elemento positivo e trainante per i mercati in generale.

Ma il fattore decisamente più “ingombrante” è sicuramente un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, il fatto che i due paesi sembrano aver raggiunto una sorta di accordo commerciale, definito Fase uno, ha portato una ventata di sollievo nei cuori degli investitori per il prossimo Natale.

Quindi quale potrebbe essere la più grande minaccia a lungo termine per l’attuale mercato rialzista? E se alla fine non ci fosse alcuna minaccia e tutto andasse per il verso giusto?

Gli Stati Uniti e la Cina hanno ora un accordo commerciale provvisorio. Ha le sue lacune, alcuni scrivono enormi, altri risolvibili, io sono dell’idea che Trump ormai sia come il tempo, inutile prevederlo, quando ti svegli, guarda fuori dalla finestra e vestiti di conseguenza.

I mercati sono vagamente preoccupati per lo stato delle relazioni tra Stati Uniti e Cina ormai da diversi anni. E’ un fattore che crea solo confusione, in tutta onestà, gli investitori, quelli seri come noi, si aspettano ben altro prima di aver paura dei mercati.

Allo stesso modo, nel Regno Unito, le persone sono andate avanti con le loro vite poiché l’incertezza sulla Brexit ha eroso la loro psiche per anni, alla fine hanno detto “basta”, avranno ragione o torto? Chi lo sa, il tempo potrà dircelo, io so solo che montagne di multinazionali se ne sono andate e non so se torneranno e l’ultima volta che sono stato a Londra, in primavera, non ho visto la stessa Londra di qualche anno fa. Parecchi edifici vuoti, gran cartelli vendesi e locali semivuoti. Ma forse Johnson ha ragione, dategli del tempo e l’Inghilterra diventerà la prima superpotenza mondiale, parole sue.

Torniamo a Trump e Xi. Hanno un accordo di “fase uno”.

Le nuove tariffe, che avrebbero dovuto iniziare il 15 Dicembre, vengono rinviate indefinitamente. Le tariffe imposte alla Cina dagli Stati Uniti all’inizio di settembre saranno dimezzate, al 7,5%. Le tariffe precedenti rimangono tutte in vigore.

La Cina afferma che entro il 2021 supererà il doppio delle importazioni dagli Stati Uniti. Le importazioni cinesi dagli Stati Uniti hanno toccato i 130 miliardi nel 2017. L’idea che sarà in grado di incrementare di 200 miliardi entro il 2021 sembra utopica, dato che negli ultimi due anni sono salite appena di 40 miliardi. Ma ormai si sa, a forza di sparare tanti numeri, prima i poi qualcuno ci prende.

Il fattore per me più importante è sicuramente la legge sui diritti di proprietà intellettuale e la Cina, anche se a piccoli passi, sembra proprio indirizzata a risolvere il problema. Forse.

In conclusione

Come suggerisce l’elenco di fattori sopra citati, piaccia o no, la Cina e gli Stati Uniti sono fermamente in competizione e questo continuerà. La guerra tecnologica, in particolare, si rivelerà un punto critico a lungo termine.

Tuttavia, le due parti si sono avvicinate e per ora, qualsiasi accordo è meglio di nessun accordo. Come sottolinea John Authers su Bloomberg, il dollaro americano si è indebolito e lo yuan cinese, dopo l’accordo, si è rafforzato. Queste mosse puntano a mercati che incoraggiano la risoluzione.

Tutto sembra volgere al meglio, i nodi più importanti segnalati a inizio anno si stanno risolvendo, questo ci fa ben sperare per un 2020 positivo, volatile, ma positivo. Siamo posizionati in un mondo in cui i tassi di interesse non aumentano, questo sta diventando la “nuova normalità”. Forse siamo di fronte ad una “stagnazione secolare”, ma poco importa, fino a quando l’inflazione rimane stabile, i tassi bassi e gli utili salgono, perché farsene un problema.

Il fatto è: cosa succederebbe se il ciclo manifatturiero salisse e la Cina ricominciasse a tirare più forte? Se le aziende del Regno Unito e dell’UE uscissero dalla crisi in tempi brevi rendendo il percorso della Brexit più chiaro e senza problemi? E se gli Stati Uniti e la Cina decidessero di trovare un super accordo facendo contenti tutti?

Nessuno di questi fattori è deflazionistico o recessivo o addirittura stagnante. Se la domanda globale è maggiore del previsto, ciò indica innanzitutto un aumento dei prezzi del petrolio, dell’inflazione, dei tassi di interesse e via dicendo….

Non sto dicendo che siamo virati verso un boom economico. Ma le probabilità che ciò accada sono molto più elevate rispetto agli attuali macro dei mercati di tutto il mondo.

Quindi cosa succede se tutto va bene? Significherà grandi cambiamenti per i mercati, questo è certo. Coloro che scommettono che l’inflazione è morta, o pensano che la situazione rimarrà tale per anni, beh, la storia economico ci insegna che più di tanto questo equilibrio non può durare, quindi godiamoci questo momento di espansione moderata finchè possiamo, poi ci penseremo.

Buon Natale a tutti.

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Investire guardando all’indietro

guidare in una strada innevata e guardare in uno specchietto un paesaggio verde

Molto spesso gli investitori per determinare se un investimento sia più o meno attrattivo, seguono il grafico passato. Se questo, si presenta inclinato verso l’alto, automaticamente diventa un titolo attraente. Un buon manager viene solitamente giudicato per le prestazioni più recenti.

Tuttavia, investire guardando all’indietro, come se stessimo guardando attraverso uno specchietto retrovisore, ha avuto effetti decisamente dannosi sulla performance degli investimenti. Migliori però rispetto a coloro che hanno deciso di non investire per paura.

Gli investitori sembrano seguire costantemente una strategia di investimento poco saggia, acquistare sui massimi e vendere ai minimi e la loro performance negli ultimi 10/20 anni ne quindi sofferto.

I fondamentali futuri e non le performance passate, hanno maggiori probabilità di guidare i rendimenti futuri.

Un recente studio per il 2018, che stima le performance degli investitori, calcolate utilizzando la variazione delle attività di un fondo comune di investimento dopo aver escluso vendite, rimborsi e scambi, ha analizzato i risultati per vedere come si sarebbe comportato “l’investitore medio” negli ultimi 10 e 20 anni. E sono stati messi a confronto i rendimenti del fondo con quelli di 43 diverse asset class e sottoclassi per un periodo di 20 anni fino al 2018.

Programmare i propri investimenti e poi acquistare ai massimi e vendere ai minimi ha di fatto rovinato la performance.

Nel grafico sottostante possiamo notare come gli investitori abbiano sottoperformato rispetto a quasi tutte le categorie. Solo i servizi di telecomunicazione e le materie prime hanno ottenuto risultati peggiori.

Nel grafico possiamo notare come gli investitori abbiano sottoperformato rispetto a quasi tutte le categorie

Soprattutto però, i singoli investitori non sono riusciti a sovraperformare l’inflazione, perdendo quindi potere di acquisto sui loro risparmi.

Nel secondo grafico possiamo notare invece come i rendimenti sono andati meglio, ma comunque con risultati ancora scadenti.

Nel grafico possiamo notare come i rendimenti sono andati meglio, ma comunque con risultati ancora scadenti.

In questo caso gli investitori hanno sovraperformato la liquidità e l’inflazione negli ultimi 10 anni, ma hanno comunque sottoperformato la maggior parte delle asset class e delle sottoclassi, acquistando sempre ai massimi e vendendo ai minimi.

Il grafico 2 dovrebbe dare un po di respiro agli investitori. Dopo tutto, considerate quali sono gli investimenti più “caldi” di oggi: Tecnologici e Vendita al dettaglio.

Potremmo ragionevolmente sostenere che la semplice ragione per cui c’è così tanto interesse in questi investimenti è che sono tra i migliori in termini di performance negli ultimi 10 anni.

La conclusione rimane la stessa indipendentemente dal fatto che si utilizzino 10 o 20 anni: i tentativi degli investitori di cronometrare gli investimenti hanno gravemente danneggiato i rendimenti e la ricchezza nel lungo termine.

La ricerca sugli investimenti generalmente incoraggia i singoli investitori a guardare indietro piuttosto che in avanti, e l’utilizzo di queste ricerche può contribuire alla scarsa performance che abbiamo mostrato in precedenza.

Il Wall Street Journal ha pubblicato nel 2017 un articolo intitolato “The Morningstar Mirage” in cui hanno esaminato la performance dei fondi comuni di investimento che incorporano i rating “a stelle” di Morningstar.

Secondo l’articolo 250.000 consulenti finanziari utilizzano questi rating e i loro dati accompagnatori. Ne viene fuori che “L’analisi e i rating di Morningstar influenzano le decisioni sugli investimenti”.

Il sistema a stelle si basa in gran parte sui ritorni storici e sulla volatilità e non comprende informazioni su potenziali strategie che potrebbero sovraperformare in futuro.

La valutazione a stelle varia da 1 a 5, in cui 5 sono i fondi con le migliori prestazioni. Molti investitori limitano le ricerche ai fondi con 4 e 5 stelle proprio perché in precedenza sono stati quelli con le migliori performance.

Sempre nell’articolo, il Wall Street Journal ha evidenziato nel sistema a stelle di Morningstar diversi punti speculari con l’approccio del “sistema dello specchietto retrovisore”, per prevedere le prestazioni future.

Ecco i principali:

– La valutazione media dei fondi a cinque stelle, nei successivi 3 anni era diventata di 3 stelle.
– La metà dei fondi che ha ricevuto una quinta stella è riuscita a mantenerla solo per 3 mesi prima che la performance iniziasse a calare.
– Per tutti i periodi di tempo presi in considerazione (ovvero 3, 5 e 10 anni), un fondo azionario statunitense a cinque stelle aveva più probabilità di diventare un Fondo a 1 stella rispetto a quello di mantenere il suo rating a 5 stelle.
– Tra i fondi obbligazionari, solo il 16% dei fondi a 5 stelle ha mantenuto il proprio rating nei successivi cinque anni.
– Il Wall Street Journal ha scoperto che il denaro confluiva nei fondi 5 stelle nel 69% dei mesi in cui detenevano i rating, mentre solo il 29% per fondi a 1 stella.

I punti di questo articolo del Wall Street Journal, sembrano rafforzare fortemente la tesi secondo cui gli investitori si concentrano nel guardare lo specchietto retrovisore quando scelgono gli investimenti e che queste strategie che guardano al passato possono causare una sottoperformance significativa e persistente.

Qualsiasi rapporto ha solitamente una nota chiamata disclaimer che dice: “I risultati ottenuti in passato non sono una garanzia di risultati futuri”. Questa nota standard mette in guardia sul fatto che estrapolare la tendenza potrebbe portare a notevoli differenze tra rendimenti attesi e quelli realizzati. Tuttavia, nonostante tutti sappiano la verità incorporata in quella nota, gli investitori guardano abitualmente all’indietro quando scelgono azioni, obbligazioni, gestori, asset class, ecc.

La performance storica degli investitori sembra dimostrare che gli avvertimenti della nota dovrebbero essere presi molto più sul serio. L’inseguimento delle performance passate e il conseguente risultato acquista ai massimi e vendi ai minimi, danneggiano significativamente le prestazioni nel tempo. Gli investitori si sono effettivamente resi più poveri negli ultimi 20 anni guardando indietro.

Alla Pascaprofit, le nostre analisi in genere ci portano a muoverci decisamente fuori dal coro. Mentre la maggior parte degli investitori insegue i vincitori di ieri, noi cerchiamo i vincitori di domani.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Alibaba (BABA)

Alibaba (BABA) mercato NYSE ISIN:US01609W1027

 

Alibaba (BABA) è attualmente all’interno della watchlist

Alibaba - grafico da finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Alibaba Group Holding è una multinazionale con sede a Hangzhou ed è il principale marketplace online cinese. La società è stata fondata nel 1999 da Jack Ma con il nome Alibaba.com, con l’obiettivo di creare una piattaforma in grado di mettere in contatto i produttori cinesi con acquirenti e distributori stranieri. Attualmente la società fornisce un’ampia gamma di servizi di e-commerce, pagamenti elettronici, cloud computing e altri servizi. Possiamo organizzare le attività di Alibaba in tre segmenti:

Piattaforme di e-commerce: tra le piattaforme della società troviamo Alibaba.com, Taobao.com, Tmall.com, Juhuasuan.com, Aliexpress.com, 1688.com, etc.)

Servizi di pagamenti elettronici tramite Alipay.com

Altre attività: cloud computing, altre piattaforme web

A livello geografico Alibaba opera principalmente in Cina e ha una valutazione vicina ai $520 miliardi.
Vediamo, leggermente più nel dettaglio, le piattaforme che caratterizzano l’impero Alibaba:

Alibaba.com: è la piattaforma e-commerce tra aziende più grande del mondo, in grado di mettere in contatto i produttori con acquirenti e distributori sui mercati internazionali. La stessa Alibaba.com può essere divisa in tre segmenti diversi:

www.alibaba.com che è esposto sui mercati internazionali e gestisce transazioni tra importatori ed esportatori in tutto il mondo.

www.1688.com è esposto sul mercato domestico cinese

www.aliexpress.com che rappresenta una piattaforma e-commerce specifica per piccole imprese cinesi che vogliono aprirsi sul mercato internazionale

Taobao.com: è un sito web di e-commerce cinese fondato nel 2003 attiva principalmente nel canale C2C. Taobao rappresenta una piattaforma per piccole imprese e imprenditori che possono aprire un negozio online e vendere ai consumatori attivi sulla piattaforma.

Tmall.com: è un sito web cinese attivo nel canale B2C. Sostanzialmente si tratta di una piattaforma per mettere in contatto aziende cinesi e internazionali con consumatori appartenenti principalmente alle seguenti aree geografiche: Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao. Attualmente è il terzo sito Web più visitato al mondo.

Ant Financial (Alipay): è una piattaforma di pagamento elettronico. Alipay fornisce un servizio di acconto di garanzia, grazie al quale il consumatore può verificare la qualità dei beni acquistati prima di proseguire con la transazione.

Alibaba Cloud (Aliyun): è una società di cloud computing che fa parte del gruppo Alibaba. Alibaba Cloud offre servizi di cloud computing alle aziende clienti e alle piattaforme del gruppo stesso.

Questo è il segmento con più potenziale di crescita e di profittabilità, a detta della stesso management di BABA, il quale si aspetta marginalità future vicine a quelle di Amazon Web Services.

Riteniamo che sia necessario non farsi prendere dall’entusiasmo e dall’ottimismo di promesse di crescita ad alti ritmi, soprattutto in questa fase del ciclo economico. All’interno delle nostre stime abbiamo, infatti, utilizzato criteri prudenziali derivanti da ingenti investimenti a supporto del segmento che devono ancora essere realizzati e a causa della competizione sia internazionale (molto intensa) ma anche locale (con Tencent come competitor primario).

Negli ultimi anni, Alibaba si è evoluta e sta cambiando il suo modello di business, passando dal tradizionale modello di piattaforma e-commerce, ad una più sofisticata forma di conglomerata basata su dati. I dati, infatti, vengono raccolti dalle transazioni sulle piattaforme della società e utilizzati per lo sviluppo aziendale in nuovi servizi come il cloud computing, per esempio, basati su margini superiori e sostenuti da driver di crescita interessanti.

Alibaba - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre in CNY

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre in CNY. La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica un incremento annuale del 30% all’anno, in diminuzione rispetto alla media degli ultimi sette anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 47% all’anno. Inoltre, secondo le previsioni, la crescita in termini di EPS è prevista intorno al 27% annua composta per i prossimi anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita leggermente inferiori rispetto al recente passato (BABA ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 30% annuo negli ultimi 5 anni).

Alibaba è caratterizzata da fondamentali positivi. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

Alibaba - grafico - la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 26.18%, risultato molto positivo ma in calo rispetto alla media degli ultimi 10 e 5 anni. Il net margin, invece, è stato pari al 21.45% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi: ottimo risultato, superiore con ampio margine ai valori soglia utilizzati dai nostri modelli di screening.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

Alibaba - grafico - ROIC

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 9.40%, in diminuzione rispetto alle medie degli ultimi anni e sostanzialmente vicino al costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica può rappresentare un segnale di allarme, poiché, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento vicini al costo del capitale non permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale migliori in futuro e torni, almeno, ai livelli medi degli ultimi anni.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari al 43.92%. Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità eccezionali, con un rendimento sul capitale vicino al costo medio del capitale e capace di generare una crescita di risultati strepitosa lungo l’ultimo ciclo economico ma anche quelli precedenti.

Alibaba - grafico - mostrata la dinamica dell’utile netto

Ultime trimestrali – 1 novembre 2019:

Alibaba (NYSE: BABA) il 1 novembre ha pubblicato i risultati relativi al secondo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $1.83, dato superiore di $0.32 rispetto al consensus, e un EPS GAAP pari a $3.85.

I ricavi del trimestre sono stati pari a $16.65B (+40% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $180M. Da notare la poderosa crescita del segmento di Cloud Computing che ha totalizzato una crescita anno su anno del +64%.

Nel secondo trimestre gli utenti medi attivi mensilmente su device mobile sono stati pari a 785 milioni, battendo le stime che prevedevano un dato pari a 752.4M e che rappresenta un aumento di 30 milioni rispetto allo scorso trimestre.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di Alibaba. Riteniamo che l’azienda goda di importanti vantaggi competitivi che la rendono qualitativamente molto interessante. Il primo fattore che determina il cosiddetto “fossato economico” attorno all’azienda è rappresentato dall’effetto network delle sue piattaforme. L’effetto network permette di avere correlazione positiva tra utenti attivi e valore della piattaforma: all’aumentare degli utenti che utilizzano i marketplace, sia lato-compratori che lato-venditori, aumenta anche il valore in aggregato della piattaforma. Tutto questo sistema è basato dal circolo virtuoso che permette di attirare nuovi venditori sulla piattaforme all’aumentare dei consumatori e viceversa. In più, è da tenere a mente l’interconnessione tra le varie piattaforme di Alibaba: non solo ogni piattaforma beneficia dell’individuale effetto network, ma l’interno sistema targato BABA beneficia dal collegamento tra ogni piattaforma creano maggiori vantaggi competitivi aggregati, maggiore capacità di crescita e riduzione dei rischi idiosincratici. Questo è un vantaggio competitivo impressionante.

Tutto il sistema, inoltre, è sostanzialmente esposto verso l’area geografica cinese e Sudest Asiatico. Questo mercato beneficia e continuerà a beneficiare di un importante trend in crescita dei salari, della digitalizzazione e della quota di spesa destinata al consumo.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

Alibaba - tabella - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 7/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 9/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Alibaba è positiva, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un current ratio pari a 1.38 e un quick ratio superiore al 1.34, segnali positivi che indicano la capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine anche se essi presentano una dinamica declinante negli ultimi anni. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, poiché prendono in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 5.47 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 1,96% (risultato minore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), la quale rappresenta un risultato positivo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari 21.12 (molto positivo), mentre il livello di prevedibilità del business ha un rank pari a 93/100. La prevedibilità combinata con un ottimo ICR e i risultati degli algoritmi rendono positivo il nostro giudizio finale sulla salute finanziaria della società.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, BABA presenta un “Profitability Rank” pari a 9/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, Alibaba è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 9.40%, ROE trailing = 15.82% mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 8.46/10, risultato molto positivo simboleggia il miglioramento dei risultati e della qualità aziendale. Come è possibile notare dalla tabella gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori rispetto alle medie settoriali: segnale molto positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.

L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è positiva, ci si aspetta un incremento dei risultati bottom-line anno su anno e vi è stata una continua revisione al rialzo delle stime negli ultimi mesi.

Alibaba - grafico - le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

Alibaba - grafico - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione superiore rispetto alle medie macro-settoriali ma basata su di una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria positiva.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 217 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’eps in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato nello stretto intervallo tra la Peter Lynch Earnings Line e la linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (leggera sottovalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing inferiore rispetto alle medie storiche ma superiore rispetto alle medie del mercato americano.

Alibaba - grafico - Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Alibaba riguarda l’incertezza sulla crescita economica cinese (vedi “Trade War”), soprattutto sul trend dei consumi, ma anche riguardo la regolamentazione del settore. Inoltre, la pressione concorrenziale si sta intensificando. A riguardo, riteniamo che difficilmente potranno svilupparsi competitors di dimensioni equiparabili a quelle di Alibaba; questi competitor, infatti, si focalizzeranno su nicchie specializzate del mercato senza aver l’obiettivo di dominare il commercio digitale nel suo aggregato, allocando risorse per migliorare i servizi in termini di qualità e di efficienza in uno specifico sottoinsieme di mercato. Una delle caratteristiche che, come investitori, più apprezziamo è la focalizzazione del proprio business. Alibaba, come la stessa Amazon, sta entrando in più aree di business de-focalizzando l’azienda, facendo leva sulla capacità di innovazione e di gestione di dati in grado di cambiare i paradigmi di tanti settori tradizionali; solitamente la diversificazione de-focalizzante è una strategia che non crea valore per gli azionisti nel lungo termine.

Le valutazioni di BABA non sembrano eccessive ed è possibile inquadrare l’azienda come GARP, ossia “growth at a reasonable price”. Aziende come Alibaba difficilmente possono essere acquistate a prezzi di sconto rispetto al valore intrinseco, ma questo naturalmente non significa che non si possano fare acquisti profittevoli sotto logica “value”. Quello che intendiamo è che l’investitore può ottenere ottimi rendimenti anche acquistando a prezzi di mercato vicini al valore intrinseco, a patto che il valore intrinseco aziendale cresca nel tempo. Riteniamo che la crescita possa continuare per Alibaba, ma la situazione presenti diverse incertezze legate al potenziale di questa crescita, soprattutto sul versante internazionale in cui i vantaggi competitivi non sono intensi come sui suoi mercati core.

Le mie conclusioni

Alibaba è un’azienda di qualità altissima: ad una sana situazione finanziaria, è associata una buona profittabilità sostenibile nel tempo e un potenziale di crescita impressionante, grazie a vantaggi competitivi importanti. La società appare ben posizionata per trarre vantaggi dai maggiori trend legati all’economia cinese e all’economia del Sudest Asiatico. Nonostante la mancanza di margine di sicurezza riteniamo che la società possa generare ottimi rendimenti per gli azionisti, ma prima di procedere ad un eventuale acquisto è necessario effettuare approfondimenti qualitativi e quantitativi più specifici. Il titolo rimarrà in watchlist per ulteriori analisi.

 

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Kellogg (K)

KELLOGG'S

Kellogg (K) mercato NYSE ISIN:US4878361082

 

Kellogg (K) è attualmente all’interno della watchlist

Kellogg Company - GRAFICO da finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Kellogg Company è una multinazionale americana con sede legale a Battle Creek (Michigan), attiva nella produzione di alimentari per la prima colazione (cereali, in primis), snack e surgelati con un portafoglio diversificato di brand importanti. Tra i brand posseduti dall’azienda troviamo, ad esempio, marchi conosciuti come Corn Flakes, Frosted Flakes e Pringles commercializzati in oltre 180 paesi nel mondo.

KELLOGG'S aziende

Di seguito mostriamo la ripartizione del fatturato per segmenti di business e per area geografica dell’anno 2017 e 2018, con le rispettive variazioni:

KELLOGG'S - grafico - ripartizione del fatturato per segmenti di business e per area geografica dell’anno 2017 e 2018, con le rispettive variazioni

Nell’immagine sottostante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre.

KELLOGG'S - grafico - sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica una situazione di stallo con crescita reale pari a zero in un orizzonte temporale di 5 anni, in miglioramento rispetto alla media degli ultimi sette anni in cui la crescita annua si è attestata a quota -0.69% all’anno. Inoltre, secondo le previsioni, la dinamica di lungo termine in termini di EPS è prevista in crescita nel range tra il 2-3% annuo composto per i prossimi anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita leggermente inferiori rispetto al recente passato (Kellogg ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 4.11% annuo negli ultimi 5 anni).

L’azienda è caratterizzata da un importante trend di crescita del dividendo a remunerazione degli azionisti. Kellogg non taglia il dividendo, infatti, dal 1959 e lo ha mediamente incrementato del 4.47% annuo, se stimiamo la crescita con una regressione sulla serie storica sugli ultimi 25 anni. Il payout ratio stimato per il prossimo anno è intorno al 71%, molto più alto del livello mediano del settore che si trova attualmente intorno al 38%. L’attuale dividend yield è pari ad un 3.47%, dato migliore del 75% delle aziende che pagano dividendi e, nell’immagine seguente, ne mostriamo la dinamica negli ultimi 10 anni confrontandola con quella del prezzo del titolo:

KELLOGG'S - grafico -payout ratio

Kellogg è caratterizzata da fondamentali positivi. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

KELLOGG'S - grafico -la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 9.06% (trailing), risultato positivo ma in calo rispetto alla media degli ultimi 10 e 5 anni. Il net margin, invece, è stato pari al 5.43% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi. Quest’ultimo dato è in fase di declino rispetto alle medie storiche, ed è sicuramente un aspetto da tenere monitorato.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

KELLOGG'S - grafico -ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 7.99%, in diminuzione rispetto alle medie degli ultimi anni e sostanzialmente vicino al costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica può rappresentare un segnale di allarme, poichè, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento vicini al costo del capitale non permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale migliori in futuro e ritorni ai livelli medi degli ultimi anni.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari al 6.39%.

KELLOGG'S - grafico -mostrata la dinamica dell’utile netto

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità positiva ma in declino, con un rendimento sul capitale vicino al costo medio del capitale e con dubbi riguardo alla crescita dei risultati.

Ultime trimestrali – Ottobre 2019:

Kellogg (NYSE: K) il 29 ottobre ha pubblicato i risultati relativi al terzo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $1.03, dato superiore di $0.12 rispetto al consensus, e un EPS GAAP pari a $0.72, inferiore alle stime di un delta negativo pari a $0.10

Inoltre, i ricavi del trimestre sono stati pari a $3.37B (-2.9% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $24M. I risultati sono stati positivi soprattutto grazie alla tendenza positiva delle vendite generate da alcuni tra i principali brand della società: Pringles, Cheez-It, Rice Krispies Treats e Pop-Tarts. Il management ha attuato investimenti e strategie volte al rimodernamento del portafoglio di brand e miglioramento dei processi produttivi con il fine di incrementare la profittabilità aziendale.

Per quanto riguarda le guidance, il management di Kellogg prevede una crescita dei ricavi per l’anno in corso nell’intervallo tra il +1% e il 2% rispetto all’anno scorso.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di Kellogg. Riteniamo che l’azienda goda di vantaggi competitivi che la rendono qualitativamente interessante, soprattutto in una fase avanzata di ciclo economico come quella attuale. Il cosiddetto “fossato economico” dell’azienda, verte sulla qualità degli asset intangibili e dalla struttura dei costi operativi efficiente, derivante dalle economie di scala sia nella produzione sia nella distribuzione. L’azienda è attualmente leader indiscussa nel mercato statunitense dei cereali, con una quota di mercato superiore al 30% e sta attualmente destinando gli investimenti nel segmento di business degli snack, contraddistinti da un trend di maggiore crescita rispetto al business dei cereali. I vantaggi competitivi aziendali devono trovare riscontro, però, nella capacità di generare rendimenti superiori al costo del capitale. La media del rendimento sul capitale adjusted, negli ultimi dieci anni, è stata pari a 11.88% contro un costo del capitale medio ponderato intorno al 7%. Questa capacità è collegata alla creazione di valore per gli azionisti, ma come abbiamo notato in precedenza, il rendimento sul capitale è in calo rispetto alle medie degli anni precedenti e vi è incertezza sul fatto che questo trend possa invertire in modo deciso.

Riteniamo che il management abbia intrapreso la strada giusta trasformando il modello di business, lato distribuzione, dalla distribuzione diretta ai i clienti retail verso un modello warehouse. Questo passaggio ha alleggerito la complessità aziendale e ha liberato risorse da investire in innovazioni di prodotti e marketing. Il rafforzamento del brand è indispensabile per poter pensare di creare valore a lungo termine per gli azionisti, soprattutto in un settore altamente competitivo come questo.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

KELLOGG'S - tabella sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 4/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 8/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Kellogg è da monitorare, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un current ratio pari a 0.80 e un quick ratio superiore al 0.52, segnali non positivi riguardo alla capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 2.53 (un risultato < 3 indica una situazione di allarme finanziario), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 20.90% (risultato leggermente maggiore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), il quale rappresenta un risultato negativo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari a 4.63 e un Net Debt/Equity pari al 281%, contro una media del settore intorno al 30-35%: dato sicuramente negativo, nonostante la società abbia dimostrato di saper gestire molto bene il livello di indebitamento nel tempo.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Kellogg presenta un “Profitability Rank” pari a 8/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, K è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 7.99%, ROE trailing = 23.04% mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 6.41/10, risultato positivo simboleggia il miglioramento dei risultati e della qualità aziendale.

Come è possibile notare dalla tabella, gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori alle medie del settore: segnale positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.

L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è negativa, entrambe le stime sono state riviste al ribasso nel corso dell’anno.

KELLOGG'S - grafico -revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

KELLOGG'S - tabella - rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione in linea alle medie macro-settoriali ma basata su di una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria da monitorare. Il PEG ratio adjusted, ossia il ratio costruito dividendo il P/E per il tasso di crescita stimato in termini di eps, ha un valore pari a 6.5: valore alto assoluto ma in linea con le medie settoriali dei food producers e packaged foods.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 67.48 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’EPS in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato al di sopra della Peter Lynch Earnings Line e al di sopra della linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (situazione di sopravvalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate, le valutazioni infatti sono in linea se si effettuano rettifiche all’utile netto. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing in linea rispetto alle medie storiche.

 

KELLOGG'S - grafico -il Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Kellogg riguarda le possibili variazioni nei costi degli input e l’incertezza legata ad un possibile trasferimento dei costi sui prezzi alla clientela, data la presenza di competitor low-cost.
Altro fattore riguarda la situazione finanziaria. Come detto, l’azienda ha dimostrato ottime capacità nella gestione del debito, ma non possiamo nascondere che alcuni indicatori sono allarmanti: nel complessivo l’azienda non supera pienamente i nostri criteri di salute finanziaria.

Inoltre, con poco più di un terzo delle vendite generate al di fuori degli Stati Uniti, Kellogg è soggetta alle fluttuazioni dei cambi valutari, che possono influire sui risultati aziendali.
Ultimo, ma sicuramente non meno importante, è la situazione della crescita top-line. L’attività internazionale di Kellogg è concentrata in mercati maturi e a crescita lenta come gli Stati Uniti e l’Europa occidentale, dove il trend dei consumi dei prodotti Kellogg’s non presenta caratteristiche di solidità.

Le mie conclusioni

Kellogg è un’azienda di qualità e riteniamo che sia proprio la qualità la caratteristica più importante da ricercare in questa fase di ciclo economico. Purtroppo per noi investitori, durante le fasi avanzate del ciclo è sempre difficile trovare aziende di qualità a valutazioni adeguate. Riteniamo che l’azienda non presenti una sottovalutazione importante rispetto al valore intrinseco stimato e crediamo che essa sia in una situazione delicata per quanto riguarda l’indebitamento e l’incertezza nella crescita di lungo termine. Verranno effettuate, naturalmente, ulteriori analisi di tipo qualitativo e quantitativo con il fine di approfondire lo studio dell’azienda.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

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