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Le migliori azioni all’avanguardia di cui nessun parla

Con le azioni che raggiungono i massimi storici mentre l’anno solare volge al termine, tutti gli occhi sono puntati sul mercato. Gli analisti di Wall Street raccomandano di concentrarsi sulle prospettive a lungo termine e su aziende ad alta crescita. Intendono azioni meglio posizionate per generare rendimenti enormi negli anni a venire.

C’è però l’incertezza economica alle porte del 2020 che fa paura, rendendo sempre più difficile individuare titoli in grado di aprire la strada ad ottimi guadagni. Tuttavia, ciò non vuol dire che non si possano trovare opportunità di investimento con spiccate prospettive di crescita.

Ho provato a cercare titoli che fossero fuori dai radar degli investitori e analisti, quelli di cui non senti mai parlare ma con un ottimo rendimenti, giovani aziende con prodotti potenzialmente all’avanguardia. Il risultato ha mostrato svariate società, ma solo alcune mi hanno incuriosito.

Anaplan (PLAN) – IT Services & Consulting

Anaplan è una società americana di software di pianificazione basata su cloud con sede a San Francisco, in California, con attività in oltre 13 paesi, 175 partner e oltre 950 clienti in tutto il mondo. Vende abbonamenti per software di pianificazione aziendale e fornisce dati a fini decisionali in settori che vanno dalla finanza alle risorse umane.

La società ha sconvolto l’industria con la sua nuova tecnologia brevettata. Il suo software utilizza hyperblock o un database memory con un motore di calcolo integrato progettato per la scalabilità a livello aziendale (super paroloni per dire che è eccezionale). Ha una crescita media annua del 37%.

Il punto chiave qui è che PLAN è stata in grado di sostituire soluzioni migliori rispetto ai software di aziende rinomate come Oracle (ORCL), IBM (IBM) e Microsoft MSFT) in un mercato da 21 miliardi. Le entrate potrebbero triplicare nei prossimi 5 anni raggiungendo 1,25 miliardi di dollari entro il 2024.

Anaplan ha un prodotto molto competitivo ed espandibile. I fondamentali stanno guadagnando slancio, con l’accelerazione dei tassi di crescita dei ricavi e clienti. Il titolo è piuttosto costoso, ma sembra avere un potenziale al rialzo con il rischio che le crescenti perdite possano ridurre la valutazione. L’unica cosa che mi disturba di più, sono i suoi utili netti, mi aspetto di vedere non solo una crescita ma anche che entrino in territorio positivo. Ottima azienda da seguire.

Anaplan (PLAN) - grafico

OneMain Holdings, Inc. (OMF)

OneMain è un grande fornitore di prestiti retail negli Stati Uniti. A febbraio 2019, la società ha servito oltre 15 milioni di clienti totali e ha una rete di filiali a livello nazionale con quasi 1.600 filiali in 44 stati. Ha sede a Evansville, Indiana con oltre 10.000 dipendenti.

Le azioni OMF sono scambiate con P/E* di appena 6 multipli nonostante il suo debito da obbligazioni che forniscono il 3,68%, la leva finanziaria sta diminuendo e la società sta crescendo a un tasso del 10%. Ritengo che questa valutazione stia scontando eccessivamente la natura ciclica delle attività di OMF e ignorando i fondamentali in miglioramento.

*Il rapporto prezzo/utili (in inglese Price-Earnings (PE) Ratio, P = price = prezzo; E = earnings = utili) è un indicatore economico. È il rapporto fra il prezzo corrente di un’azione al momento del calcolo dell’indicatore, scelto di solito nel listino della borsa nazionale coi maggiori volumi scambiati e l’utile atteso per ogni azione. Un valore pari a 13-15 è ritenuto normale; se è superiore indica di norma un titolo sopravvalutato (lo è certamente intorno a 27-30). Valori intorno a 8-9 sono ricercati dagli analisti, perché indicano titoli sottovalutati dal mercato, che potrebbero avere una buona crescita della quotazione.

Nel considerare l’impatto dell’attuale perdita di credito attesa nel 2020, la società ha dichiarato che sta già costruendo le sue riserve. Inoltre, il management ha guidato una crescita dei prestiti più rapida di quanto precedentemente previsto e gli investitori potrebbero vedere un buyback nel 2020.

Nell’ultimo trimestre, il 50% dei suoi prestiti erano su auto e immobili (prodotti con garanzie di mancato pagamento). È impressionante. OneMain ha garanzie in caso di mancato pagamento. Solo l’1,7% dei suoi prestiti è in sofferenza, il che significa che i pagamenti sono in ritardo o che non verranno pagati. Nei primi sei mesi del 2019, OneMain ha guadagnato $ 2,54 contro 96 ¢ dell’anno precedente.

Devo solo capire se può continuare a prestare a persone con punteggi di credito bassi, sarà un modello praticabile in un’economia che deve rallentare? Con una inflazione ai minimi storici, potrebbe essere davvero una bella perla.

OneMain Holdings - grafico

Horizon Therapeutics PLC (HZNP)

Horizon Therapeutics è una società farmaceutica registrata in Irlanda che acquisisce, rinnova, riconfeziona e ricerca farmaci specializzati nella vendita del sistema sanitario americano, che rappresenta il 97% delle vendite mondiali di Horizon. Nel 2014 Horizon ha eseguito una inversione fiscale per spostare la propria sede legale in Irlanda per usufruire delle basse aliquote fiscali e del sistema fiscale delle società.

Il portafoglio di farmaci di Horizon è focalizzato sui trattamenti per l’artrite, dolore e malattie infiammatorie.

Horizon ha recentemente richiesto una domanda di licenza per un altro farmaco, il Teprotumumab, che promette di essere un altro produttore di denaro di successo per l’azienda. Teprotumumab è un trattamento per la malattia attiva della tiroide (TED), una rara malattia autoimmune che colpisce 15.000-20.000 persone all’anno. Teprotumumab è stato sviluppato da Genmab e Roche. Horizon sta eseguendo lo sviluppo clinico di Teprotumumab su licenza di Roche.

In quella che potrebbe rivelarsi una mossa geniale, Horizon sta creando un team di 100 persone per supportare ed educare il pubblico sul Teprotumumab. Questo non solo gioverà alle finanze dell’azienda, ma fornirà anche un servizio tanto necessario per chi è affetto da questa rara condizione.

Oltre a Teprotumumab in cantiere, Horizon è in fase di sperimentazione clinica per valutare KRYSTEXXA in combinazione con metotrexato per aumentare i tassi di risposta e la durata della terapia per la gotta. Il management sembra essere molto entusiasta sugli sviluppi relativi a questo studio clinico. Secondo l’ultima teleconferenza, non solo lo studio ha già mostrato alcuni risultati positivi, ma ha anche rivelato un potenziale beneficio di KRYSTEXXA per il trapianto dei reni con gotta incontrollata che sarà ulteriormente valutato da Horizon.

I rischi arrivano dagli attivisti che stanno sollevando preoccupazioni sulla possibilità che le aziende farmaceutiche possano trarre vantaggio dalle regole sui farmaci “orfani”** a proprio vantaggio.

**I farmaci detti “orfani” sono destinati alla cura delle malattie rare. Le aziende farmaceutiche sono solitamente restie a sviluppare questi farmaci secondo le normali condizioni di mercato, poiché i capitali investiti per la ricerca e lo sviluppo dei prodotti non vengono recuperati attraverso le vendite a causa della scarsa domanda.

Horizon Therapeutics PLC (HZNP) - grafico

 

Giuseppe Pascarella non possiede azioni delle società analizzate in questo articolo e non sono inserite nei portafogli Pasca Premium o Portafoglio Pascarella.

Analisi a cura di Giuseppe Pascarella – +393204082091 – info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium o Portafoglio Pascarella.

 

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Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Moody’s Corp (MCO)

Moody's scritta/logo

Pasca Profit-scritta e logowww.pascaprofit.com

Moody’s Corp (MCO) mercato NYSE ISIN:US6153691059

 

Moody’s Corp (MCO) è attualmente all’interno della watchlist

Moody’s Corp (MCO) grafico

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Moody’s (NYSE:MCO) è una società privata con sede a New York, specializzata in analisi e ricerca finanziaria ed è la seconda maggiore società di rating al mondo. Possiamo dividere l’operatività dell’azienda in due segmenti di business, le quali contribuiscono in maniera differente alla generazione di fatturato.

1) Moody’s Investor Service: genera più del 60% dei ricavi totali dell’azienda e consiste in analisi di credit risk.
2) Moody’s Analytics: area caratterizzata da servizi come credit consulting, risk management, servizi di ricerca e analisi. Questo segmento genera circa il 40% dei ricavi totali dell’azienda.

La suddivisione del fatturato dell’azienda è la seguente: Stati Uniti (52,4%), EMEA (31%), Asia (11,1%), Sud America (5.5%).

Guardiamo qualche dato:

Moody’s Corp (MCO) grafico - sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre. La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica un incremento annuale di 7% per i prossimi anni, leggermente inferiore rispetto alla media degli ultimi sette anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 8.13% all’anno. Inoltre, secondo il consensus degli analisti di Wall Street, la crescita in termini di EPS è prevista pari a 11.2% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro di crescita a tassi in linea con il recente passato, stimando tassi di crescita vicini rispetto alla media degli ultimi anni (Moody’s ha incrementato in media l’eps del 11.93% annuo negli ultimi 5 anni).

Moody’s è caratterizzata da fondamentali eccezionali. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

Moody’s Corp (MCO) dati - mostrata la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa vicina al 40%, risultato molto positivo. Nell’immagine seguente vediamo il ROIC adjusted, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

Moody’s Corp (MCO) - il ROIC adjusted, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno

Il rendimento sul capitale investito rimane ad alti livelli, nonostante sia in diminuzione rispetto alle medie degli scorsi anni. Questa capacità di produrre rendimenti alti sul capitale trova spiegazione nei vantaggi competitivi aziendali.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari all’8,78%.

Moody’s Corp (MCO) , è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari all’8,78%.

Ultime trimestrali – 29 agosto 2019:

Moody’s (NYSE: MCO) il 30 ottobre ha pubblicato i risultati relativi al secondo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $2.15, dato superiore di $0.16 rispetto al consensus, mentre i ricavi del trimestre sono stati pari a $1.24B (+14.8% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $60M. Il risultato di periodo è ampiamente positivo ed è sostenuto una forte ripresa nelle emissioni obbligazionarie, trainata soprattutto dalla diminuzione dei tassi di interesse di mercato rispetto allo scorso anno, ma anche alla bassa attività di emissioni obbligazionarie nel 2018 a causa della riforma fiscale.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi dell’azienda. Moody’s beneficia di uno dei più imponenti fossati economici dell’intero panorama azionario americano e questa caratteristica spiega la redditività eccezionale del suo business ma anche le valutazioni superiori alla media. Questo fossato economico è stato costruito in più di 100 anni di vita dell’impresa, con ingenti investimenti difficilmente replicabili. Il principale vantaggio competitivo è legato al fatto che Moody’s opera in un duopolio insieme all’altro leader di settore, ossia S&P Global (NYSE:SPGI). Oltre l’80% dei rating su emissioni di bond sono prodotti da queste due società e pensare che questa quota di mercato possa diminuire nei prossimi anni risulta ampiamente improbabile. Gli investitori istituzionali, infatti, richiedono agli emittenti di avere i rating di almeno una di queste due aziende, come certificazione della qualità. Gli investitori puniscono le emissioni senza rating di MCO/SPGI con tassi di interesse più elevati o minor conferimento di risorse. Mediamente le rating fees che gli emittenti pagano a Moody’s sono tra 6-7 basis point dell’emissione: costo abbordabile per i benefici che questa operazione può portare in termini di maggiore efficacia dell’emissione dello strumento finanziario.

In secondo luogo, la continua disintermediazione di mercato funge da driver di crescita per il business di Moody’s. L’attuale regolamentazione post-crisi Lehman Brothers ha cambiato il mondo bancario: i prestiti a rischio maggiore si sono spostati dai bilanci delle banche ai bilanci di investitori istituzionali e fondi privati, i quali spesso richiedono rating alle agenzie più importanti. Inoltre, la società trae beneficio dalla continua crescita dell’index investing poiché l’inclusione in un benchmark o la certificazione di “investment grade” (contrapposto al grado “speculative grade”) richiedono ratings.

Nuovi competitor possono sorgere all’interno del settore, ma per riuscire ad attaccare le quote dei due leader sono necessari ingenti investimenti e molto tempo per la creazione di intangibles determinanti. Questi player possono attuare strategie con il fine di attaccare nicchie di mercato, come quello degli strumenti finanziari più complessi, ma il coefficiente di difficoltà delle stime e la bassa prevedibilità rende difficoltosa la loro riuscita.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società:

Moody’s Corp (MCO) tabella - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 6/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 10/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di MCO appare positiva, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 5.4 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 31.84% (risultato maggiore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), che rappresenta un risultato negativo ma su cui è importante ragionare sopra, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari 8.31 (molto positivo), mentre il livello di prevedibilità del business ha un rank pari a 91/100. La prevedibilità combinata con un ottimo ICR rende positivo il nostro giudizio finale sulla salute finanziaria della società.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Moody’s presenta un eccellente “Profitability Rank” pari a 10/10, molto superiore rispetto alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, MCO è caratterizzata da rendimenti sul capitale molto alti: adjusted ROIC trailing = 19.39%, ROE trailing = 240%. Come è possibile notare dalla tabella gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori rispetto alle medie settoriali: segnale molto positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.

L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente).

Moody’s Corp (MCO) - revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

Moody’s Corp (MCO) tabella - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione superiore rispetto alle medie macro-settoriali ma combinati con una profittabilità sensibilmente superiore rispetto alla media dei competitors.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 207 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira ad una stima approssimativa del valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’eps in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine il prezzo è situato al di sopra della Peter Lynch Earnings Line (sopravvalutazione) e al di sopra della linea mediana del P/E depurata dai costi non ricorrenti (sopravvalutazione). È importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate. La sopravvalutazione rispetto alla linea Med P/E trova riscontro soprattutto nell’attuale fase di mercato in cui gli investitori hanno riversato le risorse finanziarie verso aziende di alta qualità e vantaggi competitivi importanti.

Moody’s Corp (MCO) grafico - Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato all’operatività di Moody’s è la ciclicità delle emissioni obbligazionarie. Le emissioni obbligazionarie sono direttamente collegate alla dinamica dei tassi di interesse: all’aumentare dei tassi di interesse vi è un decremento delle emissioni obbligazionarie, che di conseguenza pesano negativamente sui risultati dell’azienda.
Un secondo fattore di rischio è il rischio reputazionale collegato alle cause sui rating, che possono portare anche a sanzioni importanti da parte delle autorità. Non riteniamo comunque che la situazione attuale sia paragonabile alla cattiva gestione di 10 anni fa, la quale contribuì alla crisi dei mutui subprime.

Ultimo fattore di rischio riguarda le valutazioni alte, anche se non eccessive, ma che potrebbero scontrarsi con il rendimento ottenuto da un eventuale investitore che entra a questi prezzi. Sebbene i vantaggi competitivi siano impressionanti, è consigliabile aspettare un’opportunità di entrata a prezzi migliori sfruttando.

Le mie conclusioni

Moody’s è un’azienda dai fondamentali eccezionali sostenuti da vantaggi competitivi importanti e duraturi nel tempo. Riteniamo che attorno all’azienda ci sia un vero e proprio fossato economico in grado di difendere le alte quote di mercato ottenute nel corso della sua lunga vita. Avere ottimi fondamentali, però, non basta per assicurare all’investitore un buon rendimento. Quando ci approcciamo agli investimenti azionari è importante valutare i prezzi di mercato in relazione al valore intrinseco dell’azienda. Il mercato sta già ampiamente riflettendo la qualità del business in valutazioni piuttosto elevate, le quali possono deprimere i rendimenti per i nuovi azionisti. Riteniamo la società non sovraprezzata, ma a livelli vicini al valore intrinseco. Il titolo rimarrà in watchlist per ulteriori analisi e nell’attesa di un maggior spread tra valore intrinseco e prezzi di mercato.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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Editoriale Pascarella: 1929-2019, 90 anni dal giovedì nero, eppure le azioni vincono sempre

pagina di giornale Brooklyn daily eagle

Nonostante la volatilità a breve termine, i mercati azionari sono più resistenti di quanto la maggior parte degli investitori sembri pensare.

Alla fine del mese scorso, il mondo finanziario ha ricordato un famigerato giorno: il 90° anniversario del giovedì nero, lo schianto di Wall Street del 1929. Alcuni hanno usato la data per riflettere su come i mercati oggi si possano confrontare con quelli di quasi un secolo fa – e se si sta profilando un crollo simile. A mio avviso, la lezione migliore da trarre da un periodo nefasto come quello, è un promemoria della resilienza delle azioni e del perché ritengo che dovrebbero essere una parte fondamentale dei piani finanziari degli investitori a lungo termine orientati alla crescita.

A causa della sua gravità e grandezza, l’orso del 1929 – 1932 incombe nella storia del mercato economico – e il crollo di ottobre sembra l’unico vero ricordo di quegli eventi, ma va tenuto conto di tutto il periodo, anche quello post crollo. Per sottolineare l’atmosfera immediatamente post-Crash, il New York Times citava:

Wall Street ieri era una strada di speranze svanite, di apprensione stranamente silenziosa e di una sorta di ipnosi paralizzata. Uomini e donne affollavano gli uffici di intermediazione, anche quelli che erano stati spazzati via da molto tempo, seguendo le cifre sul nastro. Piccoli gruppi si radunavano qua e là per discutere dei prezzi in calo con toni sommessi e meravigliati. Stavano partecipando alla creazione della storia finanziaria.*

*Looking Back at the Crash of ’29: Then, as Now, a New Era,” Staff, The New York Times, published 10/15/1999.

Ma per quanto drammatico fu lo schianto di quel giovedì, molti lo videro come un singolo crollo, senza alcun presagio – non l’inizio di un periodo orso senza precedenti. Solo un mese dopo, il New York Times sottolinea:

Il sentimento di ieri tra i banchieri, così come tra gli altri membri della comunità finanziaria, è stato di sollievo dallo stress delle ultime tre settimane. Gli eventi del giorno, tra cui l’annuncio da parte di Washington di una riduzione fiscale, il rapido rally dei prezzi delle azioni e l’ulteriore forte calo dei prestiti da parte dei broker, hanno contribuito a produrre un punto di vista decisamente ottimista.
Il sentiment aveva mostrato un netto miglioramento mercoledì sera, nonostante l’ulteriore calo dei prezzi di borsa quel giorno, ma è stato ieri che i banchieri hanno cominciato ad avanzare l’ipotesi che definitivamente era arrivato il punto di inversione al rialzo.**

**Banking Circles See Turn for the Better,” Staff, The New York Times, published 11/15/1929.

Le perdite tra il 1929 e il 1932 furono epiche, poiché lo S&P500 precipitò del -83,7%, in coincidenza con la grave recessione economica. Compresi i dividendi reinvestiti, le azioni hanno richiesto più di 15 anni per raggiungere i livelli precedenti al 1929, anche più a lungo se si escludono i dividendi.

Parte di ciò è la vastità del calo, ma due fattori aggiuntivi hanno troncato la ripresa e avviato un nuovo mercato orso. Il primo: la Fed raddoppiò gli obblighi di riserva nel 1937, il che incoraggiò le banche a ridurre i prestiti e ad aumentare il capitale, facendo morire di fame l’economia del credito. Il secondo fattore è stata la seconda guerra mondiale. La combinazione unica dell’orso 1929 – 1932, di enorme entità, accoppiata con i successivi doppi colpi, diede il colpo di grazia alla già instabile psiche collettiva degli investitori. Tuttavia da allora le azioni hanno resistito a numerosi altri mercati al ribasso, e nessuno è stato altrettanto negativo.

In primo luogo, considera che il 29 fu l’anomalia non la regola, quella dei “15 anni”. I mercati azionari hanno impiegato una media di 184 mesi per riportarsi ai livelli pre-caduta. Ecco quanto tempo ha impiegato lo S&P500 (che usiamo per la sua lunga storia) per tornare al picco del precedente mercato toro dopo i mercati orso.

grafico -quanto tempo ha impiegato lo S&P500 - che usiamo per la sua lunga storia- per tornare al picco del precedente mercato toro dopo i mercati orso

Inoltre, concentrarsi sugli orsi si tende a sottovalutare il potere dei mercati rialzisti, fateci caso, negli ultimi 4 anni siete stati più preoccupati di sapere quando il mercato sarebbe crollato, che di fatto non avete notato la sua incredibile crescita. Il rendimento medio a lungo termine delle azioni è di circa il 10% annuo, un numero che include i periodi orsi.

Ma se togli gli orsi, il rendimento annuo medio dei mercati tori raddoppia al 21%. Inoltre, a partire dall’era postbellica, il rendimento cumulativo medio dei mercati rialzisti è del 149% rispetto al -34% dei mercati ribassisti. Anche i tori tendono a durare più a lungo, con una durata media di 57 mesi, eclissando i 16 mesi medi di quelli orso.

Attenzione, non sto dicendo che questi numeri indicano come appariranno i cicli di mercato futuri, poiché le performance passate non sono indicative di rendimenti futuri. Né sto sostenendo un puro approccio buy-and-hold che non tenti di mitigare un eventuale crollo di mercato: quello che sto dicendo è che se riesci a prevedere un mercato orso, allora i tuoi guadagni saranno straordinari, ma anche se non lo fai con successo, la storia mostra che i tori trovano il modo di tornare dagli orsi e mangiarseli 4 volte, matematica.

Per ottenere questi guadagni, però, devi essere investito e partecipare ai mercati rialzisti. Avere la disciplina è semplice in teoria ma difficile da praticare.

Diverse correzioni (brevi ribassi guidate dal sentiment da -10% a -20%) – per non parlare di una miriade di piccole scivolate e della volatilità del mercato quotidiano – hanno messo alla prova la pazienza degli investitori. Oltre alle normali recessioni a breve termine, i recenti periodi “no” suscitano preoccupazioni sul fatto che i giorni del toro siano contati.

Anche gli investitori devono far fronte a numerose pressioni esterne. I titoli lamentano costantemente minacce apparentemente infinite: rallentamento della crescita economica; eliminazione dello “stimolo” politico; politica turbolenta e presumibilmente un debito sovrano medio elevato, per citarne alcuni.

Alla fine, tuttavia, la decisione di possedere azioni in portafoglio, deve essere una scelta spinta da motivi di profitto senza timori e incoraggiata dai mercati maggiormente accorti che continueranno a trovare modi per guadagnare nonostante tutti gli ostacoli. Quando accadrà un altro orso – e penso che abbia senso prepararsi mentalmente ed emotivamente già nel 2020, ciò è fisiologico e ciclico – non permettere che la paura ti scoraggi dal possedere azioni oggi.

Se mi segui, ormai saprai che io punto ad una crescita a lungo termine per la parte azionaria del mio portafoglio per aumentare le possibilità di raggiungere i tuoi obiettivi di investimento, evitare acquisti di azioni interessanti anche durante un mercato rialzista, può essere una decisione molto costosa.

Giuseppe Pascarella

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La lotta della produzione industriale dei grandi paesi

navi che trasportano contanier

La produzione negli Stati Uniti sta crescendo a velocità lenta o sta diminuendo, a seconda di come la vogliamo osservare. La Cina sembra essere sulla stessa strada, con gli ordinativi di esportazione e produzione in difficoltà. Ma gli altri giganti manifatturieri – Germania e Giappone – come se la stanno passando? Non meglio direi, magra consolazione.

Venerdì scorso, sono usciti dati macroeconomici importanti, l’IHS Markit US Manufacturing PMI, che ha visto una crescita ad ottobre in ripresa per il secondo mese consecutivo, dopo un periodo di stagnazione estiva; e l’ISM Manufacturing PMI, che ha visto il settore manifatturiero diminuire in ottobre ma in calo a un ritmo leggermente più lento rispetto al mese precedente.

grafico -indici degli acquisti (PMI) - settore manifatturiero

Questi “indici degli acquisti” (PMI) si basano sul modo in cui un gruppo di dirigenti delle aziende manifatturiere – i nomi non vengono divulgati – vedono vari aspetti delle proprie attività, come nuovi ordini, produzione e occupazione. Valori superiori a 50 indicano una crescita (più il valore è superiore a 50, più veloce è la crescita); valori inferiori a 50 indicano una contrazione.

Segnali provvisori di rinnovato vigore stanno comparendo nel settore manifatturiero degli Stati Uniti, con l’indicatore di produzione che ora è aumentato per tre mesi consecutivi, suggerendo che il dato ha toccato il fondo a luglio. La crescita di nuovi ordini ha toccato un massimo di sei mesi, alimentato in parte da un rinnovato aumento delle esportazioni, spingendo i produttori ad assumere più personale, con il numero di buste paga che cresce al ritmo più rapido da maggio.

L’ ISM Manufacturing Report, aveva una visione più desolante del settore manifatturiero americano, con ottobre che era il terzo mese consecutivo in declino, ma il declino è stato leggermente meno veloce rispetto a quello precedente – questa è la buona notizia.

L’unico sottoindice che si è espanso è stato, sorprendentemente, rullo di tamburi, i nuovi ordini di esportazione, che sono saliti improvvisamente a 50,4, dalla profonda contrazione di settembre che era di 41 punti.

Food, Beverage & Tobacco, rimangono i settori industriali più forti, mentre, le attrezzature da trasporto quello più debole. Nel complesso, il sentiment di questo mese rimane cauto riguardo alla crescita a breve termine, ma restituisce fiducia sulla fine del rallentamento.

Germania

La Germania ha attuato una politica industriale che favorisce le esportazioni di manufatti e si concentra in particolare sull’industria automobilistica, non solo realizzando automobili e componentistica, ma realizzando macchinari e robot per impianti di produzione automobilistica. E quando le vendite globali di auto sono in declino, come è accaduto, unito al calo della domanda di manufatti, beh, è il momento di entrare in modalità “cintura di sicurezza”.

Il PMI manifatturiero tedesco preliminare di ottobre, a 41,9, insieme a quello di settembre 41,7, è rimasto al punto più basso dopo la crisi finanziaria.

Il numero di occupati è sceso al minimo degli ultimi 10 anni, soprattutto a causa del diffuso abbattimento di lavoratori temporanei e a contratto, mentre i produttori sono rimasti fortemente pessimisti riguardo le prospettive, sebbene le aspettative siano cresciute rispetto al minimo storico di agosto.

Eurozona

La difficile situazione in Germania, la più grande economia dell’Eurozona, sta trascinando verso il basso l’intero settore manifatturiero dell’Eurozona, con il preliminare Euro Manufacturing PMI che rimane profondamente in contrazione, a 45,7 per ottobre, come settembre, nono mese consecutivo di contrazione.

Anche se la Germania sta scivolando giù per il pendio, la produzione manifatturiera in Francia, la seconda economia più grande dell’Eurozona, è tornata a mostrare dati in crescita. Una divergenza chiave tra Francia e Germania è rimasta l’export, con la prima che ha visto una crescita modesta dall’estero mentre le esportazioni tedesche sono rimaste in forte calo.

Cina – le osservazioni divergono.

Il China Manufacturing PMI, rilasciato dal National Bureau of Statistics cinese, è rimasto in modalità contrazione ad ottobre (49,3) per il sesto mese consecutivo. Particolarmente brutto è il forte calo del numero dei mesi negativi negli ordini di esportazione.

Il PMI manifatturiero generale (Caixin China) del settore privato ha mostrato una crescita accelerata (51,7), il terzo mese consecutivo di crescita e più rapida dal febbraio 2017. La produzione è aumentata. I nuovi ordini sono cresciuti ad un tasso più rapido in oltre sei anni, poiché la domanda interna è cresciuta, in modo solido, e i nuovi ordini di esportazione sono tornati in crescita per la prima volta in cinque mesi. Eppure, i livelli dei nuovi assunti è ulteriormente calato, con il tasso di perdita di posti di lavoro in aumento da settembre.

grafico - PMI manifatturiero generale (Caixin China)

Giappone

Il settore manifatturiero orientato verso l’esportazione in Giappone è scivolato ad un livello più accelerato degli ultimi 40 mesi, 48,4 per ottobre, contraendo per il sesto mese consecutivo. I nuovi ordini sono stati la ragione principale alla base di questo marcato declino, con i produttori che hanno riportato il calo più accentuato della domanda da maggio 2016.

Sebbene l’impatto del tifone ha temporaneamente interrotto le operazioni di produzione in ottobre, gli osservatori hanno riportato condizioni di base sfavorevoli su entrambi i mercati interno ed esterno. Pertanto, i rischi al ribasso per l’economia manifatturiera giapponese sono chiaramente eccessivi. Con una debole crescita regionale in tutta l’Asia e segni di fragilità all’interno dell’economia domestica, è difficile vedere una tregua in arrivo nel breve termine.

Conclusione

La produzione è importante per tutti i grandi paesi produttori. Ma negli Stati Uniti il settore dei servizi governa, rappresentando il 70% del PIL, in Giappone il 69%, in Germania il 61% e in Cina solo il 52%. In altre parole, un rallentamento nel settore manifatturiero danneggia le economie complessive degli Stati Uniti e del Giappone molto meno delle economie di Germania, Corea del Sud e Cina.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Ulta Beauty (ULTA)

Pasca Profit-scritta e logowww.pascaprofit.com

Ulta Beauty (ULTA) mercato NYSE ISIN:US90384S3031

 

Ulta Beauty (ULTA) è attualmente all’interno della watchlist

Ulta Beauty - grafico - i risultati relativi al secondo trimestre dell’anno fiscale

Ultime trimestrali – 29 agosto 2019:

Ulta Beauty (NYSE: ULTA) il 29 agosto ha pubblicato i risultati relativi al secondo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $2.72, dato inferiore di $0.08 rispetto al consensus, mentre i ricavi del trimestre sono stati pari a $1.67B (+12.1% Y/Y), inferiore alle aspettative di un delta pari a $10M. Le comparable sales del trimestre sono state pari a 6.2%, inferiori alle stime che si attestavano a quota 6.7%.

Il management ha aggiornate le guidance previsionali per l’anno in corso: l’utile per azione previsto per l’anno in corso si attesta nell’intervallo tra $11.86 – $12.06 rispetto all’intervallo previsionale precedente pari a $12.83-$13.03 e un consensus degli analisti pari a $12.97.

Analisi del business

Ulta Beauty (NASD:ULTA) è la principale catena di negozi di bellezza degli Stati Uniti per numero di negozi (più di 1200 negozi) per fatturato ($7.09 miliardi negli ultimi 12 mesi) e per varietà nell’offerta di prodotti, grazie alla straordinaria crescita delle vendite same-store e all’apertura di nuovi negozi nel corso degli anni. Tra la gamma di prodotti offerti alla clientela troviamo cosmetici, prodotti per la cura della pelle e dei capelli, profumi e accessori. La crescita degli ultimi dieci anni è stata straripante e, con tutta probabilità, non sarà ripetibile nei prossimi anni, ora che la presenza fisica sul mercato USA ha raggiunto livelli elevati. Detto questo, riteniamo che l’azienda abbia le qualità giuste rubare quote di mercato ai competitors e crescere a tassi superiori rispetti a quelli del settore, sebbene i tassi di crescita futuri che stimiamo sono inferiori rispetto a quelli che l’azienda ha realizzato in passato. Guardiamo qualche dato:

Ulta Beauty- grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre. La dinamica futura stimata del fatturato indica un incremento annuale di 9.5% per i prossimi anni, inferiore rispetto alla media degli ultimi 7 anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 18.05% all’anno. Inoltre, secondo il consensus degli analisti di Wall Street, la crescita in termini di utile netto si attesta a quota 10% annua composta per i prossimi cinque anni; gli analisti vedono quindi un futuro meno prospero del recente passato, stimando tassi di crescita inferiori rispetto alla media degli ultimi anni (Ulta Beauty ha incrementato in media l’utile netto del 22.15% annuo negli ultimi 5 anni).

Riteniamo che l’azienda abbia ancora margini di crescita e di miglioramento nell’efficienza operativa. L’azienda si aspetta di raggiungere un efficientamento dei costi tra i $150 – $200 milioni entro i prossimi tre anni, grazie al piano denominato Efficiencies for Growth, con l’obiettivo di mantenere una marginalità operativa superiore al 12%. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

Ulta Beauty - grafico - mostrata la dinamica del margine operativo

Il piano strategico dell’azienda, inoltre, prevede miglioramenti nel pricing, nel merchandising, nella riduzione degli affitti e un incremento dei ricavi tramite il canale di e-commerce aziendale, il quale genera attualmente circa $1B.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente gli eventuali vantaggi competitivi dell’azienda. Ulta Beauty trae benefici dalla forza del suo brand, il quale ha contribuito a creare un ottimo seguito soprattutto nel segmento delle ragazze più giovani. Ulta continua ad investire ingenti risorse in digital marketing, analisi di dati, formazione dello staff, ampliamento della gamma di prodotti (l’offerta di Ulta comprende prodotti di brand di alto valore e nuove linee di prodotti che non sono offerti dalla maggior parte dei competitors) e investimenti nello sviluppo della piattaforma e-commerce. Nonostante l’azienda sia esposta ad una significativa e crescente pressione concorrenziale, essa beneficia della posizione di leader di mercato e della fidelizzazione della sua base clientelare. Queste caratteristiche, legate indissolubilmente alla forza del brand, hanno permesso all’azienda di operare a tassi di rendimento superiore rispetto al costo del capitale, creando valore per gli azionisti.

La società negli ultimi 7 anni è cresciuta a tassi eccezionali, circa il 18% annuo in termini di ricavi, mentre il settore retail lottava contro la diminuzione del traffico e delle vendite. La crescita del fatturato è stata sostenuta sia dall’apertura di nuovi store sia dall’incremento delle vendite nelle catene esistenti.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società:

Ulta Beauty- grafico - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 5/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 10/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Ulta appare non critica, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 5.65 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default media nel breve termine, pari a 5.87% (risultato minore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), che rappresenta un risultato positivo e di salute finanziaria.
Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, l’azienda presenta un eccellente “Profitability Rank” pari a 10/10, molto superiore rispetto alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, ULTA è caratterizzata da rendimenti sul capitale molto alti: adjusted ROIC trailing = 25.19%, ROE trailing = 38.29%.

I tassi di crescita stimati dei risultati futuri sono stati revisionati al ribasso dopo la trimestrale di agosto. L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente).

Ulta Beauty - grafico - mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo

La valutazione

Ulta Beauty - tabella - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione in linea rispetto alle medie macro-settoriali ma combinati con una profittabilità sensibilmente superiore rispetto alla media dei competitors.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 247,31 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira ad una stima approssimativa del valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’eps in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine il prezzo è situato al di sopra della Peter Lynch Earnings Line (sopravvalutazione) ma sotto alla linea mediana del P/E depurata dai costi non ricorrenti (sottovalutazione). Il fatto che il prezzo si trovi attualmente tra le due linee crediamo dia supporto alla tesi che il valore di mercato sia vicino al valore intrinseco aziendale.

Ulta Beauty - grafico - è mostrato il Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio che possiamo evidenziare riguarda l’ambiente competitivo in cui opera Ulta Beauty. Solo sul suolo statunitense ci sono più di 70mila stores che vendono prodotti di bellezza. Tra i competitors ci sono competitors diretti, come Sephora (principale competitor diretto, appartenente al gruppo LVMH), ma anche colossi come Walmart, Walgreens e CVS, ciascuno di questi caratterizzati da ingenti basi clientelari e con una possente presenza fisica in termini di store.
Ulta Beauty, strategicamente, tenta di differenziarsi dai competitors con miglioramenti nell’offerta di prodotti e nell’esperienza in-store. L’unico fattore in grado di generare vantaggi competitivi è legato alla forza del brand Ulta, ma la pressione concorrenziale rimane alta e i switching cost tra una catena e l’altra sono quasi inesistenti.
Il business aziendale è fortemente esposto ai rischi del settore retail. Molti negozi fisici e centri commerciali stanno vivendo un calo del traffico a causa della saturazione del mercato e della competizione dell’e-commerce.
I risultati di ULTA sono collegati direttamente alla salute del mercato dei cosmetici e alla spesa dei consumatori, soprattutto la componente di spesa discrezionale, la quale è caratterizzata da una forte componente di ciclicità.

Le mie conclusioni

Ulta Beauty, dopo il crollo di fine agosto post-trimestrali, può rappresentare un’opportunità di investimento interessante. L’azienda opera in un settore ormai saturo ma continuerà probabilmente ad ottenere risultati positivi (seppur inferiori ai tassi di crescita passata), sostenuti da un forte brand ed investimenti volti alla sua fortificazione. Ulta Beauty ha cambiato il settore retail dei negozi di bellezza e ha saputo creare un fossato economico a difesa delle sue quote di mercato. Riteniamo che il margine di sicurezza non sia molto elevato ma l’alta qualità aziendale può tradursi in un investimento profittevole nel lungo termine. Ulta rimarrà all’interno della watchlist per ulteriori analisi sia di tipo qualitativo che di tipo quantitativo.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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Le prospettive di un inverno caldo spingono il gas naturale nel baratro

tubature gas

Il mercato del gas naturale continua a soffrire, le previsioni sui prezzi per i prossimi anni mostrano un mercato fermo dall’eccesso di offerta. L’energy information administration (EIA), prevede che la produzione media annuale di gas naturale negli Stati Uniti raggiungerà una media di 91,6 miliardi di piedi cubi al giorno (Bcf/g) nel 2019, con un aumento del 10% rispetto alla media del 2018. Sempre l’EIA prevede che la produzione di gas naturale crescerà molto meno nel 2020 perché l’effetto ritardato dei prezzi bassi, nella seconda metà del 2019, ridurrà la perforazione del gas naturale.

Mai come quest’anno, il prezzo del gas naturale dipenderà dal clima, che ci sia un freddo prolungato o no. Anche in caso di un inverno molto freddo, il prezzo del gas sarà sotto pressione.
Bank of America in una nota della scorsa settimana.

L’aumento della produzione ha più che compensato il costante aumento della domanda dal passaggio da carbone a gas. Gli inventari sono saliti quest’anno a un ritmo più rapido rispetto al 2018. Per la settimana terminata il 18 ottobre, le scorte di gas statunitensi sono state pari a 3.606 miliardi di piedi cubi, ovvero circa 519 miliardi di metri cubi in più rispetto alla stessa settimana del 2018.

A differenza dell’anno scorso, quando i prezzi del gas naturale sono aumentati brevemente, gli Stati Uniti si stanno dirigendo verso la stagione invernale con ampie scorte disponibili.

Un inverno mite nell’emisfero settentrionale o un peggioramento del contesto macro potrebbero essere catastrofici per i prezzi del gas in tutte le regioni.
Bank of America.

A causa di una varietà di fattori, i valori del gas potrebbero rimanere in questo stato per i prossimi anni. Entro il 2021 gli Stati Uniti potrebbero avere in deposito 4,2 trilioni di metri cubi di gas naturale in giacenza, sarebbe un dato record. Di conseguenza, c’è poco spazio per aumentare i prezzi. Inoltre, fino a quando il petrolio e lo Shale non diminuiranno, non ci sarà alcun miglioramento nei prezzi del gas naturale. Sarà interessante leggere i report sia Exxon che Chevron sulle loro previsioni del bacino Permiano in uscita questa settimana.

grafico - i valori del gas potrebbero rimanere in questo stato per i prossimi anni

Le esportazioni di gas dal Texas al Messico sono in aumento, fornendo uno sbocco per un eccesso di gas bloccato nel Permiano, inoltre è di qualche giorno fa che la più grossa midstream americana, Enterprise Products (EPD) ha annunciato di aver terminato 1200 miglia di gasdotto, collegando la costa orientale col Texas.

Tuttavia, la recessione manifatturiera in atto sta creando una “debole domanda industriale interna”. La domanda di gas (questo è il punto focale) è cresciuta costantemente anno dopo anno negli ultimi dieci anni, ma la crescita si è appiattita nel 2019. Questo è un segno del rallentamento economico, che ha colpito duramente il settore manifatturiero.

Mentre l’EIA rimane ottimista sul fatto che la seconda metà dell’anno sarà notevolmente più forte della prima metà, molti dati economici stanno andando nella direzione opposta. I volumi commerciali globali cresceranno dell’1,2% quest’anno, in calo rispetto al 3% circa rispetto l’anno scorso. Anche la produzione industriale è stagnante. Le vendite di automobili, l’attività manifatturiera e una varietà di altri indicatori stanno alzando bandiere rosse.
Il rallentamento dei volumi commerciali ha già influenzato le consegne impattando sul trasporto di camion e quindi sul consumo di gasolio. Credo sia chiaro che l’America stia vivendo un periodo di recessione manifatturiera, a guardare gli indici non sembra, ma i dati macro parlano chiaro.

Il futuro di chi estrae

Prevedo che le società incentrate sullo shale del gas saranno colpite duramente, dal momento che i prezzi del gas naturale scenderanno ulteriormente rispetto al greggio. Inoltre, non hanno entrate petrolifere su cui contare. Mi aspetto che i maggiori problemi saranno per i produttori di gas naturale, in particolare quelli senza trasporto fisso in aree geograficamente svantaggiate, come per esempio EQT Corp. (EQT) o Chesapeak energy (CHK), già colpiti duramente negli ultimi anni.

Ciò potrebbe comportare un periodo di tempo più lungo affinché il mercato possa riequilibrarsi. Nel frattempo, i perforatori di gas negli Appalachi avvertiranno una forte pressione. EQT con sede a Pittsburgh, il più grande produttore di gas nel paese, ha visto il suo prezzo delle azioni scendere della metà quest’anno.

Il risultato è che lo stress finanziario diffuso nell’industria del gas potrebbe tradursi in una crescita della produzione più debole. Sebbene non sia stata una buona mossa andare contro la produzione di scisto in questo decennio, la produzione di gas naturale sta rallentando. Le condizioni di credito di alcuni dei maggiori produttori di gas sono peggiorate, ci sarà una selezione naturale, alla fine solo i migliori sopravviveranno all’epurazione di aziende del settore, quelle che punteranno maggiormente sulla produzione di gas naturale liquido (LNG) nei prossimi anni.

Sebbene molte aziende lo stiano già facendo, molte di loro non sono ben strutturate o non hanno fondi per fare cambiamenti.

Cos’è LNG o gas liquido?

Allo stato naturale, il metano è in forma gassosa. Tuttavia, il gas naturale può essere liquefatto presso terminali LNG specializzati. Le aziende devono prima costruire unità di liquefazione, note come trains, che utilizzano la refrigerazione per raffreddare il gas fino a -260 gradi Fahrenheit, che è il punto in cui diventa un liquido e il suo volume si riduce.

Una volta in forma liquida, l’industria può quindi caricare LNG su navi specializzate che mantenendolo freddo lo trasportano sui mercati globali. Una volta raggiunta la destinazione, LNG passa attraverso un processo di rigassificazione passando attraverso scambiatori di calore che lo trasformano in gas in modo che possa fluire attraverso il sistema di tubazioni locale.

Conclusioni

In breve, i prezzi sono destinati a rimanere depressi quest’anno e penso anche per il prossimo.

Le principali banche tra cui JPMorgan Chase (JPM), Wells Fargo (WFC) e Royal Bank of Canada (RY) hanno, come parte delle periodiche revisioni semestrali, ridotto i loro valori stimati per le compagnie petrolifere e del gas, che servono come base per le società che ricevono prestiti basati sulle riserve (RBLs**).

**Il prestito basato sulla riserva (RBL) è un tipo di finanziamento in cui un prestito è garantito dalle riserve non sviluppate di petrolio e gas di un mutuatario. La struttura viene rimborsata utilizzando i proventi derivanti dalle vendite sul campo o sul portafoglio di settori in produzione.

Mentre la dimensione del mercato RBL non è chiara, si stima che alcune centinaia di società prendano tali prestiti per miliardi di dollari. Questi istituti di credito hanno ridotto il valore percepito sia per il petrolio che per il gas naturale per i prossimi cinque anni, con i cambiamenti che hanno avuto inizio già questo mese.

Il gas naturale è un combustibile vitale, che attualmente fornisce il 23% del fabbisogno energetico mondiale. Sta per diventare una fonte di energia molto importante. Sicuramente diventerà un mercato fondamentale ma non prima d’aver passato anni ad equilibrare la massiccia produzione in risposta ad una domanda ancora troppo bassa. Dovrebbe crescere del 40% entro il 2040 secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA). Uno dei molti fattori che guideranno questa crescita della domanda frenetica è che il gas naturale produce meno emissioni rispetto al petrolio e al carbone, il che lo rende una scelta più pulita in un mondo sempre più interessato ai cambiamenti climatici.

Con il gas naturale che diventa una fonte di energia sempre più importante, è fondamentale che gli investitori comprendano il settore. In questo modo, saranno in grado di individuare le migliori opportunità per trarre profitto da questo settore e il primo passo sarà quello di scegliere le migliori società che emergeranno da questo periodo di rallentamento.

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Editoriale Pascarella: La quotazione di Saudi Aramco sarà una buona opportunità per il petrolio

Saudi Aramco

La più grande compagnia petrolifera e di gas al mondo sta per diventare pubblica. L’IPO* tanto attesa, anche a causa degli innumerevoli ritardi, di Saudi Aramco sta finalmente arrivando. Ieri i funzionari hanno detto che l’IPO andrà avanti. Il prospetto è stato rilasciato alla fine di questa settimana e la società sarà listata a dicembre.

*Un’offerta pubblica iniziale o IPO (dall’inglese initial public offering) è un’offerta al pubblico dei titoli di una società che intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato.

Chi è Saudi Aramco?

Saudi Aramco è la compagnia nazionale saudita di idrocarburi (il nome deriva dalla contrazione di Arabian American Oil Company). Con una produzione di più di 10 milioni di barili al giorno, Saudi Aramco è la più grande compagnia petrolifera al mondo e il più importante finanziatore del governo saudita, essendo posseduta al 100% da quest’ultimo. La sua capitalizzazione si avvicina a due volte quella di Apple o 10 volte quella di McDonald. Il gigante dei giganti.

Chi mi segue da tempo o a letto il mio libro, Battere il Benchmark, saprà cosa penso delle IPO, sono un indicatore del sentiment di mercato e bisognerebbe stargli alla larga fino a quando non si hanno in mano maggiori informazioni. Alcuni di voi potrebbero anche pensare che ne sia ossessionato. Ma la mia logica si basa su dati storici oggettivi.

Se un’azienda insolitamente grande vuole entrare sul mercato e il mercato è disposto ad accoglierlo a braccia aperte, beh, significa tante cose, ma nella maggior parte dei casi, non sono buoni motivi. Ad esempio, quando il più grande trader di materie prime del mondo, Glencore, è riuscito a diventare pubblico nel 2011, ha significato qualcosa di importante e l’entusiasmo per le materie prime, ma ha anche dato il via alla crisi di un intero settore nel 2015.

Faccio un passo indietro.

A creare panico non fu la situazione di Glencore, il cui fallimento da solo avrebbe avuto conseguenze severe per l’economia mondiale. Glencore è l’unico gigante del genere ad essersi quotato, e da quel momento aveva obblighi di trasparenza. Trafigura, Vitol e molte altre hanno seguito Glencore nella strategia di mettere le mani sulla produzione del trading di materie prime, ma lo fecero usando una leva finanziaria eccessiva, che all’epoca (2014) in tempi di vacche magre rischiò di trasformarsi in una lama nel cuore nel settore e di produrre effetti a catena difficili da immaginare anche a causa dell’opacità dei reali volumi d’affari. Fu Glencore la causa del crollo del petrolio nel 2014? Bah, non lo sapremo mai, ma fa riflettere la tempistica.

Il punto è che puoi ottenere una grande IPO o un grosso affare quando il mercato è abbastanza equilibrato da pagarla o sostenerla. Aramco è il più grande e redditizio produttore di petrolio al mondo. Pompa uno su otto dei barili di petrolio a livello globale. Se fossimo nel mezzo di una bolla petrolifera, la domanda sarebbe alle stelle.

Il fatto è che non lo siamo. Questa IPO è insolita. Non è guidata da un clamore proveniente dai mercati per investire in compagnie petrolifere e del gas. Oggi non c’è una bolla del petrolio, anzi, c’è quasi il contrario. Le aziende negoziano le risorse al livello più basso degli ultimi decenni.

Invece, questa IPO è guidata dai sauditi desiderosi di scaricare ciò che considerano una risorsa deprezzante, per raccogliere fondi per il loro fondo sovrano da investire altrove. In effetti, l’Arabia Saudita vuole staccarsi dalla dipendenza dal petrolio gettandosi nel futuro dell’high-tech.

Ciò è forse meglio esemplificato dal forte sostegno dell’Arabia Saudita al Vision Fund* del gruppo giapponese SoftBank. Circa la metà dei $ 97 miliardi investiti nel Vision Fund proveniva dal fondo sovrano saudita.

*Il Vision Fund è il fondo di investimento tecnologico di SoftBank Group. Con 97 miliardi di dollari, è il più grande fondo di venture capital aziendale nella storia. Il suo lancio è avvenuto un mese dopo l’acquisizione della società di alta tecnologia britannica Arm Holdings da parte di SoftBank, conclusa nei giorni della Brexit, a giugno 2016.

In altre parole, potresti sostenere che i sauditi stanno frustando Aramco per investire in WeWork (società tecnologica americana che sta per essere quotata grazie a SoftBank). Stanno scambiando “valore” con “crescita”. Riesci a vedere quello che vedo io? Vedi come unendo i tasselli tutto è più chiaro?
L’Italia quota ENI per raccogliere fondi per investire in Apple? Ma quanto sarebbe saggio tutto questo? Moltissimo.

Vale la pena sottolineare altro però: Aramco spera in una valutazione di ben $ 2 trilioni. Sembra enorme, tuttavia c’è una logica in questa valutazione. Sembra che solo il 3% dell’azienda sarà venduta. Sarà quotata sul Tadawul, la borsa nazionale in Arabia Saudita. La speranza quindi è di raccogliere $ 60 miliardi, il che fornirebbe la valutazione desiderata per gli investimenti sopra citati.

Nel frattempo, nonostante lo scetticismo degli investitori stranieri, tutti sono in fila per comprare azioni di Saudi Aramco. Il più grande produttore di petrolio al mondo è così desideroso di scaricare la sua capacità di produzione di petrolio, che ora è disposto ad accettare una IPO ampiamente declassata in cambio di iniziare il processo di liberarsi di un bene che non durerà per sempre e che, ora, può dargli la possibilità di utilizzarla per investire in altro.

Ti dico la mia, questo suona come un segnale che il sentiment verso il futuro a lungo termine per il settore petrolifero sta entrando in cattive acque.

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Le migliori società del settore Cyber Security

La ricerca dei titoli da acquistare, che diventeranno rilevanti nei prossimi anni, è da sempre uno dei compiti più difficili. Questo lavoro è semplificato quando parliamo del settore della sicurezza informatica, questo settore non solo crescerà, ma le dinamiche garantiscono una solida progressione.

Il mercato della sicurezza informatica è stato valutato 119,61 miliardi di USD nel 2018 e dovrebbe raggiungere 261,07 miliardi di USD entro il 2024.

Principali dinamiche

– I costi degli attacchi informatici. Da uno studio eseguito nel 2018, sulla violazione dei dati, il costo globale medio è di $ 3,86 milioni. Questa cifra è in aumento rispetto agli anni precedenti. Inoltre gli attacchi informatici sono in costante aumento, portando a una maggiore enfasi sulla sicurezza e la protezione dei dati. La formazione di gruppi hacker che si occupano di hacking etici è in aumento, causando enormi perdite e creando un bisogno urgente di sicurezza informatica nel mercato.

– Le piattaforme digitali senza contromisure sono del tutto prive di sicurezza.

Gli hacker si ingegnano per trovare sempre nuovi metodi per essere più difficilmente individuabili.

– Le crescenti normative governative sulla privacy dei dati, le minacce informatiche e il numero crescente di data center, sono i principali generatori di entrate per il mercato della sicurezza informatica.

La sicurezza informatica riguarda tutti noi, gli acquisti online aumentano sempre di più e di conseguenza anche i rischi. I settori dei servizi finanziari e bancari privati sono stati vittime di attacchi informatici per un valore di un paio di miliardi di dollari negli ultimi due anni.

L’adozione di soluzioni di sicurezza informatica crescerà con la penetrazione di Internet tra i paesi in via di sviluppo e quelli sviluppati. Inoltre, la rete wireless in espansione per dispositivi mobili ha aumentato la vulnerabilità dei dati.

– I fattori che invece ostacolano la crescita del mercato sono, la mancanza di consapevolezza e la disponibilità di soluzioni per la sicurezza informatica. Numerosi governi in tutto il mondo si sono gradualmente convinti della necessità di collaborazioni e iniziative congiunte per contrastare violazioni e attacchi frequenti.
Si prevede che il Nord America manterrà la sua posizione come il più grande mercato per le soluzioni di sicurezza informatica. La forte presenza di numerosi operatori storici del mercato, unita alle recenti minacce alla sicurezza nella regione, dovrebbe guidare ulteriormente l’adozione di queste soluzioni.

– A causa dei crescenti incidenti informatici, il governo americano sta investendo in modo significativo. Secondo i recenti piani di bilancio annuali, il governo Trump ha stanziato oltre 19 miliardi di dollari per la sicurezza informatica.

Vediamo 4 società del settore con ottime prospettive:

Palo Alto Networks (PANW)

Palo Alto Networks è nota soprattutto per lo sviluppo di firewall di rete all’avanguardia. Nel corso degli anni ha costantemente vinto riconoscimenti del settore per le sue ampie piattaforme di sicurezza.

Uno dei focus principali ed interessante di Palo Alto è il loro investimento in piattaforme AI. Agli inizi le contromisure riguardavano la risposta o la reazione alle violazioni dei dati. Ma con i meccanismi difensivi di Palo Alto, il sistema identifica le potenziali minacce e le elimina.

La società è rapidamente emersa come fornitore leader di sicurezza informatica e, poiché ha conquistato nuove attività, ritengo possa generare rendimenti durevoli nei prossimi anni.

Palo Alto Networks (PANW) - grafico

Fortinet (FTNT)

Fortinet produce importanti contromisure agli attacchi informatici. Questi includono firewall, software antivirus, sistemi di prevenzione degli intrusi e protocolli di sicurezza degli endpoint.

Con l’avanzare delle minacce informatiche, anche l’azienda ha fatto progressi. Un particolare tipo di gestione dinamica è nota come trasformazione digitale. Man mano che le aziende adottano varie nuove tecnologie, questa aumentano esponenzialmente le possibili violazioni dei dati. In altre parole, man mano che una società cresce, alcuni dei suoi rami possono essere più vulnerabili di altri.

Per proteggere i clienti in questa nuova era, Fortinet ha introdotto un nuovo sistema di sicurezza informatica. Combinando tutte le contromisure in un punto di comando centralizzato, Fortinet è in grado di offrire soluzioni efficaci in tutto lo spettro di business dell’azienda.

Fortinet (FTNT) - grafico

Check Point Software Technologies (CHKP)

Check Point Software Technologies si è guadagnata un’ottima reputazione nella fornitura di soluzioni combinate hardware + software per la sicurezza IT. A causa della continua evoluzione delle minacce online, Check Point ha dovuto adattarsi a una nuova realtà.

Negli ultimi anni, il rischio di ransomware* ha creato paura tra aziende e privati. Una forma particolarmente aggressiva di malware, il ransomware crittografa i file di una vittima, per poter riottenere l’accesso ai dati, gli interessati devono pagare un riscatto.

*I ransomware sono virus informatici che rendono inaccessibili i dati dei computer infettati e chiedono il pagamento di un riscatto per ripristinarli. Vediamo tutto ciò che bisogna sapere per prevenire e difendersi.

Nel 2016 le vittime hanno pagato collettivamente $ 1 miliardo in riscatti. Fortunatamente, Check Point offre una soluzione, fornendo piattaforme di intelligenza artificiale che rilevano e mettono in quarantena possibili attacchi ransomware. Inoltre, se si verifica un attacco, il sistema di sicurezza di Check Point si attiva immediatamente, mitigando i danni e lavorando per il ripristino dei dati.

Check Point Software Technologies (CHKP) - grafico

Symantec (SYMC)

Symantec è conosciuta per lo sviluppo dei marchi Norton e LifeLock. La maggior parte delle azioni del settore sicurezza informatica concentra le proprie risorse su misure di sicurezza aziendali. Symantec, che una volta faceva lo stesso, ora presenta anche una solida piattaforma per la sicurezza personale online.

Con i crimini informatici in aumento, la necessità di protezione dai furti di identità aumenta.

Da metà settembre di quest’anno, però, il titolo SYMC ha iniziato a scendere. Da una prospettiva a lungo termine, sarebbe da considerare come una situazione momentanea. Vista la specializzazione di Symantec in questo settore, sono certo che le prospettive per il titolo saranno positive.

Inoltre, a causa della natura incentrata sulla crescita, la maggior parte delle azioni di cyber security non fornisce reddito passivo. Symantec, tuttavia, offre un dividendo, non alto, dell’1,31% nulla di entusiasmante, ma almeno fornisce un certo grado di protezione, dato che i compratori prediligono titoli azionari che forniscono dividendi rispetto a quelli che non ne forniscono.

Symantec (SYMC) - grafico

Giuseppe Pascarella non possiede azioni delle società analizzate in questo articolo e non sono inserite nei portafogli Pasca Premium o Portafoglio Pascarella.

Analisi a cura di Giuseppe Pascarella – +393204082091 – info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium o Portafoglio Pascarella.

 

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L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Best Buy (BBY)

Best Buy (BBY) logo

Pasca Profit-scritta e logowww.pascaprofit.com

Best Buy (BBY) mercato NYSE ISIN:US0865161014

 

Best Buy (BBY) è attualmente all’interno della watchlist

Best Buy - Grafico

Analisi del business

Best Buy è uno dei maggiori rivenditori al dettaglio di elettronica di consumo negli Stati Uniti, con operazioni anche in Canada, Cina, Turchia, Porto Rico e Messico. Il gruppo fornisce principalmente prodotti informatici (computer, componenti periferiche, software), prodotti hi-fi (televisori, lettori DVD, ecc.), fotocamere, telefoni cellulari, sistemi audio ed elettrodomestici (lavatrici, frigoriferi, ecc.).

Il fatturato può essere suddiviso per area geografica nel seguente modo:

– Stati Uniti (92%): attraverso una rete di 1.293 negozi distribuiti per nome tra Best Buy (1.008), Best Buy Mobile (257) e Pacific Sales (28);

– Canada (7,4%): 185 negozi distribuiti tra Best Buy (134) e Best Buy Mobile (51);

– Altri paesi (0,6%).

Le aziende sussidiarie sono: Geek Squad, Magnolia Audio Video, Pacific Sales e in Canada il Future Shop Label. I prodotti sono inoltre commercializzati attraverso i siti Web (principalmente Bestbuy.com, BestBuyMobile.com, GeekSquad.com, MagnoliaAV.com, PacificSales.com, Speakeasy.net e FutureShop.ca).

Iniziamo a dare un’occhiata ai numeri:

Best Buy - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre. La dinamica futura stimata del fatturato indica un incremento annuale dell’1,5% per i prossimi anni, leggermente inferiore rispetto alla media degli ultimi 7 anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 1,7% all’anno. Secondo il consensus degli analisti di Wall Street, la crescita in termini di utile per azioni si attesta a quota 7.15% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono quindi un futuro meno prospero del recente passato, stimando tassi di crescita inferiori rispetto alla media degli ultimi anni (BBY ha incrementato in media l’utile netto del 10.32% annuo negli ultimi 5 anni).

Attualmente l’azienda paga un sostanzioso dividendo in crescita (aumentato mediamente del 6.40% all’anno negli ultimi cinque anni) con un dividend yield attuale pari a 2.77%, sostenuto da un Payout Ratio pari a 33.10%, che simboleggia la sostenibilità di questo tipo di remunerazione per gli azionisti. Nell’immagine seguente è mostrata la dinamica dei dividendi pagati dall’azienda negli ultimi 22 anni.

Best Buy - grafico - è mostrata la dinamica dei dividendi pagati dall’azienda negli ultimi 22 anni

Ultime trimestrali – 29 agosto 2019:

Best Buy (NYSE: BBY) il 29 agosto ha pubblicato i risultati relativi al primo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $1.08, dato superiore di $0.08 rispetto al consensus, mentre i ricavi del trimestre sono stati pari a $9.54B (+1.7 Y/Y), inferiore alle aspettative di un delta pari a $10M.
Le vendite ricavate dal mercato americano del trimestre sono cresciute del +2.1%, mentre i ricavi internazionali ex-USA sono diminuiti del 3.4%. Il gross profit sul mercato statunitense è pari a 24%, in rialzo rispetto al 23.8% dell’anno scorso, mentre l’EBIT margin è stato pari al 4%, migliore delle stime pari 3.7%.

Per quanto riguarda le guidance, il management Best Buy si aspetta ricavi per il terzo trimestre fiscale nell’intervallo tra $9.65-9.75 miliardi e anche un utile per azione tra $1.00-$1.05. L’utile previsto dal management per l’anno in corso si trova nell’intervallo tra $5.60-$5.75.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi dell’azienda, nel caso ve ne siano. Sicuramente Best Buy beneficia delle caratteristiche di essere leader nel settore retail di elettronica di consumo, capitalizzando la crescente domanda di prodotti elettronici, ma riteniamo la società priva di un vero e proprio fossato economico, a causa dell’aumento della pressione competitiva nel settore e a causa dei bassi costi di commutazione per i clienti. La tendenza verso la commoditizzazione dei prodotti di elettronica vede il pricing come il maggiore fattore di differenziazione di prodotti, favorendo giganti come Amazon e Walmart e sfavorendo società come Best Buy.

Inoltre, il cambiamento nel comportamento dei consumatori, sempre più improntato verso i canali online, riduce e continuerà a ridurre le transazioni in negozi fisici a danno del business core. Queste dinamiche settoriali mettono sotto pressione la marginalità aziendale, per la quale prevediamo una dinamica fino ad arrivare all’obiettivo del 5% entro cinque anni.

L’azienda sta rispondendo con strategie di miglioramento nell’efficienza operativa, mediante automatizzazione di magazzino, efficientamento nella gestione degli affitti degli store, nuove partnership e lo spostamento del modello di business verso un modello service-based. Queste iniziative necessitano di importanti flussi di cassa in termini di spese in conto capitale che pesano negativamente sui margini aziendali e sui risultati di Best Buy.

Best Buy - tabella -sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 6/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 7/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Best Buy appare positiva, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 4.62 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default media nel breve termine, pari a 16.02% (risultato minore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”). Il Free Cash Flow rapportato all’indebitamento di lungo termine risulti pari al 48.51% (risultato positivo), mentre l’Interest Coverage Ratio è pari a 29.10, molto positivo considerando che all’interno dei nostri screening si da preferenza ad un dato superiore a 8. Nel complesso siamo di fronte ad una salute finanziaria leggermente superiore rispetto alla media delle imprese.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, l’azienda presenta un “Profitability Rank” pari a 7/10, leggermente superiore rispetto alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, BBY è caratterizzata da rendimenti sul capitale molto alti: adjusted ROIC trailing = 19,78%, ROE trailing = 45,68%; entrambi questi dati sono sensibilmente in miglioramento rispetto alle medie degli ultimi 10 e 5 anni, le quali sono comunque molto positive e superiori al 10%. I tassi di crescita stimati dei risultati futuri sono stati diverse volte revisionati al ribasso, mentre abbiamo a consuntivo una sostanziale stagnazione dei ricavi che deve preoccupare gli investitori value orientati al lungo termine.

La valutazione

Best Buy - tabella - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione più interessante rispetto alle medie macro-settoriali combinati con una profittabilità maggiore rispetto alla media dei competitors. Il nostro sistema interno di rating di valutazione relativa (ratios valutativi, di profittabilità, crescita e momentum) classifica BBY con un punteggio di 9/10, risultato molto positivo determinato soprattutto dalla profittabilità aziendale e dalle valutazioni di mercato interessanti.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 74.92 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira ad una stima approssimativa del valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’eps in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e medio adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine il prezzo è leggermente inferiore rispetto ai valori intrinseci, a livelli che non permettono un margine di sicurezza per eventuali investimenti.

Best Buy - grafico - mostrato il Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Concentriamoci ora sui rischi e le incertezze legate al business di Best Buy. La prima fonte di rischio è legata alla mancanza di vantaggi competitivi tali da generare un fossato economico in grado di difendersi dagli attacchi dei competitors. Amazon, Walmart e altre piattaforme online di piccole dimensioni hanno la capacità di mantenere prezzi inferiori rispetto a Best Buy, mangiando quote di mercato a quest’ultima.

Il management ha intrapreso strategie di miglioramento finalizzate all’ottimizzazione della struttura dei costi e di miglioramento dell’esperienza in-store offerta ai clienti, ma il settore presenta alcune criticità che è necessario monitorare. Stiamo parlando, ad esempio, della necessità di continuo rinnovamento dell’offerta al cliente, della commoditizzazione dei prodotti elettronici e della forte competizione che si scarica sui prezzi di vendita. La migrazione verso le vendite online e la vendita digitale diretta di software tramite download sono driver negativi per i risultati di Best Buy. Inoltre, la tendenza verso un modello di business service-based è accompagnata da alcuni segnali di allarme: innanzitutto, vi è un incremento di rischio operativo legato alla maggiore complessità del business rispetto ad un business retail puro, ma anche alla alta probabilità di essere copiati dai competitors, caratteristica che contraddistingue soprattutto il settore retail.

L’imponente piano strategico di riduzione dei costi operativi (riduzione dei costi pari a $ 3 mld nei prossimi sei anni) ha sicuramente lati positivi, come evidenziato nella sezione dei vantaggi competitivi, ma anche svantaggi, ad esempio la stagnazione dei ricavi che continuerà con tutta probabilità.
Ultimo fattore, ma non di importanza, riguarda l’impatto negativo dei dazi doganali sui risultati aziendali.

Le mie conclusioni

Aggiorniamo il nostro rating su Best Buy reiterando l’Hold rating. L’azienda non ha particolari vantaggi competitivi e si trova all’interno di un settore in forte cambiamento. Secondo le nostre analisi quantitative un eventuale investimento nel capitale azionario dell’azienda non beneficia di margini di sicurezza: il valore intrinseco dell’azienda, infatti, è molto vicino al prezzo di mercato. Seppur riteniamo apprezzabile acquistare un’azienda di ottima qualità a prezzi vicini al valore intrinseco, crediamo che la qualità del business di BBY non sia tale da garantire un rendimento adeguato per i prossimi anni. Ulteriori analisi di tipo qualitativa e aggiornamenti quantitativi saranno svolti allo scopo di valutare il mantenimento del titolo all’interno della watchlist specifica.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.

 

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L’oro è ancora un bene di rifugio, ma attento al peso nel portafoglio

lingotti d'oro

Mi capita spesso di parlare con clienti e di sentire che l’oro è un bene di rifugio. Lo è stato per tanti anni, ora la correlazione con il mercato sta cambiando nel tempo, infatti è sempre meno un bene rifugio e sempre più uno strumento speculativo.

Quindi mi sorgono varie domande, perché tutti abbiamo oro nel portafoglio? A cosa serve veramente? Ci protegge da un periodo negativo?

Avere un portafoglio con più asset allocation è la soluzione migliore. Non prestare attenzione a chi ti propone solo obbligazioni, solo materie prime, solo bitcoin o solo azioni. È semplice, nel tuo portafoglio mettici un po’ di tutto, i pesi fanno la differenza, e questa è la parte difficile. Nel mio libro Battere il Benchmark dedico una parte nello spiegare come suddividere un portafoglio per essere equilibrato in ogni periodo di mercato, attenzione, essere equilibrato non significa che uno sale e l’altro scende, altrimenti il tuo rendimento sarebbe zero.

Un buon portafoglio dovrebbe avere una parte azionaria, obbligazionaria, oro e liquidità.

Ovviamente solo i primi due ti offriranno un reddito pagato nel tempo, dividendi o plusvalenze, la liquidità, con i tassi bassi di questo periodo, è praticamente a perdere, ma poco importa, una parte dobbiamo sempre averla perché ci offre la giusta flessibilità di muoverci quando si presenterà un’opportunità.

Ne manca uno, bravo, l’oro. Lui non fa nulla. Non paga un reddito. Tuttavia, nonostante tutto, l’oro è stato usato come riserva di valore per secoli. Perché? La gente spesso sostiene che:

“L’oro ha un valore solo perché gli altri lo dicono”. È vero, ma è un’affermazione semplicistica, allora anche le conchiglie che mia figlia ha raccolto al mare potrebbero valere qualcosa, se qualcuno decidesse di pagare per comprarle.

Ma non è così. Se vuoi trovare un oggetto che può fungere da riserva di valore per un periodo di tempo molto lungo, allora in realtà ci sono pochi sostituti all’oro.

Pensiamo per un attimo alla tavola periodica, quanti elementi ci sono? Non puoi trattenere facilmente un gas o un liquido, quindi gli elementi che si trovano in quella condizione, a temperatura ambiente non li possiamo considerare. La maggior parte delle altre sostanze sono troppo reattive, ad esempio la maggior parte dei metalli si arrugginisce o si appanna. Una riserva di valore è inutile se marcisce nel tempo.

Scopri così che l’oro è la migliore sostanza per il lavoro. Ci fai degli ottimi anelli, ma non solo, anche in campo industriale trova il suo spazio. È abbastanza malleabile come metallo. È abbastanza raro, quindi prezioso, ma non così raro da essere poco pratico da usare come mezzo di scambio. È facilmente trasportabile da un luogo all’altro. Non si deteriora: ogni tanto un archeologo trova un ammasso d’oro di mille anni fa, ma il suo valore intrinseco è identico all’anello di mia mamma.

In breve, l’oro è prezioso perché gli esseri umani hanno bisogno di una riserva di valore e di un mezzo di scambio – vale a dire denaro – e capita che sia la sostanza che si adatta meglio a questa specifica situazione.

Le azioni sono fantastiche, a meno che la società non fallisca. Le obbligazioni vanno bene, a meno che il mutuatario non ti ripaghi. Il contante in banca è utile, a meno che la valuta non collassi o che la banca non fallisca o entrambe.

Ecco perché ti suggerisco di possedere dell’oro come parte del tuo portafoglio diversificato (una guida molto approssimativa è del 5% – 10%, sebbene ciò dipenda dalle circostanze).

Detto questo, ci sono momenti in cui l’oro tende a fare meglio rispetto ad altri asset, quando ad esempio i tassi di interesse “reali” (dopo l’inflazione) diminuiscono. Cosa significa? Significa che il tasso di inflazione sta aumentando più rapidamente di quanto i tassi di interesse possano tenere il passo. Ciò può accadere per alcuni motivi e indica principalmente problemi economici più ampi.

1) L’inflazione potrebbe essere in aumento e i tassi di interesse in calo. Ciò avverrebbe generalmente durante la “stagflazione” – un’economia sufficientemente debole da consentire alla banca centrale di allentare la politica monetaria, unita all’aumento dei prezzi. Questo è accaduto negli anni ’70, per esempio.

2) In alternativa, l’inflazione potrebbe diminuire, ma i tassi di interesse calerebbero più rapidamente, il che indicherebbe una banca centrale che cerca di evitare un periodo di deflazione* potenzialmente dannoso per l’economia.

*La deflazione è, in macroeconomia, una diminuzione del livello generale dei prezzi, che genera un incremento del potere d’acquisto della moneta.

3) Oppure l’inflazione potrebbe aumentare e i tassi di interesse anche, ma più lentamente, il che indicherebbe un’economia in pericolo di surriscaldamento e una valuta a rischio di svalutazione.

L’oro tende a beneficiare quando gli investitori sono più preoccupati della solvibilità e del rischio di controparte all’interno del sistema finanziario. L’oro non ha una controparte, quindi è attraente in un mondo in cui nessuno è sicuro di chi si possa fidare.

Puoi capire perché le persone spesso pensano all’oro come a una risorsa “apocalittica”. Tende a fare bene quando le cose sembrano problematiche, mentre la maggior parte delle risorse si manifesta nei climi più tranquilli. Ma questo è il punto di diversificazione: abbiamo giorni piovosi e giorni di sole, quindi è sensato prepararsi per entrambi.

In termini di acquisto di oro, ci sono molte opzioni. Puoi acquistare oro fisico sotto forma di lingotti o monete e conservarlo da solo (sconsigliato), oppure si possono comprare ETC (ETF di materie prime) dedicati all’oro.

Un punto che vorrei sempre sottolineare è che quando parliamo di oro, intendiamo specificamente l’oro, non le miniere o chi vende catenine. Le miniere possono fare bene quando il prezzo dell’oro sta andando bene, ma quando le analizzi come parte di un portafoglio, dovresti sempre considerarle come parte della tua allocazione azionaria, non della tua allocazione in oro.

Pascarella Giuseppe