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Il settore dell’energia solare è ad un punto di svolta, quali aziende visionare

Pannelli solari energia rinnovabile

Il settore delle energie rinnovabili è pronto per entrare in una nuova fase di crescita guidata principalmente dall’aumento della domanda dei clienti, dalla competitività dei costi, dall’innovazione e dalla collaborazione.

Per la prima volta in assoluto, nell’aprile 2019, l’energia rinnovabile ha superato il carbone fornendo il 23 percento della produzione di energia degli Stati Uniti, rispetto alla quota del 20 percento del carbone. Nella prima metà del 2019, l’eolico e il solare hanno rappresentato insieme circa il 50% della produzione totale di elettricità rinnovabile negli Stati Uniti, sostituendo il dominio dell’energia idroelettrica.

Spinto dal fatto che il solare è diventato economico quanto i combustibili fossili in molte aree – insieme a l’intensificarsi delle preoccupazioni ambientali – l’energia solare è in procinto di avere un anno record nel 2020. Tuttavia, a causa di alcuni motivi ingiustificati, alcuni dei titoli azionari solari di altissima qualità vengono nuovamente scambiati a livelli molto bassi e arrancano sul mercato.

IHS Markit ha recentemente stimato che gli impianti solari globali aumenteranno del 14% quest’anno a 142 gigawatt (GW). Inoltre ritiene che oltre 40 paesi aggiungeranno almeno 1 gigawatt di energia solare nel 2020. IHS prevede anche che la domanda solare della Cina sarà inferiore rispetto agli anni precedenti a causa della sua “fase di transizione”.

Quali sono le società con le più basse valutazioni in termini di prezzo che sarebbero da analizzare e seguire? Ne ho scovate cinque, ma solo tre mi convincono, di seguito ti mostro una breve analisi, ricorda che non sono consigli di acquisto, ma titoli che sto monitorando in quanto potrebbero essere delle perle di mercato.

Numero installazioni impianti energia solare nel mondo

 

Daqo New Energy Corp. (DQ)

Daqo New Energy Corp. è una società cinese impegnata nella produzione di silicio monocristallino (mono-Si) e polisilicio (poli-Si), principalmente per l’uso in sistemi fotovoltaici solari. La società gestisce un impianto di produzione mono-Si e poly-Si situato a Shihezi, nella provincia dello Xinjiang, in Cina. Precedentemente produceva wafer di silicio in una struttura a Chongqing, in Cina (fuori produzione nel 2018) e moduli fotovoltaici in una struttura a Nanchino, sempre Cina (fuori produzione nel 2012).

Sito Internet: http://www.dqsolar.com
Capitalizzazione 694 milioni di dollari

La società ha registrato risultati molto positivi nel terzo trimestre nonostante la crisi solare in Cina. I ricavi della società sono saliti a $ 83,9 milioni da $ 66 milioni del trimestre precedente. Inoltre, il suo margine lordo è salito al 21,5% rispetto al 13% nel secondo trimestre del 2019.

A settembre, DQ ha firmato un nuovo accordo di fornitura di due anni con JKS, che nel 2018 è stato il più grande produttore di moduli al mondo. Inoltre, in agosto, ha concluso un accordo triennale di 112.000 megatoni di polisilicio con un’altra importante azienda cinese di energia solare, LONGi.

Dal momento che il recente mercato ha scontato le società cinesi quotate negli Stati Uniti a causa del sentimento di guerra commerciale, DQ potrebbe voltare pagina grazie ai suoi utili stimati intorno ai 122 milioni di dollari nel 2020. Gli investitori dovrebbero considerare i rischi aggiuntivi di possedere azioni cinesi quotate negli Stati Uniti nell’attuale contesto politico.

Stima di crescita delle vendite +71,6% prossimi 2 anni

SolarEdge (SEDG)

SolarEdge Technologies Inc. è un fornitore di ottimizzatori di potenza, inverter solari e sistemi di monitoraggio per array fotovoltaici. Questi prodotti mirano ad aumentare la produzione di energia attraverso il monitoraggio del punto di massima potenza (MPPT). Fondata nel 2006, la società ha uffici negli Stati Uniti, Germania, Italia, Giappone e Israele. Tesla utilizza l’inverter a corrente continua (DC) ottimizzato di SolarEdge e la tecnologia della batteria di tipo automobilistico. Il sistema è progettato per un’installazione efficiente all’aperto e include il monitoraggio remoto e la risoluzione dei problemi per mantenere bassi i costi di funzionamento e manutenzione.

Sito Internet:https://www.solaredge.com/
Capitalizzazione 5 miliardi di dollari

SolarEdge sta consolidando la sua presenza sul mercato e il suo marchio in un settore fiorente. La società sta inoltre iniziando a incorporare altre promettenti tecnologie energetiche come lo stoccaggio. In effetti, SolarEdge sta pianificando di integrare sempre più batterie residenziali e commerciali nel suo modello di business. Questo è intelligente, dato che la tecnologia delle batterie sta diventando sempre più economica con l’avvento dei veicoli elettrici. Combinando un’intera suite di soluzioni da inverter e ottimizzatori di potenza a batterie e soluzioni di monitoraggio, SolarEdge si differenzia dalla concorrenza offrendo un intero ecosistema di prodotti energetici.

Considerando la crescita di SolarEdge, è ancora a buon mercato con la sua valutazione attuale di $ 4,6 miliardi e un rapporto P/E di 23. La domanda di energia solare continuerà probabilmente la sua crescita esponenziale col miglioramento della tecnologia solare fotovoltaica.

Inoltre, il generale spostamento della società verso le energie rinnovabili e lontano dai combustibili fossili non farà che accrescere ulteriormente la domanda di energia solare. Queste tendenze dovrebbero sostenere la domanda per i prodotti SolarEdge in futuro.

Stima di crescita delle vendite +23.3% prossimi 3 anni

JinkoSolar (JKS)

JinkoSolar Holding è attualmente il più grande produttore di pannelli solari al mondo. Con sede a Shanghai, in Cina, la società ha iniziato come produttore di wafer nel 2006 ed è diventata pubblica alla Borsa di New York nel 2010. Distribuisce e vende i suoi prodotti solari a servizi commerciali e residenziali in Cina, Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Cile, Sudafrica, India, Messico, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Italia, Spagna, Francia, Belgio e altri paesi e regioni. JinkoSolar ha oltre 13.500 dipendenti nelle sue 6 strutture produttive a livello globale, con 15 filiali all’estero.

Sito Internet: https://www.jinkosolar.com/
Capitalizzazione 861 milioni di dollari

Ancor prima che l’epidemia di coronavirus in Cina iniziasse a spaventare gli investitori, il titolo JinkoSolar aveva iniziato a scendere dal suo recente massimo di $ 24,36 raggiunto il 14 gennaio. Penso che il principale catalizzatore per la discesa sia stato l’impegno della Cina, come parte dell’accordo commerciale di Fase 1 con gli Stati Uniti, l’acquisto di $ 50 miliardi di esportazioni americane di energia.

Tuttavia, molti dubitano che la Cina seguirà questo impegno; Soprattutto perché non ha ancora rimosso la sua tariffa sulle importazioni statunitensi di gas naturale. Ancora più importante, con il carbone che rappresenta la maggior parte della produzione di elettricità della Cina e il paese che cerca di ridurre il suo alto livello di inquinamento, il buon senso impone che il paese sostituirà le importazioni di gas naturale con carbone anziché con energia solare. Il solare è anche importante per Pechino perché ha fornito un buon impulso alle esportazioni e al mercato del lavoro del paese.

Inoltre, JKS non dipende affatto dalla Cina. Anche se il mercato solare cinese stava crollando nel terzo trimestre, la società ha registrato risultati molto positivi. Le spedizioni di moduli solari JKS sono aumentate del 12,6% su base annua, i suoi ricavi sono aumentati di quasi il 12% su base annua e il suo margine lordo è arrivato al 21,3%, in aumento dal 16,5% nel secondo trimestre e del 14,9% nel terzo trimestre del 2018.

Tuttavia, i risultati dell’azienda miglioreranno sensibilmente se, come previsto, la Cina riprenderà con forza nel 2020. A novembre, JKS ha dichiarato di aspettarsi che le spedizioni dei suoi moduli saliranno di circa il 35% rispetto al 2019. Il 17 gennaio, la società ha annunciato che l’efficienza dei suoi moduli solari bifacciali aveva raggiunto il 22,49%, superando un record mondiale.

Morgan Stanley ha riferito di aver acquisito quasi nove milioni di azioni di JKS, il che vale per una partecipazione del 5% nella società.

Attuale prezzo contro valore instrinseco

Conclusioni

L’anno a venire promette un’ulteriore crescita nel settore delle energie rinnovabili. È probabile che le energie rinnovabili continuino a spostarsi nei mercati emergenti poiché le utility e le autorità di regolamentazione le preferiscono dato che sempre più cittadini le scelgono per risparmiare sui costi e rispondere alle preoccupazioni relative ai cambiamenti climatici.

Tuttavia, l’incertezza della politica commerciale e tariffaria probabilmente terrà l’industria sul filo del rischio, ma le aziende pronte ad innovare, collaborare e cogliere nuove opportunità probabilmente prospereranno in una nuova fase di crescita rinnovabile.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Canadian Pacific Railway Limited (CP)

Pasca Profit

www.pascaprofit.com

Canadian Pacific Railway Limited (CP) mercato NYSE ISIN:CA13645T1003

 

Canadian Pacific Railway (CP) è attualmente all’interno della watchlist

Canadian Pacific Railway Limited

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Canadian Pacific Railway Limited (NYSE:CP) possiede e gestisce una rete di circa 22.500 km di linee ferroviarie in Canada e negli Stati Uniti. Le merci trasportate da CP comprendono grano, carbone, zolfo, prodotti industriali, chimici e forestali. Nel corso del 2018 Canadian Pacific ha trasportato spedizioni di grano (22% delle entrate merci), container intermodali (22%); prodotti energetici, prodotti chimici e materie plastiche (17%); carbone (9%), fertilizzanti e potassa (10%); prodotti automobilistici (5%) e un mix diversificato di altri prodotti.

Sales per Businesses

Sales per Regions

Ultime trimestrali – Ottobre 2019:

Canadian Pacific Railway (NYSE: CP) il 29 gennaio ha pubblicato i risultati relativi al terzo trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a C$4.77, superiore rispetto al consensus degli analisti di C$0.10, e ha rilasciato un EPS GAAP pari a C$4.82, anch’esso superiore alle stime di C$0.15.

Inoltre, i ricavi del trimestre sono stati pari a C$2.07B (+3 Y/Y), superiore rispetto alle aspettative di un delta pari a C$50M.

Nell’immagine sottostante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre, in dollari canadesi:

Annual Income Statement Data

 

La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica una situazione di crescita con incrementi previsionali nel range tra l’5.50% annuo per i prossimi 5 anni, in declino rispetto alla media degli ultimi tre anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 7.67% annua. Nell’immagine seguente è mostrata la tendenza previsionale del fatturato (in $) secondo il consensus degli analisti:

Consensus Revenue Estimates

Inoltre, secondo le previsioni, la dinamica di lungo termine in termini di EPS è prevista in crescita di circa l’9.16% annuo composto per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita inferiori rispetto al recente passato (CP ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 12.21% annuo negli ultimi 5 anni). Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica previsionale dell’utile per azione:

Consensus EPS Estimates

L’azienda, inoltre, è caratterizzata da un trend di crescita del dividendo a remunerazione degli azionisti. CP paga dividendi dal 2001 e li ha mediamente incrementati del 7.97% annuo, stimando la crescita con una regressione sulla serie storica. Il payout ratio attuale è pari al 18%. L’attuale dividend yield è pari ad un 0.89%, risultato inferiore del 82.55% delle aziende del settore di riferimento (settore “trasporti”). Mostriamo, nella seguente immagine, l’history del dividendo staccato dal titolo CP:

Dividend Growth History

Canadian Pacific Railway è caratterizzata da fondamentali positivi che la classificano come azienda di alto livello qualitativo. Possiamo elencare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità intrinseca o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

Dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 44.91% (trailing), risultato positivo e in miglioramento rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Il net margin, invece, è stato pari al 30.01% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi. Quest’ultimo dato è superiore rispetto alle medie storiche, ed è sicuramente un risultato molto positivo considerando che rappresenta una marginalità netta superiore al 93.99% delle aziende del settore “trasporti”.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

ROIC

 

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 14.27%, in aumento rispetto alle medie degli ultimi anni e ampiamente superiore del costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica rappresenta un segnale estremamente positivo per gli azionisti, poichè, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento superiori al costo del capitale permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale rimanga stabile a questi valori.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 5 anni è stato pari al 9.60%, un risultato sicuramente positivo.

Dinamica dell'utile netto

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità estremamente positive, con un rendimento sul capitale sensibilmente superiore al costo medio del capitale e con importanti driver di crescita.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andiamo sinteticamente ad analizzare i vantaggi competitivi della società.  Il fossato economico di Canadian Pacific si basa sul vantaggio competitivo in termini di costo su economie di scala. La rete ferroviaria di CP, la quale attraversa il Canada da est a ovest, con operazioni anche negli Stati Uniti, rappresenta una barriera all’entrata quasi impenetrabile per i competitors attuali o potenziali tali. Questi vantaggi competitivi si sostanziano in rendimenti sul capitale e marginalità operative superiori alla media del mercato.

Se è vero che verranno effettuati investimenti per estendere le linee ferroviarie esistenti e per ripristinare le linee attualmente abbandonate, difficilmente ci saranno investimenti in costruzioni di nuove linee.

Inoltre, a differenza delle alternative di trasporto le ferrovie sono l’opzione economicamente più conveniente nel caso in cui non vi siano vie navigabili, in particolare per le merci con un valore basso per unità di peso; questo soprattutto per il risparmio di forza lavoro. Quest’ultimo aspetto rappresenta sicuramente un importante driver di crescita per il settore.

Questi aspetti qualitativi dell’azienda sono rispecchiati dai risultati di bilancio, di cui abbiamo anche parlato nella sezione precedente. Per esempio, Canadian Pacific ha la capacità di generare valore per gli azionisti riuscendo ad ottenere rendimenti sul capitale superiori al costo del capitale e superiori rispetto alla media settoriale e storica.

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

Financial Strength - Profitability Rank

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 4/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 9/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di CP è da monitorare, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Lo Stato Patrimoniale presenta, inoltre, un current ratio pari a 0.57 e un quick ratio del 0.48, i quali sono segnali negativi da monitorare riguardanti la capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine.

Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 3.09 (un risultato > 3 indica una situazione di salute finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 34% (risultato maggiore di 30%, il quale viene considerato “valore soglia”), il quale rappresenta un risultato negativo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari a 6.79 leggermente inferiore rispetto ai nostri standard di stock screening.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Canadian Pacific presenta un “Profitability Rank” pari a 9/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, CP è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 14.81%, mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 7/10.

Come è possibile notare dalla tabella, gli indicatori di marginalità, redditività e crescita sono superiori alle medie del settore e alle medie storiche dell’azienda: segnale positivo per un investitore alla ricerca di aziende di qualità.

L’immagine seguente mostra le revisioni delle stime per quanto riguarda l’utile per azione (EPS) per l’anno in corso e per l’anno 2020 (immagine sopra) e le stime per il fatturato dell’anno in corso e dell’anno prossimo (immagine sottostante seguente). La dinamica è negativa, entrambe le stime sono state riviste al ribasso nel corso dell’anno.

EPS Revisions - Revenue Revisions

La valutazione

Valutation Rank

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione sensibilmente superiore alle medie macro-settoriali ma basata su di una profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria di rischiosità media. Il PEG ratio adjusted, ossia il ratio costruito dividendo il P/E per il tasso di crescita stimato in termini di eps, ha un valore pari a 2.60: valore qualitativamente peggiore rispetto alla mediana dei competitors che si attesta ad un punteggio di 2.02.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 270.40 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 (P/E medio storico del mercato USA) l’EPS in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato al di sopra della Peter Lynch Earnings Line e al di sopra della linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (situazione di leggera sopravvalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing leggermente superiore rispetto alle medie storiche.

Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il fattore di rischio principale per Canadian Pacific è relativo alla sfera macroeconomica. CP è particolarmente esposta, infatti, alle condizioni dell’economia nordamericana e dell’economia cinese. I risultati dell’azienda sono fortemente collegati, data la natura ciclica dell’operatività, alla salute e alla crescita di queste zone geografiche.

Sussiste inoltre un rischio operativo derivante dalla posizione geografica della rete ferroviaria, il cui clima rigido e la possibilità di valanghe possono compromettere l’efficienza aziendale.

Parlando di rischi non possiamo non citare anche la concentrazione clientelare. Teck Resources è il principale cliente di CP e, da sola, genera circa il 10% dei ricavi aziendali. Questo fatto ci indica una situazione di eccessiva esposizione verso un cliente singolo e deve essere combinata con una valutazione di Teck Resources.

Ultimo, ma non meno importante, fattore di rischio è legato alle valutazioni di mercato dell’azienda. A livello relativo, l’azienda appare sopravvalutata rispetto ai competitors, mentre a livello assoluto l’azienda appare valutata efficientemente dal mercato.

Le mie conclusioni

Canadian Pacific è entrata in watchlist dopo uno screening statunitense qualitativo, basato su un algoritmo che prende in considerazione aspetti valutativi, finanziari e reddituali. Riteniamo che non ci sia un margine di sicurezza su un eventuale investimento nel capitale azionario di CP, ma che i fondamentali siano attualmente molto positivi. L’investitore può ottenere rendimenti superiori al mercato anche senza il beneficio del margine di sicurezza (gap positivo tra valore intrinseco e valore di mercato) nel lungo termine se la società ha fondamentali solidi e vantaggi competitivi importanti e sostenibili nel tempo. Verranno effettuate ulteriori analisi sia quantitative che qualitative sul titolo per stabilire definitivamente il rischio/rendimento di un eventuale investimento.

 

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

Le informazioni qui contenute sono solo a scopo informativo.

 

 

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Editoriale Pascarella: Perchè Warren Buffett ritiene che le azioni siano valutate poco?

Buffett, Gates & Munger

Il mercato si sa, vive di emozioni, come le persone, quando si sfoga fa emergere tutta la sua razionalità e creatività ed è sincero. Spesso leggo alcuni articoli di trader o economisti, oppure sento amici e colleghi definire un periodo di crescita “un rally guidato dalla liquidità”. Cosa significa esattamente? Che la politica monetaria sta forzando i prezzi delle azioni verso l’alto, è esattamente ciò che avrai sentito negli ultimi mesi del 2019, un anno toro a tutti gli effetti. Non è del tutto vero, anche se una parvenza di verità in questo motto popolare c’è.

Un’altra condizione “popolare” per cui i prezzi delle azioni sono saliti così tanto, è dovuto al fatto che i tassi di interesse sono molto bassi, ciò giustificherebbe le valutazioni elevate delle aziende. In mezzo a tutto questo turbinio di ipotesi del perché il mercato continua a salire, non può mancare una nota su Warren Buffett.

Se negli ultimi mesi avete vissuto in una caverna, vi aggiorno volentieri. Si fa un gran parlare sul fatto che la Berkshire Hathaway, società di Warren Buffett, abbia chiuso il 2019 con una liquidità pari a 132 miliardi di dollari. Un livello di liquidità mai raggiunto dalla società e questo spaventa il mercato, perché immagina che Buffett stia attendendo il grande calo per aprire il portafoglio (quello che sta nella tasca) e acquistare un’azienda di qualità ad un prezzo ridicolo.

Mi ci metto anche io, tranquilli, in un mio articolo di nemmeno due settimane Warren Buffett vuole entrare in Boeing, ecco perchè se ne parla tanto faccio proprio riferimento al livello di liquidità della BRK e di come Boeing sia un titolo che Buffett apprezzerebbe molto. In una intervista a CNBC di qualche giorno fa, lo stesso Buffett ha dichiarato:

“Penso che le azioni siano ridicolmente economiche”

Il punto però è, questa affermazione è stata una parte di quale contesto? Perché è importante conoscere tutta la storia, molti giornali hanno riportato solo questa frase di Buffett, ma dietro c’è un dialogo con l’interlocutore importante. Io la concludo, così magari capiamo meglio cosa intende l’Oracolo.

“Con l’inflazione che la Federal Reserve ha fissato al 2% come obiettivo non molto tempo fa, il denaro non costa nulla, puoi stampare un sacco di soldi e avere la piena occupazione e nessuna inflazione. Non penso che tu possa avere queste cose a questi livelli, tassi di interesse bassi e tenere il deficit di bilancio stabile per un lungo periodo di tempo. La convergenza di questi fattori sembra improbabile. Generalmente, se ritengo che qualcosa sia impossibile, cambierà nel tempo. Non so in che modo, ma non credo che possiamo continuare ad avere queste variabili nel tempo.”

La battuta di Buffett sul fatto che le azioni fossero a buon mercato era in risposta a una domanda sulle ampie valutazioni del mercato azionario, ma seguiva le orme del suo socio in affari, Charlie Munger, che rispondendo alla stessa domanda metteva in discussione le valutazioni delle obbligazioni. Come dargli torto, i politici in Europa e America hanno imparato che stampare denaro tiene lontano il pericolo di crisi.

 

Ma quando stampi troppo denaro, alla fine perdi il controllo e finisci proprio come il Venezuela*.

L’inflazione sempre più alta e la necessità per i venezuelani di usare tantissime banconote per pagare i beni più comuni ha causato parecchi problemi alla banca centrale del Venezuela, che si è ritrovata nell’ultimo anno ad avere un disperato bisogno di banconote per sostenere l’economia del paese. In una situazione di inflazione altissima come quella del Venezuela, stampare moneta è l’unico modo che una banca centrale ha per tenere in piedi l’economia ed evitare che improvvisamente le persone si ritrovino del tutto senza soldi. Questa misura, necessaria per evitare un collasso dell’economia, è però allo stesso tempo dannosa: se viene stampata più moneta si toglie valore a quella che già c’è in circolazione, aumentando di fatto l’inflazione e facendo peggiorare la situazione iniziale che si voleva risolvere.

Quindi la citazione di Buffett era davvero più di una risposta a una domanda sulle valutazioni; è stata davvero una risposta alla domanda: “Le valutazioni di azioni e obbligazioni sono troppo alte?

Sembra che qualcuno creda che il 3% sull’obbligazione trentennale sia impraticabile sul lungo periodo, visto anche il livello di disoccupazione basso e il deficit al 5%. Se queste ultime due variabili dovessero rimanere invariate, i tassi di interesse dovrebbero essere più elevati e quindi le valutazioni azionarie inferiori. Per giustificare il 3%, d’altra parte, la disoccupazione dovrebbe essere più elevata o il deficit molto più basso. In entrambi i casi, saremmo di fronte ad una recessione e quindi una riduzione delle valutazioni azionarie.

Forse, questo è il motivo per cui Buffett detiene attualmente la sua più grande posizione liquido nella storia della BRK. Certamente non si comporta come se le azioni fossero “ridicolmente economiche”, come molti vorrebbero credere oggi, in un mercato azionario alla sua massima valutazione nella storia.

Alla luce dei suoi commenti, sono sicuro che avrebbe voluto essere in grado di acquistare metalli preziosi negli ultimi anni piuttosto che permettere a quel mucchio di contanti di crescere dove si trova oggi. Oppure, come lui stesso ha ammesso ai suoi dipendenti, “la liquidità non ci rende felici“. Quindi la prossima mossa sarà davvero una un’acquisizione elefante (ossia una mega acquisizione)?

Proprio a maggio, in una lettera agli azionisti, aveva annunciato di essere alla ricerca di una grossa preda, e aveva fatto riferimento alla metafora di un elefante. Ma al momento ancora niente. Se non per il fatto che sulla lista dei desideri di Buffett sarebbero entrati quest’anno alcuni titoli, da Altria Group (MO) a Capri Holdings (CPRI), da Micron Tecnology (MU) a Regeneron Pharmaceuticals (REGN), da Tapestry (TPR) ad Urban Outfitters (URBN).

L’unica cosa che ha fatto Buffett è stata vendere circa 750 mila delle sue 248 milioni di azioni Apple (un quarto del patrimonio) e oltre 31 milioni di azioni di Wells Fargo nel terzo trimestre. Buffett, cosa bolle in pentola?

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Il coronavirus fa paura, ma è irrilevante per i tuoi investimenti

La diffusione del coronavirus sta causando allarme in tutto il mondo. Sebbene possa rappresentare una seria minaccia a breve termine per la salute umana, non è qualcosa che dovrebbe influire sulle nostre decisioni di investimento. 

“I mercati finanziari mondiali sono stati colpiti dal coronavirus cinese.”

Questo è uno dei tanti titoli che si legge sui maggiori quotidiani di finanza oggi, naturalmente, le prime pagine dei giornali sono molto più aggressive nel sensazionalizzare la vicenda.

Dal punto di vista degli dei nostri investimenti, dovremmo preoccuparci? Direi proprio di no. Nel mondo, ogni giorno accadono cose orribili, ci sono guerre, epidemie, violenze, atti terroristici e chissà cos’altro, ma quando si parla di investimenti, tutti questi fattori esogeni, che ci colpiscono umanamente perchè dirompenti e tragici, sono di breve durata e spesso vengono risolti in modo rapido. 

Vorrei fare un esempio, molti di voi si ricorderanno che nel 2003 ci fu l’epidemia di SARS. Secondo il calcolo dell’Oms, tra il 2002 e il 2003, la Sars ha causato 813 decessi. Le persone contagiate sono state 8.437 (la mortalità del virus è stata dunque di circa il 10 per cento), sparse in una trentina di Paesi. Un virus decisamente peggiore dell’attuale coronavirus. Mi ricordo che all’epoca ebbe un impatto sulla crescita economica cinese colpendo molti settori. Si stimò che l’impatto sul PIL cinese fu del 2% nel 2004. 

Quindi è possibile che questo virus possa frenare l’attività cinese nel breve, anche perchè alcune grandi aziende hanno allungato il periodo di festività mantenendo ferma la produzione per evitare di far circolare il personale, meglio che le persone stiano a casa ed escano il meno possibile.  Potrebbe anche influenzare l’industria dei viaggi, ma prima di pensare che i settori più importanti come quello dei consumi o delle costruzioni diventino un peso, la situazione dovrebbe diventare molto più tragica, e tutti ci auguriamo che non si arrivi a quel punto e non solo per i nostri investimenti, ma per il costo di vite umane. 

Giusto per essere molto chiaro, nulla di tutto ciò può ridurre la gravità della situazione o il costo umano. Le pandemie globali sono avvenute in passato e sono state assolutamente catastrofiche. La Morte Nera ha probabilmente cambiato il corso della storia; l’influenza spagnola nel 1918 uccise più persone della prima guerra mondiale. 

Ho già scritto del settore turismo, probabilmente subirà un colpo agli incassi, è normale, i voli cancellati proprio durante il capodanno cinese, il periodo dell’anno in Cina dove si registrano le maggiori entrate. Ma ci sono anche settore che sul breve invece beneficeranno, come le biotech, impegnate o no nella ricerca del vaccino, di riflesso verranno acquistate, perchè il vincitore alla fine riceverà un bonus non da poco. 

Ma questi non sono investimenti, sono pure speculazioni, gli investimenti sono tutt’altro, il lungo periodo e le azioni che abbiamo in portafoglio difficilmente sono esposte ad un rischio di flusso di cassa per colpa del coronavirus. Se pensi che siamo di fronte alla nuova Morte Nera, hai cose più importanti di cui preoccuparti. Se invece pensi che la Cina ed il mondo sia di fronte ad una nuova SARS, allora non c’è niente da fare, devi prenderti la volatilità e i ribassi di questo breve periodo.

Alcuni miei clienti oggi mi scrivono e nel panico, chiedono se non conviene chiudere qualche posizione azionaria per metterla in Oro o T-Bond, ma non è così che funziona. Se stai guardando le azioni della tua compagnia aerea o delle società cinesi e ti stai per caso chiedendo se dovresti venderle, beh, questo suggerisce che non sei sicuro del perché le hai acquistate, questo è stato il primo errore.

Perché di sicuro posso dirti una cosa, quando hai investito in quelle società, la tua logica non era assolutamente: “Comprerò perché non credo che ci sarà una pandemia nel prossimo futuro”. Quindi, se questo descrive come ti senti, ci sono altri modi per vivere questo periodo, prima di tutto verifica che il tuo portafoglio sia ben allocato per sopportare brevi periodi di volatilità, se si, buon per te, se no, non è mai tardi per inserire alcuni strumenti che possono abbassare il rischio e la volatilità, intaccando il rendimento ma non tanto quanto pensi. 

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Prospettiva positiva sui mercati emergenti nel 2020

Ripresa delle economie dei mercati finanziari di diversi importanti paesi emergenti

Dopo un anno dominato dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, i timori di una forte Brexit e di un rallentamento globale, il 2019 si è chiuso comunque in modo positivo. L’S&P500 ha toccato un nuovo record quando le preoccupazioni relative a questi rischi geopolitici sono diminuiti.

Se diamo uno sguardo al 2020, più volte ho sottolineato che, al di là di possibili fattore esagoni, credo sarà un anno positivo, non come il 2019 ma positivo con i venti recessivi ancora lontani. Io non tratto direttamente i mercati emergenti nei miei portafogli, ma è comunque importante tenere traccia delle prospettive di tali mercati. Essi influiscono direttamente quelli più capitalizzati, se pensiamo alle tensioni in Turchia, ai disordini in Argentina o ai problemi in Medio Oriente, ci accorgiamo subito che ormai la borsa è globalizzata e avendo spazio per investire in qualsiasi mercato, gli investitori ampliano i propri portafogli con asset di mercati emergenti, in questo modo il loro andamento influisce inevitabilmente sui volumi.

Il recente mutamento delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina ha drasticamente migliorato le prospettive dei mercati emergenti e creerà opportunità di crescita per molte nazioni nel 2020.

Dopo due anni difficili, il 2020 si preannuncia come quello di ripresa per le economie e i mercati finanziari di diversi importanti paesi emergenti. Insieme a una migliore prospettiva commerciale globale, l’allontanamento dalle politiche monetarie restrittive, che ha prevalso negli anni precedenti a favore di una politica monetaria più flessibile, ha aperto la strada alla crescita nei mesi a venire.

Le principali banche centrali del mondo hanno sincronizzato le loro politiche monetarie a favore di tassi di interesse più bassi. Alcune delle più grandi nazioni del mondo si stanno muovendo a favore di politiche fiscali stimolanti, rispetto alle politiche più restrittive degli anni precedenti. In testa a tutti, la Federal Reserve americana ha tagliato il suo tasso di interesse di riferimento tre volte l’anno scorso e continua ad acquistare buoni del Tesoro a breve termine nel suo continuo tentativo di fornire liquidità per il mercato finanziario statunitense.

Dall’altra parte dell’oceano, la Bank of England (BoE) sembra essere orientata verso tassi di interesse ancora più bassi di quelli prevalenti di recente. Almeno questo sembra essere il consenso degli osservatori della banca centrale. Mentre il tasso bancario ufficiale dell’Inghilterra è ora allo 0,75%, il governatore uscente della BoE, Mark Carney, ha recentemente suggerito che tassi più bassi sono una possibilità valida nel 2020 se l’economia britannica dovesse rimanere debole.

In Cina, nel frattempo, la Banca popolare ha ridotto il coefficiente di riserva* per gli istituti di credito, che è la quantità di denaro che deve essere detenuto dalle banche a fini di sicurezza. I responsabili politici ritengono che questa azione libererà circa $ 115 miliardi e alla fine darà impulso all’economia cinese, che a sua volta contribuirebbe a stimolare l’economia globale.

*Il coefficiente di riserva obbligatoria è una percentuale dei depositi, stabilita dalla banca centrale, che una banca non può investire perché necessaria a garantire la liquidità dei depositi.
Tradotto più semplicemente: nel momento in cui una persona deposita dei soldi in banca, la banca può investirne una parte (per ottenere ricavi in modo da ripagare gli interessi del deposito), ma deve conservarne una percentuale sotto forma di riserva obbligatoria.

Uno dei principali motivi della sottoperformance delle nazioni dei mercati emergenti durante gran parte dell’ultimo decennio è stata la predominanza di politiche di austerità e misure monetarie restrittive da parte di banche e governi. Al contrario, gli Stati Uniti sono stati in grado di evitare le turbolenze del mercato economico e finanziario, che hanno periodicamente distrutto le nazioni in via di sviluppo negli ultimi dieci anni, grazie in gran parte alla posizione accomodante della Federal Reserve. Ma dopo anni di sofferenza, le nazioni emergenti sembrano aver finalmente imparato le loro lezioni e stanno facendo tutto il possibile per stimolare le rispettive economie.

Più di qualsiasi altra banca centrale nel mondo, la politica monetaria della Banca popolare cinese è probabilmente la più importante. Essendo la seconda economia più grande del mondo e la principale nazione manifatturiera, i suoi dati influiscono in modo incisivo, prospettive economiche positive della Cina sono sempre una buona notizia per il resto del mondo.

I paesi emergenti nel 2019

Cina

Osservando le tendenze attuali in Cina, la domanda interna sta resistendo abbastanza bene. Le vendite al dettaglio rimangono forti, nonostante i timori per la guerra commerciale, con statistiche ufficiali che mostrano una crescita del 9,2% rispetto all’anno precedente, secondo il National Bureau of Statistics cinese.

Inoltre, nonostante le restrizioni del mercato, le vendite immobiliari stanno crescendo, il che ci dice che i driver fondamentali, come l’urbanizzazione e l’aggiornamento, rimangono robusti.

Le società immobiliari cinesi hanno venduto case più velocemente di quanto possano costruirle, questo ha rafforzato i numeri economici principali nel 2020. Le azioni cinesi hanno avuto un anno piuttosto positivo nel 2019 e il governo è sicuro sul fatto che continueranno l’ascesa anche nell’anno del topo. Ci sono società solide che credo continueranno a fornire una crescita degli utili resiliente. Inoltre, stiamo assistendo ad un numero maggiore di aziende di qualità che entrano nel mercato pubblico.

Sul fronte politico, mentre non prevedo che il prossimo anno il governo cinese lancerà un pacchetto di stimoli su larga scala, le politiche saranno probabilmente di supporto e mirate. La riforma delle imprese statali (SOE) può essere un potenziale jolly che potrebbe sbloccare il valore nascosto in molte SOE (imprese statati) cinesi.

D’altra parte, lo sviluppo delle relazioni USA-Cina rimane incerto e la mio opinione è che la rivalità durerà per un periodo di tempo più lungo. Detto questo, i portafogli cinesi sono orientati al consumo interno e hanno una scarsa esposizione diretta alle industrie influenzate dalle tariffe.

Complessivamente, mantengo la mia attenzione su temi a lungo termine, grazie al riequilibrio della Cina nel settore servizi e consumi, l’aumento della quota di spesa discrezionale, l’aumento della spesa in R&S e tecnologia che porterà a innovazioni e consolidamento del mercato interno.

I disordini sociali in gran parte del mondo

Da Hong Kong al Cile, dal Libano alla Colombia, i manifestanti sono scesi in piazza nel 2019. Le manifestazioni di massa di solito indicano un certo grado di aumento del rischio politico in un determinato mercato, ma non è affatto chiaro se le proteste del 2019 siano state motivate da un problema unico, più ampio come, ad esempio, le rivolte della primavera araba.

A Hong Kong, di gran lunga la protesta più drammatica, i manifestanti hanno contestato una proposta di legge che consentirebbe l’estradizione dei fuggitivi nella Cina continentale. In molti modi, la legge stessa era un simbolo della preoccupazione che la terraferma stesse invadendo troppo l’autonomia a cui Hong Kong si è abituata.

L’impatto degli investimenti a breve termine è stato minore: l’indice Hang Seng ha effettivamente guadagnato nel 2019 nonostante le proteste, poiché la maggior parte delle società dell’indice ha sede nella Cina continentale. Mentre la tensione tra Cina e Hong Kong può avere ramificazioni a lungo termine per entrambi i paesi, visto il ruolo di Hong Kong come centro finanziario globale, ha poche possibilità di riversarsi sull’asset class nel suo complesso.

La disparità di reddito ha avuto un ruolo nelle proteste scoppiate in Cile, Libano e Colombia, ma l’insoddisfazione per i funzionari pubblici ha avuto un ruolo probabilmente maggiore. La disparità di reddito ha svolto il ruolo più importante nelle proteste del Cile, che ha avuto inizio con un modesto aumento delle tariffe dei trasporti pubblici. Il paese è uno dei 20 più diseguali al mondo e i manifestanti hanno espresso frustrazione per tutto, dalla privatizzazione del sistema sanitario e pensionistico del paese ai bassi salari.

In Libano e Colombia, i manifestanti sono ugualmente preoccupati della governance come delle disparità economiche. Le manifestazioni della Colombia sono iniziate dopo una proposta di riduzione delle pensioni, ma l’infelicità per l’avanzamento del processo di pace con i guerriglieri delle FARC, le presunte violazioni dei diritti umani e la corruzione percepita hanno alimentato la rabbia. I manifestanti libanesi sono scesi in piazza dopo che sono state annunciate nuove tasse, ma le loro frustrazioni sono dovute anche alla corruzione percepita e la carenza di elettricità e acqua.

Le economie che hanno subito proteste sono relativamente piccole, ad eccezione del Brasile. Sebbene i disordini continui possano avere un impatto sulle aziende locali a breve termine, i loro problemi sono disparati e prevedo che il loro impatto sarà relativamente contenuto nel 2020.

Brasile e Argentina ad un bivio

Ciascuna delle due maggiori economie dell’America Latina entra nel 2020 avendo di fronte un grosso bivio. In Argentina, c’è l’inaspettata espulsione del presidente Mauricio Macri, che tentò di costruire una nuova amministrazione per cercare di invertire il precipitoso declino dell’economia. Nel frattempo, il Brasile ha compiuto i primi decisivi passi per mettere la sua economia su un percorso di crescita sostenibile, ma le prospettive per le future riforme sono torbide.

Gli elettori argentini hanno respinto in ottobre le riforme pro-mercato del presidente Mauricio Macri a favore dell’uomo di sinistra Alberto Fernández. Fernández deve trovare un modo per affrontare l’inflazione del paese, l’indebolimento della valuta e la fuga di capitali, combattendo anche l’alto tasso di disoccupazione e povertà. Inoltre, la nuova amministrazione deve cercare di rinegoziare i termini del suo salvataggio dal Fondo monetario internazionale (FMI).

Nei suoi primi giorni in carica, Fernández ha proposto una nuova legge (il piano di solidarietà sociale e di riattivazione della produzione) che aumenterebbe le tasse sull’esportazione della soia, grano e mais, applicherebbe una tassa del 30% sugli acquisti effettuati all’estero e aumenterebbe le tasse sui ricchi.

Le sole tasse sui cereali dovrebbero produrre $ 1,8 miliardi, ma si stima che siano necessari circa $ 4 miliardi per evitare di aumentare il deficit fiscale. L’amministrazione ha inoltre proposto una spesa maggiore per far fronte alla fame, alle infrastrutture e alle abitazioni, mentre la banca centrale ha abbassato il proprio tasso di interesse politico dal 63% al 58% per sostenere una ripresa economica.

Il governo ha anche ritardato il pagamento di circa $ 9 miliardi di debito in dollari statunitensi per la seconda volta in cinque mesi, chiedendo agli obbligazionisti di avere fiducia mentre cerca di ristrutturare il proprio debito.

Nel frattempo, il Congresso brasiliano nel 2018 ha approvato una tanto attesa riforma pensionistica che dovrebbe far risparmiare al governo fino a 200 miliardi di dollari americani nel prossimo decennio. Tuttavia, il governo ha recentemente ritardato ulteriori riforme del sistema fiscale e dei servizi pubblici, nonché tagli alla spesa.

Le riforme sono necessarie per rilanciare la crescita economica che è stata a lungo bloccata. I pagamenti pensionistici consumano il 45% del bilancio federale, un importo pari all’8,6% del PIL totale della nazione. I limiti di bilancio di 20 anni sanciti da un emendamento costituzionale del 2016 devono già essere adeguati e, al ritmo attuale, la crescita dei prodotti non discrezionali potrebbe costringere un arresto del governo entro il 2021.

Conclusione

I fondamentali dei mercati emergenti indicano una classe di attività che sembra pronta per una solida crescita quest’anno, ma i fondamentali hanno recentemente fatto un passo indietro rispetto alle questioni globali. Se qualcuno dovesse elencare le condizioni ideali per investire nelle azioni dei mercati emergenti nel 2020, includerebbe la crescita degli Stati Uniti, una crescita globale costante, un continuo allentamento della banca centrale e, forse, una soluzione più concreta alle questioni commerciali sospese tra Stati Uniti e Cina.

Il debito dei mercati emergenti ha registrato un tasso del 14,3% nel 2019. I forti guadagni dell’anno scorso hanno più che compensato il declino di circa il 5% che le varie attività hanno subito nel 2018. Il 2019 ha beneficiato del favorevole contesto inflazionistico e delle politiche accomodanti delle banche centrali di tutto il mondo, sebbene un modesto inasprimento degli spread e l’apprezzamento della valuta abbiano anche favorito i rendimenti.

Mentre ci dirigiamo all’interno del 2020, la domanda chiave per gli investitori è se l’azionario può continuare a offrire rendimenti fortemente adeguati al rischio. La risposta è si, prevedo rendimenti positivi anche se a livelli più contenuti rispetto il 2019. Ritengo che numerosi fattori supportino la mia tesi. Innanzitutto, le prospettive di crescita globale si sono stabilizzate negli ultimi mesi. Il rischio di un’imminente recessione negli Stati Uniti è diminuito e l’allentamento monetario sia negli Stati Uniti che in tutto il mondo dovrebbe limitare i rischi al ribasso per la crescita globale nel 2020.

Il livello elevato di inasprimento monetario nei mercati maggiori, dovrebbe mantenere condizioni di liquidità favorevoli per l’azionario dei mercati emergenti per tutto il 2020.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Simon Property Group (SPG)

simon logo

 

Simon Property Group (SPG) mercato NYSE ISIN:US8288061091

 

Simon Property Group (SPG) è attualmente all’interno della watchlist

 

SPG [NYSE]

Analisi del business

Simon Property Group (NYSE:SPG) è una società immobiliare americana fondata nel 1993, con sede a Indianapolis, Indiana. La società è proprietaria di numerosi centri commerciali, negozi e outlet. La vasta gamma di proprietà rende SPG il più grande gestore di centri commerciali sul suolo statunitense e la seconda società REIT più grande degli USA. Il portafoglio immobiliare dell’azienda è costituito da circa 250 centri commerciali, la maggior parte dei quali è situata negli Stati Uniti.

Possiamo suddividere gli asset immobiliari in cinque divisioni:

– Centri Commerciali Regionali
– Centri Outlet Premium
– Mills (una combinazione tra centri commerciali tradizionali, outlet e un superstore)
– Centri lifestyle
– Proprietà internazionali

Simon possiede e gestisce soprattutto centri commerciali di classe A e, in generale, centri premium, di classe superiore alla classe B, in zone geografiche ad alto traffico demografico, redditi medi elevati e fascino turistico sia nazionale che internazionale. Le proprietà aziendali hanno caratteristiche tali da garantire importanti esperienze alla clientela. L’esperienza offerta risulta essere un driver fondamentale pensando al futuro del mercato retail, soprattutto se non replicabile dai competitor. Nel dettaglio, oltre tre quarti del risultato operativo netto di Simon è generato dai centri commerciali di Classe A e circa il 90% del suo risultato operativo netto deriva da centri commerciali di classe superiore alla Classe B, mentre i centri commerciali di classi inferiori alla Classe C rappresentano meno dell’1% del risultato operativo netto. Quando ci approcciamo alla valutazione di Simon Property Group, quindi, è importante valutarla come REIT nel settore retail di alta qualità, segmento ben distinto da quelli di fascia qualitativa inferiore.

Iniziamo a dare un’occhiata ai numeri:

Annual Income Statement Data

 

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre. La dinamica futura stimata del fatturato indica un incremento annuale del 2.27% per i prossimi anni, inferiore rispetto alla media degli ultimi 7 anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 4.33% all’anno. Secondo il consensus degli analisti di Wall Street, la crescita in termini di utile per azioni si attesta a quota 8.60% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono quindi un futuro a crescita inferiore rispetto al recente passato (SPG ha infatti incrementato in media l’utile netto del 10.34% annuo negli ultimi 5 anni). Nel caso delle REIT come Simon Property è molto utile studiare il FFO (funds from operations) piuttosto che l’utile contabile: possiamo considerare il FFO come il cash flow generato dalle operazioni aziendali.

Come calcolare l’FFO? Ecco la formula:

Formula
Di seguito viene mostrata la dinamica stimata per i prossimi cinque anni del FFO

Consensus FFO Estimates

Attualmente l’azienda paga un sostanzioso dividendo in crescita (aumentato mediamente del 9.48% all’anno negli ultimi cinque anni) con un dividend yield attuale pari a 5.68% (dato migliore del 60% delle aziende competitor e molto positivo a livello assoluto), sostenuto da un Payout Ratio pari a 110%, che simboleggia il rischio di insostenibilità del rendimento sotto forma di dividendo ma su cui è importante rettificare per contabilità di cassa: il dividendo pagato risulta inferiore rispetto all’owner earnings. In questo caso rapportare il dividendo con l’utile contabile ci darebbe in informazione distorta.

Nell’immagine seguente è mostrata la dinamica dei dividendi pagati dall’azienda negli ultimi 20 anni.

Dividend Growth History

Ultime trimestrali – Ottobre 2019:

Simon Property Group (NYSE: SPG) il 30 ottobre ha pubblicato i risultati relativi al terzo trimestre dell’anno fiscale 2019. Nello specifico, la società ha riportato un FFO (funds from operations) pari a $3.05, dato inferiore di $0.01 rispetto al consensus, mentre i ricavi del trimestre sono stati pari a $1.42B (+1.4Y/Y), superiori alle aspettative di un delta pari a $30M. Nel terzo trimestre, inoltre, la crescita del risultato operativo “comparable” è stato pari a 1.6%, mentre il tasso di occupazione è stato pari al 94.7%.

Il management aziendale ha rivisto le guidance per l’FFO comparabile dell’anno: le stime attuali sono rappresentate da un intervallo di valori tra $12.33-$12.38 FFO (fund from operations) per azione, rispetto alle stime precedenti che erano rappresentate da un intervallo tra i $12.30-$12.40. Il consensus attuale per quanto riguarda l’FFO per share dell’anno 2019 è pari a $12.19.

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi dell’azienda. Le proprietà di Simon Property Group sono caratterizzate da alta qualità e produttività, derivante soprattutto dalla collocazione geografica di tali proprietà. Le proprietà del gruppo sono situate nelle zone maggiormente favorevoli alle vendite al dettaglio, contraddistinte da alta densità abitativa, da un alto traffico clientelare e da ricchezza pro capite di alto livello. Crediamo che la minaccia dell’e-commerce sia concreta e che stia mostrando già risultati importanti, ma riteniamo anche che il settore retail possa competere e continuare a crescere migliorando l’esperienza qualitativa per la clientela. Quello che sta succedendo all’interno del settore della vendita al dettaglio è che le imprese stanno migliorando l’efficienza dei canali distributivi. In una logica di distribuzione omnicanale la presenza fisica è imprescindibile ma deve essere di qualità ed efficiente, volta alla riduzione degli sprechi in termini di costi non remunerati. Gli asset del portafoglio di SPG offrono una soluzione a questo trend di miglioramento.

La società trae importanti benefici dall’effetto network e dall’efficienza del suo portafoglio immobiliare.

Effetto Network: i consumatori preferiscono effettuare uno shopping “efficiente”, recandosi in zone nelle quali i negozi dei loro brand preferiti sono vicini geograficamente per poter, ad esempio, confrontare merci e prezzi diversi. Possiamo dire che, dal lato del centro commerciale, avere inquilini di altà qualità migliora la qualità del centro commerciale stesso e attira altri inquilini di qualità. Per mantenere standard elevati di qualità servono anche continui investimenti che SPG sta effettuando e continuerà a fare, consapevole del trend di mutamento del settore retail.

Efficienza e Qualità: le aziende di vendita al dettaglio stanno puntando sull’efficienza e sulla selezione degli store fisici da mantenere e/o aprire. Simon è in grado di offrire di mantenere relazioni importanti di affitto con gli inquilini più importanti e più desiderati all’interno dei suoi centri commerciali. Qualsiasi azienda attiva nel settore retail desidera le caratteristiche offerte da Simon: traffico elevato, alta qualità delle locations, zone economicamente ricche. I centri commerciali di classe A gestiti e posseduti dalla società offrono un’esperienza ai clienti difficilmente replicabile dai competitors di SPG.

Financial Strength - Profitability Rank

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 3/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un rank di 8/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

La situazione finanziaria di Simon è sicuramente da monitorare, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 1.10 (un risultato < 2 indica una situazione di problematicità finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default media nel breve termine, pari a 64.94% (risultato sensibilmente maggiore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”).

Simon ha utilizzato la cassa generata in questi ultimi anni per rimborsare parte dello stock di debito aziendale a scapito del flusso di cassa utilizzato per gli investimenti. Nello specifico, dal 2016 al 2018 la società ha utilizzato più di $4B per rimborsare parte del debito. Vediamo in figura la dinamica dei diversi risultati di cassa e del loro utilizzo. Possiamo notare come il flusso di cassa dedicato agli investimenti sia diminuito a fronte di un aumento nei rimborsi dello stock di debito.

Simon Propery Group Cash Flows

Il Free Cash Flow rapportato all’indebitamento di lungo termine risulta pari al 14.91% in linea con le medie del settore, mentre l’Interest Coverage Ratio è pari a 3.60, non positivo considerando che all’interno dei nostri screening si da preferenza ad un dato superiore a 8. La situazione è delicata, con i principali indicatori finanziari negativi e che non superano gli step riguardanti la salute finanziaria.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, l’azienda presenta un “Profitability Rank” pari a 8/10, superiore rispetto alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, SPG è caratterizzata da rendimenti sul capitale molto alti: adjusted ROIC trailing = 9.54%, ROE trailing = 78.15%; entrambi questi dati sono in miglioramento rispetto alle medie degli ultimi 10 e 5 anni. I tassi di crescita stimati dei risultati futuri sono stati diverse volte revisionati al ribasso ma sono comunque di segno positivo rispetto ai dati trailing attuali.

La valutazione

Valuation Rank

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi e il rank complessivo di valutazione per l’azienda risulta pari a 9/10. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione in linea con le medie macro-settoriali combinati con marginalità operative in linea alla media dei competitors, ma con tassi di profittabilità migliori rispetto al settore.

Il nostro sistema interno di rating di valutazione relativa classifica SPG con un punteggio di 7/10, risultato positivo calcolato prendendo in considerazione i principali multipli di valutazione.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 151.38 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato e con un rendimento implicito annuo del 9%.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira ad una stima approssimativa del valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 l’eps in ciascun periodo (linea blu) o utilizzando il il p/e medio adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine il prezzo di mercato è situato all’interno dell’intervallo tra la green line (P/E=15) e la red line (P/E med = 37.705). Le informazioni che possiamo ricavare non sono utili per poter prendere una decisione di investimento, ma sicuramente possiamo estrapolare una contrazione del multiplo in questione.

Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Concentriamoci ora sui rischi e le incertezze legate al business di Simon Property Group. La principale minaccia per l’azienda è caratterizzata dall’e-commerce, il quale sta sottraendo sempre più quote di mercato alle vendite fisiche al dettaglio. Molti affittuari di centri commerciali stanno generando ricavi in diminuzione e sono attese chiusure di store fisici nel prossimo futuro. La chiusura di questi negozi crea la necessità per aziende come Simon Property di affittare gli spazi liberi a nuovi clienti. Questi nuovi affitti concordati potrebbero subire pressioni al ribasso, soprattutto per quanto riguarda le proprietà di qualità inferiore. Il mercato americano è attualmente “sovra-retailizzato” ma crediamo che il settore al dettaglio con maggiori margini di perdita e con concreti rischi di default sia quasi esclusivamente il segmento di più bassa qualità; per intenderci i centri commerciali di classe C e di classe D. Come abbiamo visto in precedenza SPG è esposta principalmente su asset di qualità molto alta, i quali sono caratterizzati da vantaggi competitivi importanti e difficilmente replicabili.

Le mie conclusioni

Negli ultimi anni c’è stata sicuramente un’ondata di default nel settore retail a causa dell’e-commerce e questa tendenza ha messo sotto pressione i titoli azionari delle società collegate. Come società di analisi finanziari riteniamo che siano necessarie analisi approfondite suddividendo il mercato della vendita al dettaglio in segmenti di qualità diversa. Crediamo che i segmenti caratterizzati da più alta qualità (ad esempio centri commerciali di classe superiore alla classe B) abbiano vantaggi competitivi importanti e un futuro positivo nel lungo termine; Simon Property Group ha assets all’interno di questa fascia aziendale. L’azienda attualmente non presenta significativi margini di sicurezza (NB: Valore Intrinseco – Valore di Mercato = Margine di sicurezza) ma riteniamo possa generare rendimenti positivi per gli azionisti, soprattutto in forma di dividendo. SPG rimarrà all’interno della watchlist per ulteriori analisi di tipo qualitativo e quantitativo. Nel caso in cui decidessimo di inserire il titolo all’interno di uno dei nostri portafogli di investimento, invieremo, come di consueto, un alert di acquisto agli abbonati.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.

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Editoriale Pascarella: Continuo ad essere ottimista, sarà un 2020 toro

La più che famosa curva dei rendimenti

Abbiamo passato gli ultimi anni ostaggi dei conflitti commerciali in tutto il mondo, Stati Uniti vs Cina, Stati Uniti vs Europa, Europa vs Russia e quanti altri paesi coinvolti. Sembra che lentamente le cose stiano migliorando, la scorsa settimana Cina e Stati Uniti hanno firmato la Fase 1 di un accordo commerciale, il Senato ha ratificato l’USMCA trasferendolo alla scrivania di Trump per la firma.

L’unione Europea si sta muovendo per evitare un grave conflitto commerciale con gli Stati Uniti che coinvolgerebbe le industrie tecnologiche e infine, gli Stati Uniti e l’India stanno negoziando un accordo commerciale che si spera sarà firmato quando Trump visiterà l’India entro le prossime settimane.

Sono convinto che il culmine di tutti questi accordi commerciali uniti ad una stimolazione fiscale porteranno ad un’accelerazione della crescita globale man mano che ci addentriamo nel 2020 e parte del 2021, come più volte ho sottolineato, non mi aspetto una decrescita nel 2020, non ci sono ancora le condizioni per una correzione. Di certo si stanno costruendo delle base importanti per spingere i mercati verso una recessione, come ogni buon ciclo economico ha registrato negli anni, ma non credo che il 2020 sia uno di quegli anni.

È diventato chiaro che l’agenda di Trump nel 2020 non ha in programma di scuotere i mercati, abbiamo tutti visto come si è risolto il problema Iran dopo l’uccisione di Qassem Soleimani ad inizio anno, sembrava dovesse scoppiare una guerra, invece tutto è stato risolto diplomaticamente. Trump sa che non conviene ad un anno alle elezioni, avere una guerra sul groppone.

Anzi, alza l’asticella, introdurrà una legislazione fiscale a beneficio delle classi medie/basse e continuerà a riformare l’assistenza sanitaria. Probabilmente tenterà anche un’altra legge sull’infrastruttura di grandi dimensioni. Ma sfortunatamente, nulla passerà alla Camera ormai in mano democratica. Infine, prevedo che la fase 2 di un accordo commerciale con la Cina prima delle elezioni includerà una maggiore riduzione delle tariffe.

La più che famosa curva dei rendimenti

Credo che la curva dei rendimenti si inasprirà più lentamente di quanto molti si immaginano, mentre la crescita si svilupperà durante tutto l’anno in modo tale che il rendimento obbligazionario a 10 anni non raggiungerà il 2,5% almeno fino al 2021. Significa anche che il dollaro scenderà più lentamente e gli aumenti dei prezzi industriali accelereranno di conseguenza. Io sono un investitore a lungo termine, come scritto più volte nel mio libro, Battere il Benchmark, guardo oltre l’avvallamento del 2020, penso al 2021 e oltre.

Il mercato azionario è perennemente sui massimi, ma in un’epoca con facilità monetaria ovunque, tassi di interesse molto bassi (zero tassi reali), una inflazione che rimane al di sotto del 2%, quindi le azioni rimangono a livelli molto interessanti rispetto alle obbligazioni e alla liquidità.

Credo che lo S&P500 si avvicinerà molto probabilmente all’estremità superiore della forbice tra i 3.400 e i 3.600 punti.

I dati sugli investimenti azionari mostrano un aumento di esposizione verso questo asset in continua crescita, credo che il motivo sia un’accelerazione della crescita globale che avvantaggia titoli sensibili dal punto di vista economico pur esercitando pressioni sulle azioni difensive.

L’economia americana continua a essere sostenuta dai consumi, che, insieme alla spesa pubblica, rappresenta l’85% del PIL. D’altra parte, la produzione industriale continua a essere gravemente danneggiata da Boeing (che pesa molto) e dal desiderio di ridurre gli inventari a fine anno.

In particolare:
– Le vendite al dettaglio per novembre-dicembre sono aumentate del 4,1%, escluse le automobili

– i prezzi delle abitazioni sono saliti del 16,9% a dicembre

– la fiducia dei consumatori è salita a 99,3 a gennaio e le opportunità di lavoro sono state di 6,8 milioni

– I prezzi al consumo sono aumentati dello 0,2% rettificato a dicembre e sono aumentati solo del 2,3% rispetto a un anno fa.

D’altro canto, la produzione ha continuato a essere debole, scendendo dello 0,3% a dicembre, ma fortunatamente rappresenta solo il 10% del PIL. È interessante notare che le prospettive del settore manifatturiero del gennaio 2020 sono tornate indietro segnalando un potenziale ribasso.

Infine, il beige book è uscito la scorsa settimana sottolineando che l’economia americana ha basi solide, riportando una crescita continua modesta. Sono stato particolarmente lieto di leggere che il governo degli Stati Uniti inizierà a emettere obbligazioni a 20 anni nel 2020 su grande scala, sfruttando i tassi bassi e allungando la sua scadenza media.

L’economia degli Stati Uniti è in ottima forma mentre entriamo nel 2020.

Eurozona/Regno Unito

Niente di buono proveniente da questa regione che è la sorella debole del mondo. La crescita economica tedesca ha toccato un minimo di 6 anni l’anno scorso allo 0,6% in quanto il settore manifatturiero è entrato in una chiara recessione.

Il PIL britannico di novembre è sceso dello 0,3%. Io eviterei di investire in questa regione fino a quando non ci saranno cambiamenti politici che spingeranno per una stimolazione fiscale.

Conclusioni

Sono ottimista sull’America e Cina, dovremmo essere ottimisti anche sul resto del mondo, poiché si affidano ad entrambi i mercati per crescere. Ancora una volta, l’economia globale non ruggirà dall’oggi al domani, ma è ragionevole ipotizzare tutto si evolverà in positivo nel 2020. Prevedo che le aspettative di crescita globale e le stime degli utili aumenteranno man mano che ci spostiamo verso metà anno. È difficile essere pessimisti quando tutta questa crescita sta avvenendo quando l’inflazione e i tassi di interesse rimangono silenziosi.

I miei portafogli continuano a enfatizzare le midcap, beni industriali, industriali e manifatturieri, finanziari e società di carte di credito.

Se non lo sai, siamo in piena trimestrale americana, le maggiori società stanno sfornando utili ogni giorno, ieri sera Netflix e prima di lei le grandi banche. Nelle prossime settimane ci saranno i grandi tecnologici, non lasceremo nulla al caso, se ci saranno macro cambiamenti ci muoveremo di conseguenza.

Mi raccomando, seguici.

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Starbucks e l’intelligenza artificiale delle sue macchine da caffè, binomio vincente

In questi giorni sono stato a Firenze per lavoro, ho incontrato alcuni miei colleghi, tra loro c’era Enrico, un patito del mio Portafoglio Pascarella. Mi chiedeva se il prossimo titolo che inserirò nel portafoglio sarà Starbucks. All’inizio non capivo come fosse arrivato a Starbucks, così mi sono chiesto se valesse la pena dare un’occhiata all’azienda, non si sa mai.

Il gigante del caffè Starbucks ha avuto alcuni anni tranquilli di recente, ma è tornata a crescere nell’estate del 2018. Negli ultimi 18 mesi, il titolo ha guadagnato un +78% dal periodo di lateralità durato quasi tre anni, tra cui una salita del 45% nelle ultime 52 settimane.

La società riporterà i risultati il prossimo 28 gennaio, dati molto interessanti in quanto rientrano le vendite delle festività natalizie. La società sta investendo in nuove tecnologie per migliorare la sua efficienza operativa nel lungo periodo. Se hai letto il mio libro, Battere il Benchmark, saprai che sono un grande amante del settore tecnologico, allora sono andato a spulciare quali fossero queste innovazioni che sta per mettere in atto l’azienda.

Verranno migliorate le macchine per il caffè in molti shop

La macchina Mastrena (prodotta dalla ditta specializzata, Thermoplan) ad alte prestazioni non è esattamente nuova per Starbucks. La caffettiera altamente automatizzata, può macinare i chicchi, preparare tre espressi e preparare il macchiato contemporaneamente, è stata introdotta nel 2008 ed è ora un’attrezzatura standard per i negozi Starbucks di proprietà dell’azienda negli Stati Uniti.

L’azienda sta ancora implementando le macchine Mastrena nelle sue sedi internazionali e non tutti i negozi in franchising sono stati aggiornati. Starbucks intende completare tali aggiornamenti entro la fine del 2020.

Starbucks locale

È un grosso problema, la Mastrena può fare molto di più di quanto fanno le attuali macchine in uso. La capacità di produrre caffè espresso più velocemente del 50%, riducendo quindi il tempo che i clienti attendono il drink. Le macchine sono inoltre dotate di sensori Internet of Things (IoT) integrati, collegati al centro di supporto di Starbucks.

“Siamo in grado di vedere ogni caffè espresso che viene preparato in ogni nostro shop nel mondo. Se esiste una macchina che necessita di messa a punto o manutenzione, ci consente di migliorare la qualità dei caffè che stiamo eseguendo.
Ha dichiarato il CEO Kevin Johnson nella call del quarto trimestre 2019.

Intelligenza artificiale

I sensori IoT si collegano a un sistema di intelligenza artificiale (AI) che Starbucks ha soprannominato Deep Brew che riceve dati in tempo reale da tutti i negozi Starbucks dotati di Mastrena, Deep Brew analizza le informazioni da diverse angolazioni. Il sistema invia quindi raccomandazioni su tutto, dagli ordini di inventario ai piani pubblicitari locali alle raccomandazioni personalizzate sulle bevande e agli avvisi di manutenzione delle attrezzature.
Deep Brew è un fattore chiave di differenziazione per il futuro e mentre continuiamo la nostra ricerca per costruire capacità di intelligenza artificiale di livello mondiale per supportare meglio i partner, con Deep Brew e la nostra analisi predittiva, saremo in grado di determinare se la macchina necessita di manutenzione preventiva prima che si rompa, e ciò semplifica le cose per i nostri partner.
Ha continuato Johnson

Quindi un negozio con Mastrena ha anche accesso alle funzionalità Deep Brew che non sono disponibili tutti gli shop ancora serviti con macchine da caffè vecchie. Mastrena e Deep Brew insieme dovrebbero aumentare l’efficienza di ogni shop in una miriade di piccoli modi, aggiungendo miglioramenti significativi nel tempo.

Questa non è una strategia a breve termine, ma un modo proattivo per guidare un business più forte e più sostenibile a lungo termine. Aspettatevi di saperne di più sulle installazioni di Mastrena e Deep Brew nel rapporto del primo trimestre, soprattutto per quanto riguarda l’espansione internazionale.

Starbucks e la penetrazione in Cina

A tal proposito, Starbucks ha aperto oltre 600 sedi in Cina lo scorso anno e la rete di negozi in quel paese ora conta oltre 4.000 bar. La strada per portare clienti cinesi negli shop sembra passare attraverso i loro dispositivi mobili e Starbucks sta esplorando strategie digitali per espandere la propria attività nel paese il più rapidamente possibile.

Mentre espandiamo la nostra presenza nello shop, abbiamo anche investito in formati di vendita innovativi, incluso il nostro negozio Starbucks Now a Pechino, aperto a luglio, un’esperienza di vendita al dettaglio unica che integra perfettamente i punti di contatto fisici e digitali per migliorare il mobile-order-and-pay e Starbucks offre un’esperienza unica al cliente. Di recente abbiamo celebrato l’anniversario di un anno della nostra partnership digitale in Cina con Alibaba e sono lieto di condividere che abbiamo superato il nostro obiettivo di espandere Starbucks in 100 città entro la fine dell’anno fiscale.
Ha dichiarato il CEO Johnson

Gli ordini mobile hanno rappresentato il 10% nel secondo mercato più grande del mondo e in più rapida crescita nel quarto trimestre. Ciò include un contributo del 3% dal sistema di ordini e pagamenti mobile introdotto in Cina solo nel trimestre precedente.

Starbucks è sui massimi, è cresciuta tantissimo nell’ultimo anno ma questo non deve spaventare, ha ancora tanto margine di crescita. Sicuramente non potrà mantenere un EPS sul 15% annuale ancora per molti anni, ad un certo punto dovrà rallentare, ma anche in questo caso avrà sempre una crescita stimata intorno al 10% per i prossimi 5 anni. Inoltre la cosa che più mi colpisce è il suo ROI (Return on Investment), in pratica ogni volta che apre un nuovo shop, quello in media ha un ritorno il primo anno in media del 77%.

In conclusione, per rispondere ad Enrico, non vedo perché Starbucks non potrebbe essere la prossima perla del Portafoglio Pascarella.

 

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Warren Buffett vuole entrare in Boeing, ecco perché se ne parla tanto

boeing

Nell’ultimo anno si è sentito parlare molto di Boeing, non bene direi. Per chi avesse vissuto in una caverna gli ultimi 12 mesi faccio una panoramica veloce. Due aerei, modelli 737 MAX prodotti da Boeing, sono precipitati causando la morte di 346 persone. La colpa è stata attribuita ad un software difettoso, immediatamente quasi tutti i 737 MAX del mondo sono stati messi a terra con divieto di volare fino a quando l’ente aeronautico americano non darà il nulla osta.

Come se non bastasse, in questi giorni circolano notizie che riportano i messaggi scambiati tra i dipendenti di Boeing che criticano apertamente il modello 737 MAX.

Ultima ma non per importanza, ci sono rumors da ormai un paio di settimane che indicano Warren Buffett pronto a fare un’offerta importante per entrare in Boeing acquistando una grossa fetta di azioni sul mercato.

Lo scorso martedì mattina, le azioni Boeing sono aumentate fino al 2,8% grazie a questi rumors, è facile accostare Buffett a Boeing, anzi è facile accostare Buffett a qualsiasi azienda americana in questo periodo, questo grazie alla sua enorme liquidità, circa 128 miliardi, la più alta mai registrata dalla Berkshire Hathaway.

Buffett è stato contattato da diverse testate giornalistiche e televisioni, alla domanda se fosse interessato a Boeing, ha risposto con un secco “no comment”. Allora perché Wall Street è convinta che un’offerta sia pronta sul tavolo? Cerchiamo di capire quali potrebbero essere i motivi.

A Warren Buffett piace comprare dopo che una società, con un ampio fossato, subisce gravi perdite dopo uno scandalo che ritiene superabile. L’esempio più famoso è quando ha iniziato a comprare American Express subito dopo che la società di carte di credito è stata coinvolta nello “scandal oil”.
Cos’è lo scandal oil

Buffett acquista sempre società di cui capisce e conosce il management. Nel 2016 ci fu la prima mossa, Berkshire acquistò Precision Castparts per $ 32,3 miliardi. Precision è un fornitore di Boeing, Airbus e di altri produttori e fornitori di aeromobili. Berkshire detiene inoltre quote importanti in Delta Airlines, Southwest Airlines, United Airlines e American Airlines Group.

Al momento dell’acquisizione di Precision, Buffett era disposto a pagare 17,5 volte l’utile previsto per 12 mesi. Con le attuali stime dell’EPS per Boeing, viene scambiato a circa 16 volte gli utili. Direi che il prezzo non sarebbe un problema, rientrerebbe nei suoi parametri di scelta, anche se, conoscendo i suoi movimenti, preferirebbe un prezzo ancora più basso.

Buffett alla fine del 2019 è stato accostato molto a Tiffany, acquisita da Louis Vuitton per 16.2 miliardi, ma alla fine ha preferito evitare, anche perchè tutte le volte che è entrato in società del settore “vendite al dettaglio” ha commesso un errore, il settore è estremamente insidioso. Ci sono pochissime possibilità che entri di nuovo in una società simile date le sue esperienze storiche. Pochi successi e parecchi insuccessi.

Nella lettere agli azionisti del 2019, Buffett ha detto:
Negli anni a venire, speriamo di trasferire gran parte della nostra liquidità in eccesso in attività che Berkshire deterrà permanentemente. Le prospettive immediate per ciò, tuttavia, non sono buone: i prezzi sono alle stelle per le aziende che possiedono prospettive decenti a lungo termine.

Non sono del tutto sicuro, ma da quello che Buffett ha detto a Becky Quick, alla fine di marzo 2019, sono dell’idea che Buffett non crede che il problema 737 rappresenti un problema strutturale, c’è un problema certo e non da poco, ma la società lo sta risolvendo, il valore dell’azienda rimane immutato e il suo futuro non è incerto.

Spesso ha anche difeso l’industria ritenendola molto sicura, avendo Berkshire una delle più grandi assicurazione in America, Geico, sottolinea come le tariffe sono scese nel tempo solo perché il settore è.

Il consiglio di amministrazione della Boeing ha cambiato il CEO Muilenburg a dicembre scorso, questo per me è un fattore più negativo che positivo. Muilenburg, un ingegnere, ha trascorso tutta la sua carriera in Boeing, ma è stato ampiamente criticato per una risposta vacillante e difensiva agli incidenti, che hanno ucciso 346 persone. Il consiglio ha indicato di essere consapevole della necessità di migliorare la comunicazione, anche con l’autorità federale dell’aviazione, il suo regolatore nazionale.

Boeing ha le dimensioni giuste per il Berkshire, ha un valore aziendale di circa $ 201 miliardi. Berkshire ha una riserva di denaro che probabilmente supera i 130 miliardi di dollari. L’acquisizione del 10% di Boeing sarebbe ampiamente alla portata di BRK. L’acquisto intero della società richiederebbe probabilmente almeno $ 240 miliardi, ritengo sia improbabile, Berkshire non farebbe mai un passo simile, non sono sicuro che Buffett sarebbe all’altezza.

Conclusione

Ho la sensazione che Buffett non sia così interessato a una società che ha appena abbandonato il suo CEO e deve ancora affrontare un’enorme pressione finanziaria e politica connessa agli incidenti e alla conseguente messa a terra a lungo termine dei suoi 737 Max. Probabilmente non lo sapremo con certezza fino a metà maggio, quando Berkshire presenterà la sua divulgazione alla SEC del suo portafoglio aggiornato.

Alla fine credo che i rumors rimarranno tali.

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Sally Beauty (SBH)

Sally Beauty(SBH) logo e scritta

Sally Beauty (SBH) mercato NYSE ISIN:US79546E1047

 

Sally Beauty (SBH) è attualmente all’interno della watchlist

 

Sally Beauty(SBH) - grafico - finviz

(fonte: finviz.com)

Analisi del business

Sally Beauty Holdings Inc è un rivenditore retail di prodotti di bellezza con sede negli Stati Uniti. La società vende principalmente prodotti per la cura dei capelli, unghie, pelle e cosmetici sia per clientela professionale che per clientela retail. Sally Beauty opera geograficamente negli Stati Uniti, a Porto Rico, nel Regno Unito, in Belgio, Canada, Cile, Colombia, Messico, Perù, Francia, Irlanda, Spagna, Germania e Paesi Bassi.

La società opera attraverso due segmenti di business: Sally Beauty Supply e Beauty Systems Group. Circa il 60% dei ricavi sono generati dal segmento SBS, mentre la divisione BSG genera circa il 40%. I prodotti per la cura dei capelli rappresentano la componente principale del portafoglio prodotti: essi generano più del 50% del fatturato della divisione SBS e più del 70% del fatturato della divisione BSG.

Di seguito mostriamo la suddivisione per area di business nell’anno 2018 e 2019, con relativa variazione annuale.

Sally Beauty(SBH) - grafico - la suddivisione per area di business nell’anno 2018 e 2019, con relativa variazione annuale

Di seguito mostriamo la suddivisione per area geografica nell’anno 2018 e 2019, con relativa variazione annuale.

Sally Beauty(SBH) - grafico - la suddivisione per area geografica nell’anno 2018 e 2019, con relativa variazione annuale

Approfondiamo ora le due aree di business di Sally Beauty:

Sally Beauty: Sally Beauty è il più grande distributore e rivenditore al mondo di prodotti di bellezza professionali, con oltre 3.700 negozi in 12 paesi. I negozi al dettaglio della divisione vendono fino a 8000 prodotti per la cura dei capelli, viso, unghie, nonché attrezzature a clientela sia professionale che retail. Tra i marchi posseduti da SBH troviamo Ion, Generic Value Products, Beyond the Zone, Sil Elements, Wella, Clairol, OPI, Conair e Hot Shot Tools. Attualmente questa divisione genera il 59.2% del fatturato.

Beauty Systems Group: Beauty Systems Group (BSG) è un network di negozi fisici e agenti di vendita impegnati nella vendita esclusivamente di prodotti professionali per clientela professionale. Gli store della divisione, contraddistinti dai brand CosmoProf e Armstrong McCall, in aggiunta agli agenti di vendita esterni, vendono fino a 10.500 prodotti con marchi come Paul Mitchell, Wella, Matrix, Schwarzkopf, Kenra, Goldwell, Joico e Chi.

Ultime trimestrali – Novembre 2019:

Sally Beauty (NYSE: SBH) il 7 novembre ha pubblicato i risultati relativi al quarto trimestre dell’anno fiscale. Nello specifico, la società ha riportato un EPS Non-GAAP pari a $0.58, dato superiore al consensus degli analisti di un delta pari a $0.05, e un EPS GAAP pari a $0.58, migliore di $0.06 ad azione rispetto alle aspettative.

Inoltre, i ricavi del trimestre sono stati pari a $965.94M (+0.0% Y/Y), superiore alle aspettative di un delta pari a $10.88M. Le comparable sales sono aumentate del 1.1% nel corso del trimestre, rispetto alle aspettative degli analisti che si attestavano a quota +0.5%. L’azienda ha operato con marginalità leggermente superiori rispetto a ciò che si aspettava Wall Street: il gross margin è stato pari a 49.7%, in linea con il consensus degli analisti, mentre l’operating margin è stato pari a 11.9% rispetto a 11.6% dello stesso periodo dell’anno scorso.

Nell’immagine sottostante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre:

Sally Beauty(SBH) - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre

La dinamica futura del fatturato stimata dagli analisti indica una situazione di crescita con incrementi previsionali nel range tra 0.70-1.10% annuo per i prossimi 5 anni, in linea rispetto alla media degli ultimi cinque anni in cui la crescita annua si è attestata a quota 0.65% annua, ma in miglioramento rispetto alla media degli ultimi tre anni in cui si è avuto una decrescita pari a -0.65% annuale. Nell’immagine seguente è mostrata la tendenza previsionale del fatturato secondo gli analisti, estremamente positiva:

Sally Beauty(SBH) - grafico - mostrata la tendenza previsionale del fatturato secondo gli analisti, estremamente positiva

Inoltre, secondo le previsioni, la dinamica di lungo termine in termini di EPS è prevista in crescita nel range tra il 3.70% annuo composto per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono, quindi, un futuro a tassi di crescita inferiori rispetto al recente passato (SBH ha incrementato in media l’eps a tassi vicini al 8.20% annuo negli ultimi 5 anni). Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica previsionale dell’utile per azione:

Sally Beauty(SBH) - grafico - la dinamica previsionale dell’utile per azione

Sally Beauty è caratterizzata da fondamentali positivi. Possiamo studiare una serie di parametri che ci aiutano a capire se un’azienda è effettivamente di alta qualità intrinseca o meno. All’interno dei nostri screening aziendali sono presi in esame, ad esempio, indicatori di profittabilità e di crescita, come il rendimento sul capitale investito, la marginalità operativa, la crescita dei ricavi e dell’utile netto. Nell’immagine seguente mostriamo la dinamica del margine operativo:

Sally Beauty(SBH) - grafico - mostriamo la dinamica del margine operativo

L’azienda opera con una marginalità operativa pari a 11.83% (superiore rispetto all’86.10% dei competitors), risultato positivo ma minore rispetto alla media degli ultimi 10 anni. Il net margin, invece, è pari al 7.01% nelle operazioni degli ultimi 12 mesi. Quest’ultimo dato è superiore rispetto alle medie storiche, ed è sicuramente un risultato positivo considerando che rappresenta una marginalità netta superiore al 81.84% delle aziende del settore.

Nell’immagine seguente vediamo il ROIC, ossia il rendimento sul capitale investito e le sue componenti anno per anno:

Sally Beauty(SBH) - grafico - il ROIC

Il rendimento sul capitale investito si attesta a quota 18.98%, in aumento rispetto alle medie degli ultimi anni e ampiamente superiore del costo medio ponderato del capitale da noi stimato. Questa caratteristica rappresenta un segnale estremamente positivo per gli azionisti, poichè, come sappiamo, investimenti a tassi di rendimento superiori al costo del capitale permettono creazione di valore per gli azionisti. Per scardinare il problema, è necessario un’analisi approfondita sulle probabilità che il rendimento sul capitale rimanga stabile a questi valori.

Nell’immagine seguente, invece, è mostrata la dinamica dell’utile netto. Notiamo che il tasso di crescita medio annuo dell’utile netto negli ultimi 7 anni è stato pari al 2.21%, una crescita solo leggermente superiore all’inflazione.

Sally Beauty(SBH) - grafico -mostrata la dinamica dell’utile netto

Ci troviamo, dunque, di fronte ad una società in grado di operare con marginalità positive, con un rendimento sul capitale sensibilmente superiore al costo medio del capitale e con una crescita reale piatta dei risultati operativi.

 

VANTAGGI COMPETITIVI

In questa sezione andremo ad analizzare brevemente i vantaggi competitivi di SBH. Sally Beauty è azienda leader per quanto riguarda prodotti per la cura dei capelli ma, nonostante la sua posizione di mercato, negli ultimi anni sono sorti segnali allarmanti per quanto riguarda la crescita e la profittabilità aziendale. Basti pensare alla crescita media annua del fatturato negli ultimi sette anni, pari all’1.37%, contro una media di crescita superiore al 6% fino a pochi anni fa. La concorrenza è la principale causa di questo rallentamento.

Il management dell’azienda si è impegnato in un’operazione cosiddetta di “turnaround”, ossia un piano di risanamento, dopo le recenti difficoltà. Questo piano prevede strategie volte al miglioramento dei punti di forza nella cura dei capelli, la creazione di una piattaforma digitale, miglioramento della supply chain, marketing e programmi loyalty, miglioramento dell’esperienza in-store e creazioni di nuovi brand per le nuove generazioni. Sarà importante monitorare i risultati di queste operazioni, ma già negli ultimi mesi si sono visti miglioramenti positivi. Nell’immagine seguente è mostrato il miglioramento dell’ operating margin, suddiviso per area di business:

Sally Beauty(SBH) - grafico - mostrato il miglioramento dell’ operating margin, suddiviso per area di business

Analizziamo sinteticamente la forza finanziaria e operativa della società con i seguenti indicatori:

Nella tabella soprastante sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. Possiamo notare i punteggi sintetici: 4/10 punti sulla situazione finanziaria, mentre abbiamo un 9/10 eccellente sulla profittabilità aziendale.

Sally Beauty(SBH) - grafico - sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

La situazione finanziaria di Sally Beauty è da monitorare, dati i valori degli indicatori principali finanziari. Il bilancio presenta un positivo current ratio pari a 2.55 e un quick ratio di 0.46, dato negativo riguardante la scarsa capacità aziendale di far fronte a impegni di breve termine se si sottrae il magazzino dagli asset correnti. Utilizziamo indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, i quali mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società, prendendo in considerazione molteplici ratios contemporaneamente. L’Altman Z-Score è pari a 3.56 (un risultato > 3 indica una situazione di salute finanziaria), mentre l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default nel breve termine pari a 36.26% (risultato maggiore di 20%, il quale viene considerato “valore soglia”), il quale rappresenta un risultato negativo ma su cui è importante ragionare, consapevoli dei limiti di questo algoritmo. Per approfondire la situazione, possiamo notare un Interest Coverage Ratio pari a 4.76 inferiore rispetto ai nostri standard di stock screening.

Per quanto riguarda l’aspetto della profittabilità aziendale, Sally Beauty presenta un “Profitability Rank” pari a 9/10, superiore alla media delle imprese americane, le quali sono caratterizzate da un rank pari a 6/10. Nello specifico, SBH è caratterizzata da rendimenti sul capitale positivi: adjusted ROIC trailing = 17.87%, mentre registriamo un Piotroski F-Score pari a 7.44/10.

Come è possibile notare dalla tabella, gli indicatori di marginalità, redditività e crescita passata sono superiori alle medie del settore: segnale positivo per un investitore orientato al valore.

La valutazione

Sally Beauty(SBH) - grafico - sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è caratterizzata da una valutazione inferiore rispetto alle medie macro-settoriali ma con profittabilità superiore rispetto alla media dei competitors ed una solidità finanziaria da monitorare. Il PEG ratio adjusted, ossia il ratio costruito dividendo il P/E per il tasso di crescita stimato in termini di eps, ha un valore pari a 1.35: valore inferiore con le medie settoriali di riferimento e migliore rispetto al 61.93% dei competitors.

Con il fine, invece, di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa, dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 24 ad azione, che rappresenta una valutazione superiore rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Nella seguente immagine viene mostrato il Peter Lynch Chart, che mira a stimare approssimativamente il valore intrinseco aziendale moltiplicando per 15 (P/E medio storico del mercato USA) l’EPS in ciascun periodo (linea verde – Peter Lynch Earnings Line) o utilizzando il il p/e mediano adjusted (linea rossa). Come si vede dall’immagine, il prezzo è situato al di sotto della Peter Lynch Earnings Line e al di sotto del livello della linea mediana del P/E, depurata dai costi non ricorrenti (situazione di sopravvalutazione). E’ importante, guardando il grafico, capire i limiti e le assunzioni dietro a questi modelli per evitare di giungere a conclusioni affrettate. L’informazione, seppur superficiale, che possiamo cogliere è un pricing di sottovalutazione rispetto alle medie storiche, situazione molto positiva.

Sally Beauty(SBH) - grafico -mostrato il Peter Lynch Chart

Rischi e incertezza in fase di studio

Il primo fattore di rischio legato ad un investimento nel capitale azionario di Sally Beauty riguarda il livello di indebitamento. Attualmente lo stock di debito è pari a $1.52B, un livello comunque sostenibile ma che segnala pericolosità finanziaria, soprattutto se confrontato con la capitalizzazione di mercato pari a $2B.
Secondo fattore di rischio e incertezza è legato alla concorrenza settoriale e soprattutto dalla minaccia, in tale senso, di Amazon.com(NASDAQ:AMZN). Il gigante dell’e-commerce ha infatti aggiunto una sezione dedicata a prodotti per professionisti dei saloni di bellezza, parrucchieri ed estetisti. Il futuro di Sally Beauty sarà collegato alla possibilità di convivenza con questo tipo di concorrenza agguerrita. Come sopravvivere? Offrendo ai clienti prodotti a prezzi convenienti, sfruttando il know-how acquisito, stringendo alleanze con i produttori per offerte di prodotti esclusivi e migliorando il servizio alla clientela. I margini di guadagno dell’azienda saranno sotto pressione, ma con le strategie adeguate i risultati potranno essere meno negativi rispetto alle aspettative che nutre il mercato in questo momento.

Le mie conclusioni

Sally Beauty è stata inserita in watchlist dopo un primo screening volto alla ricerca di aziende sottovalutate. L’azienda soddisfa i nostri requisiti di redditività e valutazioni. Riteniamo che Sally Beauty abbia le caratteristiche per poter essere una società vincente nel medio termine, sfruttando l’eccessivo pessimismo che nutre il mercato. La società non è attualmente nei nostri portafogli azionari, ma verranno fatte ulteriori analisi di tipo qualitativo e quantitativo.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

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