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3 titoli azionari per costruirsi un’ottima pensione

dividends

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Il dubbio se percepiremo o no in pensione ci assilla spesso. Si ha il dubbio che non avremo un adeguato assegno mensile per far fronte al nostro stile di vita. Quindi l’ideale sarebbe pianificare quel periodo della nostra vita con una buona strategia di investimento basata, non solo, su assets difensivi, ma anche su titoli azionari che presentino una crescita di utili importanti.

Gli investitori che puntano a questo tipo di strategia, spesso guardano alle azioni di dividendi per fornire una fonte di reddito costante senza dover venderle quando il mercato è in una fase di recessione.

Di seguito ti segnalo alcune società che rispecchiano i miei requisiti di ottimi titoli per la pensione, buoni fondamentali, dividendi superiori all’inflazione e una forte crescita costante nel tempo. In aggiunta presentano ottime plusvalenze, quasi sempre al di sopra degli indici.

Johnson & Johnson (JNJ)

Johnson & Johnson è una società farmaceutica multinazionale statunitense che produce farmaci, apparecchiature mediche e prodotti per la cura personale e l’automedicazione. È stata fondata nel 1886. La società comprende circa 230 filiali che operano in 57 diversi stati. I suoi prodotti sono venduti in 175 diversi paesi.

Il modello di business di Johnson & Johnson è il motivo per cui la società è un “Dividend King”. Mi piace abbastanza da includerla in questo elenco di titoli compra e mantieni per sempre. Il modello dell’azienda si rivolge ad aree che vedono una forte domanda in crescita nel tempo, indipendentemente dalle condizioni economiche. Prodotti farmaceutici, dispositivi medici e prodotti per la cura dei consumatori, rientrano tutti in questa descrizione e Johnson & Johnson ha costruito il suo portafoglio nel tempo per raggiungere questo obiettivo.

Johnson & Johnson negli ultimi 30 anni ha reso una media annuale di plusvalenza+dividendi intorno al +16%. Sta alzando la cedola dei dividendi consecutivamente da ben 56 anni. Ora paga circa un 3% all’anno.

Johnson & Johnson (JNJ) - dati sui dividendi

Lowe’s company (LOW)

Lowe’s è il secondo più grande rivenditore di articoli per la casa negli Stati Uniti dietro la rivale Home Depot (HD). La società opera dal 1946, passando da un singolo negozio di ferramenta a un gigantesco colosso di 2.000 negozi negli Stati Uniti e in Canada. Genera $ 73 miliardi di entrate annuali e ha una capitalizzazione di mercato attuale di $ 80 miliardi.

L’attuale Payout* di Lowe è poco più di un terzo degli utili, il che significa che è piuttosto basso, soprattutto considerando che la società ha aumentato il suo dividendo per oltre mezzo secolo. Con un basso rapporto di pagamento, Lowe non solo può continuare ad aumentare indebitamente il suo dividendo, ma la possibilità di un taglio è molto improbabile. Oggi c’è un enorme margine di sicurezza nel dividendo, quindi Lowe potrebbe sperimentare un calo molto più grande degli utili per azione rispetto a quanto avvenuto durante la Grande Recessione, e continuerà ad aumentare il suo dividendo. Questo tipo di sicurezza è ideale per gli investitori a lungo termine e non ho motivo di credere che non continuerà ad aumentare i suoi dividendi per molti anni a venire.

*Il Pay Out Ratio (o Dividend Pay Out Ratio) rappresenta la percentuale di utili distribuita agli azionisti sotto forma di dividendi.

Lowe negli ultimi 30 anni ha reso una media annuale di plusvalenza+dividendi intorno al +21%. Sta alzando la cedola dei dividendi consecutivamente da ben 56 anni. Ora paga circa un 2% all’anno.

Lowe’s company (LOW) - dati sui dividendi

AbbVie (ABBV)

AbbVie è una multinazionale americana nata nel 2013 dallo spin-off di Abbott Laboratories. Opera nel settore biofarmaceutico con prodotti, sia biologici sia di sintesi chimica, focalizzati su un nucleo di aree terapeutiche specifiche quali l’epatite C (HCV), la neuroscienza, l’immunologia, l’oncologia, le malattie renali e la salute della donna.

AbbVie offre un dividendo migliore dopo aver annunciato l’acquisizione di Allergan (una sua competitor) e avvicinandosi alla chiusura di un accordo molto favorevole. Entrambe le società hanno battuto le stime del secondo trimestre, mentre le azioni sono scese, con ogni probabilità, a cause delle preoccupazioni per i livelli di indebitamento netto di $ 90 miliardi. Nonostante i rischi di recessione dovuti a una curva dei rendimenti invertita e alle normative sui prezzi dei farmaci, AbbVie ha fondamentali talmente buoni che ha davanti a sé un futuro altamente redditizio e un percorso facile per il rimborso del debito.

Da quando si è quotata nel 2013, AbbVie, ha reso una media annuale di plusvalenza+dividendi intorno al +14%. Sta alzando la cedola dei dividendi consecutivamente da 6 anni. Ora paga circa un 5.69% all’anno.

AbbVie (ABBV) - dati sui dividendi

 

Giuseppe Pascarella non possiede azioni delle società analizzate in questo articolo e non sono inserite nei portafogli Pasca Premium o Portafoglio Pascarella.

 


 

Analisi a cura di Giuseppe Pascarella – +393204082091 – info@pascaprofit.com –
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

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Editoriale Pascarella: Non mi spaventa una correzione del mercato azionario, ma l’interruzione del credito

ragazzo che pigia un tasto del pc spaventato

Il mercato obbligazionario è iper-gonfiato, direi che su questo siamo quasi tutti d’accordo. Può far saltare tutto?

E’ un argomento di cui si parla dall’inizio dell’anno, significa che i timori di una recessione sono penetrati a fondo nelle paure collettive.

Ha senso. I titoli di giornali che alimentano la paura della recessione stanno spuntando ovunque. Non puoi sfuggire al dramma. Non si parla solo di un calo economico in America, assolutamente, qui si parla della fine del mondo economico.

Curva di rendimento invertita. Ho sentito tante di quelle volte questa frase che ormai ho la nausea. Persone a cui non importava, che non si sono mai preoccupate di questo e che non sanno di cosa si tratta, che non capiscono nemmeno veramente cos’è un rendimento obbligazionario e che non vogliono saperlo – persone perfettamente sane che hanno altre cose di cui occuparsi – improvvisamente si preoccupano della curva dei rendimenti invertita?

La curva preoccupa, quindi ci preoccupa e la preoccupazione diventa panico e allora vendiamo e i media vedono i nostri movimenti, e cosa fanno? Dato che le persone vendono vuol dire che c’è qualcosa sotto, e fanno articoli ancora più preoccupanti. Non aggiungo altro a questo infinito gioco perverso.

In un sondaggio pubblicato questa settimana dalla National Association of Realtors, il 36% degli acquirenti di case, quindi le persone che stanno attivamente cercando di acquistare una casa, ha dichiarato di aspettarsi una recessione a partire dal prossimo anno, in aumento dal 30% rispetto ad alcuni mesi fa.

Negli ultimi 50 anni, gli Stati Uniti hanno subito sette recessioni. Sono una parte essenziale del ciclo economico. Puliscono gli eccessi, si liberano delle compagnie zombi e del debito a spese degli investitori. I tribunali fallimentari sono impegnati e gli avvocati fallimentari brindano.

grafico-come si inverte la curva dei rendimenti

E dopo che tutto è stato detto e fatto, l’economia ha un nuovo inizio.

Ho studiato tutte e sette le recessioni, erano eventi del ciclo economico più o meno normali. Alcuni erano basse e poco profonde, terminate ancor prima che ti accorgessi di loro. Altre sono durate più a lungo e sono state profonde, ma alla fine i mercati hanno sempre rialzato la testa.

Ma per la maggior parte delle persone, sei di queste sette recessioni non sono state un grosso problema, a meno che tu non abbia perso il lavoro o la casa.

Ora, quando pensiamo a una recessione imminente, quella cosa pende minacciosamente sui nostri pensieri. Al giorno d’oggi abbiamo difficoltà ad immaginare ad una recessione senza pensare alla crisi finanziaria. Abbiamo sempre il timore che sarà peggiore di quella precedente.

In questo momento siamo di fronte ad una enorme bolla del mercato del credito che include obbligazioni e prestiti in tutto il mondo. I prezzi delle obbligazioni sono stati gonfiati a livelli così ridicoli che $ 17 trilioni (17 mila miliardi) di essi mostrano rendimenti negativi. L’intero concetto di rendimenti negativi è totalmente assurdo.

Quindi c’è una bolla completamente separata. Questo è composto da persone – persone che credono e che vanno in giro e vogliono far credere agli altri, che i rendimenti negativi siano una buona cosa, una sorta di manna dal cielo. Ma buono per chi? Ormai abbiamo dimostrato che i rendimenti negativi e persino i rendimenti bassi hanno rovinato l’economia reale per anni.

Per contro, il mercato azionario prevede crescita e gloria per sempre. Non c’è paura nel mercato azionario. I prezzi delle azioni continueranno a salire per sempre (sarcasmo).

Quindi, come possono questi due mercati vedere l’economia in modo così diverso? Non possono.

Quando le imprese e i consumatori iniziano a preoccuparsi di una recessione imminente, nella misura in cui prenderanno effettivamente decisioni basate sulle loro preoccupazioni, e ridurranno i loro piani di assunzione ed investimento, nonché i loro consumi, allora questa paura di una recessione imminente si trasformerà in realtà.

Ciò rende il mercato obbligazionario, e più in generale l’intero mercato del credito, molto più vulnerabile a un cambiamento. Un cambiamento di trend nel mercato del credito può diventare preoccupante, non solo per gli investitori, ma per l’economia reale.

Si potrebbe risolvere, se non fosse che le banche centrali farebbero cose folli per impedire al sistema finanziario di scendere per qualche mese e fare pulizia.

Questa sarebbe la situazione più preoccupante per me. Non una recessione “ordinaria”.

 


 

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5 ETF minerari che si distinguono per la loro forte volatilità

miniera

Non tutti gli ETF sul mining sono uguali e, nel breve termine, alcuni valgono il rischio, mentre altri non dovrebbero essere presi in considerazione.

È stato un anno misto per i fondi minerari. Gli investitori che hanno scelto gli ETF sui minatori industriali o quegli ETF che presentano un mix di metalli industriali e preziosi, hanno avuto rendimenti mediocri ed un’elevata volatilità.

Al contrario, gli ETF sull’estrazione dei metalli preziosi hanno avuto ritmi frenetici grazie alle banche centrali di tutto il mondo, che hanno ridotto i tassi di interesse per sostenere le economie in stallo.

Tassi di interesse più bassi avvantaggiano attività come l’oro e l’argento.

La rinascita dell’oro ha aumentato una serie di ETF minerari quest’anno visto che le aziende che estraggono il metallo giallo di solito sono profondamente correlate ai prezzi del lingotto.

Mentre l’oro e i relativi ETF sono saliti alle stelle quest’anno e gli analisti del mercato delle materie prime hanno costantemente aumentato le previsioni sui prezzi di lingotti. Ci sono però diversi rischi.

Tenendo conto di questi ultimi, ecco alcuni ETF sul mining, su cui prestare attenzione, nel caso li si voglia gestire nel breve termine.

ETF SPDR S&P Metals & Mining (XME)
Costo: 0,35%

Questo fondo è un ottimo esempio di ETF minerario in difficoltà e questo può essere ricondotto all’approccio diversificato del fondo, in quanto è composto da produttori industriali e metalli preziosi.

L’XME cerca di dare un’esposizione al segmento dei metalli e delle miniere dello S&P TMI, che comprende come sottosettori: alluminio, carbone e materiali di consumo, rame, metalli e miniere diversificate, oro, metalli preziosi e minerali, argento e acciaio.

Circa la metà del peso dell’Etf è assegnata ai produttori di acciaio, più del doppio del peso assegnato ai minatori di metalli preziosi.

I prezzi dell’acciaio sono volatili e vulnerabili ad un significativo ribasso quando le principali economie globali rallentano o sono vicine a recessioni.

Se ci aggiungi il fatto che è molto più volatile rispetto agli altri fondi del settore, questo ETF minerario sembra più da trade di breve termine, non un investimento long-term.

A meno che tu non possa monitorare attivamente le posizioni in XME, per il momento è sconsigliato per portafogli da lungo periodo.

grafico-VanEck Vectors Steel ETF (SLX)

VanEck Vectors Steel ETF (SLX)
Costo: 0,56%

Parlando dei prezzi dell’acciaio, l’ETF VanEck Vectors Steel è un’altra scommessa volatile nell’arena degli ETF minerari.

L’SLX è stato estremamente volatile negli ultimi tempi, cedendo il 4,52% la scorsa settimana, una scivolata che ha ridotto il guadagno del mese di settembre al 6,91%, anche se da maggio 2018 sta registrando un crollo del -32%.

Sebbene non sia nemmeno una delle prime 10 partecipazioni in SLX, US Steel (X) è stato il principale colpevole della debolezza di SLX.

La scorsa settimana, US Steel ha affermato che i suoi guadagni nel terzo trimestre sarebbero stati nettamente inferiori a quelli previsti in precedenza. Questo a causa della riduzione dei prezzi dell’acciaio e del deterioramento delle condizioni in Europa, con un calo davvero pesante delle sue azioni.

Inserire SLX nella lista degli Etf da evitare nel breve periodo, è una conseguenza abbastanza naturale visto che i prezzi dell’acciaio sono fortemente influenzati dall’attività economica in Cina ed Europa, due regioni che mostrano segni di rallentamento nelle rispettive economie.

grafico-VanEck Vectors Coal ETF (KOL)

VanEck Vectors Coal ETF (KOL)
Costo: 0,64%

L’ETF VanEck Vectors Coal è in calo del 9,6% da inizio anno ed individuare con precisione quando questo ETF si riprenderà è un’operazione rischiosa.

Le azioni del carbone sono state punite dall’aumento dell’utilizzo e dalla riduzione dei prezzi offerti dalle fonti energetiche alternative, come quella solare.

L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) prevede che la capacità di energia rinnovabile aumenterà del 12% quest’anno.

Quindi un problema per il carbone e le utilities, in particolare nei mercati sviluppati come gli Stati Uniti, dove si stanno spostando dal carbone verso energie alternative più pulite.

Il secondo fattore da considerare, correlato al summenzionato SLX, è che se la domanda di acciaio diminuisce, anche la domanda di carbone metallurgico cala, dato che questa è la varietà di carbone utilizzata per produrre l’acciaio.

Esistono altri motivi che sottolineano la debolezza dell’industria carbonifera americana. Ad esempio, l’energia eolica sta per superare per la prima volta il carbone come fonte di energia in Texas.

Inoltre, le miniere vengono chiuse in alcune regioni chiave degli Stati Uniti, il che indica che la situazione, a breve termine, per le azioni del carbone è nella migliore delle ipotesi, oscura.

grafico-ETF Global X Silver Miners (SIL)

ETF Global X Silver Miners (SIL)
Costo: 0,65%

Con un aumento del 20% quest’anno, l’ETF Global X Silver Miners è stato uno degli ETF minerari migliori del 2019. La capitalizzazione media di mercato dei partecipanti in SIL è di $ 2,44 miliardi, il che significa che questo ETF è essenzialmente una scommessa sulle piccole capitalizzazioni.

Come gli ETF sull’estrazione dell’oro, SIL reagisce all’azione dei prezzi dell’argento. Se alcune previsioni recenti e ambiziose si riveleranno accurate, sarà vantaggioso per i possessori di SIL.

In un’intervista a Kitco News, EB Tucker, direttore di Metalla Royalty & Streaming, ha dichiarato di vedere l’oro stabilizzarsi intorno ai $ 1500 e l’argento andare verso i $20, il tutto nelle prossime otto settimane.

Come molti degli altri ETF sul mining, SIL è una scommessa instabile. Ha una deviazione standard del 24,70%, quindi se i prezzi dell’argento dovessero calare, questo ETF verrà punito.

grafico-VanEck Vectors Gold Miners ETF (GDX)

VanEck Vectors Gold Miners ETF (GDX)
Costo: 0,52%

L’ETF VanEck Vectors Gold Miners è uno dei migliori ETF minerari di quest’anno con un guadagno del 36%, alimentato dall’aumento dei prezzi dell’oro.

Inoltre è uno dei più grandi, con 12 miliardi di dollari di asset allocation, il che lo rende un fattore decisivo per gli investitori che cercano un rialzo aggiuntivo quando i prezzi dei lingotti aumentano.

Sostanzialmente, il profilo rischio/rendimento di GDX è basato sui prezzi dell’oro. Ciò di cui gli investitori devono essere consapevoli però, è la tendenza dell’etf a superare i prezzi dell’oro in entrambe le direzioni e volatilità, come evidenziato dalla deviazione standard triennale di questo ETF di quasi il 24%.

Un’altra considerazione da fare su GDX e gli ETF rivali sull’estrazione dell’oro è quanto rischio le compagnie di estrazione sono disposte ad assumersi.

Nel corso degli ultimi anni, i minatori d’oro hanno ridotto i budget per le esplorazioni e le spese in conto capitale, per consolidare i loro bilanci dopo anni di spese ingenti.

Tuttavia, gli elevati prezzi in atto oggi, hanno modo di motivare i minatori ad aumentare l’attività per sfruttare i prezzi più alti.

L’aumento dei prezzi dell’oro e l’ottimismo generale in ripresa nel settore delle miniere hanno finalmente incoraggiato minatori, sviluppatori ed esploratori a versare più denaro nelle campagne di perforazione.

grafico-aumento prezzi dell'oro

Quindi per monitorare la situazione ed essere aggiornato sugli etf minerari, non devi far altro che seguirmi nel mio gruppo facebook battere il benchmark dove troverai tutte le novità.

Se invece vuoi scoprire quali sono i titoli del mio portafoglio che meglio cavalcheranno questo contesto ed approfittarne anche tu, parti da qui: https://pascaprofit.com/sl-pasca-premium/

A presto

 


 

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Electronic Arts (EA)

electronic arts logo EA

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Electronic Arts (EA) mercato NYSE ISIN: US2855121099

 

Electronic Arts (EA) è entrata nella nostra watchlist il 18 settembre 2019.

Electronic Arts è uno dei principali sviluppatori nordamericani di videogiochi. Il gruppo sviluppa e commercializza videogiochi per console (70,6% delle vendite nette; PlayStation, Xbox, Nintendo Switch), PC (16,1%), smartphone (13%) e altro (0,3% principalmente tablet).

Ultime trimestrali FQ1 2020– 30 luglio 2019:

Electronic Arts (NYSE: EA) il 30 luglio ha pubblicato i risultati del primo trimestre fiscale 2020, superiori alle stime degli analisti in termini di EPS e di fatturato. Per quanto riguarda le guidance per l’anno in corso la società stima un ammontare di net bookings pari a $5.1B e un utile netto pari a $2.795B, di cui $1.7B da income tax benefits.

Analisi del business

Electronic Arts è una delle più importanti società di videogiochi sul panorama internazionale. All’interno del suo portafoglio di assets troviamo brand importanti come FIFA, Battlefield, Madden, Need for Speed, Mass Effect, Dragon’s Age e The Sims.

Negli ultimi anni l’industria videoludica ha subito una serie di cambiamenti: nuova generazione di console, l’esplosione dei download diretti digitali, la diffusione della modalità free to play e soprattutto l’incredibile diffusione dei giochi per dispositivi mobile. Electronic Arts è stata in grado di abbracciare questa ondata di cambiamento investendo risorse anche nel segmento PC e mobile. EA continuerà a trarre benefici dalla continua crescita del mercato videoludico legato alle console (Playstation 4, Xbox One, Nintendo Switch), a dispositivi mobile e PC. La concorrenza è rappresentata dalle altre grandi case sviluppatrici, come Activision, Take-Two, Tencent, piccole società indipendenti ma anche dalle stesse case produttrici di console.

Il segmento mobile ed il segmento free to play sono caratterizzati da intensa pressione concorrenziale. Il segmento mobile ha avuto nel corso degli ultimi anni una crescita impressionante: 10 anni fa non esisteva un vero mercato videoludico per dispositivi mobile, ad oggi il mercato vale più di $60mld ed è in forte crescita. Electronic Arts genera circa il 15% del suo fatturato da questo mercato e, secondo, le nostre stime ci sono ampi margini di crescita per questa divisione.

Per quanto riguarda, invece, il segmento free to play, ci sono segnali positivi derivanti dal successo di Apex Legends di EA, anche se Fortnite di Epic Games mantiene e manterrà in futuro, con tutta probabilità, la posizione di leader indiscusso.

Electronic Arts continuerà ad investire nell’area eSports: secondo le stime della società stessa ci saranno circa otto team nel mondo alla prima competizione di Apex Legends. Le altre competizioni di eSports stanno procedendo a ottimi ritmi, grazie al successo di Madden Championship Series e FIFA eWorld Cup.

EA - grafico - mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni. Secondo il consensus degli analisti di Wall Street la crescita in termini di utile per azioni si attesta quota 6.19% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono quindi un futuro meno roseo del recente passato, stimando tasso di crescita decisamente più bassi rispetto alla media degli ultimi anni (EA ha incrementato in media l’utile netto del 19.66% annuo negli ultimi cinque anni). Sicuramente interessante è la dinamica della remunerazione sotto forma di buyback: l’attuale buy-back ratio è pari al 3%.

VANTAGGI COMPETITIVI

Electronic Arts beneficia di vantaggi competitivi legati agli intangibles aziendali in termini di brand posseduti. Il successo e la popolarità di alcuni di questi brand permettono all’azienda una grande capacità di produrre reddito anno dopo anno, attraverso nuovi sequel ed espansioni. Negli ultimi dodici mesi la società ha speso circa il 28% dei ricavi in ricerca e sviluppo con il fine di sviluppare nuovi giochi e aggiornamenti nelle diverse divisioni aziendali; questo dato è molto interessante soprattutto se confrontato con le medie di spese in ricerca e sviluppo dei competitors come Take-Two, la quale ha destinato in ricerca e sviluppo meno del 10% del fatturato. Una strategia di incessante investimento permette all’azienda di mantenere un “fossato economico” a difesa dei competitors desiderosi di attaccare quote di mercato.

L’azienda mostra impegno nello sviluppare strategia di maggior coinvolgimento degli utenti tramite sviluppo di modalità multiplayer e DLC, aumentando la possibilità di monetizzazione. L’esempio principale di questa strategia riguarda FIFA e Madden con la modalità Ultimate Team, un gioco virtuale di raccolta di “figurine”. La modalità Ultimate Team è riuscita nell’intento di creare maggiori connessioni tra utenti e aumentare i redditi tramite la possibilità di effettuare micro-transazioni.

È importante citare gli investimenti nella piattaforma online su cui vendere direttamente al cliente, bypassando i rivenditori: questo si traduce in un aumento nella capacità di generare rendimenti sul capitale e maggiori margini operativi.

Le dimensioni di EA, insieme alla qualità dei brand in suo possesso, permette all’azienda di investire risorse maggiori in nuovi progetti rispetto ai competitors di dimensioni minori.

EA - Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. La situazione finanziaria di Electronic Arts appare molto stabile data la situazione degli indicatori principali finanziari. Utilizzando, indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, che mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società prendendo in considerazione diversi ratios contemporaneamente, i segnali sono molto positivi. Attualmente l’Altman Z-Score è pari a 7.7 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria) e l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default molto bassa nel breve termine, sotto la soglia del 0.52%.

Gli indicatori di profittabilità aziendale sono molto positivi, superiori rispetto al costo del capitale sia in termini asset side che in termini equity side.

La valutazione

EA - grafic - rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sopra sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è una situazione di valutazione in linea con le medie macro-settoriali combinati con una profittabilità maggiore e presenza di vantaggi competitivi che l’azienda ha acquisito nel corso del suo operato.

Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione.

Con il fine di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 103 ad azione, che rappresenta una valutazione in linea rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

Vediamo ora i rischi legati ad un eventuale investimento in Electronic Arts.
Per prima cosa è bene tenere a mente che il valore di Electronic Arts è costruito su alcuni dei suoi principali brand e che tali brand consistono soprattutto in videogiochi a regime annuale, soprattutto i titoli sportivi (vedi FIFA e Madden). Il rilascio annuale di titoli videoludici può portare ad una riduzione di interesse della clientela nel tempo, anche se per FIFA e Madden ancora non si nota questo rallentamento. EA dovrà continuare a respingere gli attacchi della concorrenza (spesso imitatrice) investendo continuamente in nuovi titoli ed esperienze sempre migliori per i suoi clienti. I cambi di interesse e di moda dei consumatori sono fondamentali: se guardiamo da un punto di vista macro, il settore videoludico compete con le tv, le piattaforme streaming, sport televisivo e tante altre attività ricreative, per cercare di guadagnare quote di spesa discrezionale della clientela. Eventuali cambiamenti nelle preferenze dei consumatori possono impattare negativamente aziende puramente videoludiche come Electronic Arts.

Per quanto riguarda il segmento tablet e mobile è bene tenere a mente che si tratta di un ambiente con fortissima competizione e relativamente basse barriere all’entrata, nonostante il grande potenziale di crescita del segmento.

Le mie conclusioni

Electronic Arts è entrata all’interno della watchlist il 18 settembre 2019 dopo aver superato il primo test screening azionario. EA è uno dei principali player di uno dei settori con prospettive più rosee, quello videoludico. L’azienda trae beneficio da particolari vantaggi competitivi in termini di proprietà intellettuale che le permettono di proteggere le quote di mercato attualmente in suo possesso. In questo momento, però, le valutazioni non sono particolarmente accattivanti e stimiamo non ci sia un reale margine di sicurezza.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
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Gli alert di comunicazione e i rapporti di ricerca contengono pareri e sono forniti solo a scopo informativo, non costituiscono in alcun modo un servizio di consulenza finanziaria, né offerta al pubblico: le informazioni pubblicate non costituiscono una precisa raccomandazione ad investire, ad acquistare o vendere alcuno degli strumenti finanziari analizzati. Si consiglia di non fare affidamento esclusivamente sul documento di ricerca a fini di transazioni di titoli o altri investimenti, essi incoraggiano a condurre la propria ricerca e chiedere il parere di professionisti qualificati prima di fare qualsiasi investimento. Nessuna delle informazioni contenute nella presente relazione costituisce o è destinato a costituire una raccomandazione, né una sollecitazione all’investimento. Scripta Finance non è e non sarà responsabile di qualsivoglia perdita o danno in cui si possa incorrere in seguito all’affidamento sul contenuto dell’analisi o alert di comunicazione. Si ricorda che le analisi fornite non costituiscono un’indicazione utile delle prospettive future degli strumenti finanziari esaminati; si rammenta inoltre, che i Mercati Finanziari sono estremamente volatili e gli investitori possono incorrere in elevate perdite che, nel caso di utilizzi di margini, possono uguagliare o superare l’investimento originario. Scripta Finance svolge ogni sforzo affinché le informazioni contenute in questo sito siano accurate, ma non si assume la responsabilità per errori, ritardi o qualsiasi forma di imprecisione delle informazioni contenute. Eventuali decisioni di investimento che ne dovessero conseguire sono assunte, da parte dell’utente, in piena autonomia ed a proprio esclusivo rischio.

L’utilizzo di questo rapporto è disciplinato dalle condizioni di utilizzo di Scripta Finance, ne è vietata la divulgazione a scopo commerciale ed è ad uso privato del cliente Scripta Finance. Vendere o linkare tale report costituisce una violazione del diritto d’autore degli analisti di Scripta Finance, ogni violazione di tale diritto è punito con il ban da eventuali report e potrebbe precludere l’esclusione dalla lista dei nostri clienti.

 


 

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Argentina, ecco chi colpisce il default

Mauricio Macri

Non investo in ciò che non posso controllare”.

Questo è uno dei mantra che il mio team ripete continuamente prima di qualsiasi scelta di investimento.

Mi spiego.

Controllare non significa prevedere il futuro ma solo costruire degli scenari che abbiano una certa probabilità di avverarsi.

Ad esempio assegnare al Nasdaq una probabilità dell’80% di scendere nei prossimi 12 mesi NON significa avere la certezza che questo accadrà.

Tuttavia nei mercati americani queste previsioni sono sempre sostenute dalla possibilità di avere accesso a dati certi che ti consentono di costruire scenari attendibili.

Ad esempio i bilanci delle aziende quotate al Nyse o al Nasdaq sono certificati e i manager ci pensano non due ma tre volte prima di contraffarli pena la galera e le chiavi della cella gettate nell’oceano.

Il caso Enron insegna e viene ricordato come monito a qualunque manager passi per la testa di replicare la truffa.

Anche la verifica dell’operato governativo e delle banche centrali è sempre alla luce del sole.

Non è questo il caso dei Paesi Emergenti – che vengono definiti “emergenti” non a caso – di cui l’Argentina fa parte.

L’ennesimo default alle porte del paese sudamericano viene analizzato da Manuel, analista senior del mio team, in questa intervista ad Andrea Gennai del Sole24Ore.

Buona lettura

Articolo del sole24ore - Argentina, ecco chi colpisce il default

 


 

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Editoriale Pascarella: L’ultimo grido di battaglia di Mario Draghi

Mario Draghi

Mario Draghi, il capo della Banca centrale europea (BCE), si dimetterà a breve. Nella sua penultima apparizione prima di lasciare il posto all’ex presidente dell’FMI, Christine Lagarde, cosa ha lasciato ai posteri?

I mercati avevano sperato nei fuochi d’artificio dall’uomo che aveva “salvato la zona euro” al culmine della crisi del debito sovrano nel 2012. Così è stato? Come previsto, Draghi ha tagliato i tassi di interesse da –0,4% a –0,5%. Ha anche riavviato l’allentamento quantitativo (QE). La BCE acquisterà ogni mese € 20 miliardi di obbligazioni sovrane della zona euro, senza una data di scadenza: gli acquisti continueranno fino a quando la BCE non sarà pronta ad aumentare nuovamente i tassi di interesse, il che potrebbe richiedere del tempo.

Le reazioni della stampa e dei mercati sono state immediate. Nel Financial Times, Laurence Fletcher ha riportato “ormai accettiamo la situazione anche se la politica monetaria ha raggiunto i suoi limiti“. La sensazione che la resistenza stia crescendo verso una politica monetaria semplice, non è stata aiutata da una prima pagina del quotidiano tedesco Bild, accusando “Conte Draghila” di succhiare i risparmiatori già a secco.

Eppure Draghi potrebbe aver ottenuto più di quanto pensiamo. In primo luogo la BCE non ha semplicemente ridotto i tassi e riattivato il QE. Consentirà alle banche commerciali di depositare una parte maggiore delle loro riserve allo 0%, anziché addebitarle al -0,5%.

Perché è importante?

Ciò significa che le banche potranno prendere in prestito fondi a tassi negativi da altre banche con riserve in eccesso e quindi depositarli presso la BCE allo 0%. Ciò significa che realizzeranno un profitto privo di rischio (e questo si aggiunge allo schema TLTRO* che consente alle banche di prendere in prestito un minimo di -0,5% per prestarlo all’economia “reale”).

*Attraverso un procedimento stabilito dal Consiglio direttivo, i TLTRO prevedono un’asta mediante la quale vengono erogati prestiti quadriennali alle banche dell’Eurozona con rendimento di poco superiore a quello del tasso di riferimento – ad oggi allo 0,00% come da ultima modifica del 10 marzo 2016 – ma che può scendere anche al livello del tasso sui depositi, che in occasione della riunione BCE del 12 settembre 2019 sono stati tagliati dal -0,40% al -0,50%.

In secondo luogo con un “QE Infinity”, la BCE acquisterà più debito sovrano di quello che i governi dell’Eurozona prevedono di emettere il prossimo anno, mantenendo i tassi di interesse inchiodati. Ciò significa che tutti i paesi della zona euro saranno liberi di spendere di più senza infrangere le norme fiscali dell’Unione europea. In altre parole, Draghi ha reso il più semplice possibile per i governi dell’Eurozona passare alla politica fiscale, una linea che Lagarde sicuramente spingerà.

Non sono sicuro che metterei titoli di azioni bancarie in portafoglio, ma se Draghi ha messo una buona parola per il settore e ha dato ai governi libero controllo sulla spesa, è un altro segno che i mercati scommettono sulla deflazione in modo aggressivo e non prestano sufficiente attenzione al rischio di inflazione.
Guarda il video, cos’è l’inflazione e come incide sui nostri investimenti.

La prima tranche di prestiti TLTRO è stata lanciata a giugno 2014, con un secondo lotto successivo a marzo 2016. La terza tranche è stata lanciata a giugno di quest’anno ed è iniziata a settembre. Inizialmente il piano prevedeva che le banche avrebbero potuto stipulare un prestito di due anni, ad un tasso basato su quello medio della BCE più lo 0,1%.

Tuttavia, il tasso sui prestiti è stato abbassato questo mese a causa del peggioramento delle opinioni della BCE sulla crescita futura (giustificando così un passaggio ad una politica monetaria ancora più accomodante).

Nel frattempo, il periodo di prestito è stato allungato a tre anni, con un’opzione di rimborso a due anni. In altre parole, le banche saranno in grado di accedere ai fondi a un tasso inferiore e per un periodo di tempo più lungo rispetto a prima, il che dovrebbe aumentare la redditività di tutti i prestiti concessi dalle banche.

In effetti la mossa ha portato le banche a beneficiare di termini “considerevolmente migliori” rispetto a quanto precedentemente previsto, ora possono prendere in prestito dalla BCE a partire da -0,5%”. In altre parole, “la BCE pagherà le banche per prendere denaro“.

Naturalmente, rendere il denaro disponibile alle banche per il prestito è una questione molto diversa che offrire prestiti ad individui desiderosi di avere denaro liquido. Alcuni sostengono che i fondi economici non hanno spinto la crescita verso l’alto, hanno solo aiutato le banche a salvarsi la pelle, lasciando però l’industria nelle stesse condizioni.

La penso proprio come loro, con questa manovra si aiuta il settore finanziario, reduce da un decennio disastroso e senza via d’uscita se non con prestiti vantaggiosi. Il problema è … saranno in grado di gestire questa massa di denaro? No, non penso proprio.

Le banche sono un male necessario.

 


 

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I Reit battono le azioni USA. Cosa c’è dietro questi titoli

Reit

Se mi segui ormai da tempo e, soprattutto, se hai letto il mio libro, avrai compreso come la mia strategia di investimento si basa sull’individuazione di nicchie profittevoli in base al contesto economico che stiamo attraversando (espansione, recessione, stagnazione, eccetera).

Se questo è chiaro ancor più chiaro dovrebbe essere la definizione di nicchia.

Investo nel mercato azionario perché nel lungo periodo è quello che statisticamente ha dato i maggiori rendimenti” è riduttivo al massimo e rischia di farti incappare in qualche scivolone o, nella migliore delle ipotesi, farti perdere forti opportunità di guadagno.

Ad esempio se un tuo ipotetico investimento fosse riuscito a replicare l’indice Nasdaq, che di per sé è già una nicchia del mercato azionario, negli ultimi 10 anni, avresti ottenuto una performance del 400%.

10.000 euro si sarebbero trasformati in 50.000.

Ottimo.

Tuttavia se all’interno dello stesso Nasdaq tu avessi investito in azioni di Amazon la tua performance sarebbe schizzata al 2.020%.

Significa che 10.000 euro si sarebbero trasformati in 212.000 euro.

Questa premessa era doverosa perché nel mio libro sostengo, e confermo, che il mercato immobiliare in generale non è, in questo momento, un mercato profittevole.

Per rivedere i tassi di crescita pre 2008 – e proprio da quella bolla esplose la crisi – ci vorranno decenni.

Tuttavia all’interno del mercato immobiliare ci sono alcune nicchie che puoi prendere in considerazione quando costruisci la strategia del tuo portafoglio.

Ne parlo in questa intervista ad Andrea Gennai del Sole24ore.

Buona lettura.

articolo sole 24ore: i reit battono l azioni usa

 


 

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Analisi del titolo entrato nella watchlist di Pasca Premium, Cummins Inc. (CMI)

Pasca Profit-scritta e logo


www.pascaprofit.com

Cummins Inc. (CMI) mercato NYSE ISIN: US2310211063

 

Cummins (CMI) è entrata nella nostra watchlist il 9 settembre 2019

Cummins è produttore leader di motori diesel per camion, autocarri e locomotive, oltre a generatori di corrente diesel. Cummins ha sede a Columbus, Indiana, dove è stata fondata nel 1919. Le entrate dell’azienda sono state storicamente legate al mercato dei camion di classe 8, dove, come leader del settore, attualmente fornisce il 38% dei motori. Cummins si trova ad dover affrontare la competizione dei suoi stessi clienti, i quali producono i propri motori. Nonostante la forte concorrenza in tutti i suoi segmenti e la sempre crescente regolamentazione del governo sulle emissioni diesel negli ultimi decenni, Cummins è stata in grado di aumentare le sue entrate fino a $ 24,29 miliardi negli ultimi dodici mesi.

Ultime trimestrali – 30 luglio 2019:
Cummins (NYSE: CMI) il 30 luglio ha pubblicato i risultati del secondo trimestre fiscale, inferiori alle stime degli analisti sia in termini di EPS che in termini di fatturato. Nello specifico, la società ha riportato un EPS pari a $4.27, dato inferiore di $0.10 rispetto al consensus; i ricavi del trimestre sono stati pari a $6.22 B (+1.5% Y/Y), inferiori di un delta pari a $140M rispetto al consensus degli analisti.

Analisi del business

Dal 1919, Cummins ha sviluppato motori diesel e attualmente ricopre una posizione di leader del settore. Il suo portafoglio prodotti comprende motori per camion, per macchine movimento terra e per locomotive, ma anche generatori a diesel.
Nell’ultimo decennio, Cummins è stata messa sotto pressione dall’aumento della concorrenza e da normative governative sempre più stringenti sulle emissioni diesel. Molti produttori di camion e autocarri hanno accelerato lo sviluppo e la commercializzazione dei propri motori diesel. Nonostante questi venti contrari, Cummins è stata in grado di produrre motori sempre più efficienti e conformi alle leggi, conquistando quote di mercato rispetto alla concorrenza. Come detto in precedenza, la quota di mercato per camion classe 8 di Cummins è aumentata dal 24% nel 2005 al 38% nel 2018.

cumminis-grafico coi dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni

Nell’immagine soprastante sono mostrati i dati delle principali voci di conto economico a consuntivo degli ultimi tre anni e quelli stimati per i prossimi tre anni. Secondo il consensus degli analisti di Wall Street la crescita in termini di utile per azioni si attesta quota 2.30% annua composta per i prossimi cinque anni. Gli analisti vedono quindi un futuro meno roseo del recente passato, stimando tasso di crescita decisamente più bassi rispetto alla media degli ultimi anni (CMI ha incrementato in media l’utile netto del 6,81% annuo negli ultimi 7 anni). Sicuramente interessante è la dinamica dei dividendi: l’attuale dividend yield è pari al 3.20% e si stima una crescita del dividendo pagato per i prossimi anni. Se sommiamo il dividend yield con il buyback ratio otteniamo il cosiddetto shareholder yield, che è pari al 6% attualmente.

VANTAGGI COMPETITIVI

Riteniamo che Cummins abbia vantaggi competitivi legati alle attività intangibles tra cui il suo brand ed assets di proprietà intellettuale. In senso pratico, la capacità di Cummins di migliorare le prestazioni e la durata dei prodotti per decenni ha fatto guadagnare all’azienda una meritata reputazione per la realizzazione di prodotti eccezionalmente affidabili. La qualità e affidabilità del prodotto ha convinto la clientela di Cummins a pagare prezzi superiori rispetto alla media, ma con la consapevolezza dei benefici in termini di risparmi in minor manutenzione e minore probabilità di guasti nei motori.
È questa esigenza di affidabilità, insieme all’efficienza dei suoi prodotti, che porta i clienti a scegliere motori Cummins. La forza del vantaggio competitivo di Cummins è dimostrata da ROIC eccezionali che hanno registrato una media del 20% negli ultimi dieci anni (ROIC degli ultimi 12 mesi si è attestato a quota 22.81%).
Cummins ha effettuato investimenti volti all’ elettrificazione e, più recentemente, nella tecnologia all’idrogeno che supporterà i veicoli alimentati a celle a combustibile. Un vantaggio fondamentale dei gruppi propulsori elettrici a batteria è la riduzione significativa dei costi di manutenzione, sia per le riparazioni del motore sia per i servizi di manutenzione ordinaria. Inoltre, regolamenti ambientali, come gli standard EPA del 2010, richiedono che i motori diesel impieghino complessi sistemi di post-trattamento. Questi sistemi possono anche richiedere costose manutenzioni che aumentano i costi rispetto alle generazioni precedenti di motori diesel. L’attuale densità di energia della batteria è ancora inadeguata per applicazioni su veicoli commerciali. Mentre i costi della batteria per kWh sono stati ridotti in modo aggressivo attraverso la produzione su larga scala, i miglioramenti della densità energetica sono progrediti a un ritmo molto più lento. Tale dinamica, se non subirà accelerazione improvvise, permette ai player tradizionali di respirare e costruire le proprie strategie.
Il segmento di business dei generatori di Cummins beneficerà del maggiore consumo globale di elettricità. La domanda di energia elettrica sia nei mercati emergenti che nei mercati sviluppati, principalmente dovuti a data center e strutture mediche, rappresenta un driver positivo per l’azienda.

cumminis-tabelle-sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita

Nella tabella sopra sono indicati i principali ratios di salute finanziaria, di profittabilità e di crescita. La salute finanziaria aziendale non è preoccupante nonostante alcuni indicatori, presi singolarmente, potrebbero dare segnali allarmanti. Utilizzando, ad esempio indicatori più complessi come l’Altman Z-Score e l’Ohlson O-Score, che mirano ad avere una visione complessiva della sicurezza finanziaria della società prendendo in considerazione diversi ratios contemporaneamente, i segnali sono molto positivi. Attualmente l’Altman Z-Score è pari a 4.28 (un risultato > 3 indica una situazione di sicurezza finanziaria) e l’Ohlson O-Score stima una probabilità di default molto bassa nel breve termine, sotto la soglia del 3%.
Gli indicatori di profittabilità aziendale sono molto positivi, superiori rispetto al costo del capitale sia in termini asset side che in termini equity side.

La valutazione

cumminis-grafico-sono rappresentati i principali ratios valutativi

Nell’immagine sopra sono rappresentati i principali ratios valutativi. La situazione generale che possiamo ricavare da questi dati, combinati con gli indicatori di salute finanziaria e di profittabilità, è una situazione di valutazione inferiore rispetto alle medie macro-settoriali combinati con una profittabilità maggiore e ruolo di leadership che l’azienda ha assunto nel suo mercato specifico. Per potere valutare efficacemente una società è sempre bene utilizzare diversi strumenti e tecniche di valutazione.
Con il fine di stimare il valore intrinseco della società è stato costruito un piano previsionale di bilancio a più scenari. A differenza dell’analisi relativa, la quale si basa sulle valutazioni di mercato, l’analisi di tipo assoluto mira alla stima del valore intrinseco di una società, basandosi sullo studio dei documenti contabili, dei vantaggi competitivi e delle prospettive future. Il metodo utilizzato è basato su una serie di Discounted Cash Flow Model a più scenari che mirano a calcolare il valore intrinseco di un’azienda in grado di generare determinati risultati in termini di flussi di cassa dato un certo rischio di business. I risultati delle analisi di valutazione indicano un valore intrinseco dell’azienda pari a $ 192 ad azione, che rappresenta una sottovalutazione rispetto ai prezzi attuali di mercato.

Rischi e incertezza in fase di studio

I fattori di rischio legati ad un potenziale investimento nel capitale azionario di Cummins sono molteplici.
1- Competizione. I produttori di autocarri continuano a migliorare le proprie offerte di motori diesel, che fanno concorrenza ai motori Cummins.
2- Diesel v.s Benzina. Gli sforzi di efficientamento dei produttori di motori a benzina ha ridotto il divario di efficienza con quelli a diesel. Inoltre, i motori a benzina non richiedono complessi sistemi di post-trattamento dei gas di scarico.
3- Elettrificazione. Nei fattori di rischio a lungo termine vi è chiaramente la potenziale disruption derivante dal sopravvento dei motori elettrici. Questa trasformazione non avverrà nel giro di un paio di anni, ma l’azienda dovrà necessariamente investire in propulsori alternativi già nel breve termine. Secondo le nostre stime l’azienda difficilmente potrà mantenere le attuali marginalità operative e il valore del brand intatto all’interno di mercati nuovi alternativi.

Le mie conclusioni

Cummins è entrata nella nostra watchlist il 9 settembre 2019 come potenziale opportunità di investimento. Riteniamo che le valutazioni attuali dell’azienda sottostimino il reale valore di CMI generando un buon “margine di sicurezza”. La pressione sui prezzi è sicuramente dovuta dai fattori di rischio e incertezza elevati legati al futuro del business principale. Il titolo rimarrà in watchlist per ulteriori analisi e approfondimenti, soprattutto di matrice qualitativa.

La ricerca statistica ha dimostrato che le azioni che mostrano determinati attributi fondamentali tendono a sovraperformare il mercato sul lungo termine. Un abbonamento al Portafoglio Pascarella ti consente di accedere ad un portafoglio redditizio basato su questi efficaci e collaudati driver di ritorno. Dimenticati di opinioni e speculazioni, le decisioni di investimento basate su dati fondamentali possono fornire rendimenti superiori con un rischio inferiore.

 

Analisi a cura di Marco Bergianti – +393204082091info@pascaprofit.com
Analista Senior: Giuseppe Pascarella, autore del libro Battere il Benchmark e gestore del portafoglio Pasca Premium e Portafoglio Pascarella

 

DISCLAIMER:
Le informazioni e i dati sono ritenuti accurati, ma non ci sono garanzie. Scripta Finance Srl non è un consulente d’investimento e non offre consigli specifici di investimento.
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Perché Boeing sta ritardando il decollo?

boeing a terra

Il successo di un’azienda costruttrice di aeromobili passa dalla sua capacità di costruire velivoli che stanno in aria.

Mi sembra una cosa talmente ovvia che mi chiedo perché l’abbia scritta.

Tuttavia porta pazienza.

Prima di interrompere la lettura di questo articolo ti chiedo di concedermi cinque minuti della tua fiducia per dimostrarti il nesso tra questa mia assurda affermazione e la realtà.

Mi riferisco al caso del 737 Max della Boeing che, insieme ad Airbus, è leader nel mercato della costruzione di velivoli commerciali.

La crisi aziendale seguita ai due tragici incidenti del Boeing 737-Max è principalmente una crisi di fiducia nel management che, per la seconda volta come ti dimostrerò tra breve, ha cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Mi spiego.

Subito dopo il primo incidente del 29 ottobre 2018 in Indonesia dove morirono purtroppo tutte le 157 persone a bordo, gli investigatori ipotizzarono fin da subito che un difetto di progettazione nell’aeromobile aveva avuto un ruolo importante nell’incidente.

Tuttavia i vertici di Boeing cercarono fin da subito di incolpare i piloti.

 

Solo alla fine furono costretti ad ammettere il difetto di progettazione.

Purtroppo non prima che un altro aereo si schiantasse a terra lasciando sulla sua scia altri morti.

Quello che è emerso nei mesi successivi è stato che Boeing non era nuova a queste prese di posizione.

Non era la prima volta che negava inizialmente anche l’evidenza dei fatti.

Il 3 marzo 1991, un Boeing 737 della United Airlines si schiantò in avvicinamento a Colorado Springs, uccidendo tutte le 25 persone a bordo.

Dopo un’indagine di quasi due anni l’NTSB, l’ente investigativo americano, concluse che la probabile causa era il malfunzionamento di un’unità di controllo del timone, che provocava il suo spostamento nella direzione opposta a quella prevista dai piloti.

L’agenzia investigativa raccomandò alla FAA – l’Amministrazione federale americana di controllo del volo che certifica la sicurezza degli aeromobili Boeing – di imporre alle compagnie aeree l’installazione di una modifica per evitare future inversioni del timone.

Tutto questo appena Boeing l’avrebbe resa disponibile. Ma Boeing non lo fece e la FAA chiuse un occhio.

L’8 settembre 1994, un USAir 737 si schiantò in fase di avvicinamento all’aeroporto di Pittsburgh uccidendo tutte le 132 persone a bordo.

La somiglianza tra i due incidenti era così evidente che Boeing… continuò a negare l’evidenza.

 

Solo in seguito alla chiusura di ben due inchieste, i vertici confermarono che il disastro fu provocato da un malfunzionamento del timone.

Sottoposta a mille pressioni, Boeing riprogettò la parte interessata che fu modificata in tutti i 737. Da allora non si è più verificato un incidente causato da quel problema.

Purtroppo questa inquietante cultura della negazione persiste ancora oggi in Boeing.

 

La prima conseguenza è purtroppo la tragica perdita di vite umane. Una perdita irrimediabile.

Quindi non voglio confondere il lato umano con il business.

Tuttavia la riluttanza “istituzionale” dei vertici Boeing a esaminare anche potenziali difetti di progettazione nel suo prodotto, ha un forte impatto sulla fiducia degli investitori e si riflette sull’andamento del titolo in Borsa.

La testarda resistenza della Boeing ad ammettere i suoi errori – anche se quegli errori avrebbero ritardato di alcuni mesi il ritorno all’operatività degli aerei 737 Max, secondo il Wall Street Journal – si stanno trasformando in un disastro per l’azienda e per le compagnie aeree clienti.

A questo si aggiunge che Boeing ha trovato un partner disponibile nella FAA, che potrebbe aver permesso all’azienda di eludere i processi di certificazione standard in modo da poter vendere gli aeromobili più rapidamente.

A pensar male si fa peccato ma a volte ci s’azzecca” disse qualcuno: FAA è stato l’ultimo ente regolatore a ordinare la messa a terra del 737 Max.

La crisi di Boeing è quindi principalmente una crisi di fiducia.

 

La sua credibilità è stata gravemente danneggiata.

Hanno continuamente cercato di ridurre al minimo l’entità del problema.

Ed ora anche l’imparzialità della FAA che certifica i velivoli Boeing per conto di tutti gli altri regolatori nel mondo – compreso l’ENAV italiano – è stata compromessa.

Prima degli incidenti la certificazione di FAA permetteva ai velivoli di sorvolare tutti i Paesi del mondo.

Oggi non è più così e prima di autorizzare i voli dei 737 ogni ente regolatore vuole approfondire le sue indagini.

Boeing sta lavorando su due fronti:

1) la soluzione del problema al software che ha causato purtroppo 346 vittime;

2) riportare la sua reputazione ai livelli pre-737 Max.

Il primo problema, nonostante sia quello che ha causato i danni più tragici ed irreparabili, è quello di più facile soluzione.

Per rimediare al secondo ci vorrà invece molto più tempo.

Infatti solo dopo aver risolto il problema al software inizieranno i voli di prova.

A questi seguirà l’addestramento aggiuntivo dei piloti e solo successivamente i 737 Max usciranno dagli hangar dove sono stati parcheggiati.

Ma prima di volare ogni aereo riceverà un esame approfondito dal muso alla coda tanto che la società ha già annunciato che assumerà ulteriori meccanici che seguiranno questo processo.

Solo a quel punto i 737 Max potrebbero venire autorizzati al volo.

Tuttavia sarà proprio in quel momento che Boeing dovrà affrontare il problema maggiore: convincere i clienti che gli aerei sono sicuri.

 

Le compagnie aeree americane confidano nel ritorno in volo dei 737 Max entro le prossime vacanze di Natale periodo di grandi spostamenti negli States.

Staremo a vedere.

Troverai tutti gli aggiornamenti nella mia pagina facebook battere il benchmark

Se vuoi scoprire quando Boeing troverà di nuovo posto nel mio portafoglio allora parti da qui: https://pascaprofit.com/sl-portafoglio-pascarella/

A presto.

 


 

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Editoriale Pascarella: Il petrolio vola dopo l’attacco ad Aramco, ci saranno ripercussioni sulle obbligazioni?

grafico sul petrolio_oil distruptions

Il petrolio dopo l’attacco ad Aramco vola, ripercussioni sulle obbligazioni possibili.

Il prezzo del petrolio è aumentato di un quinto ad un certo punto questa mattina. Il WTI in apertura era su del 20% a oltre $ 71. Non vedi questo tipo di mosse ogni giorno. Il rialzo più alto mai registrato. Non si vedono tutti i giorni situazioni simili.

Certo che se la metà della produzione petrolifera dell’Arabia Saudita viene messa fuori in un solo giorno, la cosa preoccupa non poco. Forse non sarai informato, ma Sabato l’impianto principale di Aramco è stato attacco da droni, gli Stati Uniti accusano l’Iran, il quale smentisce seccamente.

Il petrolio deve essere trattato prima di essere pronto per l’esportazione. La struttura saudita, Abqaiq, è una parte fondamentale di questo processo, perché il suo compito è quello di eliminare le impurità. Se non viene trattato, il petrolio non può arrivare sul mercato.

Quello che è successo è che alcune strutture fondamentali per questo processo nell’impianto di Abqaiq sono stati eliminati da una serie di attacchi di droni. Questi attacchi sono stati molto precisi.

Chi l’ha fatto? L’Arabia Saudita fa guerra allo Yemen da quattro anni ormai. I ribelli Houthi rivendicano la responsabilità dell’attacco di Abqaiq, dicendo che lo hanno eseguito con uno sciame di dieci droni. E hanno usato i droni per effettuare attacchi simili nell’ultimo anno.

Ma gli Stati Uniti sono scettici al riguardo e puntano il dito contro l’Iran. A questo punto entrerebbe in gioco l’ipotesi di complotto, ma non ha senso. L’Iran non è certamente un grande fan dell’Arabia Saudita e sembra un’ipotesi plausibile, ma se lo Yemen rivendica e l’Iran si defila, bah, non saprei.

Comunque, la conseguenza dell’attacco è stato il dimezzamento della produzione di petrolio greggio del paese. Circa sei milioni di barili di petrolio al giorno, che a loro volta rappresentano il 5% della fornitura mondiale di petrolio.

Da qui il picco a due cifre del prezzo del petrolio questa mattina. Non abbiamo visto questo genere di cose dall’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990. Il che, ovviamente, presenta scomodi parallelismi su ciò che potrebbe accadere in seguito.

Ma cosa può comportare questo stop immediato alla produzione?
Ci sono due questioni principali da considerare. Innanzitutto, c’è la domanda pratica di quanto velocemente i sauditi possano far ripartire la produzione al 100%. Ciò diventerà più chiaro durante questa settimana. Nel frattempo, sia gli Stati Uniti che l’Arabia Saudita hanno riserve di petrolio che possono essere utilizzate per invertire il mercato.

Quindi il picco iniziale è una reazione di shock. L’attuale interruzione dell’approvvigionamento potrebbe essere meno estrema di quanto sembri. Tuttavia, il secondo fattore più complicato è il “premio per il rischio” che ora viene aggiunto al prezzo del petrolio.

Il problema è che questo attacco apre tutta una serie di nuove spiacevoli possibilità. Se un piccolo sciame di droni può paralizzare le strutture petrolifere chiave, allora cosa può impedire che ciò accada di nuovo? E se aumentasse? Abbiamo già gli Stati Uniti che puntano il dito contro l’Iran. Vedremo l’ennesima guerra del Golfo? Spero di no, ma chi lo sa?

Oltre il petrolio, ragioniamo più in grande, i prezzi del petrolio elevati avranno un impatto sulle aspettative dell’inflazione, lo stretto rapporto tra i prezzi del petrolio, l’oro e l’inflazione sui prezzi al consumo, è davvero sottile.

Un picco del prezzo del petrolio potrebbe essere proprio l’evento per scuotere un mercato che, fino ad ora, è stato fermo sulla minaccia di una crisi deflazionistica. Uno shock inflazionistico in un mondo posizionato verso un periodo deflazionistico causerebbe parecchie emicranie agli speculatori.

Giuseppe Pascarella