Editoriale Pascarella: 1929-2019, 90 anni dal giovedì nero, eppure le azioni vincono sempre

pagina di giornale Brooklyn daily eagle

Nonostante la volatilità a breve termine, i mercati azionari sono più resistenti di quanto la maggior parte degli investitori sembri pensare.

Alla fine del mese scorso, il mondo finanziario ha ricordato un famigerato giorno: il 90° anniversario del giovedì nero, lo schianto di Wall Street del 1929. Alcuni hanno usato la data per riflettere su come i mercati oggi si possano confrontare con quelli di quasi un secolo fa – e se si sta profilando un crollo simile. A mio avviso, la lezione migliore da trarre da un periodo nefasto come quello, è un promemoria della resilienza delle azioni e del perché ritengo che dovrebbero essere una parte fondamentale dei piani finanziari degli investitori a lungo termine orientati alla crescita.

A causa della sua gravità e grandezza, l’orso del 1929 – 1932 incombe nella storia del mercato economico – e il crollo di ottobre sembra l’unico vero ricordo di quegli eventi, ma va tenuto conto di tutto il periodo, anche quello post crollo. Per sottolineare l’atmosfera immediatamente post-Crash, il New York Times citava:

Wall Street ieri era una strada di speranze svanite, di apprensione stranamente silenziosa e di una sorta di ipnosi paralizzata. Uomini e donne affollavano gli uffici di intermediazione, anche quelli che erano stati spazzati via da molto tempo, seguendo le cifre sul nastro. Piccoli gruppi si radunavano qua e là per discutere dei prezzi in calo con toni sommessi e meravigliati. Stavano partecipando alla creazione della storia finanziaria.*

*Looking Back at the Crash of ’29: Then, as Now, a New Era,” Staff, The New York Times, published 10/15/1999.

Ma per quanto drammatico fu lo schianto di quel giovedì, molti lo videro come un singolo crollo, senza alcun presagio – non l’inizio di un periodo orso senza precedenti. Solo un mese dopo, il New York Times sottolinea:

Il sentimento di ieri tra i banchieri, così come tra gli altri membri della comunità finanziaria, è stato di sollievo dallo stress delle ultime tre settimane. Gli eventi del giorno, tra cui l’annuncio da parte di Washington di una riduzione fiscale, il rapido rally dei prezzi delle azioni e l’ulteriore forte calo dei prestiti da parte dei broker, hanno contribuito a produrre un punto di vista decisamente ottimista.
Il sentiment aveva mostrato un netto miglioramento mercoledì sera, nonostante l’ulteriore calo dei prezzi di borsa quel giorno, ma è stato ieri che i banchieri hanno cominciato ad avanzare l’ipotesi che definitivamente era arrivato il punto di inversione al rialzo.**

**Banking Circles See Turn for the Better,” Staff, The New York Times, published 11/15/1929.

Le perdite tra il 1929 e il 1932 furono epiche, poiché lo S&P500 precipitò del -83,7%, in coincidenza con la grave recessione economica. Compresi i dividendi reinvestiti, le azioni hanno richiesto più di 15 anni per raggiungere i livelli precedenti al 1929, anche più a lungo se si escludono i dividendi.

Parte di ciò è la vastità del calo, ma due fattori aggiuntivi hanno troncato la ripresa e avviato un nuovo mercato orso. Il primo: la Fed raddoppiò gli obblighi di riserva nel 1937, il che incoraggiò le banche a ridurre i prestiti e ad aumentare il capitale, facendo morire di fame l’economia del credito. Il secondo fattore è stata la seconda guerra mondiale. La combinazione unica dell’orso 1929 – 1932, di enorme entità, accoppiata con i successivi doppi colpi, diede il colpo di grazia alla già instabile psiche collettiva degli investitori. Tuttavia da allora le azioni hanno resistito a numerosi altri mercati al ribasso, e nessuno è stato altrettanto negativo.

In primo luogo, considera che il 29 fu l’anomalia non la regola, quella dei “15 anni”. I mercati azionari hanno impiegato una media di 184 mesi per riportarsi ai livelli pre-caduta. Ecco quanto tempo ha impiegato lo S&P500 (che usiamo per la sua lunga storia) per tornare al picco del precedente mercato toro dopo i mercati orso.

grafico -quanto tempo ha impiegato lo S&P500 - che usiamo per la sua lunga storia- per tornare al picco del precedente mercato toro dopo i mercati orso

Inoltre, concentrarsi sugli orsi si tende a sottovalutare il potere dei mercati rialzisti, fateci caso, negli ultimi 4 anni siete stati più preoccupati di sapere quando il mercato sarebbe crollato, che di fatto non avete notato la sua incredibile crescita. Il rendimento medio a lungo termine delle azioni è di circa il 10% annuo, un numero che include i periodi orsi.

Ma se togli gli orsi, il rendimento annuo medio dei mercati tori raddoppia al 21%. Inoltre, a partire dall’era postbellica, il rendimento cumulativo medio dei mercati rialzisti è del 149% rispetto al -34% dei mercati ribassisti. Anche i tori tendono a durare più a lungo, con una durata media di 57 mesi, eclissando i 16 mesi medi di quelli orso.

Attenzione, non sto dicendo che questi numeri indicano come appariranno i cicli di mercato futuri, poiché le performance passate non sono indicative di rendimenti futuri. Né sto sostenendo un puro approccio buy-and-hold che non tenti di mitigare un eventuale crollo di mercato: quello che sto dicendo è che se riesci a prevedere un mercato orso, allora i tuoi guadagni saranno straordinari, ma anche se non lo fai con successo, la storia mostra che i tori trovano il modo di tornare dagli orsi e mangiarseli 4 volte, matematica.

Per ottenere questi guadagni, però, devi essere investito e partecipare ai mercati rialzisti. Avere la disciplina è semplice in teoria ma difficile da praticare.

Diverse correzioni (brevi ribassi guidate dal sentiment da -10% a -20%) – per non parlare di una miriade di piccole scivolate e della volatilità del mercato quotidiano – hanno messo alla prova la pazienza degli investitori. Oltre alle normali recessioni a breve termine, i recenti periodi “no” suscitano preoccupazioni sul fatto che i giorni del toro siano contati.

Anche gli investitori devono far fronte a numerose pressioni esterne. I titoli lamentano costantemente minacce apparentemente infinite: rallentamento della crescita economica; eliminazione dello “stimolo” politico; politica turbolenta e presumibilmente un debito sovrano medio elevato, per citarne alcuni.

Alla fine, tuttavia, la decisione di possedere azioni in portafoglio, deve essere una scelta spinta da motivi di profitto senza timori e incoraggiata dai mercati maggiormente accorti che continueranno a trovare modi per guadagnare nonostante tutti gli ostacoli. Quando accadrà un altro orso – e penso che abbia senso prepararsi mentalmente ed emotivamente già nel 2020, ciò è fisiologico e ciclico – non permettere che la paura ti scoraggi dal possedere azioni oggi.

Se mi segui, ormai saprai che io punto ad una crescita a lungo termine per la parte azionaria del mio portafoglio per aumentare le possibilità di raggiungere i tuoi obiettivi di investimento, evitare acquisti di azioni interessanti anche durante un mercato rialzista, può essere una decisione molto costosa.

Giuseppe Pascarella

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