Editoriale Pascarella: Il 2020 potrebbe essere buono come il 2019, America, Cina ed Europa permettendo

Di Caprio in the wolf of wall street

Il clamoroso risultato elettorale della Gran Bretagna, a favore dell’eliminazione dell’incertezza sulla Brexit e dell’evitare un riallineamento socialista dell’economia, ha fatto impennare i mercati del Regno Unito.

Ma le belle notizie non arrivano solo dalla Gran Bretagna.

Anche gli Stati Uniti hanno raggiunto livelli record alla fine della scorsa settimana, mentre la zona euro sta spingendo i macro verso l’alto così come i suoi mercati.

Sicuramente il fatto che una delle piazze d’affari più grande del mondo, Londra, sia tornata in gara, è un elemento positivo e trainante per i mercati in generale.

Ma il fattore decisamente più “ingombrante” è sicuramente un accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina, il fatto che i due paesi sembrano aver raggiunto una sorta di accordo commerciale, definito Fase uno, ha portato una ventata di sollievo nei cuori degli investitori per il prossimo Natale.

Quindi quale potrebbe essere la più grande minaccia a lungo termine per l’attuale mercato rialzista? E se alla fine non ci fosse alcuna minaccia e tutto andasse per il verso giusto?

Gli Stati Uniti e la Cina hanno ora un accordo commerciale provvisorio. Ha le sue lacune, alcuni scrivono enormi, altri risolvibili, io sono dell’idea che Trump ormai sia come il tempo, inutile prevederlo, quando ti svegli, guarda fuori dalla finestra e vestiti di conseguenza.

I mercati sono vagamente preoccupati per lo stato delle relazioni tra Stati Uniti e Cina ormai da diversi anni. E’ un fattore che crea solo confusione, in tutta onestà, gli investitori, quelli seri come noi, si aspettano ben altro prima di aver paura dei mercati.

Allo stesso modo, nel Regno Unito, le persone sono andate avanti con le loro vite poiché l’incertezza sulla Brexit ha eroso la loro psiche per anni, alla fine hanno detto “basta”, avranno ragione o torto? Chi lo sa, il tempo potrà dircelo, io so solo che montagne di multinazionali se ne sono andate e non so se torneranno e l’ultima volta che sono stato a Londra, in primavera, non ho visto la stessa Londra di qualche anno fa. Parecchi edifici vuoti, gran cartelli vendesi e locali semivuoti. Ma forse Johnson ha ragione, dategli del tempo e l’Inghilterra diventerà la prima superpotenza mondiale, parole sue.

Torniamo a Trump e Xi. Hanno un accordo di “fase uno”.

Le nuove tariffe, che avrebbero dovuto iniziare il 15 Dicembre, vengono rinviate indefinitamente. Le tariffe imposte alla Cina dagli Stati Uniti all’inizio di settembre saranno dimezzate, al 7,5%. Le tariffe precedenti rimangono tutte in vigore.

La Cina afferma che entro il 2021 supererà il doppio delle importazioni dagli Stati Uniti. Le importazioni cinesi dagli Stati Uniti hanno toccato i 130 miliardi nel 2017. L’idea che sarà in grado di incrementare di 200 miliardi entro il 2021 sembra utopica, dato che negli ultimi due anni sono salite appena di 40 miliardi. Ma ormai si sa, a forza di sparare tanti numeri, prima i poi qualcuno ci prende.

Il fattore per me più importante è sicuramente la legge sui diritti di proprietà intellettuale e la Cina, anche se a piccoli passi, sembra proprio indirizzata a risolvere il problema. Forse.

In conclusione

Come suggerisce l’elenco di fattori sopra citati, piaccia o no, la Cina e gli Stati Uniti sono fermamente in competizione e questo continuerà. La guerra tecnologica, in particolare, si rivelerà un punto critico a lungo termine.

Tuttavia, le due parti si sono avvicinate e per ora, qualsiasi accordo è meglio di nessun accordo. Come sottolinea John Authers su Bloomberg, il dollaro americano si è indebolito e lo yuan cinese, dopo l’accordo, si è rafforzato. Queste mosse puntano a mercati che incoraggiano la risoluzione.

Tutto sembra volgere al meglio, i nodi più importanti segnalati a inizio anno si stanno risolvendo, questo ci fa ben sperare per un 2020 positivo, volatile, ma positivo. Siamo posizionati in un mondo in cui i tassi di interesse non aumentano, questo sta diventando la “nuova normalità”. Forse siamo di fronte ad una “stagnazione secolare”, ma poco importa, fino a quando l’inflazione rimane stabile, i tassi bassi e gli utili salgono, perché farsene un problema.

Il fatto è: cosa succederebbe se il ciclo manifatturiero salisse e la Cina ricominciasse a tirare più forte? Se le aziende del Regno Unito e dell’UE uscissero dalla crisi in tempi brevi rendendo il percorso della Brexit più chiaro e senza problemi? E se gli Stati Uniti e la Cina decidessero di trovare un super accordo facendo contenti tutti?

Nessuno di questi fattori è deflazionistico o recessivo o addirittura stagnante. Se la domanda globale è maggiore del previsto, ciò indica innanzitutto un aumento dei prezzi del petrolio, dell’inflazione, dei tassi di interesse e via dicendo….

Non sto dicendo che siamo virati verso un boom economico. Ma le probabilità che ciò accada sono molto più elevate rispetto agli attuali macro dei mercati di tutto il mondo.

Quindi cosa succede se tutto va bene? Significherà grandi cambiamenti per i mercati, questo è certo. Coloro che scommettono che l’inflazione è morta, o pensano che la situazione rimarrà tale per anni, beh, la storia economico ci insegna che più di tanto questo equilibrio non può durare, quindi godiamoci questo momento di espansione moderata finchè possiamo, poi ci penseremo.

Buon Natale a tutti.

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