Editoriale Pascarella: Il petrolio vola dopo l’attacco ad Aramco, ci saranno ripercussioni sulle obbligazioni?

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Il petrolio dopo l’attacco ad Aramco vola, ripercussioni sulle obbligazioni possibili.

Il prezzo del petrolio è aumentato di un quinto ad un certo punto questa mattina. Il WTI in apertura era su del 20% a oltre $ 71. Non vedi questo tipo di mosse ogni giorno. Il rialzo più alto mai registrato. Non si vedono tutti i giorni situazioni simili.

Certo che se la metà della produzione petrolifera dell’Arabia Saudita viene messa fuori in un solo giorno, la cosa preoccupa non poco. Forse non sarai informato, ma Sabato l’impianto principale di Aramco è stato attacco da droni, gli Stati Uniti accusano l’Iran, il quale smentisce seccamente.

Il petrolio deve essere trattato prima di essere pronto per l’esportazione. La struttura saudita, Abqaiq, è una parte fondamentale di questo processo, perché il suo compito è quello di eliminare le impurità. Se non viene trattato, il petrolio non può arrivare sul mercato.

Quello che è successo è che alcune strutture fondamentali per questo processo nell’impianto di Abqaiq sono stati eliminati da una serie di attacchi di droni. Questi attacchi sono stati molto precisi.

Chi l’ha fatto? L’Arabia Saudita fa guerra allo Yemen da quattro anni ormai. I ribelli Houthi rivendicano la responsabilità dell’attacco di Abqaiq, dicendo che lo hanno eseguito con uno sciame di dieci droni. E hanno usato i droni per effettuare attacchi simili nell’ultimo anno.

Ma gli Stati Uniti sono scettici al riguardo e puntano il dito contro l’Iran. A questo punto entrerebbe in gioco l’ipotesi di complotto, ma non ha senso. L’Iran non è certamente un grande fan dell’Arabia Saudita e sembra un’ipotesi plausibile, ma se lo Yemen rivendica e l’Iran si defila, bah, non saprei.

Comunque, la conseguenza dell’attacco è stato il dimezzamento della produzione di petrolio greggio del paese. Circa sei milioni di barili di petrolio al giorno, che a loro volta rappresentano il 5% della fornitura mondiale di petrolio.

Da qui il picco a due cifre del prezzo del petrolio questa mattina. Non abbiamo visto questo genere di cose dall’invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990. Il che, ovviamente, presenta scomodi parallelismi su ciò che potrebbe accadere in seguito.

Ma cosa può comportare questo stop immediato alla produzione?
Ci sono due questioni principali da considerare. Innanzitutto, c’è la domanda pratica di quanto velocemente i sauditi possano far ripartire la produzione al 100%. Ciò diventerà più chiaro durante questa settimana. Nel frattempo, sia gli Stati Uniti che l’Arabia Saudita hanno riserve di petrolio che possono essere utilizzate per invertire il mercato.

Quindi il picco iniziale è una reazione di shock. L’attuale interruzione dell’approvvigionamento potrebbe essere meno estrema di quanto sembri. Tuttavia, il secondo fattore più complicato è il “premio per il rischio” che ora viene aggiunto al prezzo del petrolio.

Il problema è che questo attacco apre tutta una serie di nuove spiacevoli possibilità. Se un piccolo sciame di droni può paralizzare le strutture petrolifere chiave, allora cosa può impedire che ciò accada di nuovo? E se aumentasse? Abbiamo già gli Stati Uniti che puntano il dito contro l’Iran. Vedremo l’ennesima guerra del Golfo? Spero di no, ma chi lo sa?

Oltre il petrolio, ragioniamo più in grande, i prezzi del petrolio elevati avranno un impatto sulle aspettative dell’inflazione, lo stretto rapporto tra i prezzi del petrolio, l’oro e l’inflazione sui prezzi al consumo, è davvero sottile.

Un picco del prezzo del petrolio potrebbe essere proprio l’evento per scuotere un mercato che, fino ad ora, è stato fermo sulla minaccia di una crisi deflazionistica. Uno shock inflazionistico in un mondo posizionato verso un periodo deflazionistico causerebbe parecchie emicranie agli speculatori.

Giuseppe Pascarella

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