Editoriale Pascarella: Outlook 2020 dell’Europa, cosa aspettarci

Stime di crescita dell'Europa

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere un PDF molto interessante sulle stime di crescita dell’Europa. Saprai di certo che l’Europa naviga in cattive acque, le produzioni industriali di quasi tutti i principali paesi sono in negativo e il 2019 non è stato eccellente dal punto di vista dell’economia reale. Sono solito scrivere articoli sull’America, ma perchè non fare una bella panoramica sull’Europa, non solo perché ci viviamo, ma anche perché in maniera indiretta, ciò che accade in Europa, si riflette sui mercati di tutto il mondo, basti pensare alla Brexit o ai PMI della Germania l’anno scorso, solo per citarne un paio.

Forse non sai, ma Pascaprofit.com ha anche un portafoglio dedicato ad azioni europee, si chiama Pasca Europa e nel 2019 ha realizzato un bel +30% tondo tondo, con tutto quello che è successo l’anno scorso, elezioni, l’addio di Draghi, Brexit e recessione tedesca, direi che è stato un ottimo risultato. Detto questo parliamo un po di questa situazione europea, i miei attuali numeri macroeconomici mi dicono che il settore manifatturiero della zona euro è in crisi, quindi dovremmo cercare di evitare questo settore.

Per quanto riguarda invece i servizi, beh, questo sta facendo meglio, motivo per cui l’intera economia non è in recessione.

L’attività economica in Europa ha rallentato a causa della debolezza del commercio e dell’industria nella maggior parte delle regioni, servizi e consumi domestici sono stati fino ad ora positivi, ma la loro resilienza è strettamente legata alle condizioni del mercato del lavoro, che, nonostante il rallentamento, è un dato che rimane robusto. La politica fiscale espansiva in molti paesi e condizioni finanziarie più accomodanti

hanno inoltre sostenuto la domanda interna.

A conti fatti, la crescita dell’Europa è scesa dal 2,3% nel 2018 all’1,4% nel 2019. Prevedo una modesta ripresa nel 2020, con una crescita che raggiungerà l’1,8%, questo sarà legato alla ripresa globale stretta nella morsa del rallentamento.

Stime di crescita della produzione industriale (PMI) per il prossimo trimestre

Stime di crescita della produzione industriale (PMI) per il prossimo trimestre

Attenzione, l’incertezza rimane comunque elevata, i rischi rimangono proiettati al ribasso, con una Brexit che rimane un punto interrogativo, è vero che la Gran Bretagna è fuori dall’Europa ufficialmente, ma Boris Johnson (primo ministro inglese) è pronto a dar battaglia sulla questione della restituzione del debito, punto su cui l’Europa non può e non deve sottrarsi. Ma la battaglia potrebbe avere un notevole impatto negativo sulle economie della regione. Un’intensificazione delle tensioni e la relativa incertezza potrebbero frenare gli investimenti. Nel mio libro Battere il Benchmark ho più volte sottolineato che una delle cose che il mercato odia, è l’incertezza, di qualsiasi natura.

La crescita dei salari è aumentata al di sopra degli incrementi di produttività, in particolare nei nuovi stati membri dell’Unione Europea, ma attenzione anche in questo caso, la crescita avrà probabilmente un impatto più contenuto a causa di un’inflazione più alta, come dire “eccoti più soldi ma da domani il pane costa di più”. Suona proprio male.

Storicamente, la crescita dei salari è stato un fattore determinante per l’evoluzione dei prezzi in Europa. Tuttavia, la mia analisi suggerisce che la redditività aziendale è elevata e le imprese sono esposte ad una maggiore concorrenza, tutte caratteristiche dell’ambiente economico attuale in gran parte dell’Europa.

Dato che si prevede che i tassi di disoccupazione rimarranno vicini o inferiori ai livelli raggiunti durante il 2007 boom pre-crisi, i paesi con ampio spazio fiscale dovrebbero adottare misure per aumentare la produzione, mentre i paesi con livelli elevati di debito dovrebbero procedere al consolidamento fiscale. Questo aiuterebbe ad affrontare gli squilibri. Rinvigorire le riforme strutturali, anche aumentando la forza lavoro, il miglioramento del capitale umano e delle infrastrutture e il rafforzamento della governance, rimangono fondamentali per aumentare la crescita economica e affrontare le sfide a lungo termine, come le tendenze demografiche sfavorevoli.

Quale sarà il futuro dell’economia europea

Sono certo che l’Europa lentamente si riprenderà quest’anno, ma devo fare una distinzione, l’Europa la immaginiamo come una unica identità ma è spaccata in tante fasce. Per non stare a suddividerla in una decina di fasce, la divideremo in due, quella occidentale definita “avanzata” e quella a est “emergente”.

Nelle economie più avanzate del continente, la ripresa dovrebbe essere più modesta, passando dall’1,3% nel 2019 all’1,5% nel 2020 a seguito di un previsto aumento della domanda globale, sebbene ritengo che le prospettive di una ripresa globale ci saranno ma non così positive come si aspettano le banche centrali. Inoltre credo che le stesse condizioni che causano debolezza nella produzione e nel commercio nell’Europa occidentale probabilmente continueranno.

La solida crescita della domanda negli Stati Uniti – un grande partner commerciale per molti paesi europei – è stato un fattore importante. Il settore automobilistico potrebbe continuare a pesare sulla crescita, con segnali di saturazione e il problema Cina, l’inasprimento degli standard di emissione e lo spostamento del sentiment dei consumatori verso i veicoli elettrici. Ciò avrebbe un impatto particolarmente negativo per player importanti del calibro di Germania e Slovacchia.

Il rallentamento dell’industria e del commercio, combinato con l’incertezza della Brexit, ha iniziato a incidere sugli investimenti obbligazionari in diversi paesi, con gli investitori nervosi per i venti geopolitici. Nonostante ciò, i consumi privati ​​e il settore dei servizi in tutto il continente sono rimasti resistenti, aiutati da forti mercati del lavoro che hanno contribuito a compensare alcune delle debolezze causate dal turbolento ambiente esterno.

Si prevede che la crescita in altre economie europee emergenti si ridurrà dal 3,7% al 3,1% nel 2020, a causa delle ripercussioni del rallentamento delle economie più avanzate.

Alla fine, la situazione del mercato del lavoro nell’UE dovrebbe rimanere solida con ulteriori ma più moderati aumenti dell’occupazione, nonostante il basso ritmo di crescita della produzione. In combinazione con la continua crescita della forza lavoro, ciò dovrebbe ridurre leggermente il tasso di disoccupazione nell’area dell’euro nel 2020 e nel 2021.

Per concludere, sono certo che il 2020 sarà un anno di inizio ripresa per l’economia europea, la cosa che più mi spaventa non sono i dati macroeconomici, ormai la recessione è stata evitata, è l’incertezza proveniente dall’ambiente politico, le votazioni in Germania, la disgregazione della Gran Bretagna e le probabili votazioni in Italia, influenzeranno immensamente le vicende economiche e finanziarie all’interno del Vecchio Continente.

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