Editoriale Pascarella: Perchè Warren Buffett ritiene che le azioni siano valutate poco?

Buffett, Gates & Munger

Il mercato si sa, vive di emozioni, come le persone, quando si sfoga fa emergere tutta la sua razionalità e creatività ed è sincero. Spesso leggo alcuni articoli di trader o economisti, oppure sento amici e colleghi definire un periodo di crescita “un rally guidato dalla liquidità”. Cosa significa esattamente? Che la politica monetaria sta forzando i prezzi delle azioni verso l’alto, è esattamente ciò che avrai sentito negli ultimi mesi del 2019, un anno toro a tutti gli effetti. Non è del tutto vero, anche se una parvenza di verità in questo motto popolare c’è.

Un’altra condizione “popolare” per cui i prezzi delle azioni sono saliti così tanto, è dovuto al fatto che i tassi di interesse sono molto bassi, ciò giustificherebbe le valutazioni elevate delle aziende. In mezzo a tutto questo turbinio di ipotesi del perché il mercato continua a salire, non può mancare una nota su Warren Buffett.

Se negli ultimi mesi avete vissuto in una caverna, vi aggiorno volentieri. Si fa un gran parlare sul fatto che la Berkshire Hathaway, società di Warren Buffett, abbia chiuso il 2019 con una liquidità pari a 132 miliardi di dollari. Un livello di liquidità mai raggiunto dalla società e questo spaventa il mercato, perché immagina che Buffett stia attendendo il grande calo per aprire il portafoglio (quello che sta nella tasca) e acquistare un’azienda di qualità ad un prezzo ridicolo.

Mi ci metto anche io, tranquilli, in un mio articolo di nemmeno due settimane Warren Buffett vuole entrare in Boeing, ecco perchè se ne parla tanto faccio proprio riferimento al livello di liquidità della BRK e di come Boeing sia un titolo che Buffett apprezzerebbe molto. In una intervista a CNBC di qualche giorno fa, lo stesso Buffett ha dichiarato:

“Penso che le azioni siano ridicolmente economiche”

Il punto però è, questa affermazione è stata una parte di quale contesto? Perché è importante conoscere tutta la storia, molti giornali hanno riportato solo questa frase di Buffett, ma dietro c’è un dialogo con l’interlocutore importante. Io la concludo, così magari capiamo meglio cosa intende l’Oracolo.

“Con l’inflazione che la Federal Reserve ha fissato al 2% come obiettivo non molto tempo fa, il denaro non costa nulla, puoi stampare un sacco di soldi e avere la piena occupazione e nessuna inflazione. Non penso che tu possa avere queste cose a questi livelli, tassi di interesse bassi e tenere il deficit di bilancio stabile per un lungo periodo di tempo. La convergenza di questi fattori sembra improbabile. Generalmente, se ritengo che qualcosa sia impossibile, cambierà nel tempo. Non so in che modo, ma non credo che possiamo continuare ad avere queste variabili nel tempo.”

La battuta di Buffett sul fatto che le azioni fossero a buon mercato era in risposta a una domanda sulle ampie valutazioni del mercato azionario, ma seguiva le orme del suo socio in affari, Charlie Munger, che rispondendo alla stessa domanda metteva in discussione le valutazioni delle obbligazioni. Come dargli torto, i politici in Europa e America hanno imparato che stampare denaro tiene lontano il pericolo di crisi.

 

Ma quando stampi troppo denaro, alla fine perdi il controllo e finisci proprio come il Venezuela*.

L’inflazione sempre più alta e la necessità per i venezuelani di usare tantissime banconote per pagare i beni più comuni ha causato parecchi problemi alla banca centrale del Venezuela, che si è ritrovata nell’ultimo anno ad avere un disperato bisogno di banconote per sostenere l’economia del paese. In una situazione di inflazione altissima come quella del Venezuela, stampare moneta è l’unico modo che una banca centrale ha per tenere in piedi l’economia ed evitare che improvvisamente le persone si ritrovino del tutto senza soldi. Questa misura, necessaria per evitare un collasso dell’economia, è però allo stesso tempo dannosa: se viene stampata più moneta si toglie valore a quella che già c’è in circolazione, aumentando di fatto l’inflazione e facendo peggiorare la situazione iniziale che si voleva risolvere.

Quindi la citazione di Buffett era davvero più di una risposta a una domanda sulle valutazioni; è stata davvero una risposta alla domanda: “Le valutazioni di azioni e obbligazioni sono troppo alte?

Sembra che qualcuno creda che il 3% sull’obbligazione trentennale sia impraticabile sul lungo periodo, visto anche il livello di disoccupazione basso e il deficit al 5%. Se queste ultime due variabili dovessero rimanere invariate, i tassi di interesse dovrebbero essere più elevati e quindi le valutazioni azionarie inferiori. Per giustificare il 3%, d’altra parte, la disoccupazione dovrebbe essere più elevata o il deficit molto più basso. In entrambi i casi, saremmo di fronte ad una recessione e quindi una riduzione delle valutazioni azionarie.

Forse, questo è il motivo per cui Buffett detiene attualmente la sua più grande posizione liquido nella storia della BRK. Certamente non si comporta come se le azioni fossero “ridicolmente economiche”, come molti vorrebbero credere oggi, in un mercato azionario alla sua massima valutazione nella storia.

Alla luce dei suoi commenti, sono sicuro che avrebbe voluto essere in grado di acquistare metalli preziosi negli ultimi anni piuttosto che permettere a quel mucchio di contanti di crescere dove si trova oggi. Oppure, come lui stesso ha ammesso ai suoi dipendenti, “la liquidità non ci rende felici“. Quindi la prossima mossa sarà davvero una un’acquisizione elefante (ossia una mega acquisizione)?

Proprio a maggio, in una lettera agli azionisti, aveva annunciato di essere alla ricerca di una grossa preda, e aveva fatto riferimento alla metafora di un elefante. Ma al momento ancora niente. Se non per il fatto che sulla lista dei desideri di Buffett sarebbero entrati quest’anno alcuni titoli, da Altria Group (MO) a Capri Holdings (CPRI), da Micron Tecnology (MU) a Regeneron Pharmaceuticals (REGN), da Tapestry (TPR) ad Urban Outfitters (URBN).

L’unica cosa che ha fatto Buffett è stata vendere circa 750 mila delle sue 248 milioni di azioni Apple (un quarto del patrimonio) e oltre 31 milioni di azioni di Wells Fargo nel terzo trimestre. Buffett, cosa bolle in pentola?

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