Ieri, suo malgrado, WireCard ha fatto la storia

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Ieri, a suo modo, è stata una giornata storica per l’indice DAX.

 

Non era mai successo, nella storia di questo indice, che una singola azione perdesse così tanto in una sola seduta di borsa.

 

Protagonista della vicenda è stata una mia vecchia conoscenza: WireCard.

 

Ho già parlato di questa vicenda nel mio libro “Battere il Berchmark”, ma val la pena tornare sull’argomento, non solo perchè ora è diventato di strettissima attualità, ma soprattutto per l’insegnamento che possiamo trarne.

 

Prima di tutto però: i fatti.

 

Ieri, WireCard è arrivata a perdere il 65,8% per chiudere a -59,8%.

 

Come detto, crolli del genere, nel maggior indice tedesco, non se ne erano mai visti.

 

Ma cosa è successo?

 

La società di revisione Ernst&Young si è rifiutata di certificare il bilancio. Il motivo, potrebbe essere legato alle voci che da tempo riporta anche il Financial Time. Sembra che il personale dell’azienda potrebbe aver gonfiato le vendite e i profitti nelle filiali di Dubai e Dublino, fuorviando i revisori per 10 anni.

 

A me non piace molto dire: io avevo previsto tutto.

 

Non voglio passare per l’analista infallibile… chi cerca di far credere che lui sa sempre tutto prima, ai miei occhi, è ridicolo!

 

Però in questo caso è la pura verità, avevo previsto tutto già a febbraio 2019 e chi ha seguito i miei consigli si è risparmiato un bel po’ di soldini.

 

E per dimostrarti che non sto millantando nulla ti riporto pari pari due pagine del mio libro Battere il Benchmark – che puoi acquistare cliccando qui – dove a pag 148 e 149 scrivevo queste esatte parole.

 

A questo proposito, ho un episodio molto recente da raccontarti, del Gennaio 2019.

Uno degli ultimi casi in cui ho “salvato” i miei clienti da un crollo.

A metà Gennaio 2019, ho inserito in portafoglio un’azienda tedesca, Wirecard, di cui parlerò anche nel prossimo capitolo.

Nonostante fosse stata acquistata da qualche settimana, in via eccezionale ho deciso di eliminare l’azienda dal portafoglio, generando una perdita dell’8%.

Il motivo di questa decisione fu un documento fornito da un dipendente di WireCard al “Financial Times”, dove erano presenti delle presunte accuse di falso in bilancio e riciclaggio di denaro.

Questa notizia ha fatto scendere il titolo del 13% in un singolo giorno.

Le accuse non erano ancora state verificate, ma per quanto le analisi possano essere accurate, i fattori esterni, come questa notizia, sono sempre imprevedibili e negativi.

Così ho deciso di chiudere la posizioni in Wirecard, evitando che la situazione peggiorasse ulteriormente.

È stata la scelta corretta.

Il primo febbraio 2019, le accuse sono state confermate e il titolo di Wirecard è sceso in picchiata di oltre il 31%, perdendo 7,2 miliardi di euro del suo valore di mercato.

Con questa mossa, sono uscito dal titolo evitando una perdita quasi 4 volte superiore a quel minuscolo 8%.

 

Come vedi, è proprio il caso di dire: carta canta.

Ma non ti ho riportato questa vicenda per dirti che io sono un mago, tutt’altro.

 

Io non vedo nel futuro e sono sicuro che nessuno sia in grado di farlo.

 

Però sono molto attento e assieme al mio fantastico team di analisti, curo ogni dettaglio delle aziende che decido di mettere in portafoglio.

 

Se vuoi veramente capire le potenzialità di una azienda non ti puoi limitare a guardare il bilancio e tanto meno il grafico. 

 

Bisogna seguire tutte le notizie che la riguardano, studiare la storia di chi la dirige e prestare attenzione a tutti i dettagli.

 

E’ questo che fa un professionista quando si approccia il mercato.

 

E i consigli di un professionista vero possono fare la differenza sui risultati dei tuoi investimenti, come questa vicenda ha dimostrato.

 

Inoltre, questa storia mi dà lo spunto per ribadire un tema che ho già trattato varie volte, ma che ritengo sia importante ribadire.

 

Per spiegare cosa intendo lascia che ti mostri un grafico che riassume l’andamento dei prezzi delle azioni WireCard dal primo crollo di cui parlo nel libro a quello avvenuto ieri.

 

Come vedi, malgrado sulla carta i bilanci potessero dipingere un quadro promettente, i prezzi non sono più tornati ai livelli di 18 mesi fa.


Quando il tuo consulente giustifica una performance negativa dicendo che bisogna guardare al lungo periodo, fagli vedere questo grafico.


Come dico sempre, è l’indice che torna sempre a fare nuovi massimi, non la singola azione.


E’ per questo che non bisogna pensare che il lungo periodo sia la panacea di tutti i mali.


A sentir parlare certi promotori sembrerebbe che sia sufficiente aspettare ed il mercato magicamente ti infila un bel po’ di soldini in tasca.


Non funziona così, purtroppo.


E’ importante analizzare a 360 gradi la situazione di ogni titolo che hai in portafoglio e solo dopo valutare se è il caso di mantenerlo oppure di tagliarlo.


Non ci sono dogmi, alle volte ci sono titoli per cui vale la pena avere pazienza e altre volte invece la cosa migliore da fare è accettare una piccola perdita per evitare di averne una più grossa in futuro.

Esattamente come ho fatto con WireCard ed alla fine i fatti mi hanno dato ragione.


Io ed il mio team ogni lunedì facciamo una valutazione accurata di ogni titolo che abbiamo consigliato ai nostri clienti e poi ci muoviamo di conseguenza.


E’ anche per questo che negli ultimi 10 anni l’S&P 500 – l’indice più rappresentativo di Wall Street – è salito del 10,52% mentre il mio portafoglio di punta è cresciuto del 22,78%.


Più del doppio rispetto al Benchmark.


Se anche tu vuoi avvalerti delle precise analisi che io ed il mio team compiamo ogni giorno per permetterti di investire sempre in modo informato e ponderato allora manda un whatsapp al numero 392 5186777.

Un mio collega risponderà a tutte le tue domande e ti aiuterà a capire qual’è la soluzione più adatta alle tue esigenze.


Al tuo successo.

Giuseppe Pascarella

Firma

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