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La soluzione della recessione tedesca è una questione di famiglia

Bandiera tedesca con banca sullo sfondo.

L’economia tedesca è la quarta più grande del mondo dopo il Giappone e, per forza di cose, il suo polso viene continuamente monitorato per analizzare lo stato di salute del paziente.

Per paziente intendo naturalmente lo stato dell’economia mondiale.

Se la quarta economia del mondo inizia ad avere un respiro affannato è probabile che il paziente abbia bisogno di sedersi un attimo e riposare.

La Bundesbank, la potente Banca Centrale tedesca, aveva avvertito alcuni mesi fa che la Germania stava rallentando e che si prospettava un secondo trimestre di crescita negativa.

E così è stato con un -0,1% di crescita del pil.

Il rallentamento della locomotiva europea non è di per sé grave se è seguito da un recupero nei mesi successivi.

Ma è proprio l’attesa di nuovi dati che preoccupa e allarma i mercati.

Quando i dati economici iniziano a virare in negativo, prende avvio anche una fase di incertezza in attesa di conoscere le azioni che governi e banche centrali metteranno in atto per contrastare la recessione.

E l’incertezza non fa bene ai mercati.

La sua conseguenza è l’aumento della volatilità in questo caso alimentata anche dalla stessa Bundesbank che afferma come la flessione degli ordini di automobili e attrezzature industriali – dove i tedeschi sono leader – dovrebbe continuare anche nel terzo trimestre.

E due trimestri consecutivi di crescita negativa definiscono tecnicamente una recessione.

Quindi cerchiamo di mettere ordine e vediamo qual è lo stato di salute dell’economia tedesca.

Fino a poco tempo fa, gli investitori si sono concentrati sul probabile impatto dei dazi statunitensi sulla crescita negli Usa e in Cina.

I mercati azionari ballavano ad ogni “sparata” del Presidente Trump. Un giorno dichiarava “più dazi per tutti” e i mercati scendevano. Un altro “vabbè dai rimandiamo i dazi di un paio di mesi” e i mercati salivano.

Ma il danno provocato comunque dai dazi alle nazioni esportatrici in Europa – la Germania è il terzo Paese esportatore al mondo – e in Asia orientale, ha iniziato ad instillare negli analisti il tarlo che l’economia globale è intrappolata in un inarrestabile rallentamento della crescita.

E dopo il rallentamento del pil cinese cresciuto al ritmo più basso degli ultimi 17 anni, ora è toccato alla Germania.

Tuttavia la Germania si ritrova in una condizione privilegiata rispetto ad altri Paesi europei… Italia in primis.

Immagino che tu non ne possa più sentir parlare di pil, rapporto tra debito e pil, deficit e chi più ne ha più ne metta.

Tuttavia se riesci a comprendere questi piccoli numerini potrai tranquillamente spegnere la tv e farti in autonomia un’idea di come stanno realmente le cose.

Mi spiego.

Nelle fasi di recessione i primi interventi vengono messi in atto dalle Banche Centrali se, naturalmente, ne hanno i margini, con le loro politiche monetarie espansive.

Tagli dei tassi e quantitative easing sono quelle più comuni. Sono stati un mantra sui mercati finanziari dal 2008 ad oggi.

Quello che invece possono fare i governi dei singoli Stati, sono politiche economiche e fiscali espansive.

Una delle più utilizzate è quella di aumentare la spesa pubblica per dare fiato all’economia.

Ponti, strade, scuole, opere pubbliche in genere quindi.

Il problema è che per fare tutto questo ci vogliono i soldi… ma non tutti li hanno a disposizione.

La soluzione potrebbe essere indebitarsi.

Nulla di male ci mancherebbe.

Tuttavia l’indebitamento è sano quando rientra in certi parametri.

Ora, non voglio annoiarti con un trattato sul rapporto debito/pil o deficit/pil o altri dati statistici.

Semplicemente ti faccio un esempio.

Immagina una famiglia con un debito di 100.000 euro dovuto a mutuo sulla casa, finanziamenti per l’acquisto di elettrodomestici o altro, ed un reddito familiare di 30.000 euro.

Il marito ha la brillante idea di proporre alla moglie l’acquisto di un’automobile da 50.000 euro. “Tanto” le dice “la paghiamo a rate”.

In questo caso la moglie – che di nome fa Europa – pronuncerà il suo secco niet.

Immagina ora una famiglia nella condizione opposta.

Debiti per 40.000 e reddito da 100.000. In questo caso sarà la moglie a chiedere al marito di acquistare il Suv per portare i bimbi a scuola. “Tanto i soldi per ripagarlo ci sono”.

Ecco, la prima famiglia la chiamiamo Italia la seconda Germania. In comune hanno la stessa moglie Europa. Beh… non una famiglia tradizionale ma poco ce ne importa.

Per questo la prima dichiarazione del ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz è stata: “la Germania ha la forza per contrastare ogni futura crisi economica con piena forza” suggerendo che Berlino potrebbe stanziare fino a 50 miliardi di euro di spesa pubblica.

Questo perché la Germania ha un rapporto debito/pil del 60% e può permettersi di ricorrere ad ulteriori finanziamenti con il benestare della moglie.

Non possiamo dire lo stesso per l’Italia dove lo stesso rapporto è del 132%. Secondo solo alla Grecia con un 181%!

La moglie Europa ci taglia le mani se andiamo a chiedere soldi in giro.

L’unica cosa che possiamo fare è aumentare il reddito (il pil) insieme ai debiti. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo alla locomotiva europea.

Dopo le dichiarazioni del ministro con la conferma che il paese avrebbe usato la minaccia di una recessione per aumentare la spesa pubblica, ha contribuito a calmare i mercati scossi nelle ultime settimane dalle preoccupazioni di un rallentamento globale guidato da Stati Uniti, Cina e Germania.

Naturalmente il pericolo non è scampato. Non bastano le parole per scongiurare una recessione.

Tuttavia la disponibilità tedesca ad aprire i cordoni della borsa unita al lavoro della Banca centrale americana che ha già iniziato il taglio dei tassi e alla disponibilità di quella europea a fare, ancora una volta, tutto ciò che sarà necessario per favorire una ripresa economica, mi lasciano presupporre che non sia ancora il momento di mettersi dietro le barricate.

Lo vedremo nelle prossime settimane.

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A presto

 


 

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