Non investire per paura porta a sicuri mancati guadagni

uomo nel panico di fronte ai grafici relativi all'andamento degli investimenti

Le recessioni sono del tutto naturali, direi anzi necessarie. Molti risparmiatori e investitori sembrano soffrire di una fobia da recessioni, vedendola ovunque e in qualsiasi momento.

È dal 2008 che le previsioni di recessioni o di nuovi crolli si sprecano, per poi essere smentiti puntualmente dai numeri.

La scorsa estate addirittura, abbiamo assistito alle fibrillazioni esplose a causa del fenomeno di inversione della curva dei rendimenti Usa, che avrebbero dovuto segnalare l’arrivo di una recessione.

Ma i dati macro, le trimestrali migliori delle attese e i nuovi record di Wall Street hanno provveduto a smentire il tutto.

Negli Stati Uniti tutte le recessioni degli ultimi decenni sono state precedute proprio da un’inversione della curva.

A partire dal 2016, a curva dei rendimenti USA si è notevolmente appiattita, quando la Fed ha iniziato il suo ciclo di inasprimento monetario nel 2016 e i tassi a breve termine sono aumentati più rapidamente di quelli a lungo termine.

Questo processo si è poi invertito nelle ultime settimane quando la Fed ha nuovamente attenuato la sua politica e i tassi a lungo termine sono scesi più rapidamente di quelli a breve termine.

Quest’anno la curva dei rendimenti si è invertita, sul tratto 2 e 10 anni, il Treasury decennale è sceso di rendimento per un po’ al di sotto di quello a 2 anni, per poi risalire successivamente

Ora se ci fossimo fatti prendere dal panico e fossimo usciti dal mercato, le conseguenze sarebbero state peggiori di ciò che poi è realmente accaduto.

In quanto avremmo potuto riportare perdite uscendo dopo la caduta del mercato, ma soprattutto non avremmo usufruito del successivo rally.

Dopo il crollo del 2008 lo S&P 500 ha recuperato i suoi valori pre-crisi nel 2013, da allora non passa giorno senza che qualcuno faccia previsioni sulla prossima caduta del mercato.

Ora pensate alle conseguenze per chi avesse deciso, proprio spaventato da previsioni nefaste, di uscire dallo S&P 500 dopo il 2013, il 99% di mancato guadagno.

Chi invece avesse deciso di farlo a partire dal 2016, momento in cui si sono poi intensificati i nefasti presagi, il mancato guadagno sarebbe stato del 66%.

Se poi prendiamo in considerazione dal picco della caduta nel 2008, il mancato guadagno sarebbe stato addirittura del 560%.

S&P 500 - grafico con crolli e picchi dei valori

Una recessione, prima o poi, dovrà sicuramente arrivare, è la legge dei grandi numeri.

Secondo Morgan Stanley dal 1988 al 2015 ci sono stati ribassi del 5% in media ogni due volte all’anno e sono durati mediamente 67 giorni. Crolli di oltre il 10% sono avvenuti ogni due anni e sono durati 170 giorni in media. Crolli di oltre il 15% sono avvenuti ogni 3 anni e sono durati 255 giorni e crash di oltre il 20% sono avvenuti ogni 6 anni e sono durati mediamente 465 giorni.

La prossima recessione non dovrebbe però essere così brutta come viene dipinta nelle previsioni apocalittiche.

Questo anche in considerazione del fatto che le Banche centrali ad oggi stanno ancora intervenendo sul mercato e sono molto più preparate che in passato.

Le loro armi potrebbero sembrare un po spuntate, a causa di tassi eccessivamente bassi, per poter eseguire tagli consistenti e bilanci indebitati non ancora ripuliti.

Sicuramente però, non avrebbero problemi ad intervenire ulteriormente, qualora fosse necessario.

Come sempre però, il mercato dopo la caduta riprenderà il suo corso, quindi uno dei suggerimenti che si può fare agli investitori è quello di investire sapendo che un crollo ci sarà, senza però sapere quando questo avverrà.

Inoltre sarà importante mantenere della liquidità che permetterà poi di eseguire acquisti al termine dei crolli sfruttando al meglio l’inversione.

Se non sai quando è il momento giusto per eseguire gli acquisti, continua a seguirmi.

 

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