Perché Boeing sta ritardando il decollo?

boeing a terra

Il successo di un’azienda costruttrice di aeromobili passa dalla sua capacità di costruire velivoli che stanno in aria.

Mi sembra una cosa talmente ovvia che mi chiedo perché l’abbia scritta.

Tuttavia porta pazienza.

Prima di interrompere la lettura di questo articolo ti chiedo di concedermi cinque minuti della tua fiducia per dimostrarti il nesso tra questa mia assurda affermazione e la realtà.

Mi riferisco al caso del 737 Max della Boeing che, insieme ad Airbus, è leader nel mercato della costruzione di velivoli commerciali.

La crisi aziendale seguita ai due tragici incidenti del Boeing 737-Max è principalmente una crisi di fiducia nel management che, per la seconda volta come ti dimostrerò tra breve, ha cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Mi spiego.

Subito dopo il primo incidente del 29 ottobre 2018 in Indonesia dove morirono purtroppo tutte le 157 persone a bordo, gli investigatori ipotizzarono fin da subito che un difetto di progettazione nell’aeromobile aveva avuto un ruolo importante nell’incidente.

Tuttavia i vertici di Boeing cercarono fin da subito di incolpare i piloti.

 

Solo alla fine furono costretti ad ammettere il difetto di progettazione.

Purtroppo non prima che un altro aereo si schiantasse a terra lasciando sulla sua scia altri morti.

Quello che è emerso nei mesi successivi è stato che Boeing non era nuova a queste prese di posizione.

Non era la prima volta che negava inizialmente anche l’evidenza dei fatti.

Il 3 marzo 1991, un Boeing 737 della United Airlines si schiantò in avvicinamento a Colorado Springs, uccidendo tutte le 25 persone a bordo.

Dopo un’indagine di quasi due anni l’NTSB, l’ente investigativo americano, concluse che la probabile causa era il malfunzionamento di un’unità di controllo del timone, che provocava il suo spostamento nella direzione opposta a quella prevista dai piloti.

L’agenzia investigativa raccomandò alla FAA – l’Amministrazione federale americana di controllo del volo che certifica la sicurezza degli aeromobili Boeing – di imporre alle compagnie aeree l’installazione di una modifica per evitare future inversioni del timone.

Tutto questo appena Boeing l’avrebbe resa disponibile. Ma Boeing non lo fece e la FAA chiuse un occhio.

L’8 settembre 1994, un USAir 737 si schiantò in fase di avvicinamento all’aeroporto di Pittsburgh uccidendo tutte le 132 persone a bordo.

La somiglianza tra i due incidenti era così evidente che Boeing… continuò a negare l’evidenza.

 

Solo in seguito alla chiusura di ben due inchieste, i vertici confermarono che il disastro fu provocato da un malfunzionamento del timone.

Sottoposta a mille pressioni, Boeing riprogettò la parte interessata che fu modificata in tutti i 737. Da allora non si è più verificato un incidente causato da quel problema.

Purtroppo questa inquietante cultura della negazione persiste ancora oggi in Boeing.

 

La prima conseguenza è purtroppo la tragica perdita di vite umane. Una perdita irrimediabile.

Quindi non voglio confondere il lato umano con il business.

Tuttavia la riluttanza “istituzionale” dei vertici Boeing a esaminare anche potenziali difetti di progettazione nel suo prodotto, ha un forte impatto sulla fiducia degli investitori e si riflette sull’andamento del titolo in Borsa.

La testarda resistenza della Boeing ad ammettere i suoi errori – anche se quegli errori avrebbero ritardato di alcuni mesi il ritorno all’operatività degli aerei 737 Max, secondo il Wall Street Journal – si stanno trasformando in un disastro per l’azienda e per le compagnie aeree clienti.

A questo si aggiunge che Boeing ha trovato un partner disponibile nella FAA, che potrebbe aver permesso all’azienda di eludere i processi di certificazione standard in modo da poter vendere gli aeromobili più rapidamente.

A pensar male si fa peccato ma a volte ci s’azzecca” disse qualcuno: FAA è stato l’ultimo ente regolatore a ordinare la messa a terra del 737 Max.

La crisi di Boeing è quindi principalmente una crisi di fiducia.

 

La sua credibilità è stata gravemente danneggiata.

Hanno continuamente cercato di ridurre al minimo l’entità del problema.

Ed ora anche l’imparzialità della FAA che certifica i velivoli Boeing per conto di tutti gli altri regolatori nel mondo – compreso l’ENAV italiano – è stata compromessa.

Prima degli incidenti la certificazione di FAA permetteva ai velivoli di sorvolare tutti i Paesi del mondo.

Oggi non è più così e prima di autorizzare i voli dei 737 ogni ente regolatore vuole approfondire le sue indagini.

Boeing sta lavorando su due fronti:

1) la soluzione del problema al software che ha causato purtroppo 346 vittime;

2) riportare la sua reputazione ai livelli pre-737 Max.

Il primo problema, nonostante sia quello che ha causato i danni più tragici ed irreparabili, è quello di più facile soluzione.

Per rimediare al secondo ci vorrà invece molto più tempo.

Infatti solo dopo aver risolto il problema al software inizieranno i voli di prova.

A questi seguirà l’addestramento aggiuntivo dei piloti e solo successivamente i 737 Max usciranno dagli hangar dove sono stati parcheggiati.

Ma prima di volare ogni aereo riceverà un esame approfondito dal muso alla coda tanto che la società ha già annunciato che assumerà ulteriori meccanici che seguiranno questo processo.

Solo a quel punto i 737 Max potrebbero venire autorizzati al volo.

Tuttavia sarà proprio in quel momento che Boeing dovrà affrontare il problema maggiore: convincere i clienti che gli aerei sono sicuri.

 

Le compagnie aeree americane confidano nel ritorno in volo dei 737 Max entro le prossime vacanze di Natale periodo di grandi spostamenti negli States.

Staremo a vedere.

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A presto.

 


 

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